Il messaggio del Presidente Mezzetti per la prossima giornata della Memoria

2 febbraio 2017 Lascia un commento »
Venerdì 27 gennaio ricorre Il giorno della memoria per celebrare le vittime dell’olocausto e di ogni forma di soppressione o compressione dei diritti umani.
Il 27 gennaio fu scelto (con una risoluzione dell’Onu, recepita dalla Repubblica italiana con legge del 2000 ) perché fu in quel giorno che le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di annientamento di Auschwitz.
Il giorno della memoria è stato istituito per ricordare la shoah e anche “le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia,la morte” e tutti coloro che “si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Il riferimento alle leggi razziali e alla “persecuzione italiana dei cittadini ebrei” rimanda a una pagina vergognosa della nostra storia, che per troppo tempo si è cercato di rimuovere, di minimizzare, sotto una coltre di ipocrisia e di occultamento. Sintetizzata nel luogo comune degli “italiani brava gente”.
Diciamo la verità: per quanto riguarda i conti con il proprio passato, e mi riferisco al ventennio tra le due guerre mondiali, l’Italia e gli italiani non hanno nulla da insegnare alla Germania ed ai tedeschi.
Molto più approfondito, doloroso e coinvolgente è stato in Germania il dibattito sul “passato che non passa”.
A Viterbo c’è voluto più di mezzo secolo perché si prendesse pubblicamente atto che la macchina dello sterminio etnico e razzista coinvolse anche la nostra provincia: vittime e carnefici viterbesi. Ripeto: vittime e carnefici viterbesi.
Sono emersi dall’oblio, dalla “damnatio memoriae”, i nomi ed i cognomi, le storie, di 33 cittadini italiani-ebrei-viterbesi che nel dicembre 1943 furono arrestati e deportati nei campi di sterminio dai quali non ritornarono mai più.
E ancora oggi queste storie tragiche sembrano bruciare nei meandri della nostra (cattiva) coscienza e ben volentieri ce ne liberiamo, perché rimandano inevitabilmente al contesto storico-culturale-umano (nostro, della nostra città, del nostro territorio, della nostra popolazione) nel quale quelle liste furono stilate.
La memoria di quel “tragico e oscuro periodo della storia del nostro paese” deve servire (dice la legge) “affinché simili eventi non possano mai più accadere”
Bel proponimento!
 Ma purtroppo ogni giorno vediamo intorno a noi (in Italia e nel mondo) riaffiorare la mala pianta del razzismo, del pregiudizio etnico, religioso, sessuale. Si alzano muri, culturali e materiali, si “costruisce” e si demonizza “l’altro da sé”; e sulla paura dell’altro, del diverso, si fondano partiti e carriere politiche. 
Quante inquietanti analogie con quel tragico passato!
Nessuno ci garantisce che “simili eventi non possano più accadere”.
Nel nostro agire individuale e collettivo dobbiamo contrastare con fermezza queste tendenze,  ispirandoci ai principi consacrati nella nostra carta costituzionale.
 
Certo non siamo soli. Milioni di persone in Italia e nel mondo, di diverso orientamento culturale e politico, condividono questi valori.
L’Anpi vuole essere dentro questa grande corrente a difesa della civiltà.
Enrico Mezzetti
Presidente provinciale Anpi di Viterbo 
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