ANPI e Società

24.6.2024

Tuscia in Bio. Mercato dell’agricoltura Biologica e Naturale
26 giugno 2024 Ore 11:00
Spazio Pensilina, Piazza Martiri d’Ungheria – Viterbo

Presentazione del Libro
Reddito di Contadinanza

Per fronteggiare i grandi interrogativi del cambiamento climatico, della sicurezza alimentare, della coesione sociale è decisivo il consenso e il protagonismo di una parte grande del mondo agricolo, è necessario il riconoscimento sociale del ruolo “contadino”

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24.5.2024

21.5.2024

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20.5.2024

Oggi al Liceo classico Buratti presso l’aula magna alle ore 15 presentazione del libro “La resistenza lunga”

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11.4.2024

10.2.2024

19.1.2024

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20.6.2023

Montefiascone, chiesa di San Francesco, sabato 24 giugno ore 10,00

PROGETTI PER LA TUTELA E LA VALORIZZAZIONE DELL’ACQUA NELLA TUSCIA

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22.5.2023

20.5.2023

19.5.2023

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12.5.2023

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24.4.2023

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18.4.2023

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13.4.2023

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21.3.2023

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18.2.2023

Firenze, aggressione squadrista all’esterno del liceo Michelangiolo: studenti presi a calci e pugni
Aggressione squadrista nei confronti di un gruppo di studenti, preso a calci e pugni all’esterno del liceo classico Michelangiolo di Firenze. Ira del sindaco Nardella: “Atto intollerabile e gravissimo”.

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24.10.2022

Conferenza 2022-10-23 at 14.58.02

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FilmFest Trevignano 2022-10-24 at 10.23.10

Conferenza Montefiascone2022-10-24 at 11.07.22

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29.9.2022

Ricordo di  mons. Dante Bernini a tre anni dalla scomparsa

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Sono trascorsi tre anni dal 27 settembre del 2019,  quando mons. Dante Bernini ha concluso  la sua esperienza terrena. Con queste parole il Tavolo per la Pace di Viterbo  lo ricorda:“Vogliamo ricordarlo per quello che è stato ovvero un educatore amorevole, un uomo sapiente capace di ascolto e di condivisione, una persona quotidianamente protesa al servizio degli ultimi. …

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5.6.2022

Festa della Repubblica – Concerto – sabato 04 giugno 2022 – ore 17

 

28.5.2022

REPUBBLICA IN FESTA

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11.5.2022

Ti ho rubato alla nebbia

Ti ho rubato alla nebbia

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10.5.2022

Don Dante

NEL RICORDO E NELL’ESEMPIO DI DON DANTE BERNINI, LUMINOSO UOMO DI PACE,

COSTRUIRE LA PACE CON MEZZI DI PACE.

SI È SVOLTO A VITERBO IL CONVEGNO PER IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI DON DANTE BERNINI
Si è svolto martedì 10 maggio 2022, presso la Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo, il convegno sull’attualità della figura di don Dante Bernini, nel centenario della nascita.

Il convegno è stato introdotto dalla relazione di Mario Di Marco del Tavolo per la pace, protagonista storico dell’impegno per la pace e la nonviolenza. All’introduzione ha fatto seguito la proiezione di un breve filmato che ha ripercorso alcuni momenti della vita di don Dante tra i quali la sua ordinazione a vescovo, l’impegno nella promozione del dialogo interreligioso, il soccorso concreto alle necessità dei più deboli con la realizzazione anche di scuole e strutture sanitarie in Africa.

Subito dopo si sono susseguiti il saluto e il tributo delle Istituzioni e autorità civili e religiose tra cui il vescovo di Viterbo don Lino Fumagalli, il vicario della diocesi di Albano don Franco Marando e il neo vescovo di Monreale don Gualtiero Isacchi. Si è dato notizia e lettura dei messaggi arrivati dall’estero e dall’Italia, tra cui quello di S.E. monsignor Luigi Bettazzi, presidente emerito di Pax Christi letto da Renzo Salvatori e quello di don Maurizio Boa, missionario in Sierra Leone, letto da don Gianni Carparelli.

La relazione principale su “Don Dante Bernini maestro di pace” è stata tenuta da don Dario Vitali, cattedratico illustre, direttore del Dipartimento di Teologia dogmatica della Pontificia Università Gregoriana, legato a don Dante da lunga amicizia e devozione filiale.

Pietro Benedetti, regista e attore, ricercatore partecipante e narratore di comunità, che di don Dante è stato allievo, amico e collaboratore nell’impegno di solidarietà, nei lontani anni quando don Dante era rettore del seminario diocesano de La Quercia, ha dato voce emozionata ed emozionate ai pensieri tratti dalla raccolta “La fievole voce del viandante”.

Poi è stata la volta dei ricordi affettuosi e spontanei espressi da alcuni tra i tantissimi partecipanti al convegno tra cui il professor Aurelio Rizzacasa, padre Vincenzo Bordo allievo di don Dante e da 30 anni missionario nella Corea del Sud, Domenico Cherubini, Stefano Stefanini giornalista e Manuela Bernini nipote di don Dante. Il presidente del Comitato Provinciale dell’Anpi Enrico Mezzetti, ha portato il saluto dell’Associazione ed espresso vivo apprezzamento per l’iniziativa in ricordo di un cittadino così illustre della Città di Viterbo.

L’intervento conclusivo è stato affidato a Enrico Peyretti del Centro Studi per la pace e la nonviolenza “Sereno Regis” di Torino, una delle figure più prestigiose del pensiero della pace, anch’egli legato a don Dante da lunga amicizia e profondo affetto.

Il cantautore don Giosy Cento ha voluto dare una personale cornice musicale alla giornata con l’esecuzione del brano Come un soffio di vento dedicato a don Dante ed ha annunciato che scriverà a breve una canzone in ricordo di don Dante.

Mario di Marco ha poi voluto ringraziare tutti i promotori dell’iniziativa tra cui espressamente il professor Mario Morcellini, don Alberto Canuzzi e don Gianni Carparelli.

E infine l’auspicio comune di tutti i promotori del convegno, espresso da Antonella Litta che, prendendo spunto da un articolo sulla pace, scritto da don Dante nel 1984, nel quale si legge che “…E’difficile parlare di pace perchè se ne è fatta e se ne fa raramente l’esperienza. La pace è un’aspirazione umana di fondo. Ma non è una nostalgia ma piuttosto un desiderio. Non appartiene al passato. Al passato in genere appartiene la guerra…”, ha rivolto a tutti l’invito ad impegnarsi per realizzare iniziative in ricordo e dedicate a don Dante Bernini. Perché se si vuole che l’umanità abbia ancora un futuro c’è l’assoluta necessità di pace che si costruisce ragionando di pace e solo con mezzi di pace. Questo l’insegnamento di don Dante Bernini.

La registrazione del convegno è disponibile alla pagina Facebook del Tavolo per la Pace di Viterbo.

 

Nota per la stampa a cura dei promotori.

Viterbo, 11 maggio 2022

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Una breve nota biografica di S.E. monsignor Dante Bernini

Don Dante Bernini, nasceva cento anni fa, il 20 aprile 1922 a La Quercia, dove il 27 settembre del 2019 si è conclusa la sua vita. E’ stato un educatore amorevole, un uomo sapiente capace di ascolto e di condivisione, una persona costantemente al servizio degli ultimi e dei più poveri.

Un esempio di una vita virtuosa, accudente, sobria, sollecita del bene di tutti. Un uomo sempre impegnato a soccorrere chi era nel dolore, a promuovere la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso, la fratellanza, la solidarietà fra tutti gli esseri umani e con una sensibilità e attenzione profetiche, che per tanti aspetti hanno precorso i tempi, verso le sofferenze delle persone migranti, della Madre Terra e dell’intero mondo vivente.

L’amico prezioso, l’amico che tutti vorremmo avere vicino nell’ora della prova, nell’ora del bisogno, nell’ora della verità. L’amico, il padre, il maestro che tanto ci mancano in questi giorni di sempre maggiore incertezza e sofferenza per le sorti del genere umano anche a causa della guerra in Ucraina.

Il 2 ottobre 2014, nella Giornata internazionale della nonviolenza, la Città di Viterbo con una solenne cerimonia nella Sala Regia di Palazzo dei Priori gli ha tributato il riconoscimento pubblico dell’impegno di tutta una vita e successivamente, il 13 aprile 2015, nell’anniversario della promulgazione della “Pacem in Terris“, è stata realizzata in suo onore a Viterbo una “Giornata per la Pace”. Don Dante, nel corso della sua lunga vita, è stato vescovo della diocesi di Albano, presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Italiana e membro della “Comece'” (Commission des Episcopats de la Communaute’ Europeenne) un organismo internazionale della Chiesa cattolica volto a favorire pace e dialogo in Europa. E’stato inoltre promotore di numerose iniziative di solidarietà per la realizzazione di scuole e strutture di assistenza sanitaria in Africa.

8.5.2022

 

Don Dante Bernini uomo di Pace

Don Dante Bernini uomo di Pace

 

DON DANTE BERNINI
NEL CENTENARIO DELLA NASCITA

RICORDIAMO UN LUMINOSO UOMO DI PACE
IN QUESTI TENEBROSI GIORNI DI GUERRA

Viterbo, Sala Regia di Palazzo dei Priori
10 maggio, ore 15.30

Cento anni fa, il 20 aprile 1922 a La Quercia, nasceva don Dante Bernini, dove il 27 settembre del 2019 si è conclusa la sua vita. Vogliamo ricordarlo per quello che è stato ovvero un educatore amorevole, un uomo sapiente capace di ascolto e di condivisione, una persona diuturnamente protesa al servizio degli ultimi.

Un esempio di una vita virtuosa, accudente, sobria, sollecita del bene di tutti. Un uomo sempre impegnato a soccorrere chi era nel dolore, a promuovere la pace, la giustizia, il dialogo interreligioso, la fratellanza, la solidarietà fra tutti gli esseri umani e con una sensibilità e attenzione profetiche, che per tanti aspetti hanno precorso i tempi, verso le sofferenze delle persone migranti, della Madre Terra e dell’intero mondo vivente.

L’amico prezioso, l’amico che tutti vorremmo avere vicino nell’ora della prova, nell’ora del bisogno, nell’ora della verità. L’amico, il padre, il maestro che tanto ci mancano in questi giorni di sempre maggiore incertezza e sofferenza per le sorti del genere umano anche a causa della guerra in Ucraina.

Il 2 ottobre 2014, nella Giornata internazionale della nonviolenza, la Città di Viterbo con una solenne cerimonia nella Sala Regia di Palazzo dei Priori gli ha tributato il riconoscimento pubblico dell’impegno di tutta una vita e successivamente, il 13 aprile 2015, nell’anniversario della promulgazione della “Pacem in Terris“, è stata realizzata in suo onore a Viterbo una “Giornata per la Pace”. Don Dante, nel corso della sua lunga vita, è stato vescovo della diocesi di Albano, presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Italiana e membro della “Comece'” (Commission des Episcopats de la Communaute’ Europeenne) un organismo internazionale della Chiesa cattolica volto a favorire pace e dialogo in Europa. E’ stato inoltre promotore di numerose iniziative di solidarietà per la realizzazione di scuole e strutture di assistenza sanitaria in Africa.

Programma

Ore 15.30   Registrazione dei partecipanti
Ore 16.00 Introduzione di Mario Di Marco, del Tavolo per la pace di Viterbo
ore 16,15 Proiezione di un contributo video
Ore 16.25   Saluto del Vescovo di Viterbo, saluti delle Autorità, lettura del messaggio di S.E. monsignor Luigi Bettazzi, presidente emerito di Pax Christi
0re 16.45 “Don Dante Bernini maestro di pace”, intervento di Dario Vitali, direttore del Dipartimento di Teologia dogmatica della Pontificia Università Gregoriana
Ore 17.15 Contributo artistico di Pietro Benedetti, attore, regista, narratore di comunità
Ore 17.40 Interventi
Ore 18.15 “Nel ricordo di don Dante Bernini pensare e costruire la pace oggi”, conclusioni di Enrico Peyretti, del Centro Studi per la pace e la nonviolenza “Sereno Regis” di Torino
Ore 19.00 Conclusione dell’incontro
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Per le norme di contrasto alla diffusione del Covid-19 la Sala Regia potrà ospitare un numero massimo di 50 persone.

Comunicato stampa a cura dei promotori dell’iniziativa.

Viterbo, 2 maggio 2022

Per contatti: tavolopace.viterbo@gmail.com

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7.5.2022

Ripercorso il ruolo dei carabinieri nella lotta per la Liberazione grazie al libro di Maurizio Piccirilli

Venerdì 6 maggio, presso la Sala conferenze del Palazzo della Provincia di Viterbo, è stato presentato il libro di Maurizio Piccirilli Carabinieri Kaputt. I giorni dell’infamia e del tradimento, All Around edizioni, 2020.

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4.5.2022

Presentazione del libro Mariano Buratti presso la sala regia del comune di Viterbo – venerdì 20 maggio alle ore 17,00

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30/4/2022

Venerdì 6 maggio alle ore 16, presso la Sala conferenze del Palazzo della Provincia

 in via Saffi 49 a Viterbo, l’Anpi presenta, insieme all’autore Maurizio Piccirilli, il libro

 Carabinieri Kaputt. I giorni dell’infamia e del tradimento

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L’Anpi, nelle sue attività di custodia e trasmissione della memoria storica della Resistenza vuole rendere ancora una volta il doveroso e riconoscente omaggio alle migliaia di militari e di carabinieri che diedero il loro contributo, spesso con il sacrificio della vita, alla lotta di Liberazione dal nazifascismo.

Il 6 maggio p.v. l’occasione sarà la presentazione del libro scritto da Maurizio Piccirilli Carabinieri Kaputt. I giorni dell’infamia e del tradimento, All Around edizioni, 2020.

Il libro di ricerca storica racconta un episodio, poco noto, quello della deportazione in massa dei Carabinieri di stanza a Roma, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

L’autore, attraverso testimonianze dirette e documenti esclusivi, racconta questa vicenda che coinvolse duemila Carabinieri che vennero deportati e imprigionati nei lager nazisti.

Questa vicenda è rimasta una specie di racconto carsico all’interno della più vasta e tragica Storia che sconvolse l’Europa durante la Seconda guerra mondiale.  

Gli eventi raccontati nel libro, ebbero inizio il 7 ottobre 1943 – una settimana prima della deportazione degli ebrei da Roma – e per molti dei militari fatti prigionieri si conclusero con la morte per stenti e malattia. Quella mattina di ottobre, all’alba, i nazisti circondarono le caserme dei Carabinieri e li deportarono nei lager.

Il racconto prende corpo da memoriali inediti e per la prima volta raccolti nel libro ed è composto dalle testimonianze di tre tra i sopravvissuti; dalle lettere dei prigionieri inviate dai lager; dai racconti di chi ha vissuto e mai più dimenticato l’orrore del nazifascismo. Accanto al racconto della prigionia nei lager di Austria e Germania, il testo ripercorre anche la straordinaria storia dei militari sfuggiti alla cattura e delle loro compagne che divennero anche punto di riferimento della Resistenza romana.

Il libro dedica poi un capitolo all’elenco dei carabinieri deportati nel lager di Rosenheim, molti dei quali originari della provincia di Viterbo.

La presentazione sarà curata dal presidente del Comitato Provinciale di Viterbo dell’Anpi, avvocato Enrico Mezzetti insieme all’autore Maurizio Piccirilli e interverrà anche il generale Tullio Del Sette, già comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, il cui padre fu tra i militari deportati nei lager.

Il Comitato Provinciale dell’Anpi di Viterbo invita tutta la cittadinanza a partecipare e in particolare i più giovani perché conoscano queste vicende della Storia italiana che hanno permesso il riscatto dell’Italia e hanno contribuito a farne un paese democratico, libero, antifascista che ripudia la guerra e che sempre e ovunque deve impegnare per la Pace.

 

Nota per la stampa a cura del Comitato provinciale A.N.P.I. Viterbo

 Viterbo, 30 aprile 2022

 

Alcune notizie sull’autore:

Maurizio Piccirilli, giornalista, scrittore e saggista affronta con “ Carabinieri Kaputt”  per la prima volta un tema di ricerca storica.

Ha pubblicato diversi saggi sul terrorismo di matrice jihadista: Le quaglie di Osama (2006). Shahid (2010), Il volto nascosto di Osama (2011), Ferita Afghana (2013) e l’ebook Cuccioli del Jihad.

Fotoreporter negli anni caldi del terrorismo italiano, Piccirilli è stato caposervizio del quotidiano Il Tempo e si è occupato di esteri, terrorismo e criminalità nazionale e internazionale.

Per la sua attività di fotoreporter è stato insignito di un award del World Press Photo ed è stato per due volte vincitore del Premio Baia Chia per la fotografia.

 Pubblicato su: Tusciaweb

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28.4.2022

RESIST XVIII edizione

RESIST XVIII edizione

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Le mani in Pasta

FUTURO PROSSIMO

FUTURO PROSSIMO

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24.4.2022

Presentazione

Presentazione

 

Vasanello, Casa del Popolo, inaugurazione nuovo affresco. Per Teresa e Luciana. Un ringraziamento sentito a Enrico Mezzetti, Presidente Anpi Provinciale e al Sindaco del Comune di Vasanello Igino Vestri.

VIDEO

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20.4.2022

 

resist22

Resist 2022

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25.3.2022

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4.3.2022

Volantino8marzo

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3.3.2022

VolantinoPace

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26.2.2022

Manifestazione26.2.22

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20.2.2022

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5.2.2022

LocandinaCivitavecchia

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 1.2.2022

EventoSoriano22

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1.2.2022

 

Mostra22

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30.1.2022

Mostra Soriano22

Nel ricordo della RESISTENZA, ANPI sezione di Soriano, in collaborazione con Freedart ,
presenta la prima mostra concorso
” memoria di una Resistenza attraverso l’arte !”
Le opere verranno esposte per tutto il mese di giugno presso la sede ANPI di Soriano, successivamente entreranno a far parte di una vera e propria galleria tematica, itinerante per tutte le sezioni ANPI.
Il 25 luglio 2022 in occasione della giornata MONDIALE della caduta del fascismo saranno esposte presso il PARCO Le Paperelle e sarà premiata l’opera vincitrice
Il metodo di votazione verrà comunicato successivamente sul canale facebook Radio Free.
Dettagli tecnici per la realizzazione dell’opera
Tema la resistenza
periodo storico 1939/1945
italia
mondo
deportazione
liberazione
partigiani
formato a 4 su base a piacere(fogli cartoncino,tela, )
Le opere dovranno essere consegnate entro e non oltre il 15 maggio al fine di poterle incorniciare e preparare all’esposizioni di giugno e luglio!
Al termine della mostra estiva tutte le opere saranno donate gratuitamente alla sezione ANPI di Soriano nel Cimino
L’ arte è resistenza
L’ arte è memoria
L’ arte è ricordo …
Il ricordo è Storia
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29.1.2022

LeLeggiRazziali

“Rosa cenere, per raccontare lo sterminio degli omosessuali”. Una mostra nella sala Anselmi della provincia in via Saffi a Viterbo. Per il Giorno della memoria. Nel fine settimana, alle 5 e mezza del pomeriggio, un incontro per parlare delle leggi razziali durante il fascismo. Ad organizzare il tutto, L’Altro circolo del presidente Giancarlo Mazza.

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26.1.2022

ScuolaLavoro

Venerdì scorso Lorenzo, un ragazzo diciottenne di Udine, ha perso la vita durante il suo ultimo giorno di alternanza scuola-lavoro presso una fabbrica locale.

Rete degli Studenti Medi Lazio (Viterbo, Lazio)

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21.1.2022

Mostra DonneResistenti

Arriva al Museo civico di Bari “Donne Resistenti. 1936-1945”, la mostra fotografica e documentaria finanziata con il programma europeo Europe for Citizens. Dopo il debutto a Tulle, in Francia, e la tappa spagnola a Rivas-Vaciamadrid, il capoluogo pugliese ospita l’inaugurazione della rassegna venerdì 21 gennaio a partire dalle 17.30.
L’iniziativa nasce dal progetto internazionale di ricerca intitolato “Le donne come elemento di resistenza della memoria d’Europa”, promosso da Armh – Associación para la recuperación de la memoria historica, ong spagnola il cui fine è cercare e recuperare i resti delle oltre 114.000 persone scomparse durante la dittatura franchista.
L’evento sarà introdotto da Pasquale Martino, presidente provinciale dell’Anpi Bari, e vedrà la partecipazione di Natalia Marino (Anpi nazionale-Patria Indipendente), di Carmen Rodeja e Cristina Fiaño (Armh), di Valentina Dastoli (referente Armh per l’Italia) e di Ines Pierucci, assessora alla Cultura del Comune di Bari.
La mostra, che si chiude il 6 febbraio, è imperniata sul ruolo delle donne nella lotta antifascista nelle sue molteplici accezioni – opposizione al fascismo in Italia e Germania, guerra civile in Spagna, Resistenza europea – con particolare attenzione ai quattro Paesi cui sono dedicate altrettante sezioni: Spagna, Francia, Germania, Italia e l’#ANPI partner di questo progetto, ha collaborato alla preparazione della sezione italiana.
Il periodo di apertura di “Donne Resistenti. 1936-1945” coinciderà anche con incontri aperti al pubblico, pensati per approfondire figure emblematiche dell’antifascismo barese, come Alba De Céspedes, cronista dell’Italia libera, da Radio Bari al congresso del Cln, Rita Majerotti, dirigente sindacale e protagonista della difesa della Camera del lavoro di Bari dall’assedio fascista, nel 1922, e Maria Diaferia e Cordelia La Sorsa, due partigiane della provincia. Si tratta di una anticipazione degli esiti della ricerca avviata dall’Anpi provinciale di Bari sulle combattenti del territorio impegnate nella lotta di Liberazione e intitolata “Vite Partigiane”, promossa con il sostegno della Università di Bari, della Città Metropolitana e della Fondazione Majerotti.
#Resistenza
#Partigiane
ANPI Provinciale Bari
ANPI Sezione di Bari – « Arturo Cucciolla »

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12.12.2021

libro

Saverio Saltarelli ucciso a Milano il 12 Dicembre 1970 nelle manifestazioni per il primo anniversario della strage.

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22.10.2021

Comunicato Stampa

L’ANPI, le Organizzazioni Sindacali CGIL-CISL-UIL, Filctem CGIL, Femca CISL, l’ARCI, Toponomastica Femminile, il Coordinamento 8 marzo, Mafalda e le altre, l’ACLI e la rete degli studenti medi hanno proposto all’Amministrazione Comunale di intitolare una via a Nilde Iotti ed una a Tina Anselmi.

Due donne che fecero del loro impegno politico una scelta di vita, da vivere con passione, dignità e onestà. Due donne che hanno contribuito alla costruzione della Repubblica. Nilde Iotti, comunista e prima presidente della Camera, e Tina Anselmi, democristiana e prima donna a capo di un ministero. Ad unirle l’antifascismo e un grande amore per la democrazia. La dura scuola della Resistenza partigiana per liberare l’Italia dalla occupazione nazifascista ha formato entrambe alla loro lunga carriera politica. Quest’ultima cominciata, per la Iotti, sugli scranni dell’Assemblea Costituente, e per l’Anselmi nell’attività sindacale, prima di essere eletta alla Camera dei deputati. Per tutte e due gli incarichi di maggior prestigio arrivano alla fine degli anni Settanta, un periodo duro e difficile per l’Italia. Tina Anselmi è Ministro del Lavoro e della Previdenza Sociale prima e della Sanità poi. Infatti, sarà lei a varare importanti riforme, come quella sanitaria. Nilde Iotti invece sarà la prima donna a ricoprire la terza carica dello Stato, la presidenza della Camera, ruolo che svolgerà con autorevolezza, correttezza ed imparzialità per tre legislature. Nel 1981 è proprio Nilde Iotti ad incaricare Tina Anselmi nel delicato e difficile compito di presiedere la Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2 guidata da Licio Gelli. Storia di due donne che, pur appartenendo a schieramenti diversi, riescono a trovare sempre il giusto accordo nel tentativo di costruire una società più attenta ai bisogni delle famiglie e più rispettosa delle regole. Entrambe hanno dato un contributo notevole alla emancipazione femminile, occupandosi dei diritti delle donne e della famiglia.

Inoltre, la proposta di intitolare due vie a due donne risponde anche alla inderogabile esigenza di iniziare a riparare alla discriminazione di genere anche sulla toponomastica. Nonostante che la storia, la cultura e la scienza siano state fatte anche dalle donne, a Civita Castellana su 234, solo 5 sono intitolate a donne.

Intitolare luoghi pubblici, accendere i riflettori sulle donne che hanno contribuito a cambiare la società, concorre a conoscerne i nomi e le storie.

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 16.10.2021

ROMA OGGI

21.9.2021

 

Piccirilli

Descrizione del libro

“Carabinieri Kaputt!” racconta un episodio, poco noto, delle vicende italiane dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943: la deportazione in massa dei carabinieri di stanza a Roma. L’ordine del Ministro della difesa della Repubblica sociale, generale Rodolfo Graziani, intima ai carabinieri di rimanere confinati nelle caserme e consegnare le armi. In questa maniera le SS, il mattino del 7 ottobre 1943, riescono a fare prigionieri 2.000 carabinieri e deportarli nei lager. Questo una settimana prima del rastrellamento degli ebrei romani dal Ghetto, il 16 ottobre 1943. I carabinieri sarebbero stati di intralcio al rastrellamento degli ebrei, come dicono senza mezzi termini i capi della Gestapo in un telegramma indirizzato al colonnello Herbert Kappler, capo delle SS a Roma. Il racconto di quei giorni è descritto da un maresciallo dei carabinieri che tenne un diario dettagliato degli eventi: dalla cattura fino alla liberazione dai campi di concentramento. Ma sono soprattutto le testimonianze di alcuni sopravvissuti ancora viventi a dare forza alla vicenda drammatica vissuta da questi militari per lo più giovanissimi. E inoltre, nelle appendici: il racconto di un carabiniere sopravvissuto per caso a una fucilazione; le storie delle mogli degli ufficiali, quasi tutti trucidati alle Fosse Ardeatine che hanno contribuito alla Resistenza a Roma; un elenco di novanta nomi di carabinieri detenuti nel campo di concentramento di Rosenheim.

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28.8.2021

 

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27.8.2021

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24.6.2021

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Per partecipare:  https://meet.google.com/ogw-htda-nib 

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15.6.2021

Rapporto 2020 “ I tumori in Provincia di Viterbo”. Un contributo di riflessione in tema di prevenzione oncologica nel territorio viterbese dall’Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo 

Nel Rapporto 2020 “I tumori in Provincia di Viterbo”

(http://www.asl.vt.it/approfondimenti/registro_tumori/RTVT2020.pdf) si legge che nel corso dell’ultimo quinquennio di osservazione, ovvero 2012-2016, in provincia di Viterbo sono stati diagnosticati 10.087 nuovi casi di tumore, esclusi i carcinomi cutanei e i tumori non maligni del Sistema nervoso centrale – Snc.

 In particolare  in questo quinquennio sono stati diagnosticarti 5425 casi tra gli uomini (53.8%) e 4662 casi tra le donne (46.2%).

Sono poi più di 2000 i casi di tumore che vengono diagnosticati ogni anno in ambito provinciale. Ogni giorno quindi tra le 5-6 persone ricevono una diagnosi di cancro e si stima che 1 uomo su tre e 1 donna su 4 residenti nella nostra provincia si ammaleranno di una patologia neoplastica maligna nel corso della loro vita. 

Sempre nel Report si legge che per il complesso di tutti i tumori i  tassi di incidenza risultano più elevati nel distretto C della nostra Asl  (Vetralla-Civita Castellana) e si conferma una incidenza superiore alla media nazionale per quanto riguarda i melanomi cutanei- patologia questa messa  sempre più in relazione  anche all’esposizione a pesticidi ed erbicidi-

( https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31541557/) e un lieve eccesso per l’incidenza delle leucemie rispetto sempre al dato nazionale. 

 Nella nostra riflessione abbiamo anche tenuto presente i dati forniti dall’Istat-Istituto nazionale di Statistica per il 2018-ultimo periodo di osservazione- (http://dati.istat.it/index.aspx?queryid=26441) che indicano nella provincia di Viterbo quella con il primato nel Lazio per quoziente di mortalità generale pari  a 120,11 per ogni 10mila abitanti e per tasso standardizzato di mortalità generale, pari a 93.95 per ogni 10mila abitanti. 

Sempre l’Istat per il 2018 riporta in numero di 1088 le morti dovute a cancro sul territorio provinciale ovvero nel 2018 circa 3 persone al giorno sono morte a causa di una neoplasia. 

L’Airtum- Associazione italiana dei registri tumori-, https://www.registri-tumori.it/cms/pubblicazioni/i-numeri-del-cancro-italia-2020 a cui afferisce anche il Registro tumori della provincia viterbese, rileva  che circa 3 milioni e 600 mila italiani vivono con una diagnosi di cancro, circa mille persone ogni giorno ricevono una nuova diagnosi di cancro e più di cinquecento persone muoiono ogni giorno per queste patologie. 

Nel 2020, i dati fissano in oltre 180 mila i morti per cancro, il doppio del numero delle  vittime per  infezione da Covid 19 che si sono avute sempre in questo stesso anno mentre i nuovi casi di tumore maligno sono oltre 376mila ( 376.611 il numero totale proiettato al 2020, basato su dati osservati fino al 2016).

L’Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo di fronte al dramma di questi numeri ovvero delle persone che si ammalano e delle loro famiglie, ritiene necessaria una sempre più forte azione di prevenzione che non coincide con la pur utilissima diagnosi precoce ,ovvero con l’individuazione in fase iniziale delle patologie neoplastiche, ma che abbia come obiettivo primario quello, costituzionalmente sancito anche dall’articolo 32, ovvero non far ammalare le persone. 

Documenti dell’Organizzazione mondiale della Sanità – Oms, come ormai decenni di studi e ricerche  scientifiche, tra cui l’importante studio italiano, per estensione e periodo di osservazione, Sentieri-Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio di Inquinamento- , mostrano come il rischio di sviluppare il cancro sia legato strettamente all’esposizione a fonti di inquinamento ambientale che contaminano aria, acqua, suoli e cibo.

Nei nostri territori quindi la prevenzione del cancro ma anche delle altre malattie non trasmissibili 

( in primis malattie cardiovascolari, diabete di tipo II, tireopatie, malattie autoimmuni, patologie neurodegenerative e disturbi comportamentali e dello spettro autistico nei bambini) può e deve essere raggiunta riducendo tutte le fonti di esposizione delle popolazioni ad inquinanti ambientali  e nello specifico:

  • garantendo acque potabili e salubri alle popolazione, nella fattispecie acque prive di Arsenico- elemento tossico e cancerogeno e di altri contaminanti;
  • tutelando le risorse idriche e misurandone anche gli eventuali livelli di radioattività;
  • evitando l’esposizione delle persone, in particolare dei bambini e delle donne in gravidanza ai pesticidi- sostanze tossiche e cancerogene- anche con interventi di contrasto all’espansione della monocoltura della nocciole e di altre monocolture estese (questi particolari tipi di coltivazione utilizzano pesticidi e sostanze di sintesi chimica notoriamente tossiche e cancerogene), espressioni dell’agricoltura intensiva e chimica- in favore  delle pratiche dell’agroecologia rispettose di salute e ambiente;
  • migliorando la qualità dell’aria, attraverso azioni sulla mobilità pubblica e privata,tornando a chiedere lo spegnimento della centrale a carbone di Civitavecchia i cui fumi nocivi arrivano anche nel viterbese e degli altri impianti di produzione energetica che emettono nell’aria gas e sostanze nocive; 
  • migliorando la gestione dei rifiuti;
  • bonificando le discariche illegali di rifiuti tossici ancora presenti nel territorio viterbese;
  • incentivando, negli edifici pubblici e privati, i lavori per la dispersione del radon (gas cancerogeno la cui esposizione correla con il cancro del polmone);
  • riducendo le esposizioni a campi elettromagnetici e insegnando, soprattutto ai più giovani, un corretto uso dei dispositivi elettronici e in particolare dei telefoni cellulari;
  • educando a più sani stili di vita.

Per quanto riguarda poi la diagnosi precoce e le migliori cure, questi obiettivi possono concretizzarsi attraverso una più oculata gestione e implemento delle risorse sia economiche che del personale sanitario che porti all’abbattimento delle lunghe liste di attesa per interventi chirurgici, visite ed esami diagnostici.

Tempi di attesa spesso così lunghi che di fatto umiliano e limitano fortemente il diritto alla salute e di conseguenza aumentano il rischio di malattie, complicanze e morte per la popolazione in generale ma, e ovviamente, soprattutto per quella parte della popolazione appartenente alle fasce più svantaggiate economicamente e  che la pandemia da Covid 19 e le sue conseguenze ha finito per allargare a dismisura. 

 

 Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo 

Viterbo, 15 giugno 2021

 

Per comunicazioni: 

Associazione medici per l’ambiente (International society of doctors for the environment) – Isde 

di Viterbo 

email: isde.viterbo@gmail.com

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26.5.2021

Lettere – Viterbo – Scrive Barbara Cozzolino

“Mi offro per lavorare al ristorante di Bianchini, ma voglio garanzie sul contratto…”

Leggi su tusciaweb

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26.5.2021

Erinna21

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30.1.2021

“IL FASCISMO DI CONFINE E IL DRAMMA DELLE FOIBE”

28 Gennaio 2020

1/10/2020 – agg. 22/11/2020

LibroMezzetti

 

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4.8.2020

Al Ministro della salute

al Ministro dell’ambiente

al Prefetto di Viterbo

al Sindaco di Caprarola

al Sindaco di Ronciglione

al Presidente della Giunta Regionale del Lazio

al Direttore generale dell’Arpa Lazio

all’Arpa Lazio – sezione di Viterbo

all’Assessore alla Sanità della Regione Lazio

all’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio

al Presidente della Provincia di Viterbo

all’Assessore all’Ambiente della Provincia di Viterbo

ai Responsabili dell’Ato 1 – Lazio

al Direttore generale della Asl di Viterbo

al Direttore sanitario della Asl di Viterbo

al Dipartimento di prevenzione – Servizio igiene e sanità pubblica della Asl di Viterbo

alla Garante del Servizio idrico integrato della Regione Lazio

e per opportuna conoscenza

al Commissario europeo all’ambiente

al Direttore generale dell’Istituto superiore di sanità

al Presidente dell’Istituto superiore di sanità

al Presidente dell’Ordine dei Medici – Chirurghi ed Odontoiatri di Viterbo

al Segretario della Federazione italiana medici di medicina generale-Fimmg  sezione di Viterbo

al Presidente della Commissione Ambiente del Senato

al Presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato

al Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati

al Presidente della Commissione Affari sociali della  Camera dei Deputati

al Presidente del Tribunale di Viterbo

 

Oggetto: richiesta di intervento in ottemperanza alla Deliberazione del 19 maggio 2020  n.276 della Giunta regionale del Lazio, affinché le popolazioni di Caprarola e Ronciglione siano  adeguatamente rifornite di acqua potabile valorizzando sistemi alternativi alla captazione delle acque dal lago di Vico.

 

Egregi Ministri ed egregi Signori,

l’accesso ad acque pulite e salubri è un diritto garantito dalla nostra Costituzione, da leggi nazionali, direttive comunitarie e sancito dalla Dichiarazione universale dei Diritti umani.

Anche a seguito dei cambiamenti climatici la disponibilità  e la qualità dell’ acqua dolce va sempre più riducendosi. Fondamentale risulta quindi la tutela di questa risorsa preziosa ed unica per la vita anche attraverso il contrasto di  tutte quelle azioni  e attività che  di fatto ne alterano le caratteristiche di idropotabilità.

Ciò premesso, è  nota ormai  da tempo la compromissione dell’ecosistema e della  qualità delle acque  da destinare ad uso potabile del lago di Vico,  e questo a causa delle attività antropiche che si svolgono nella sua caldera.

Questa grave situazione è da anni oggetto di studi, ricerche e progetti da parte di Enti e Università (Istituto superiore di Sanità, Consiglio nazionale delle Ricerche – CNR, Università della Tuscia, Università di Roma La Sapienza,Università degli Studi Roma Tre e Arpa-Lazio).

Da oltre un decennio l’Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo studia e documenta anche

l’inadeguatezza e l’inefficacia dei sistemi di potabilizzazione e il possibile e connesso rischio sanitario per le popolazioni (in allegato le segnalazione del 2010, 2012, 2014, 2015 e 2020).

La grave situazione di degrado della qualità delle acque del lago di Vico come fornitore di acqua potabile e l’inadeguatezza  e l’inefficacia dei sistemi di potabilizzazione dei due comuni circumlacuali  era già stata attestata  nel “Memorandum” redatto nel 2009 dalla Asl di Viterbo ( sempre in allegato), continua ad essere sottolineata costantemente dall’Istituto Superiore di sanità,  e  trova riscontro nel  mantenimento e dalla reiterazione delle ordinanze di non potabilità delle acque per uso umano nei due Comuni circumlacuali (nel comune di Caprarola, risulta in vigore, come da sito  della Asl di Viterbo del giorno 2 agosto 2020

http://www.asl.vt.it/Cittadino/arsenico/localita.php?ms=caprarola l’ordinanza di non potabilità n. 92 del 28 dicembre 2012 e nel comune di Ronciglione risultano in vigore le ordinanze: rete idrica lago di Vico- Ordinanza n.11 del 19 gennaio 2015 e rete idrica Fogliano ordinanza n.135 del 25 luglio 2017 http://www.asl.vt.it/Cittadino/arsenico/localita.php?ms=ronciglione).

La Deliberazione del  19 maggio 2020 n.276 della Giunta regionale del Lazio (in allegato), avente in oggetto: “ Revoca parziale della deliberazione di Giunta regionale 2 aprile 2004, n.237 e revoca della deliberazione di Giunta regionale 15febbraio 2013, n. 43. Approvazione della designazione e della classificazione delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152.” ha riconosciuto  il degrado delle acque del lago di Vico.

Le acque lacustri da destinare a produzione di acqua potabile  vengono infatti classificate di categoria inferiore ad  A3 e si  stabilisce  pertanto che : “… tali acque possono essere utilizzate, in via eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e solo dopo opportuno trattamento…”.

Sul sito del Ministero della salute (http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4249&area=acque_potabili&menu=acque)

 si evidenzia che: “…per essere destinate alla produzione di acque potabili, le acque dolci superficiali sono classificate dalle Regioni nelle categorie A1, A2 e A3,secondo le caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche; di conseguenza sono sottoposte a trattamenti diversi:

Categoria A1: trattamento fisico semplice e disinfezione;

Categoria A2: trattamento fisico e chimico normale e disinfezione;

Categoria A3: trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione.

Le acque dolci superficiali, che presentano caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche qualitativamente inferiori ai valori limite della categoria A3, possono essere utilizzate solo quando non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento; in tale circostanza, le acque devono essere sottoposte a opportuno trattamento per rispettare le norme di qualità delle acque destinate al consumo umano”.

Nella Deliberazione  regionale  su citata alla pagina 5 ai punti 5 e 6  si legge :

“…5. che le acque del lago di Vico – Ronciglione – Casilino, sulla base delle risultanze analitiche

ottenute dai monitoraggi effettuati da Arpa Lazio ai sensi dell’Allegato 2 alla parte terza,

sezione A del decreto legislativo 152/2006, sono classificate in categoria inferiore ad A3,

per il parametro temperatura, pertanto tali acque possono essere utilizzate, in via

eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e a

condizione che le acque siano sottoposte ad opportuno trattamento che consenta di rispettare

le norme di qualità delle acque destinate al consumo umano, fermo restando il rispetto delle

indicazioni relative alla proliferazione algale riportate al punto 11;

  1. che le acque del lago di Vico – Caprarola – S. Lucia, sulla base delle risultanze analitiche

ottenute dai monitoraggi effettuati da Arpa Lazio ai sensi dell’Allegato 2 alla parte terza,

sezione A del decreto legislativo 152/2006, sono classificate in categoria inferiore ad A3,

per il parametro temperatura, pertanto tali acque possono essere utilizzate, in via

eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e a

condizione che le acque siano sottoposte ad opportuno trattamento che consenta di rispettare

le norme di qualità delle acque destinate al consumo umano…”.

L’Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo, chiede  alle competenti Istituzioni, per quanto sopra esposto e in ossequio alle vigenti normative nazionali e internazionali  in tema di diritto alla salute  ed accesso all’acqua potabile, di intervenire per l’abbandono della captazione delle acque dal lago  di Vico e il rifornimento di acqua potabile per le popolazioni di Caprarola e Ronciglione valorizzando sistemi alternativi.

In  attesa di un cortese riscontro, si inviano distinti saluti,  

                                                                                                                                                                                                                                                                                           dottoressa Antonella Litta

 referente per Viterbo dell’Associazione  medici per l’ambiente

Isde- (International Society of Doctors for the Environment – Italia)

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14.7.2020

 

Recchioni1

 

11.10.2020

Contenuto condiviso con: Tutti
Gli archivi storici comunali sono spesso lasciati lì, sottovalutati ed ignorati, sovente nell’incuria e nella noncuranza di amministratori che magari neanche sospettano di avere a portata di mano quella che è forse la principale fonte per la storia delle generazioni passate. È possibile in quei complessi documentali, infatti, la ricostruzione del dna sociale, culturale e civile delle nostre comunità, segnatamente per l’Era preunitaria. Una storia certo scritta, nella sua funzione corrente, dal locale notabilato in possesso degli strumenti culturali necessari ma che, nel suo rovescio, riporta la vita dei ceti subalterni, di chi “per non saper né leggere né scrivere” non ha avuto voce diretta negli accadimenti pur essendone stato protagonista. Una voce, e una scrittura, che sarà poi il movimento artigiano, contadino ed operaio a dare nel Periodo postunitario.
Dalle carte delle nostre “illustrissime communità”, in cui si intravedono filoni, vergelle e simboli delle cartiere, le vicende riportate assumono alla lettura e all’esame una forma tridimensionale. Le persone citate si destano dall’oblio e riassumono linfa vitale, esistenza, carattere. Ciò succede particolarmente con gli atti processuali, i copioni nella sceneggiatura della storia, sebbene in sede accademica li si consideri ancora “materiale viscido”.
Di tutto ciò è esempio questo prezioso volumetto scritto da una giovane ricercatrice aquesiana, nata nell’estate delle bombe e laureata in Filologia moderna, qui alla sua prima pubblicazione. A proposito di storia delle comunità, c’è un particolare di colore da evidenziare. In un processo di querela riportato è trascritta l’ingiuria “Cornuto beccaccio che ti cavarò gli occhi”. L’epiteto “beccaccio” è ancora in uso nel vernacolo di Acquapendente.
Il nocciolo del lavoro è, però, rappresentato da un processo – in appendice trascritto integralmente dall’originale – per uno stupro avvenuto nel giugno 1564 ad Acquapendente, ai danni di una prostituta, Meneca di Giovanni da Roma (il Concilio di Trento, conclusosi l’anno prima, imporrà il cognome, prima appannaggio pressoché esclusivo dei nobili, nei registri battesimali per tutti i nati. Perciò gli alberi genealogici si troncano in genere in questo periodo). Un fatto reputato singolare, che una meretrice, viste le sue condizioni, osasse sporgere denuncia contro uomini, altresì reputati perbene. Da qui la trattazione sopra la condizione della donna nell’Era moderna, nonché il titolo stesso della monografia. Alla lettura riesce difficile smentire l’aforisma di Benedetto Croce per cui la storia è sempre contemporanea. Impossibile, specialmente in merito alla concezione della violenza sessuale, non fare associazioni con il presente. Impossibile, restando sul nostro territorio, non pensare alla recente campagna in atto riguardo lo stupro ad opera dei militanti di Casapound a Viterbo, in cui si tenta di colpevolizzare la vittima per la sua condotta e le sue abitudini.
Troviamo tutto già in questa pubblicazione, tutto già nella notte dei tempi.
Ilaria Monachini, La Violenza contro le donne nel Fondo giudiziario di Acquapendente, Sec. XVI, Viterbo, Sette città, 2020, pp. 104, € 13.00.
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4.7.2020

Dunque, un volume, di fatto, sulla Resistenza in tutto il Viterbese. Un proposito assai ambizioso, visto che non ci sono monografie specifiche sull’argomento. Andiamo a verificare, quindi, i risultati a lettura compiuta.
Partiamo dalla forma. La bibliografia è generica e scarna, con l’assenza di alcune pubblicazioni essenziali sull’argomento. Assenti anche pubblicazioni recenti, e neanche tanto, come si evince, infatti, dalle info restituite dal testo. Sulle fonti archivistiche c’è molto, e di inedito, dalla Prefettura ma mancano ugualmente complessi documentali importanti, come, ad es., l’Archivio storico provinciale dell’Anpi, per citarne uno. Sull’apparato fotografico, si dice esplicitamente che si è dovuto ricorrere ad immagini di repertorio nell’irreperibilità di quelle afferenti le circostanze ed i nomi trattati. Per la reperibilità bastava soltanto fare qualche, tutto sommato semplice, ricerca. A proposito di foto, quella posta in copertina recita: “Partigiani sfilano a Viterbo”. Una notiziona, visto che immagini della Liberazione di Viterbo non ci sono, ma personalmente, esaminandola, non riesco proprio a capire di quale punto della città si tratti.
In merito all’apparato critico, le note sono spesso inutili, ridondanti, visto che si parla di poche pubblicazioni, ripetute all’infinito dove non ce ne sarebbe alcun bisogno. Inoltre, le attribuzioni agli autori sono spesso sbagliate. Difatti, già alle prime pagine, e in seguito a più riprese, in passaggi tra l’altro non virgolettati, dico: “Ma questo l’ho scritto io!”. E alla fine del paragrafo una nota riporta F. Astolfi. Si tratta in realtà d’una mia prefazione al saggio, in cui ero stato coinvolto, Appunti per una storia della Resistenza nell’Area di monti Cimini (Ghaleb, 2007), curato dal Comune di Corchiano e scritto da Fabrizio Astolfi. A 13 anni di distanza posso dire che quella prefazione la redassi proprio per recuperare quanto scritto dal valoroso storico che però, a mio parere, aveva utilizzato materiale di risulta da altre sue ricerche senza aggiungere sostanzialmente nulla di nuovo. Ragion per cui, consigliai io il titolo che poi è stato dato al volumetto, inizialmente pensato come Storia della Resistenza nei monti Cimini: sarebbe stato scorretto.
Veniamo al testo. Ci sono diversi errori, non tanto in riferimento ai comprensibili refusi ma al difetto d’informazione. Si notano spesso delle ripetizioni, anche di interi periodi. A tal proposito, risulta complicato comprendere le ragioni della ripartizione interna del libro che, fatta salva qualche parte, si incentra grossomodo sugli stessi argomenti. A tratti si ha l’impressione di salire su mucchi di informazioni buttate là a palate.
C’è, comunque, una componente valida: quella concernente le violenze contro i civili, anche da parte alleata (le c. d. “marocchinate”). Qui gli autori si sono basati principalmente sulla documentazione della Prefettura, soprattutto riguardo le denunce dei cittadini fatte dopo il passaggio del Fronte. È una parte inedita, dove si fanno, lodevolmente, i nomi dei responsabili fascisti, fin qui rimasti nell’anonimato.
Ecco, questo avrebbe potuto tranquillamente costituire l’oggetto del libro, senza aggiungere altro.
Giorgio Fanti, Lucrezia Fanti, Storie dimenticate, Antifascismo, Guerra e Lotta partigiana nella Provincia di Viterbo, Viterbo, Sette città, 2020, pp. 414, € 18.00.
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30.6.2020

Approvata la mozione di Gianluca Gregori (Rifondazione comunista) – Per ottenere spazi pubblici bisognerà dichiarare di ripudiare il fascismo

Vallerano, prima città della Tuscia col “bollino antifascista”

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23.6.2020

Egregio Signor Prefetto, Le scrivo come presidente del Bio-distretto della via Amerina e delle Forre che comprende i territori dei comuni di Orte, Gallese, Vasanello, Vignanello, Vallerano, Canepina, Fabrica di Roma, Corchiano, Civita Castellana, Nepi, Castel sant’Elia, Faleria e Calcata, per sottoporLe un’emergenza, non nuova, che investe il nostro territorio. Mi scuso per la inusuale forma di comunicazione, quella della lettera aperta, ma le questioni che intendo sottoporLe hanno tale rilevanza pubblica che è bene abbiano anche il massimo di chiarezza e trasparenza. Sono ormai fin troppo numerose le segnalazioni di un uso, e abuso, dei trattamenti da fitofarmaci nelle piantagioni di nocciole, effettuati peraltro senza darne avviso visibile alla popolazione, dunque in contrasto con la disposizione che, nell’imminenza del trattamento, prevede che ne siano pubblicizzati l’informazione e l’avvertimento. Proprio in questi giorni il nostro territorio ha ricevuto lodevoli dichiarazioni di apprezzamento su «La Stampa» – le storie di Greenheroes – per le sue bellezze storico-naturalistiche e per le sue pratiche virtuose. Non è accettabile che l’interesse di alcuni possa mettere a rischio beni comuni quali la salute delle nostre comunità e dell’ambiente, compromettendo le opportunità di salvaguardia e di sviluppo del nostro territorio. Abbiamo svolto tutti un grande lavoro per far rispettare la legge, per far crescere fra i produttori e i cittadini la consapevolezza sulla gravità del problema provocato dall’inquinamento chimico. Il Covid – una drammatica testimonianza della Bio-distretto della Via Amerina e delle Forre Via SS Martiri Giovanni e Marciano, 10 – 01033 Civita Castellana – Viterbo CF: 90108780561 327 8789349 biodistrettoamerina@gmail.com www.biodistrettoamerina.com frattura intervenuta tra uomo e natura – ci ha costretto in casa per diversi mesi; non possiamo accettare che l’uso dissennato di pesticidi ci metta nella stessa situazione. Alcuni produttori forse ritengono che dopo il Covid tutto sia permesso. È vero esattamente il contrario. Colgo l’occasione di questo breve scritto per ringraziare le autorità italiane che solo poche settimane fa hanno portato alla luce, a Vetralla, un deposito illegale di 16 tonnellate di pesticidi. Ricordo anche che le amministrazioni dei nostri comuni hanno emesso ordinanze e regolamenti che tengono in armonia ‘salute pubblica’ e ‘sviluppo sostenibile’. Vi sono però alcuni nelle nostre comunità i quali ritengono che i loro interessi particolari siano al di sopra di ogni regola e continuano ad ignorare quanto seri e gravi siano i danni che l’uso scriteriato dei pesticidi può causare alla salute dei cittadini e al nostro patrimonio naturale. Tutte le istituzioni debbono impegnarsi affinchè viga il rispetto delle leggi nazionali, dei regolamenti, delle ordinanze comunali. Chiedo a Lei che già in passato ha dimostrato sensibilità e attenzione per questo serio problema di farsi garante perché ciò accada. Per parte nostra, in coerenza con i nostri principi fondativi e con le cose sin qui fatte, siamo disponibili alla più piena collaborazione non solo nella denuncia delle illegalità, ma più ancora per promuovere nelle comunità locali e fra i contadini le alternative che rendono possibile un’agricoltura sostenibile, rispettosa della salute dei cittadini e del nostro ambiente. Civita Castellana, 22 giugno 2020

Famiano Crucianelli

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22.6.2020

L’Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo, visto quanto stabilito dalla Deliberazione del  n.276 del 19 maggio 2020 della Giunta regionale del Lazio, chiede che si provveda  immediatamente all’approvvigionamento idrico per le  popolazioni di Caprarola e Ronciglione con fonti alternative a quelle della captazione  di acqua dal lago di Vico

 

La  Deliberazione del  n.276 del 19 maggio 2020 della Giunta regionale del Lazio (in allegato),  riconosce il degrado delle acque del lago di Vico per la produzione di acqua potabile e che pertanto risultano classificate in  categoria inferiore ad  A3  e contestualmente stabilisce che : “… tali acque possono essere utilizzate, in via eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e solo dopo opportuno trattamento…”.

Sul sito del Ministero della salute  si evidenzia che: “…per essere destinate alla produzione di acque potabili, le acque dolci superficiali sono classificate dalle Regioni nelle categorie A1, A2 e A3,secondo le caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche; di conseguenza sono sottoposte a trattamenti diversi:

Categoria A1: trattamento fisico semplice e disinfezione;

Categoria A2: trattamento fisico e chimico normale e disinfezione;

Categoria A3: trattamento fisico e chimico spinto, affinazione e disinfezione.

Le acque dolci superficiali, che presentano caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche qualitativamente inferiori ai valori limite della categoria A3, possono essere utilizzate solo quando non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento; in tale circostanza, le acque devono essere sottoposte a opportuno trattamento per rispettare le norme di qualità delle acque destinate al consumo umano”.

Nella Deliberazione  regionale  su citata avente in oggetto: “ Revoca parziale della deliberazione di Giunta regionale 2 aprile 2004, n.237 e revoca della deliberazione di Giunta regionale 15febbraio 2013, n. 43. Approvazione della designazione e della classificazione delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, ai sensi del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152.”

Alla pagina 5 ai punti 5 e 6  si legge :

“…5. che le acque del lago di Vico – Ronciglione – Casilino, sulla base delle risultanze analitiche

ottenute dai monitoraggi effettuati da Arpa Lazio ai sensi dell’Allegato 2 alla parte terza,

sezione A del decreto legislativo 152/2006, sono classificate in categoria inferiore ad A3,

per il parametro temperatura, pertanto tali acque possono essere utilizzate, in via

eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e a

condizione che le acque siano sottoposte ad opportuno trattamento che consenta di rispettare

le norme di qualità delle acque destinate al consumo umano, fermo restando il rispetto delle

indicazioni relative alla proliferazione algale riportate al punto 11;

  1. che le acque del lago di Vico – Caprarola – S. Lucia, sulla base delle risultanze analitiche

ottenute dai monitoraggi effettuati da Arpa Lazio ai sensi dell’Allegato 2 alla parte terza,

sezione A del decreto legislativo 152/2006, sono classificate in categoria inferiore ad A3,

per il parametro temperatura, pertanto tali acque possono essere utilizzate, in via

eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e a

condizione che le acque siano sottoposte ad opportuno trattamento che consenta di rispettare

le norme di qualità delle acque destinate al consumo umano…” .

L’Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo, per quanto sopra esposto torna a ribadire la  necessità dell’abbandono immediato della captazione delle acque dal lago  di Vico e il rifornimento di acqua potabile alle popolazioni di Caprarola e Ronciglione con sistemi alternativi, nell’immediato anche mediante autobotti.

Si richiama di nuovo anche  l’urgenza  di interventi per la tutela e il ripristino delle caratteristiche dell’ecosistema del lago di Vico che prevedano una netta riduzione  delle attività agricole intensive  di monocoltura che utilizzano fertilizzanti chimici e pesticidi nella caldera del lago in favore di pratiche agrobiologiche, rispettose dell’ambiente, dell’ecosistema lacustre, della qualità delle sue acque e della salute di tutti a cominciare da quella degli agricoltori e delle loro famiglie.

Viterbo, 22 giugno 2020

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17.6.2020

Convocata dal Presidente  della VIII Commissione Consiliare Permanente Agricoltura e Ambiente del Consiglio regionale del Lazio, si è svolta il 15 giugno 2020, l’audizione sul tema: “Criticità del lago di Vico per inadeguatezza dei sistemi di potabilizzazione e presenza nelle acque ad uso potabile di sostanze che ne compromettono l’utilizzo”.

Di seguito l’intervento della dottoressa Antonella Litta, referente dell’Associazione medici per l’ambiente-Isde di Viterbo.

All’attenzione del Presidente e dei Componenti della VIII Commissione Consiliare Permanente Agricoltura e Ambiente del Consiglio regionale del Lazio.

Audizione del 15 giugno 2020  

“Criticità del lago di Vico per inadeguatezza dei sistemi di potabilizzazione e presenza nelle acque ad uso potabile di sostanze che ne compromettono l’utilizzo”.

 

La situazione del lago di Vico

Come noto, il  lago di Vico per le particolari e pregiate caratteristiche del suo ecosistema è  stato classificato come Sito d’importanza comunitariaSic n. IT6010024  e Zona di protezione speciale-Zps n. IT6010057.

Proprio per proteggere questo delicato ecosistema, nel 1982, veniva istituita la Riserva naturale regionale del lago di Vico (legge regionale del 28 settembre 1982 n. 47 e successiva legge regionale del 24 dicembre 2008 n. 24 ) che tra  i vari compiti avrebbe dovuto anche “ preservare l’equilibrio biologico del lago e l’effettiva potabilità delle sue acque” a tutela del diritto alla salute delle popolazioni che da questo lago attingono acqua ad uso umano. 

La compromissione della qualità delle acque del lago di Vico è  invece purtroppo nota da anni ed oggetto di studi, ricerche e progetti da parte di Enti e Università (Istituto superiore di Sanità, Consiglio nazionale delle Ricerche – CNR, Università della Tuscia, Università di Roma La Sapienza,Università degli Studi Roma Tre e Arpa-Lazio).

Essa si caratterizza per la marcata riduzione del quantitativo di ossigeno,aumento della clorofilla e della biomassa algale ed è da attribuirsi alle massive fioriture del Cianobatterio Plankthotrix rubescens, detto comunemente alga rossa e delle altre specie cianobatteriche in particolare: Limnothrix redekei e Aphanizomenon ovalisporum, presenze ormai stabili e consistenti nell’ecosistema lacustre vicano.

Nelle acque del lago di Vico sono anche persistenti ed elevati i valori di arsenico (secondo il parametro previsto dal Decreto Legislativo 31/2001 per le acque ad uso potabile ovvero 10 microgrammi/litro), elemento questo tossico e cancerogeno certo secondo la classificazione dell’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – Iarc.

In  una riunione del tavolo tecnico istituito proprio sulle problematiche ambientali del lago di Vico, svoltasi presso la Provincia di Viterbo il 2 marzo 2010, riunione convocata dall’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Viterbo sul tema specifico  “Attività di contrasto al degrado della qualità delle acque del lago di Vico”, venivano presentati dati che evidenziavano nelle acque del lago anche la presenza di altre sostanze tossiche e cancerogene, che di norma dovrebbero essere estranee alle acque del lago (mercurio, idrocarburi policiclici aromatici – IPA) e sulla cui presenza e provenienza l’Isde ha più volte chiesto l’avvio di specifiche indagini.

Sempre in quella stessa riunione venivano confermati i livelli di concentrazioni rilevate nei sedimenti del lago per gli elementi : Arsenico – 647 mg/kg SS (valore soglia 20 mg/kg SS) -, Cadmio – 12 mg/kg SS (valore soglia 2 mg/kg SS) – e  Nichel – 566 mg/kg SS (valore soglia 120 mg/kg SS).

Questi elementi tossici sono tuttora presenti nei sedimenti del lago e per la loro concentrazione così elevata nei sedimenti lacustri si configurano come un ulteriore motivo di preoccupazione ambientale e sanitaria per il rischio derivante dalla loro possibile mobilizzazione e quindi rilascio nelle acque del lago e sono perciò una ulteriore e valida ragione perché si abbandoni al più presto la captazione di acque ad uso umano da questo lago.

 Le cause

Le  cause che verosimilmente sono state e continuano ad essere all’origine del degrado di questo importante ecosistema e bacino idrico, sono state più volte indicate e  possono così essere riassunte:

–          uso ultradecennale di fertilizzanti e fitofarmaci chimici nelle vaste aree coltivate a noccioleti nella caldera  del lago che ha favorito e favorisce le intense  fioriture del cianobatterio Plankthotrix rubescens e delle altre specie di cianobatteri;

–          possibile permanenza di scarichi fognari abusivi o non a norma sulle sponde e in prossimità del lago;

–          possibile azione residua di inquinamento dovuta agli agenti contaminanti individuati nel sottosuolo del dismesso Magazzino Materiali di Difesa Nbc di Ronciglione, ubicato anch’esso in prossimità

delle sponde del lago;

–          possibili attività illecite condotte all’interno e in prossimità della Riserva naturale.

 

Il rischio sanitario

Gli acquedotti dei Comuni di Caprarola e Ronciglione sono riforniti in misura preponderante da acque captate dal lago di Vico e ormai da anni si susseguono ordinanze di non potabilità che attestano il potenziale  rischio per la salute dei cittadini che possono essere esposti, e ormai da lungo periodo, a microrganismi potenzialmente tossici e a diverse sostanze tossiche e cancerogene presenti nelle acque captate dal bacino lacustre attraverso principalmente il loro uso per bevande, preparazioni alimentari, per fini igienico-sanitari e attraverso il consumo di fauna ittica proveniente dal lago e prodotti vegetali irrigati sempre con acque lacustri.

I cianobatteri sono  infatti microrganismi capaci di produrre una serie di cianotossine patogene, al momento ne sono state descritte solo una parte, oltre 90 varianti tra cui la  microcistina LR classificata come cancerogena di classe 2 b secondo l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – I.a.r.c. e tossica per gli esseri umani, per la flora e la fauna con cui viene in contatto.

Questa cianotossina non è termolabile e quindi non è eliminabile attraverso i processi di bollitura dell’acqua e cottura degli alimenti.

Non deve poi essere sottovalutato il cosiddetto effetto cocktail ovvero l’esposizione cronica a più sostanze tossiche e cancerogene, tra cui anche i pesticidi, contenute nelle acque in distribuzione e  che  possono agire con effetto sinergico e di amplificazione della loro tossicità e cancerogeneticità sull’organismo umano.

 

Inefficacie potabilizzazione delle acque captate dal lago e destinate a consumo umano

Da oltre 10 anni l’Isde di Viterbo  studia e documenta l’ inadeguatezza e l’inefficacia dei sistemi di potabilizzazione (vedasi documentazione relativa).

Per ragionare solo sull’ultimo periodo:  per tutto l’anno 2017 come, quasi costantemente  negli anni precedenti,è stata erogata acqua non potabile dagli acquedotti di  Caprarola e Ronciglione come  certificato dai  giudizi sulla qualità delle acque, emessi dal Dipartimento di Prevenzione-Servizio Igiene, Alimenti, Nutrizione, Acque Pubbliche della Asl di Viterbo.

Dall’esito di diversi esami  per l’anno 2017 si rileva infatti  presenza nelle acque erogate di milioni di cellule/litro di Fitoplancton e Cianoficee in particolare del cianobatterio Panktothrix rubescen, detto comunemente Alga Rossa. Si evidenziano inoltre frequenti superamenti dei valori di parametro per Arsenico, Fluoro, Nickel e Boro e, in diverse circostanze, si riscontra anche la presenza di batteri Coliformi e di colonie di Enterococchi,  né risultano rappresentare  una valida soluzione, sempre per alcune gravi criticità riscontrate nella loro gestione, le cosiddette “casette dell’acqua” posizionate a Ronciglione e Caprarola.

Acqua non potabile  è stata erogata anche per l’anno 2018 e 2019, come da documentazione allegata.

La grave situazione di degrado della qualità delle acque del lago di Vico come fornitore di acqua potabile e l’inadeguatezza dei sistemi di potabilizzazione dei due comuni circumlacuali  era attestata  già  nel “Memorandum” redatto nel 2009 dalla Asl di Viterbo (tra i documenti messi a disposizione) e continua ad essere attestata  dal mantenimento e dalla reiterazione delle ordinanze di non potabilità delle acque per uso umano nei due Comuni (nel comune di Caprarola, risulta in vigore, come da sito  della Asl di Viterbo del giorno 11maggio 2020 http://www.asl.vt.it/Cittadino/arsenico/localita.php?ms=caprarola, l’ordinanza di non potabilità n. 92 del 28 dicembre 2012 e nel comune di Ronciglione risultano in vigore le ordinanze: rete idrica lago di Vico- Ordinanza n.11 del 19 gennaio 2015 e rete idrica Fogliano ordinanza n.135 del 25 luglio 2017 http://www.asl.vt.it/Cittadino/arsenico/localita.php?ms=ronciglione.

 

Deliberazione del  n.276 del 19 maggio 2020 della Giunta regionale del Lazio

La  recente Deliberazione del  n.276 del 19 maggio 2020 della Giunta regionale del Lazio,  riconosce il degrado delle acque del lago di Vico che  vengono classificate di categoria inferiore ad  A3 e stabilisce che  “… tali acque possono essere utilizzate, in via eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e solo dopo opportuno trattamento…”.

Anche alla luce di questo documento rinnoviamo ancora una volta la  necessità  di abbandonare immediatamente la captazione delle acque dal lago di Vico e di rifornire  di acqua potabile con sistemi alternativi le popolazioni di Caprarola e Ronciglione

 

Alcuni interventi necessari ed urgenti

Indichiamo quindi ancora una volta alcuni interventi necessari ed urgenti per avviare il risanamento dell’ecosistema del lago di Vico e tutelare così la salute delle persone e in particolare dei bambini e primo fra tutti la cessazione della captazione di acqua dal lago di Vico e il contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico.

Di seguito gli altri interventi:

–          avvio in tempi rapidi  di una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell’uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole in essa presenti e netta riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti;

–          costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;

–          bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;

–          intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all’interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico;

–          immediata installazione di impianti pilota per lo studio di una potabilizzazione extralacustre veramente efficace delle acque in relazione alle loro criticità e ricerca di nuove falde di captazione;

–          costante e approfondito monitoraggio di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;

–          biomonitoraggio per  contaminazione da sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e in particolare per le piante di nocciolo coltivate in prossimità delle acque del  lago;

–          informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l’ospedale di Ronciglione;

–          inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;

–          screening  gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto “effetto cocktail” determinato dall’esposizione contemporanea a  più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, anche se entro i limiti di legge, in particolare: cianobatteri, microcistine algali, arsenico, metalli pesanti e pesticidi.

 

Associazione medici per l’ambiente-Isde 

(International Society of Doctors for the Environment) di Viterbo

Viterbo, 16 giugno 2020

 Documenti messi a disposizione della Commissione:

 1)      le  segnalazioni-esposti  effettuate  dall’Isde di Viterbo dal 2010 al 2020;

2)      il comunicato stampa del 12 maggio 2020 relativo alla persistente inadeguatezza ed inefficacia dei  sistemi di potabilizzazione delle acque captate dal lago di Vico;

3)      il  comunicato stampa inviato in occasione della presentazione del Rapporto 2019 “ I tumori in Provincia di Viterbo”;

4)      la  reiterata richiesta di intervento alle competenti Istituzioni  del gennaio 2018;

5)      la lettera del Commissario europeo  all’ambiente;

6)      il documento di sintesi relativo al degrado e inquinamento dell’ecosistema del lago di Vico, presentato al Prefetto di Viterbo nel maggio 2018;

7)      il comunicato stampa che ha fatto seguito alla riunione tenutasi il 21 marzo  2017 presso il Ministero della salute;

8)      le analisi  effettuate dall’Istituto superiore di sanità- ISS per il comune di Caprarola per l’anno 2017;

9)      la lettera dell’ISS all’Isde di Viterbo del febbraio 2016;

10)    n.2 documenti: contratto di ricerca tra ISS e Comune di Ronciglione “Valutazione dei rischi correlati alle risorse idriche da destinare a consumo umano nell’ambito di implementazione dei Piani di sicurezza dell’acqua per la filiera idrica del Comune di Ronciglione” ( si veda pag.23) e il rapporto  relativo al I semestre di questa stessa ricerca;

11)       alcuni esami sulle acque erogate nel Comune di Caprarola e Ronciglione per l’anno 2019;

12)     un articolo della dottoressa Milena Bruno dell’Istituto superiore di Sanità e un articolo  scientifico del gruppo del professor Nascetti dell’Università della Tuscia;

            13)       il Memorandum  redatto dalla Asl di Viterbo nel 2009;

14)              le analisi dell’Istituto superiore di sanità per il Comune di Caprarola -anni 2018 e 2019-;

15)       analisi per le acque di  Ronciglione 2017

15 bis)  analisi  per le acque di Ronciglione 2015

16)       analisi per le acque di  Ronciglione 2015

17)      perizia del professor Roberto Minervini presentata in un procedimento giudiziario

            tuttora in corso;

18)     Piano di gestione dei  sic “Monte Fogliano e Monte Venere (IT 6010023) e “Lago di

                    Vico”  (IT 6010024)  e della ZPS  “ Lago di Vico-Monte Fogliano e Monte Venere”

 (IT 6010057) redatto nel  2004  avente: “ …l’obiettivo di definire gli elementi di maggiore criticità e di minaccia, derivanti dal contesto territoriale e socioeconomico, che possono interferire con i principali obiettivi sopra definiti e quindi con la presenza in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie di interesse Comunitario”( in particolare  si veda il capitolo 3);

19)      Pdf  della relazione del dottor  Pietro Paris presentata il 7 dicembre 2019 nell’ambito del convegno “L’acqua bene essenziale. Lo stato delle acque in Provincia di Viterbo”;

20)  Pdf della  relazione della  professoressa Ripa presentata il 7 dicembre 2019 nell’ambito del convegno “L’acqua bene essenziale. Lo stato delle acque in Provincia di Viterbo”;

21)  Pdf della  relazione  del prof. Nascetti presentata il 7 dicembre 2019 nell’ambito del convegno “L’acqua bene essenziale. Lo stato delle acque in Provincia di Viterbo”.

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Relativamente alla presenza di arsenico nelle acque dell’Alto Lazio e  nel lago di Vico

Anche la seguente documentazione:

    lo  studio “Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio”, realizzato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio, e presentato nell’aprile del 2012 che ha documentato una situazione molto grave e preoccupante;  a pagina 42 si legge infatti: ” In conclusione, l’indagine evidenzia eccessi di incidenza e mortalità nei Comuni con livelli stimati per il periodo 2005-2010 per patologie associabili ad esposizione ad arsenico (tumori del polmone e della vescica, ipertensione, patologie ischemiche, patologie respiratorie, diabete)

 ( http://www.deplazio.net/it/arsenico-nelle-acque );

    lo  studio  dell’ Istituto Superiore di Sanità “ Arsenico urinario speciato quale biomarcatore dell’esposizione alimentare all’arsenico inorganico in popolazioni residenti in aree ricche di arsenico nel Lazio”,  effettuato anche su soggetti volontari residenti nei comuni di Acquapendente, Canepina, Capranica, Caprarola, Carbognano, Civita Castellana, Fabrica di Roma, Farnese, Lubriano, Marta, Montalto di Castro, Orte, Ronciglione, Tarquinia, Tessennano,Vetralla e Viterbo che ha come considerazione : “…Valori eccedenti i 15 μg/L per iAs ( arsenico inorganico) e metaboliti sono stati trovati nel 41% dei campioni, evidenziando esposizioni alimentari all’arsenico inorganico superiori alla media della popolazione generale…” .(http://www.iss.it/prvn/?lang=1&id=279&tipo=4) ;

     i risultati dello  studio Sepias -Sorveglianza epidemiologica in aree interessate da inquinamento ambientale da arsenico di origine naturale o antropica realizzato dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio nazionale delle ricerche, finanziato dal programma CCM (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) del Ministero della Salute, presentati il 9 maggio 2014. Questa ricerca ha coinvolto 282 persone residenti in aree del Monte Amiata, nei comuni viterbesi di Ronciglione e Civita Castellana e nelle città di Taranto e Gela. I partecipanti  a questo studio sono stati sottoposti ad  un  biomonitoraggio con la ricerca nelle urine di diverse specie organiche e inorganiche di arsenico, con la  misura di parametri di rischio cardiovascolare mediante ecodoppler carotideo e cardiaco e, nel sangue, con  l’analisi di numerosi biomarcatori di suscettibilità genetica, di danno del DNA , segni di effetto precoce da esposizione ad arsenico. 

Lo studio  Sepias per l’area viterbese ha concluso:” I risultati dell’indagine indicano plausibili effetti sulla salute della popolazione residente nei comuni della provincia di Viterbo esposta a livelli di As>10 μg/L.” ed  ha fornito indicazioni importanti per la definizione di sistemi di sorveglianza nelle aree studiate che includono interventi di prevenzione sulle fonti inquinanti conosciute e la valutazione della suscettibilità individuale all’arsenico (http://www.epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2014-38-3-4-suppl-SEPIAS).

    il lavoro “ Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili : studio di coorte nella popolazione residente nella provincia di Viterbo, 1990-2010”  sempre a cura del Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio che riporta i risultati della seconda fase della ricerca ed utilizza un disegno di coorte, relativo a 17 Comuni della provincia di Viterbo.  La coorte è rappresentata da 165.609 soggetti residenti in 8 Comuni esposti a livelli di arsenico nelle acque ad uso umano superiori  a 20 microgrammi per litro (As>20 μg/L, livello medio As=36.4) e in Comuni con esposizione a valori di arsenico meno elevati   (As<10 μg/L, valori medi As=8.7 μg/L). Lo studio ha valutato  l’associazione tra esposizione cronica ad arsenico ed effetti sulla mortalità in un periodo di 20 anni (1990-2010)  ed  ha definito  indicatori di esposizione individuale  a questa sostanza tossica e cancerogena per valutare nelle popolazioni esposte possibili effetti sulla mortalità per tumori (polmone, vescica, prostata, fegato, rene) e per malattie croniche (cause cardiovascolari, respiratorie e diabete). Anche risultati dello studio evidenziano effetti significativi su diverse patologie ed un gradiente di rischio al crescere del livello di esposizione ( http://www.deplazio.net/it/arsenico-nelle-acque) .

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14.6.2020

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Giovedì 18 alle ore 18:30 «RICORDANDO GEMISTO»,
in occasione del 49° anniversario della scomparsa di Francesco Moranino. L’evento, al quale parteciperanno la famiglia Moranino e l’Istituto Resistenza Biella-Vercelli-Valsesia, è su FACEBOOK, sulla pagina del gruppo (per iscriversi è necessario rispondere a tre domande semplici semplici, altrimenti non vi accettano!): https://www.facebook.com/groups/426544810794464/

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12.5.2020

Associazione italiana medici per l’ambiente-Isde : “ I sistemi di potabilizzazione delle acque captate dal lago di Vico si confermano ancora inadeguati ed insufficienti.

Necessario l’abbandono immediato della captazione delle acque dal lago e il rifornimento di acqua potabile alle popolazioni di Caprarola e Ronciglione con sistemi alternativi”

L’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde ( International society of doctors for the environment) di Viterbo  si vede costretta ancora una volta ad esprimere grande preoccupazione  circa l’approvvigionamento di acqua per le popolazioni di Caprarola e Ronciglione .

Come attestato infatti dalla documentazione ricevuta dalla Asl di Viterbo – in relazione anche ai giudizi sulla qualità delle acque, emessi dal Dipartimento di Prevenzione-Servizio Igiene, Alimenti, Nutrizione, Acque Pubbliche della Asl di Viterbo per l’anno 2019 – e dalla documentazione  pervenuta dall’Istituto Superiore di Sanità, relativa agli anni 2018 e 2019 per l’acquedotto comunale di Caprarola, le popolazioni di questi comuni continuano ad essere  prive  nel periodo relativo alle analisi, di acqua potabile totalmente sicura per l’uso umano.

Dalla disamina delle documentazioni si rileva infatti il persistere nelle  acque captate ed erogate di Fitoplancton e Cianobatteri -in particolare del  Planktothrix rubescens – detto  comunemente  Alga Rossa- e anche del Limnothrix Redekei; nell’ordine compreso da centinaia di milioni a migliaia di cellule per litro.

Si evidenziano inoltre diversi superamenti del valori di parametro per l’Arsenico – elemento cancerogeno certo di classe I secondo la classificazione dell’Agenzia internazionale sul Cancro-Iarc e con azione tossica anche come interferente endocrino -.

La grave situazione di degrado della qualità delle acque del lago di Vico come fornitore di acqua potabile e l’ inadeguatezza dei sistemi di potabilizzazione dei due comuni circumlacuali persiste da oltre un decennio come attestato già nel “Memorandum” redatto nel 2009 dalla Asl di Viterbo (in allegato) e anche dal mantenimento e dalla reiterazione delle ordinanze di non potabilità delle acque per uso umano nei due Comuni (nel comune di Caprarola, risulta in vigore, come da sito  della Asl di Viterbo del giorno 11  maggio 2020 http://www.asl.vt.it/Cittadino/arsenico/localita.php?ms=caprarola, l’ordinanza di non potabilità n. 92 del 28 dicembre 2012 e nel comune di Ronciglione risultano in vigore le ordinanze: rete idrica lago di Vico- Ordinanza n.11 del 19 gennaio 2015 e rete idrica Fogliano ordinanza n.135 del 25 luglio 2017 http://www.asl.vt.it/Cittadino/arsenico/localita.php?ms=ronciglione

L’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde  di Viterbo nel mese di febbraio u.s. ha nuovamente segnalato questa situazione alle competenti istituzioni riproponendo gli interventi necessari ed urgenti per avviare il risanamento dell’ecosistema del lago di Vico e tutelare così la salute delle persone, in particolare dei bambini, di seguito elencati:

–         cessazione della captazione di acqua dal lago di Vico e contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico;

–         avvio in tempi rapidi di una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell’uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole in essa presenti;

–         costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;

–         bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;

–         intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all’interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico;

–         immediata installazione di impianti pilota per lo studio di una potabilizzazione extralacustre veramente efficace delle acque in relazione alle loro criticità e ricerca di nuove falde di captazione;

–         costante e approfondito monitoraggio di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;

–         nuove indagini e monitoraggio delle sostanze tossiche e cancerogene già rilevate nei sedimenti del lago;

–         biomonitoraggio per  contaminazione da sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e in particolare per le piante di nocciolo coltivate in prossimità del lago;

–         informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l’ospedale di Ronciglione;

–         inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;

–         screening  gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto “effetto cocktail” determinato dall’esposizione contemporanea a  più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, anche se entro i limiti di legge, in particolare: cianobatteri, microcistine algali, arsenico, metalli pesanti e pesticidi.

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23.2.2020

Lago di Vico - Vista aerea 1.JPG

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione medici per l’ambiente-Isde  di Viterbo ha inviato una segnalazione al Ministro della salute e al Ministro dell’ambiente.

Nella segnalazione si evidenzia la gravità della situazione del lago di Vico e si richiede che siano effettuati adeguati interventi.  

Segnalazione al Ministro della salute e al Ministro dell’ambiente

 

e per opportuna conoscenza:

al Commissario all’ambiente dell’Unione europea

al Presidente della Commissione europea per l’ambiente

al Ministro della Difesa

al Prefetto di Viterbo

al Presidente del Tribunale di Viterbo

al Sindaco di Caprarola

al Sindaco di Ronciglione

al Direttore generale della Asl di Viterbo

al Direttore sanitario della Asl di Viterbo

al Dipartimento di prevenzione – Servizio igiene e sanità pubblica della Asl di Viterbo

al Servizio veterinario della Asl di Viterbo

al Rettore dell’Università della Tuscia

al Presidente dell’Ordine dei Medici – Chirurghi ed Odontoiatri di Viterbo

al Segretario della Federazione italiana medici di medicina generale-Fimmg di Viterbo

al Direttore generale dell’Istituto superiore di sanità

al Presidente dell’Istituto superiore di sanità

al Presidente della Giunta Regionale del Lazio

all’Assessore all’Ambiente della Regione Lazio

all’Assessore alla Sanità della Regione Lazio

alla Garante del Servizio idrico integrato della Regione Lazio

al Direttore della Riserva naturale regionale del lago di Vico

al Direttore generale dell’Arpa Lazio

all’Arpa Lazio – sezione di Viterbo

all’Arpa Lazio – sezione di Latina

al Presidente della Provincia di Viterbo

ai Responsabili dell’Ato 1 – Lazio

all’Assessore all’Ambiente della Provincia di Viterbo

al Presidente della Commissione  Ambiente del Senato

al Presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato

al Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati

al Presidente della Commissione Affari sociali della  Camera dei Deputati

 

Oggetto: segnalazione sulla situazione del lago di Vico, richiesta di adeguati interventi e di un incontro per  illustrare  più dettagliatamente quanto segnalato.

 

Egregi Ministri,

l’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde ( International society of doctors for the environment) di Viterbo, che studia da oltre 10 anni la vicenda del degrado dell’ecosistema del lago di Vico, dopo la disamina della documentazione ricevuta dalla Asl di Viterbo, in data 6 febbraio 2020, e in relazione anche ai giudizi di idoneità dell’acqua, emessi dal Dipartimento di Prevenzione-Servizio Igiene, Alimenti, Nutrizione, Acque  Potabili Pubbliche della Asl di Viterbo, fa rilevare che anche per  tutto l’anno 2019  è stata erogata  acqua non potabile dagli acquedotti  comunali di Caprarola e Ronciglione.

L’Isde di Viterbo chiede pertanto un appuntamento urgente  per illustrare le motivazioni perché sia da subito abbandonata la captazione di acqua dal lago di Vico e siano reperite fonti alternative di approvvigionamento idrico per tutelare la salute delle persone residenti nei due Comuni circumlacuali.

Dalla lettura delle comunicazioni  della Asl di Viterbo  al sindaco di Caprarola:

–          protocollo n. 6433 del 25 gennaio 2019

–          protocollo n.22483 del 18 marzo 2019

–          protocollo n.24734 del 26 marzo 2019

–          protocollo n. 34027 del 30 aprile 2019

–          protocollo n.40384 del 22 maggio 2019

–          protocollo n.51007 del 28 giugno 2019

–          protocollo n.75044 del 21 ottobre 2019

–          protocollo n. 89467 del 26 novembre 2019

–          protocollo n. 48 del 2 gennaio 2020

–          protocollo n.911 del giorno 8 gennaio 2020

 e dalla lettura delle comunicazioni  della Asl di Viterbo al sindaco di Ronciglione:

–          protocollo n.6435 del 25 gennaio 2019

–          protocollo n.13936 del 15 febbraio 2019

–          protocollo n. 15918 del 22 febbraio 2019

–          protocollo n.19698 dell’8 marzo 2019

–          protocollo n.22482 del 18 marzo 2019

–          protocollo  n.42870 del 30 maggio 2019

–          protocollo n.88880 del 23 novembre 2019

–          protocollo n.906 del giorno 8 gennaio 2020

 

si rileva infatti  il persistere nelle acque erogate di Fitoplancton e Cianoficee in particolare del Cianobatterio Panktothrix rubescens, detto comunemente  anche Alga Rossa.

Si evidenziano inoltre alcuni  superamenti del valori di parametro per l’ Arsenico- elemento cancerogeno certo di classe I secondo la classificazione dell’Agenzia internazionale sul Cancro-Iarc e con azione tossica anche come interferente endocrino-.

Risulta del tutto evidente il persistere da molti anni dell’inadeguatezza e delle criticità dei sistemi di potabilizzazione dei due acquedotti comunali  attestate dal  mantenimento  e dalla  reiterazione delle ordinanze di non potabilità delle acque per uso umano nei due Comuni (nel comune di Caprarola risulta in vigore, come da sito  del giorno  (21 febbraio 2020) della Asl di Viterbo http://www.asl.vt.it/Cittadino/arsenico/localita.php?ms=caprarola l’ordinanza di non potabilità n. 92 del 28 dicembre 2012  e  nel comune di Ronciglione  risultano in vigore le ordinanze: rete idrica lago di Vico- Ordinanza n.11 del 19 gennaio 2015 e rete idrica Fogliano ordinanza n.135 del 25 luglio 2017 http://www.asl.vt.it/Cittadino/arsenico/localita.php?ms=ronciglione).

L’Isde di Viterbo quindi, per quanto sopra esposto, ribadisce ancora una volta che, come sancito dal Principio di precauzione, dal Decreto legislativo 31/2001 e in ossequio all’articolo 32 della Carta Costituzionale, il diritto alla salute e quindi il diritto all’approvvigionamento ad acque salubri e pulite, deve  essere garantito alle popolazioni come obiettivo primario  da parte delle pubbliche Istituzioni  e deve prevalere su ogni altro diritto privatistico, d’impresa e ogni altro tipo di interesse.

L’Isde di Viterbo ripropone di seguito gli interventi necessari ed urgenti per avviare il risanamento dell’ecosistema del lago di Vico e tutelare così la salute delle persone e in particolare dei bambini:

–          cessazione della captazione di acqua dal lago di Vico e contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico;

–          avvio in tempi rapidi  di una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell’uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole in essa presenti;

–          costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;

–          bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;

–          intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all’interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico;

–          immediata installazione di impianti pilota per lo studio di una potabilizzazione extralacustre veramente efficace delle acque in relazione alle loro criticità e ricerca di nuove falde di captazione;

–          costante e approfondito monitoraggio di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;

–          nuove indagini e monitoraggio delle sostanze tossiche e cancerogene già rilevate nei sedimenti del lago;

–          biomonitoraggio per  contaminazione da sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e in particolare per le piante di nocciolo coltivate in prossimità del lago;

–          informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l’ospedale di Ronciglione;

–          inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;

–          screening  gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto “effetto cocktail” determinato dall’esposizione contemporanea a  più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, anche se entro i limiti di legge, in particolare: cianobatteri, microcistine algali, arsenico, metalli pesanti e pesticidi.

Egregi Ministri,

si richiede pertanto che siano assunti tutti i provvedimenti adeguati. Si richiede altresì un incontro per illustrare dettagliatamente quanto segnalato. 

In attesa di un cortese riscontro, si inviano distinti saluti,

dottoressa Antonella Litta

 referente per Viterbo dell’Associazione  medici per l’ambiente

Isde- (International Society of Doctors for the Environment – Italia)

 

Viterbo, 23 febbraio 2020

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10.12.2019

«Il Gobbo del Quarticciolo raccontato ai ragazzi», di Massimo Recchioni e Paola Polselli, illustrato da Saverio Indio De Marco, con la prefazione di Alessandra Kersevan (Milieu Edizioni)

Nel 75° anniversario della morte del protagonista, e a cinque anni dalla pubblicazione del libro di Massimo Recchioni e Giovanni Parrella «Il Gobbo del Quarticciolo e la sua banda nella Resistenza», uscirà a metà gennaio nelle librerie la versione illustrata per ragazzi. Da allora in poi inizieranno le presentazioni: circoli, librerie, scuole e tutti gli interessati possono mettersi in contatto con gli autori.

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8.12.2019

Si è svolto Sabato 7 dicembre 2019, presso la Sala delle conferenze della Provincia di Viterbo, il
convegno: “L’acqua bene essenziale. Lo stato delle acque in Provincia di Viterbo”.

Di seguito una breve sintesi delle relazioni dei due rappresentanti dell’ Associazione medici per
l’ambiente-Isde

Prof. Gianni Tamino “Acqua. Un bene Comune da preservare”

“…L’acqua è un bene comune. Il concetto di “beni comuni” in economia indica quei beni come le risorse naturali [acqua, aria, terra, flora e fauna, ecc.] esauribili, dal cui utilizzo nessuno può essere escluso e la cui fruizione rappresenta un diritto alla vita. I beni comuni sono anche definiti più precisamente come “beni di proprietà comune”.

Pertanto il problema dei beni comuni è quello di stabilire delle regole che permettano l’uso collettivo della risorsa, prevenendone l’esaurimento, l’accaparramento a fini di sfruttamento economico e quindi l’utilizzo solo per gruppi e per i loro interessi.

L’acqua  infatti è una risorsa non illimitata e la sua disponibilità si sta riducendo anche in Europa e in Italia anche a causa di periodi sempre più prolungati di siccità. L’acqua dolce sulla faccia della terra è infatti circa solo il 3% del totale e dovrebbe essere protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti, del trattamento delle acque reflue e con il loro riciclo, e con concrete politiche di tutela e risanamento ambientale.  Per tutelare questa risorsa fondamentale per la vita c’è bisogno di un’agricoltura che non contribuisca ai cambiamenti climatici come fa invece  in modo rilevante l’agricoltura intensiva e le monocolture, un’agricoltura quindi che non inquini l’aria, l’acqua e il cibo e che non contribuisca ai cambiamenti climatici.

Le pratiche agricole devono quindi evolversi verso sistemi sostenibili e circolari come l’agricoltura biologica, che:
1)     migliorino l’efficienza energetica;
2)     utilizzino sostanze naturali, senza prodotti chimici di sintesi ovvero in particolare pesticidi;
3)     impieghino fonti energetiche rinnovabili e riducano la distanza tra produzione e consumo (filiera corta)…”

 

Dott.ssa Antonella Litta- Acqua e Salute. Acqua è Salute

“…L’acqua pulita e salubre è una condizione fondamentale per la salute infatti noi siamo l’acqua che beviamo e quella che mangiamo, attraverso i cibi preparati con essa e gli alimenti nei quali  essa è costituente preponderante.

Siamo anche l’acqua che hanno bevuto le generazioni che ci hanno preceduto perché, in forma liquida, gassosa e solida, essa costituisce un ciclo idrogeologico chiuso nel quale gli inquinanti  possono penetrare e persistere.

L’80 %  circa dell’organismo di un neonato è fatto di acqua mentre di circa il 70% è la parte di acqua in un individuo adulto e con l’avanzare dell’età questa percentuale tende a ridursi.

L’assunzione di acqua contaminata rappresenta quindi un innegabile rischio per la salute di tutti e a maggior ragione per la salute dei bambini e specialmente nel periodo gestazionale a causa di sostanze  che possono essere in essa contenute come i pesticidi, i metalli pesanti, microrganismi patogeni, tossine, PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) – etc.

L’accesso e la disponibilità di acque salubri, pulite e di qualità, sono quindi le condizioni necessarie ed indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone ed in particolare dei bambini e delle generazioni future.

Relativamente alla situazione dell’Alto Lazio si deve assolutamente mettere in essere e continuare a mettere ogni intervento  per la riduzione del livello di Arsenico e Fluoro nelle acque ad uso potabile, si deve monitorare, anche secondo quanto previsto dalla Direttiva 2001/928/Euratom,, il livello del gas Randon (cancerogeno  certo di classe I come l’Arsenico) presente nelle acque e si deve andare verso una rapida conversione alla agricoltura biologica per cercare di ridurre la presenza di pesticidi(sostanze tossiche, cancerogene ed azione di interferenti endocrini) nelle acque soprattutto superficiali.

Relativamente  poi alla situazione del lago di Vico  e alle popolazioni  di Caprarola e Ronciglione che da anni sono private del fondamentale diritto all’acqua potabile

(Ronciglione(Caprarola)

l’Isde di Viterbo ripropone gli interventi necessari ed urgenti per avviare il risanamento dell’ecosistema del lago di Vico e tutelare così la salute delle persone e in particolare dei bambini:

–          cessazione della captazione di acqua dal lago di Vico e contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico;

–          avvio in tempi rapidi  di una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell’uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole in essa presenti;

–          costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;

–          bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;

–          intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all’interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico;

–          costante e approfondito monitoraggio di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;

–          biomonitoraggio per  contaminazione da sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e in particolare per le piante di nocciolo coltivate in prossimità del lago;

–          informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l’ospedale di Ronciglione;

–          inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;

–          screening  gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto “effetto cocktail” determinato dall’esposizione contemporanea a  più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, anche se entro i limiti di legge, in particolare: cianobatteri, microcistine algali, arsenico, metalli pesanti e pesticidi…”.

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3.12.2019

“L’acqua bene essenziale. Lo stato delle acque in Provincia di Viterbo”Sabato 7 dicembre 2019 presso la Sala conferenze della Provincia di Viterbo, con inizio alle ore 9.30

Sabato 7 dicembre 2019  presso la Sala conferenze  della Provincia di Viterbo,  in via Saffi, con inizio alle ore 9.30, si svolgerà il convegno: “L’acqua bene essenziale. Lo stato delle acque in Provincia di Viterbo”.

Il convegno, promosso dal Bio-distretto della Via Amerina e delle Forre e dal  Dipartimento di scienze Ecologiche e Biologiche-DEB  dell’ Università della Tuscia, con il patrocinio dalla   Provincia Viterbo, proporrà  interventi  di grande rilievo scientifico e tra questi quello del professor Gianni Tamino docente emerito  di Biologia generale all’Università di Padova.

Il professor Tamino ha svolto ricerche sul rapporto tra ambiente e salute e sui flussi di materia e di energia negli ecosistemi, con particolare riguardo all’accumulo di inquinanti lungo la catena alimentare; si è occupato inoltre dei problemi legati alle biotecnologie.
E’ stato membro della Camera dei Deputati dal 1983 al 1992 e del Parlamento Europeo dal 1995 al 1999, dove si è occupato di ambiente, energia, trasporti, agricoltura.
Ha fatto parte del Comitato Nazionale per la Sicurezza Alimentare presso il Ministero della Salute ed attualmente fa parte dei Comitati Scientifici dell’ Associazione medici per l’ambiente- ISDE (International Society of Doctors for the Environment) e dell’Associazione Italiana per lo Sviluppo dell’Economia Circolare.

 

A cura dell’ Associazione medici per l’ambiente-Isde di Viterbo

 Viterbo, 3 dicembre 2019

*

Il programma del convegno che sarà presieduto da Famiano Crucianelli presidente del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre.

Ore 09:30 Saluto di benvenuto Presidente della Provincia di Viterbo Pietro Nocchi 

Ore 10:00 Prima Sessione

Prof. Giuseppe Nascetti – Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche Università degli Studi della Tuscia

Lo Stato Ecologico dei Laghi dell’Alto Lazio

Prof. Gianni Tamino – Dipartimento di Biologia Università degli Studi di Padova

Acqua. Un bene Comune da preservare

Ore 11:00 Seconda Sessione

Prof. Vincenzo Piscopo – Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche Università degli Studi della Tuscia

Le risorse idriche sotterranee della Provincia di Viterbo: dalla conoscenza alla gestione sostenibile

Prof.ssa Maria Nicolina Ripa – Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali Università degli Studi della Tuscia

Agricoltura e risorse idriche

Dott. Pietro Paris – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
Pesticidi e altri contaminanti emergenti nelle acque

Dott.ssa Antonella Litta – Associazione medici per l’ambiente-ISDE di Viterbo

Acqua e Salute. Acqua è Salute

Ore 12:00 Dibattito

Interventi dei Sindaci e dei partecipanti 

Ore 12:30 Conclusioni

Enrica Onorati 

Assessore Agricoltura, Promozione della Filiera e della Cultura del Cibo, Ambiente e Risorse Naturali della regione Lazio

Enrico Panunzi – Consigliere Regione Lazio

Famiano Crucianelli – Presidente Bio – distretto della Via Amerina e delle Forre

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2.10.2019

In  occasione della presentazione del Rapporto 2019 “ I tumori in Provincia di Viterbo”, svoltasi il 26 settembre 2019, un contributo  di riflessione dall’Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo in tema di prevenzione sul territorio viterbese

 

Nel corso della conferenza di presentazione del Rapporto 2019 “ I tumori in Provincia di Viterbo” svoltasi il 26 settembre 2019, sono stati illustrati i dati relativi all’incidenza e alla prevalenza del numero di tumori nella nostra Asl.

Nel Report si legge che nel corso del quinquennio 2010-2014, in provincia di Viterbo sono stati diagnosticati 10.098 nuovi casi di tumore tra i circa 320 mila residenti e il  numero di casi medio per anno è risultato di poco superiore ai 2.000 casi  e che nella nostra provincia, 1 uomo ogni 3

ed 1 donna ogni 4, tra i residenti, andranno incontro nel corso della loro vita ad una diagnosi di tumore maligno.

L’ Airtum- Associazione italiana dei registri tumori-, a cui afferisce anche il Registro tumori della provincia viterbese, evidenzia che circa 3 milioni di italiani sono affetti da cancro, circa mille persone ogni giorno ricevono una nuova diagnosi di cancro e circa cinquecento persone muoiono ogni giorno di cancro ovvero oltre 175 mila persone l’anno.

L’Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo  di fronte al dramma di questi numeri ovvero delle persone che si ammalano,  ritiene necessaria una sempre più forte azione di prevenzione di queste patologie, che non coincide con la pur utilissima diagnosi precoce ,ovvero con l’individuazione in fase iniziale della patologia neoplastica, ma che abbia come  obiettivo  primario quello, costituzionalmente sancito dall’articolo 32,  ovvero non far ammalare le persone.

Documenti dell’Organizzazione mondiale della Sanità-Oms, come ormai decenni di studi e ricerche  scientifiche, tra cui lo studio italiano Sentieri-Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio di Inquinamento- , mostrano come il rischio di  sviluppare il cancro sia legato  strettamente all’esposizione a fonti di inquinamento ambientale che contaminano aria, acqua, suoli e cibo.

L’Isde di Viterbo ritiene  che si può fare moltissimo in tema di prevenzione se si rispetteranno  concretamente gli obiettivi fondamentali previsti dal Servizio sanitario nazionale-Ssn che erano e rimangono: la formazione di una moderna coscienza sanitaria; la prevenzione delle malattie;la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro.

Nei nostri territori quindi la prevenzione  dal cancro ma anche dalle altre malattie non trasmissibili

( in primis malattie cardiovascolari, diabete di tipo II,  tireopatie, patologie neurodegenerative e disturbi comportamentali e dello spettro autistico nei bambini) può e deve essere raggiunta anche:

  • garantendo acque potabili e salubri alle popolazione, nella fattispecie acque assolutamente prive di Arsenico- elemento tossico e cancerogeno e di altri contaminanti;
  • tutelando le risorse idriche;
  • evitando l’esposizione delle persone, in particolare dei bambini e delle donne in gravidanza ai pesticidi- sostanze tossiche e cancerogene- anche con interventi di contrasto all’espansione della monocoltura della nocciole e di altre monocolture estese ( questi particolari tipi di coltivazione utilizzano pesticidi e sostanze di sintesi chimica notoriamente tossiche e cancerogene), espressioni dell’agricoltura intensiva e chimica- in favore dell’agricoltura biologica rispettosa di salute e ambiente;
  • migliorando la qualità dell’aria, attraverso azioni sulla mobilità pubblica e privata,tornando a chiedere lo spegnimento della centrale a carbone di Civitavecchia i cui fumi nocivi arrivano anche nel viterbese e degli altri impianti di produzione energetica che emettono nell’aria gas e sostanze nocive;
  • migliorando la gestione dei rifiuti;
  • bonificando le discariche illegali di rifiuti tossici ancora presenti nel territorio viterbese;
  • incentivando, negli edifici pubblici e privati, i lavori per la dispersione del radon (gas cancerogeno la cui esposizione correla con il cancro del polmone);
  • riducendo le esposizioni a campi elettromagnetici e insegnando, soprattutto ai più giovani, un corretto uso dei dispositivi elettronici e in particolare dei telefoni cellulari;
  • educando a più sani stili di vita.

Per quanto riguarda  poi la diagnosi precoce e le migliori cure, questi obiettivi possono concretizzarsi attraverso una più oculata gestione delle risorse che porti all’abbattimento delle lunghe liste di attesa per interventi chirurgici, visite ed esami diagnostici.

Tempi di attesa spesso così lunghi che di fatto umiliano e limitano fortemente il diritto alla salute e di conseguenza aumentano il rischio di malattie, complicanze e morte per la popolazione in generale ma, e ovviamente, soprattutto per quella parte della popolazione appartenente alle fasce più svantaggiate economicamente e i poveri in generale.

Una situazione questa che di fatto, anche nella nostra provincia, impedisce sempre di più la prevenzione, la diagnosi e le cure in tempi adeguati e che ha come fine sempre più evidente  quello di favorire lo smantellamento già in corso del Servizio sanitario nazionale a favore di enti, istituzioni, laboratori, ambulatori e cliniche del settore privato e/o convenzionato.

Per realizzare una vera prevenzione primaria, diagnosi e cura  è evidentemente necessario anche lo sblocco e l’incremento nel settore sanitario delle assunzioni a tempo indeterminato così da ridurre anche i tempi delle liste di attesa e migliorare la qualità della vita dei pazienti, delle loro famiglie  e degli operatori sanitari.

Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

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28.8.2019

Sabato 14 settembre alle ore 17.00 presso il Castello Orsini di Sant’Angelo Romano, l’A.N.P.I. di Sant’angelo Romano sezione Sandro pertini e Patria Socialista Sant’angelo Romano, presentano il libro “Il Gobbo del Quarticciolo e la sua banda nella Resistenza” con gli autori, Massimo Recchioni e Giovanni Parrella. Un incontro per ripercorrere la Resistenza romana, e quella della sua periferia, con uno dei suoi protagonisti: Giuseppe Albano. Un partigiano, affetto da una malformazione alla schiena, causa una caduta infantile, da cui il soprannome Gobbo. Insieme alla sua banda, formano un gruppo di lotta spontanea durante l’occupazione e post, per eradicare il cancro nazi-fascista.

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10.8.2019

# No Pillon e collegati

  • Manifestazione nazionale a Roma
    sabato 28 settembre ore 14.30 Piazza della Repubblica
     
    Siamo le donne che hanno lottato per il nuovo diritto di famiglia, per il divorzio e la legge 194.
    Siamo le donne che hanno definito lo stupro reato contro la persona e non contro la morale, lottando per cancellare le norme ereditate dal codice fascista Rocco insieme al delitto d’onore, al matrimonio riparatore, allo ius corrigendi del marito, titolare di ogni potere su moglie e figli.
    Siamo le donne che da sempre si battono contro la violenza maschile fuori e dentro la famiglia.
    Siamo le donne dei Centri antiviolenza femministi.
    Siamo le donne che hanno lanciato il grido: Non Una di Meno.
    Siamo le donne che hanno lottato per il diritto al lavoro, per il valore e il rispetto del lavoro, per la centralità e il valore sociale della maternità, per i congedi di maternità e paternità, per un welfare solidale e non basato su nonne e nonni.
    Siamo le donne che si prendono cura delle persone, delle comunità, dei territori.
    Siamo coloro che tengono davvero al centro il benessere e la serenità di bambine e bambini, perché è grazie a noi che bambini e bambine sono diventati soggetti di diritto.
    Siamo le famiglie in tutte le possibili declinazioni.
    Siamo le donne e gli uomini giovani, che vorrebbero lavorare e non emigrare, che rivendicano il diritto di poter decidere se, dove, come e quando costruirsi una famiglia.
    Siamo le donne e gli uomini che danno vita giorno per giorno una società accogliente inclusiva aperta e giusta con donne e uomini migranti.
    Siamo donne e uomini scesi in piazza come e con soggettività transfemministe e lgbtq+ per una società di piena cittadinanza umana.
    Siamo i padri e gli uomini responsabili e civili che non si riconoscono nella strategia e nella retorica
    vendicativa della lobby dei padri separati.
    Siamo coloro che rifiutano la menzogna dell’alienazione parentale, in accordo con tutta la comunità
    scientifica internazionale e siamo contro chiunque manipoli bambini e bambine per il proprio tornaconto personale o professionale.
    Siamo qui ancora una volta per ribadire:
    Non si torna indietro sui diritti e la libertà di scelta. Non si usano bambini e bambine contro i genitori!
    Nessun testo unificato su separazione, mediazione obbligatoria, bigenitorialità, mantenimento
    diretto.
     
    Manifestazione nazionale a Roma
    sabato 28 settembre ore 14.30 Piazza della Repubblica
     
    Movimenti Femministi, Associazioni di donne, Centri antiviolenza, Collettivi, Organizzazioni.
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    27.7.2019

PHOTO-2019-07-26-08-51-34

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4.7.2019

L'immagine può contenere: una o più persone e testo

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12.05.2019

AperitivoAntifascista

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04.05.2019

L'immagine può contenere: una o più persone e testo

Rete degli Studenti Medi Lazio (Viterbo)

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29.04.2019

7maggioBevilacqua

Come è noto, le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno proposto forme ulteriori e condizioni specifiche di autonomia su diverse materie ed in particolare su Scuola, Ambiente e Sanità. Se questo disegno – peraltro appoggiato dalla Lega (ex Nord) al governo – dovesse passare, si verificherebbe una vera e propria ‘secessione’ delle regioni più ricche, che porterà a sistemi amministrativi con investimenti e  qualità legati alla ricchezza del territorio, a detrimento delle regioni economicamente (sempre più) svantaggiate. 
Con i livelli di istruzione, di welfare e di cura dell’ambiente verrebbe colpita la stessa unitarietà sociale-culturale e politica sancita dalla Costituzione repubblicana. 

Forte è la preoccupazione che il percorso di tale disegno distruttivo venga gestito con modalità che non consentano un’approfondita discussione in merito, dal momento che le  stesse Camere potrebbero essere escluse dalla loro funzione legislativa (come sempre più accade negli ultimi anni), per essere chiamate unicamente a pronunciarsi su ciò che il Governo e le Regioni richiedenti avranno precedentemente sottoscritto, su tavoli separati e con vincoli giuridici decennali.

Per portare a conoscenza la società civile, le associazioni impegnate nel sociale, le realtà politiche e sindacali del territorio e i singoli cittadini di quanto sta accadendo, il Comitato di Viterbo contro la Regionalizzazione differenziata promuove un incontro pubblico con il prof. Piero Bevilacqua, docente emerito di Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza, e con Loredana Marino, del Coordinamento nazionale contro l’Autonomia differenziata. 
Stiamo vivendo in una fase di opacità della vita politica, resa pericolosa dalla distrazione generalizzata e crescente indotta da un’informazione confusa e pilotata dall’alto, che non favorisce la partecipazione.
Fiduciosi nel diffuso e resistente senso civico, contiamo su una numerosa presenza dei concittadini all’incontro informativo e al dibattito, che si terranno a Viterbo, nella Sala Conferenze della Provincia, il prossimo Martedì 7 maggio, con inizio alle ore 17:15.
Il Comitato territoriale contro la regionalizzazione differenziata.

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10.04.2019

RecchioniPadova

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08.04.2019

Benedettiaprile19

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28.03.2019

Terzo incontro-iniziativa- dibattito di Campo di Marte (Uomini insieme contro la violenza sulle donne).

incontrobibliotecaVT

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23. 03.2019

La vita trema” verrà presentato a Viterbo sabato 30 marzo alle ore 17 presso il Cosmonauta via dei giardini n. 11

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22 marzo 2019: Giornata mondiale  dell’acqua.  Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo: “ Tutelare le risorse idriche dell’Alto Lazio per tutelare salute ed ambiente anche attraverso interventi di contrasto alla monocoltura delle nocciole”

L’acqua pulita e salubre è una condizione fondamentale per la salute infatti noi siamo l’acqua che beviamo e quella che mangiamo, attraverso i cibi preparati con essa e gli alimenti nei quali  essa è costituente preponderante.

Siamo anche l’acqua che hanno bevuto le generazioni che ci hanno preceduto perché, in forma liquida, gassosa e solida, essa costituisce un ciclo idrogeologico chiuso nel quale gli inquinanti  possono penetrare e persistere.

L’80 %  circa dell’organismo di un neonato è fatto di acqua mentre di circa il 70% è la parte di acqua in un individuo adulto e con l’avanzare dell’età questa percentuale tende a ridursi.

L’assunzione di acqua contaminata rappresenta quindi un innegabile rischio per la salute di tutti e a maggior ragione per la salute dei bambini e specialmente nel periodo gestazionale a causa di sostanze  che possono essere in essa contenute come i pesticidi, i metalli pesanti, microrganismi patogeni, tossine, PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) – etc.

L’accesso e la disponibilità di acque salubri, pulite e di qualità, sono quindi le condizioni necessarie ed indispensabili per vivere in modo sano e per tutelare e proteggere lo stato di salute di tutte le persone ed in particolare dei bambini e delle generazioni future.

 Nel mondo oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile e questo compromette fortemente il loro stato di salute in termini di malattia e morte.

L’acqua è una risorsa non illimitata e la sua disponibilità si sta riducendo anche in Europa e in Italia anche a causa di periodi sempre più prolungati di siccità. L’acqua dolce sulla faccia della terra è infatti circa solo il 3% del totale e dovrebbe essere protetta con il risparmio e la razionalizzazione della sua distribuzione, con la salvaguardia e il risanamento degli ecosistemi e dei bacini idrici utilizzati per approvvigionamento di acque potabili, con il miglioramento del sistema degli acquedotti, del trattamento delle acque reflue e con il loro riciclo, e con concrete politiche di tutela e risanamento ambientale. (https://www.eea.europa.eu/publications/eea-signals-2018-water-is-life)

Anche nell’Alto Lazio e in particolare per i bacini lacustri di Bolsena, Bracciano e Vico dovrebbero essere posti in essere interventi tesi a preservare gli ecosistemi di questi laghi e quindi le caratteristiche di idropotabilità delle loro acque che riforniscono acquedotti di diversi comuni del viterbese e per quanto riguarda Bracciano anche il Comune di Roma.

Purtroppo dobbiamo, anche in questa Giornata mondiale dell’acqua, tornare a chiedere una maggiore attenzione ed impegno da parte delle Istituzioni e degli Enti preposti  circa le condizioni critiche in cui versano i tre laghi dell’Alto Lazio per diverse situazioni che vanno dall’eccessiva captazione, come per il lago di Bracciano, fino ai fenomeni di inquinamento per inefficienza di sistemi di depurazione e a causa di attività antropiche circumlacuali e in particolare per le  coltivazioni intensive delle nocciole come per il lago di Vico e come potrebbe accadere a breve anche per il lago di Bolsena.

Il tema dei danni al paesaggio, agli ecosistemi lacustri, alla qualità delle acque e quindi alla salute delle persone e più in generale all’ambiente è stato affrontato la scorsa settimana in un convegno dal titolo molto evocativo “ I noccioli del problema”, svoltosi ad Orvieto.

La dottoressa Antonella Litta, referente dell’Associazione medici per l’ambiente- Isde (Internationa society of doctors for the environment)  in quella occasione è intervenuta sul tema : “ Tutelare l’ambiente per tutelare la salute: il caso di studio del lago di Vico”.

L’intervento della dottoressa  Litta, ha esposto le cause che hanno portato al grave degrado e all’inquinamento del lago di Vico e che hanno privato da anni della possibilità di un approvvigionamento sicuro e salubre di acque captate dal lago le popolazioni di Caprarola e Ronciglione.

Nella sua relazione, la referente dell’Isde ha ripercorso anche le drammatiche quanto emblematiche storie di altri bacini lacustri evidenziando la necessità di un rapido abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura senza pesticidi, più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, della biodiversità e non asservita alle logiche di sfruttamento e profitto delle monocolture.

Un’ agricoltura che non contribuisca ai cambiamenti climatici come fa invece l’agricoltura intensiva e le monocolture, un’agricoltura quindi che non inquini l’aria, l’acqua e il cibo; una agricoltura che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali cicli della terra e insieme la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie.

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20.01.2019

21 MARZO 2019: XXIV GIORNATA IN RICORDO DELLE VITTIME INNOCENTI DELLE MAFIE.

Ricordare le vittime di mafia deve essere un impegno quotidiano: diventiamo protagonisti di una memoria responsabile e collettiva!

“Abbiamo un debito di riconoscenza nei confronti di chi è stato assassinato: sono morti, ma sono ancora vivi, perché le loro speranze devono camminare sulla nostre gambe. Dobbiamo essere noi più vivi, più veri, più coraggiosi per costruire ancora più vita.” (d. Luigi Ciotti)
CHI NON PRENDE COSCIENZA DELLA MAFIA OGGI, AVRA’ LA MAFIA SULLA COSCIENZA DOMANI.
Oggi, 21 marzo 2019, torniamo a chiedere al Sindaco di Viterbo di mettere in atto le prerogative e gli strumenti attribuiti alle autonomie locali per il contrasto alle mafie.
E’ ipocrita negare che la malavita organizzata – comunque la si voglia chiamare – abbia in mano buona parte dell’economia di Viterbo e della Tuscia, dall’edilizia ai rifiuti, dall’agricoltura al credito: quanti sportelli bancari devono ancora aprire per rendersene conto?
Non servono generiche condanne verbali: occorrono severi dispositivi di controllo sul rilascio delle concessioni e sugli appalti, per contrastare ogni forma di abusivismo – commerciale ed edilizio – e il lavoro nero; per tenere alta la guardia sul racket e sull’usura.
Serve attivare campagne d’informazione rivolte in particolare ai soggetti sociali a rischio; servono progetti di sensibilizzazione nelle scuole, con le scuole, per creare consapevolezza critica e consolidare la coscienza civica delle giovani generazioni:
perché la mafia non è altro che un prodotto del degrado dell’etica pubblica.
Chiediamo un impegno che – per degli Amministratori che si rispettino – dovrà andare ben al di là di una fiaccolata !

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“Diamoci una mano tra generazioni”

15 Marzo 2019

24.02.2019

Zanotelli

Viterbo – Venerdì primo marzo, alle 17,30, al teatro San Leonardo Murialdo l’incontro organizzato da Lavoro e Beni comuni

Padre Alex Zanotelli parla di “Sicurezza”

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23.02.2019

ScioperoUsb

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23.02.2019

RecchioniRoma

Italia, 1946. Circa un anno è passato dalla fine ufficiale della guerra di liberazione. Restano gli strascichi: un paese devastato che deve essere ricostruito, fame, disoccupazione, mercato nero che prolifera sulla carenza cronica di beni di prima necessità. E poi c’è anche la frustrazione di quelle migliaia di giovani che avevano imbracciato le armi per schiacciare il nazifascismo ma anche per creare un paese socialista e comunista; la smobilitazione delle bande partigiane non é indolore e provoca diversi strappi tra base e vertice del PCI, colonna portante della resistenza. C’é anche chi rifiuta di deporre le armi vedendo che chi fa la fame sono i proletari della resistenza e chi se la passa bene é tutto quello stuolo di vecchi padroni collusi col regime di Mussolini e che, ora, cambiano semplicemente bandiera. Sono i giorni della volante rossa, delle vendette partigiane. I guerriglieri iniziano ad essere … Continua

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21.02.2019

 ScioperoUnicobas

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16.02.2019

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10.02.2019

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07.02.2019

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03.02.2019DecretoSicurezza

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31.01.2019

Dombass

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Manifestazione

sabato dalle ore 15:00 alle 17:00
Piazza del Comune – VITERBO (ore 15)
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  • Acqua
     
     
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Ecco la  grande bugia per giustificare l’aumento delle tariffe dell’acqua. Mentre l’Italia rischia il deferimento alla Corte di Giustizia Europea per la qualità delle acque del Viterbese, il Sindaco … Tusciatimes

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sindacatiSiopero

Sabato 9 febbraio, dalle ore 9.00, un grande corteo da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni organizzato da Cgil, Cisl e Uil per sostenere la piattaforma unitaria che contiene le proposte per cambiare le scelte dell’Esecutivo e per aprire un confronto serio e di merito.

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30.01.2019

L’Italia al tempo del Decreto Sicurezza

Il Tavolo per la Pace di Viterbo organizza, lunedì 11 febbraio 2019 alle 16.30 – Sala riunioni del Centro di Documentazione Diocesano – un incontro sul Decreto Sicurezza: cosa prevede la legge di conversione del decreto predisposto dal ministro Salvini in vigore dal 4 dicembre 2018 e soprattutto come cambia il modo di pensare la convivenza nelle comunità e l’idea che abbiamo della solidarietà e della multiculturalità nel nostro paese? Quale paese stiamo costruendo e quali sono i rischi di un atteggiamento passivo o deferente nei confronti di questi provvedimenti?

Intervengono
Enrica Rigo, docente di Filosofia del diritto, Clinica dell’Immigrazione e della Cittadinanza – Dipartimento Giurisprudenza, Università degli studi Roma Tre
Stefano Galieni, giornalista, attivista per i diritti umani e dei migranti, Associazione Diritti e Frontiere ADIF
Carlo Mezzetti, avvocato del Foro di Viterbo impegnato nella tutela dei diritti dei migranti

Presiedono
Chiara De Carolis – Casa dei Diritti Sociali della Tuscia
Luca Zoncheddu – Caritas Viterbo
Luciano Osbat – Centro di Documentazione Diocesano

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RecchioniTerni

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20.01.2019

Orte19

In occasione della Giornata Internazionale della Memoria, il Tavolo Antifascista di Orte organizza un evento per non dimenticare. Interverra’ Salvatore Federici, reduce dai campi di prigionia. Sara’ proiettato il film “Il bambino con il pigiama a righe” di Mark Herman

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19.01.2019

Il Comitato Non ce la beviamo parla dei meccanismi privatistici che vengono adottati sulla gestione dei beni comuni come l’acqua. L’aumento delle tariffe è stato deciso a stanza chiusa – nell’assemblea dei soci di Talete – estromettendo il confronto democratico nei consigli comunali e tenendo all’oscuro i cittadini sulle scelte del territorio. Il consiglio straordinario, richiesto pubblicamente dal Comitato, si terrà il 5 febbraio alle ore 9,00.

Vedi conferenza stampa su facebook

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17.01.2019

primo centenario della morte di Rosa Luxemburg (Berlino 15 gennaio 1919)

 

RosaLuxemburg

04.01.2019

Viterbo – Federazione del sociale Usb e Altro circolo lanciano un appello alle istituzioni religiose per dare protezione ai senza fissa dimora

“Emergenza freddo, si aprano le chiese ai senzatetto”

 I bollettini meteo della protezione civile sono allarmanti per la Tuscia, in particolare per le persone costrette a vivere in mezzo alla strada.

Sono previste giornate di freddo intenso …

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Viterbo – L’appello di Paola Celletti (Lavoro e Beni comuni) al sindaco

“Emergenza freddo, Arena apra i locali disponibili ai senzatetto”

L’ondata di gelo in Italia era stata già annunciata da giorni. In molte città e nella stessa Roma si stanno attuando piani di emergenza-freddo, mettendo a disposizione posti letto anche all’interno di spazi pubblici. Nessun segnale in questo senso è pervenuto dal Comune di Viterbo.

Il giorno della …

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22.12.2018

Per una grande unità antifascista in Europa

20 Dicembre 2018

Il testo del documento sottoscritto dalle associazioni antifasciste di diverse nazioni europee che hanno partecipato al Convegno “Essere antifascisti oggi in Europa” promosso dall’ANPI

Mai come oggi dal dopoguerra si presenta in Europa un così agguerrito e composito fronte di forze politiche di ispirazione razzista, neofascista, neonazista, nazionalista. Tali forze, pur essendo spesso diverse fra di loro in particolare in ragione di ciascuna specifica storia nazionale, operano con obiettivi, ideali, linguaggi, proposte e pratiche politiche simili.

La spinta delle economie liberiste in tutta Europa e gli effetti in Europa della grande crisi economica avviatasi dopo il 2007/2008 e la successiva politica economica dell’UE incardinata sul principio dell’austerità sono stati devastanti dal punto di vista sia economico-sociale che culturale, determinando un arretramento delle grandi idee di solidarietà, uguaglianza, libertà e democrazia, bandiere del movimento di Resistenza internazionale, e che avevano prevalso in Europa nel secondo dopoguerra, dopo la sconfitta del nazifascismo.

La politica economica e la cultura liberista hanno determinato una straordinaria crescita delle povertà e contemporaneamente una sempre maggiore concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi.

L’UE è perciò apparsa a milioni di cittadini non più come una forma più alta di solidarietà fra popoli e di concerto fra Stati, destinata ad una sempre maggiore coesione democratica e portatrice di benessere per i suoi popoli, ma come una delle cause determinanti del generale impoverimento, della crescente esclusione sociale, della riduzione dei diritti. È apparsa come l’Europa delle élites, dei grandi fondi finanziari e delle lobby economiche, indifferente al destino di interi Paesi e di larga parte delle popolazioni.

In questo quadro si sono largamente accresciute o hanno progressivamente prevalso in molti Paesi forze politiche di ispirazione nazionalista, razzista, neofascista, neonazista, o fortemente condizionate da tali ispirazioni. Condividiamo perciò le preoccupazioni espresse nella Risoluzione del Parlamento europeo del 25 ottobre 2018 sull’aumento della violenza neofascista in Europa, con particolare riferimento alle derive antidemocratiche di vari Paesi dell’est Europa, dove gli attuali governi mettono sempre più in discussione diritti politici, civili, e sociali, negano la memoria antifascista, banalizzando, minimizzando o addirittura negando i crimini dei nazisti e dei loro collaboratori, oscurano il valore delle forze che hanno combattuto e vinto contro l’occupazione nazifascista. Queste posizioni oscurantiste, antidemocratiche e repressive ricordano da vicino le politiche fasciste e naziste.

Comune a tali forze è la ricerca del “capro espiatorio” delle indiscutibili difficoltà di tanta parte delle popolazioni, individuato nella figura del migrante.

Al migrante, che è il bersaglio preferito delle forze radicali di destra, si aggiunge spesso la discriminazione verso ogni vera o presunta diversità: i rom e i sinti, gli omosessuali, gli ebrei, gli oppositori politici. Merita una particolare riflessione l’attacco, ogni giorno più esplicito, verso le conquiste delle donne. Etnia, sesso, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali sono oggi diventati la nuova frontiera di un razzismo strisciante, che avvelena la coesione sociale e individua nell’altro il nemico.

In questa grave situazione, resa ancora più torbida dal possibile ulteriore avanzamento di tali forze alle prossime elezioni europee, occorre reagire subito e insieme. Non è tempo di divisioni e di distinzioni: occorre l’unità contro chiunque porti il contagio del nazionalismo, del razzismo, del neofascismo, del neonazismo, contro chiunque intenda far ricadere l’Europa in un clima oscurantista.

Nell’UE c’è bisogno di una profonda svolta di politica economica e sociale che ponga al centro il lavoro e un nuovo welfare affinché l’Europa torni ai suoi valori fondativi, in primo luogo l’antifascismo, e rilanci in chiave attuale i principi costitutivi, a cominciare dai diritti umani. Occorre in concreto una politica comune che incentivi il lavoro e gli investimenti, contrasti la disoccupazione e la povertà, redistribuisca il reddito, ricostruisca il welfare. Questo è possibile attraverso il concorso dell’Unione Europea e dei singoli Stati, affinché la parziale cessione di sovranità di ciascuno Stato vada a concreto vantaggio del proprio popolo e di tutti i popoli dell’Unione.

Assieme, occorre una politica comune europea e delle singole nazionalità di contrasto senza quartiere ad ogni forma di discriminazione razziale e xenofoba, di fascismo e neofascismo, di nazionalismo, di oscurantismo.

Occorre poi l’intransigente opposizione a qualsiasi forma di negazionismo della Shoah, del Porajmos e di tutti gli stermini nei lager: slavi, omosessuali, prigionieri politici, testimoni di Geova, Pentecostali, prigionieri di guerra, mulatti, disabili, malati di mente.

L’Unione Europea ha garantito più di settant’anni di pace fra Paesi del continente, con qualche rara e deprecabile eccezione. Eppure troppe volte Paesi dell’Unione Europea sono stati coinvolti, spesso in prima fila, in guerre d’aggressione nei Paesi del Medio Oriente e dell’Africa. Il ritorno dei nazionalismi allarma, perché nella storia essi hanno spesso causato l’uso della guerra come soluzione delle controversie internazionali. Preoccupa il continuo aumento delle esercitazioni militari sul fronte orientale dell’Unione Europea e la crescente tensione che contrappone la NATO alla Russia. C’è urgente bisogno di una progressiva de escalation da entrambe le parti, e che l’Europa ritrovi il suo ruolo di attore di pace.

Noi ci impegniamo per un’Europa di pace al suo interno e nel mondo intero, perché la pace è lo scenario necessario per qualsiasi progresso sociale e civile.

Noi lanciamo un grado d’allarme davanti alla continua erosione di democrazia e ai sempre più inquietanti successi delle forze radicale di destra in Europa, operiamo per la costruzione di un largo fronte democratico, repubblicano e popolare, sosteniamo i comuni interessi dei popoli europei e dei migranti, ci proponiamo e pratichiamo un contrasto senza quartiere a tali forze di destra. Davanti ai nuovi fascismi comunque camuffati, davanti ai nuovi razzismi, davanti ai venti di compressione delle libertà democratiche, di attacco alla libertà di stampa, di negazione della divisione dei poteri, è giunto il momento di dar vita all’inedita esperienza di unità fra vecchi e nuovi antifascisti, di unità nel vasto mondo dell’associazionismo, di unità fra istituzioni, sindacati, popoli e cittadini, per sostanziare il rispetto dei diritti umani e sociali, in sostanza di unità antifascista.

Per queste ragioni 1) invitiamo a sostenere nelle prossime elezioni europee le forze che si contrappongono senza ambiguità alle formazioni sovraniste, razziste e fasciste, 2) ci impegniamo a dar vita ad una rete europea permanente di associazioni e organizzazioni antifasciste, 3) decidiamo fin da ora un prossimo appuntamento comune per i primi mesi del 2019.

Roma, 15 dicembre 2018

Carla Nespolo, Presidente nazionale Anpi;

Ulrich Schneider, Segretario generale Fir;

Tit Turncheck, Segretario generale ZZ NOB Slovenia;

Franjo Habulin, Presidente SABA Croazia;

Andrej Mohar, Segretario generale ZKP – Unione Partigiani Carinzia (Austria);

Casimiro Baptista Levy, Presidente URAP (Portogallo);

Nicolay Royanov, Vicepresidente Associazione Veterani Russi;

Manuela Gretkowska, fondatrice Partito delle Donne (Polonia);

Conny Kerth, Presidente VVN-BDA/RFA (Germania);

Dario Venegoni, Presidente ANED

Roma, 15 dicembre 2018

(Su http://www.anpi.it/articoli/2115/essere-antifascisti-oggi-in-europa sono disponibili gli interventi svolti durante il convegno e i messaggi istituzionali)

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17.12.2018

Contributo dell’Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo alla Conferenza dei Servizi della Asl di Viterbo in programma dal 18 al 20 dicembre 2018.

“A quaranta anni dall’istituzione del Servizio sanitario nazionale-Ssn, sempre più a rischio, anche nel viterbese, la salute delle persone per carenza di prevenzione, diagnosi precoce e cure adeguate. Interventi e considerazioni per rispettare pienamente la legge 833/78”

Nel 1978 con la legge 833/78 veniva istituito il Servizio nazionale sanitario-Ssn per garantire  pienamente ad ogni persona il diritto alla salute, come sancito dall’ articolo 32 della Costituzione italiana che afferma: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando la promulgazione di questa legge, ha detto:“Voglio ringraziare tutti i protagonisti del nostro eccellente Servizio Sanitario nazionale. Questi 40 anni rappresentano una storia importante per il nostro Paese, una pagina ampiamente positiva che ci pone all’avanguardia nella comunità internazionale. Dobbiamo mantenere e sempre più migliorare questa condizione attraverso l’opera, l’impegno, la passione e la dedizione di coloro che a vario titolo fanno parte del Servizio sanitario nazionale. Vorrei ringraziarli molto. La Repubblica vi è grata”.

Facciamo nostro l’auspicio del presidente della Repubblica ma a quarant’anni di distanza si deve purtroppo costatare una grave, quanto sempre più diffusa situazione, di riduzione e difficoltà di accesso alle prestazioni previste e garantite dal Servizio nazionale sanitario-Ssn, a fronte

dell’ incremento del numero delle persone anziane,delle malattie cardiovascolari, neoplastiche, respiratorie, cronico-degenerative, immunologiche, metaboliche (soprattutto diabete di tipo II e obesità), neuroendocrine e dei disturbi neurocomportamentali nei bambini.

In questi ultimi anni il disagio dei malati e delle loro famiglie è andato sempre più crescendo come rilevato da continui report e studi sullo stato di salute e l’accesso alle cure in Italia (http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=59202).

Relativamente alle patologie oncologiche,l’Associazione italiana dei registri tumori-Airtum evidenzia che circa 3 milioni di italiani sono affetti da cancro, circa mille persone ogni giorno ricevono una nuova diagnosi di cancro e circa cinquecento persone muoiono ogni giorno di cancro ovvero oltre 175 mila persone l’anno.

Anche questi numeri così drammatici possono diminuire se si rispetteranno gli obiettivi fondamentali previsti dal Servizio sanitario nazionale-Ssn che erano e rimangono: la formazione di una moderna coscienza sanitaria; la prevenzione delle malattie;la promozione e la salvaguardia della salubrità e dell’igiene dell’ambiente naturale di vita e di lavoro.

Nei nostri territori gli obiettivi del Servizio sanitario nazionale per quanto riguarda la prevenzione possono e devono essere raggiunti anche:

  • garantendo acque potabili e salubri alle popolazione, nella fattispecie acque assolutamente prive di Arsenico- elemento tossico e cancerogeno e di altri contaminanti;
  • tutelando le risorse idriche;
  • evitando l’esposizione delle persone, in particolare dei bambini e delle donne in gravidanza ai pesticidi- sostanze tossiche e cancerogene- anche con interventi di contrasto all’espansione della monocoltura della nocciole e di altre monocolture estese ( questi particolari tipi di coltivazione utilizzano pesticidi e sostanze di sintesi chimica), espressioni dell’agricoltura intensiva e chimica- in favore dell’agricoltura biologica rispettosa di salute e ambiente;
  • migliorando la qualità dell’aria, attraverso azioni sulla mobilità pubblica e privata,tornando a chiedere lo spegnimento della centrale a carbone di Civitavecchia i cui fumi nocivi arrivano anche nel viterbese e degli altri impianti di produzione energetica che emettono nell’aria gas e sostanze nocive;
  • migliorando la gestione dei rifiuti;
  • bonificando le discariche illegali di rifiuti tossici ancora presenti nel territorio viterbese;
  • incentivando, negli edifici pubblici e privati, i lavori per la dispersione del radon (gas cancerogeno la cui esposizione correla con il cancro del polmone);
  • riducendo le esposizioni a campi elettromagnetici e insegnando, soprattutto ai più giovani, un corretto uso dei dispositivi elettronici e in particolare dei telefoni cellulari;
  • educando a più sani stili di vita.

Per quanto riguarda la diagnosi precoce e le migliori cure, questi obiettivi possono concretizzarsi attraverso una più oculata gestione delle risorse che porti all’abbattimento delle lunghe liste di attesa per interventi chirurgici, visite ed esami diagnostici.

Tempi di attesa spesso così lunghi che di fatto umiliano e limitano fortemente il diritto alla salute e di conseguenza aumentano il rischio di malattie, complicanze e morte per la popolazione in generale ma, e ovviamente, soprattutto per quella parte della popolazione appartenente alle fasce più svantaggiate economicamente e i poveri in generale.

Una situazione questa che di fatto, anche nella nostra provincia, impedisce sempre di più la prevenzione, la diagnosi e le cure in tempi adeguati e che ha come fine sempre più evidente e malcelato quello di favorire lo smantellamento già in corso del Servizio sanitario nazionale a favore di enti, istituzioni, laboratori, ambulatori e cliniche del settore privato e/o convenzionato.

Rispettare la legge 833/78 e impegnarsi concretamente per la sua piena attuazione significa dunque e inoltre, sul territorio nazionale,come in quello della nostra provincia, operare per il potenziamento della diagnostica di emergenza e prevenzione, dei servizi ambulatoriali territoriali, delle strutture dei Pronto Soccorso, del numero dei posti letto negli ospedali e nelle strutture dedicate alla riabilitazione.

Per realizzare tutto questo è evidentemente necessario lo sblocco e l’incremento nel settore sanitario delle assunzioni a tempo indeterminato così da ridurre anche i tempi delle liste di attesa e migliorare la qualità della vita dei pazienti e degli operatori sanitari.

Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

Viterbo, 16 dicembre 2018

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16.12.2018

Bulicame

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5.12.2018

Noncelabeviamo

La normativa che riguarda la gestione idrica potrà avere, probabilmente e fortunatamente, dei notevoli cambiamenti. E’ infatti in discussione la proposta di legge n° 52 il cui itinere è iniziato e si concluderà nel mese di dicembre. La proposta di legge è imperniata sulle modalità di gestione indicate dai referendum del 2011, con oltre 27 milioni di adesioni, che hanno optato per una modalità pubblica, cosa che in questi anni è stato avversata ,anche con provvedimenti legislativi, dai governi che si sono succeduti.

Nella regione Lazio, inoltre, nel 2014 è stata approvata all’unanimità la legge n° 5 che indica nel concreto una organizzazione diversa e più vicina alle realtà locali in sintonia con la proposta parlamentare.

Nell’ ATO 1 di Viterbo la situazione della gestione è oltremodo problematica relativamente sia alla situazione economico-finanziaria che non vede un bilancio credibile sia alla non risolta presenza di arsenico e inquinanti, nonostante la S.P.A. che gestisce il S.i.i. abbia provveduto ad aumenti tariffari, motivazioni ce hanno indotto, giustamente, molti comuni a non aderire alla società.

In vista della discussione in parlamento della proposta di legge il comitato “NON CE LA BEVIAMO” organizza un incontro pubblico degli amministratori dove sarà presente l’on FEDERICA DAGA, prima firmataria della proposta, per illustrare e discutere i principali punti del progetto.

La Cittadinanza è caldamente invitata alla assemblea che si terrà il giorno 13 dicembre 2018 alle ore 16,30 presso la Sala Regia del Comune di Viterbo – Via Ascenzi, 1

Il comitato

NON CE LA BEVIAMO


 

27.11.2018

 

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L’Inferno giunge a Viterbo ed è con tutta l’emozione dell’altro mondo che ve lo annuncio, amici: presentiamo il Canto V, il Canto di Paolo e Francesca, gli adulteri immersi nella bufera infernale a scontare la colpa di una passione proibita, costretti a rivivere in eterno l’atroce fatto di sangue che ha posto fine al loro romanzo. 
Il canto verrà raccontato, recitato, elettrificato, suonato dal vivo. Avrò la fortuna di essere affiancato da due musicisti di assoluto livello, Fabrizio Ulisse eMassimiliano Annibaldi, due compositori dal curriculum imbarazzante, se paragonato a quello del sottoscritto, basti pensare che sono gli autori, tra le mille altre cose, della colonna sonora originale della fiction “Il mostro di Firenze”. L’obiettivo è la creazione di un ambiente sonoro di massimo impatto in cui immergere la narrazione dantesca, riverberandone gli echi. Stefano Fiori contribuirà a far scattare il marchingegno con un allestimento artistico visuale in video-mapping creato apposta per l’occasione. 
Parole, musiche, immagini: uno spettacolo prodotto dalla compagnia Tetraedro, venuto alla luce per volontà del mai abbastanza ringraziato Francesco Cerra. 

Ps: Andrea Noceti firma una locandina superba.

Domenica 9 dicembre alle 18:30, a Viterbo, al complesso di Santa Maria Nuova (una traversa della centralissima via San Lorenzo). Per info e prenotazioni: compagniatetraedro@gmail.com

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21.11.2018

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9.11.2018

Il degrado e l’inquinamento del lago di Vico come caso di studio nell’ambito del corso ECM ( Educazione continua in medicina) su “ Sostenibilità ambientale e salute”, svoltosi a Roma dal 19 al 20 ottobre 2018

 

Si è svolto a Roma, organizzato dall’Ordine dei medici ed odontoiatri- OMCeO di Roma e Provincia, in collaborazione con l’Associazione medici per l’ambiente-Isde(International society of doctors for the environment) , il corso sul tema “ Sostenibilità ambientale e salute”.

 Il corso, nell’ambito delle attività ECM (Educazione continua in medicina), ha voluto rispondere  all’esigenza sempre più diffusa tra gli operatori sanitari, di avere una conoscenza più approfondita e dettagliata delle complesse dinamiche e relazioni ambiente-salute che sono, con sempre più evidenza, alla base dei meccanismi che determinano  lo stato di malattia.

L’ambiente infatti nella sua accezione più completa e complessa,comprensiva di stili di vita, condizioni sociali ed economiche, è un determinante fondamentale per il benessere psicofisico e quindi per la salute delle persone e delle popolazioni.

Ormai è da lungo tempo che i medici sono testimoni delle drammatiche conseguenze che i danni ambientali provocano alla salute delle persone.

Ogni giorno nella pratica medica si constata l’aumento delle malattie cronico-degenerative, infiammatorie e neoplastiche, sempre più correlato, come da evidenze scientifiche, all’inquinamento inteso come trasformazione molecolare della qualità dell’aria, dell’acqua e delle catene alimentari.

L’incremento ormai “pandemico” di malattie endocrino-metaboliche (obesità, diabete 2, tireopatie, disturbi della sfera riprodutiva), immunomediate, del neuro sviluppo e neurodegenerative, oltre che cardiovascolari e neoplastiche potrebbe tradursi, secondo molti analisti, anche in una vera e propria crisi dei sistemi sociosanitari che solo una strategia di “prevenzione primaria” globale potrebbe ancora scongiurare.

 I medici Gianni Ghirga, Mauro Mocci, Antonella Litta e Pasquale Milo hanno illustrato alcune delle principali problematiche ambientali e sanitarie correlate a particolari situazioni territoriali nella Regione Lazio e le attività di informazione, formazione, documentazione e studio che svolgono da oltre un decennio per conto dell’Isde.

La dottoressa Antonella Litta ha presentato la relazione “Alto Lazio:lo stato ecologico del lago di Vico. Un caso emblematico di inadeguata tutela delle risorse idriche e possibile rischio sanitario per le popolazioni”.

Nel corso del suo intervento la dottoressa Litta ha evidenziato quanto più volte segnalato alle competenti Istituzioni circa il degrado e l’inquinamento del lago di  Vico e il possibile e connesso rischio sanitario per le popolazioni di Caprarola e Ronciglione.

I due Comuni infatti da questo lago attingono il quantitativo maggiore di acqua e da anni si susseguono ordinanze sindacali che ne vietano l’uso potabile.

Le cause, ha fatto notare la referente Isde, che verosimilmente sono state e continuano ad essere all’origine del degrado di questo importante ecosistema e bacino idrico, sono da porre in relazione:

–         alle intense fioriture del cianobatterio Plankthotrix rubescens e delle altre specie di cianobatteri,  fioriture favorite verosimilmente dall’uso ultradecennale di fertilizzanti e fitofarmaci nelle vaste aree coltivate a noccioleti in prossimità del lago;

–         al possibile permanenza di scarichi fognari abusivi o non a norma sulle sponde e in prossimità del lago;

–         alla possibile azione residua di inquinamento dovuta agli agenti contaminanti individuati nel sottosuolo del dismesso Magazzino Materiali di Difesa Nbc di Ronciglione, ubicato anch’esso in prossimità delle sponde del lago;

–         a possibili attività illecite condotte all’interno e in prossimità della Riserva naturale.

La dottoressa Litta ha poi indicato alcuni interventi necessari ed urgenti, più volte segnalati alle competenti Istituzioni ed Autorità, per avviare il risanamento dell’ecosistema del lago di Vico e tutelare così la salute delle persone e in particolare dei bambini:

–         cessazione immediata della captazione di acqua dal lago di Vico e contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico;

–         avvio in tempi rapidi di una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell’uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole in essa presenti e netta riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti;

–         costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;

–         bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;

–         intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all’interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico;

–         immediata installazione di impianti pilota per lo studio di una potabilizzazione extralacustre veramente efficace delle acque in relazione alle loro criticità e ricerca di nuove falde di captazione;

–         costante e approfondito monitoraggio di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;

–         biomonitoraggio per contaminazione da sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e in particolare per le piante di nocciolo coltivate in prossimità del lago;

–         informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l’ospedale di Ronciglione;

–         inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;

–         screening gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto “effetto cocktail” determinato dall’esposizione contemporanea a  più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, anche se entro i limiti di legge, in particolare: cianobatteri, microcistine algali, arsenico, metalli pesanti e pesticidi.

Per un approfondimento di quanto illustrato dalla dottoressa Litta nel corso della sua relazione si rimanda al documento  presentato alla Prefettura di Viterbo il 21 maggio 2018.

Associazione medici per l’ambiente- Isde  di Viterbo

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4.11.2018

L'immagine può contenere: una o più persone e testo

TEATRO DI PORTA PORTESE
Martedì 20 Novembre alle ore 21

“Allora ero giovane pure Io ” di e con pietro benedetti

nell’ambito dell’evento ” Oltre il Pregiudizio “

un monologo di Teatro Testimonianza sulla vita Poetica e Travagliata di
ALFIO PANNEGA senzatetto, poeta popolare e pacifista.

Grazie Tonino Tosto, Susy Sangermano e Teatro di Porta Portese

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30.10.2018

DALLE TRINCEE AI CAMPI E ALLE OFFICINE
Dibattito pubblico sul Centenario della Vittoria nella Grande guerra
Organizzato da Patria Socialista, Sezione Celestino Avico della Tuscia, in collaborazione con la Federazione provinciale Usb

sabato 3 novembre 2018, ore 17.30
Sala conferenze della Federazione provinciale Usb 
via Igino Garbini, 51, Viterbo

Seguirà vermouth d’onore 

Cento anni fa, il 4 novembre 1918, dopo aver occupato Vittorio Veneto e affondato la flotta austriaca Viribus unitis, il Corpo di spedizione italiano sbarcava a Trieste ed entrava in vigore l’Armistizio. L’11 successivo, con la capitolazione tedesca, terminava la Prima guerra mondiale, con dieci milioni di morti.  
L’Italia, che aveva mobilitato sei milioni di soldati, aveva lasciato nelle trincee più di 600 mila morti, cui si va ad aggiungere un milione di feriti, mutilati e invalidi. 
Nel Centenario della ricorrenza, Patria Socialista ricorda il sacrificio delle centinaia di migliaia di soldati, dei figli del popolo, i “fanti-contadini”, cui si deve il principale merito della Vittoria, e con esso quell’interventismo democratico e rivoluzionario che, se vedrà disattese le speranze dello sconvolgimento sociale e politico anelato, tradite dal fascismo, getterà quei semi destinati a germogliare negli anni successivi.
Il proposito è quello di sottrarre l’anniversario al reazionarismo e al nazionalismo di stampo fascista, onde restituirlo alla classe lavoratrice cui spetta di diritto. Per far ciò occorre ricordare le genuine pulsioni di quella sinistra rivoluzionaria italiana che, pressoché in blocco, si riversava al Fronte per demolire quegli Imperi Centrali che già Mazzini aveva indicato come principale ostacolo all’emancipazione dei popoli europei. Occorre ricordare anche l’Esperienza di Fiume, della Reggenza del Carnaro, con i suoi elementi di progresso e rivoluzione cui fattori, endogeni ed esogeni, impediranno lo sviluppo. Occorre ricordare, inoltre, quel Biennio rosso, operaio e contadino, che spesso vedeva a capo i Combattenti di guerra, e, infine, quell’Arditismo popolare, che trovava origine nei Reparti d’assalto della Guerra, nasceva su iniziativa di Arditi e combattenti, e si strutturerà come la prima vera e propria organizzazione nazionale antifascista. 
Germogli, quelli della trincea, di sangue, vitalità e coscienza, che saranno gelosamente conservati nell’opposizione durante il Ventennio, tra il carcere, il confino e l’esilio, fioriranno nella difesa della II Repubblica di Spagna e daranno i loro frutti con la Resistenza.

13.10.2018

Salute

 

12.10.2018

 

01.10.2018

 

Inferno al Vulcano di Gabriele Busti

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27.09.2018

19.09.2018

LIBRERIA ETRURIA INCONTRA GLI AUTORI

 

VITERBO – Giuseppe Benedetti e Donatella Coccoli presentano il loro libro “Gramsci e la scuola. Conoscere è libertà. “Asino d’oro editore. A parlare con gli autori Annalisa Pacini e Alvaro Belardinelli.

La scuola, la cultura, la conoscenza. Alla ricerca del Gramsci più contemporaneo e “dimenticato”.

maggiori dettagli

 

18.09.2018

Drug Gojko (Compagno Gojko) narra, sotto forma di monologo, le vicende di Nello Marignoli, classe 1923, gommista viterbese, radiotelegrafista della Marina militare italiana sul fronte greco-albanese e, a seguito dell’8 settembre 1943, combattente partigiano nell’Esercito popolare di liberazione jugoslavo.

maggiori dettagli

16.09.2018

 Gabriele Busti
Amici! Sabato 29 settembre alle pendici di un vulcano, più precisamente al parco vulcanologico di San Venanzo TR, siete tutti invitati alla lezione-spettacolo su Inferno, XXVI, ovvero il Canto di Ulisse!

Un tuffo nell’ottava bolgia, a scandire l’amara maledizione di Firenze da parte del suo cittadino più illustre, a contemplare lo spettacolo di migliaia di anime fiammeggianti, a raccontare il folle volo di Ulisse verso il mondo sansa gente, la sua insaziabile fame di canoscenza, la muta vendetta che un Dio silente e nascosto farà abbattere su di lui, per aver oltrepassato i limiti dell’umano. 
Una lettura arricchita di nuovi esperimenti sonori, con Lorenzo Busti.
Accorrete numerosi!

sanvenanzoBusti

08.09.2018 

Silvio della Tuscia

STORIE NASCOSTE

Iniziato sotto l’ombrellone, finito allo scoccare del 75° ann.rio dell’Armistizio che diede il via alla Resistenza. 563 pagine, scritte in grandezza carattere 10, con, altresì, un massiccio apparato critico di note. Sarebbe più facile dire di quello di cui non tratta questo monumentale volume sulla Resistenza nel Senese, con continui flashback nel Ventennio, costato agli autori 6 anni di lavoro. E come dubitarne? 

Gli argomenti che risultano centrali alla lettura riguardano indubbiamente i punti su cui ha fatto leva il revisionismo strumentale: il tema dell’eliminazione delle spie, dei collaborazionisti fascisti, o presunti tali, durante la Guerra e immediatamente dopo. Senza fare sconti ad alcuno, c’è un lavoro di documentazione e di contestualizzazione dei fatti, verificatisi in un ambiente di odio e di violenze. Grande risalto infatti è dato alla Strage nazifascista di Montemaggio: 19 partigiani trucidati che i fascisti tentarono di far passare come uccisi in combattimento. Una strage di giovani del posto, che porterà con sé, ovviamente e inevitabilmente, strascichi negli anni a venire. E le spie, i responsabili, non ce lo avevano certo scritto in fronte, né giravano con un tesserino in tasca che li qualificasse come tali. 
Importanti anche i passaggi che parlano delle violenze commesse dagli Alleati contro la popolazione, e non solo in riferimento ai marocchini… 
In merito ai personaggi descritti, a spiccare su tutti Giorgio Alberto Chiurco. Lo avevamo lasciato come autore della Storia della rivoluzione fascista, in cui rendeva involontario quanto indubbio omaggio al popolo viterbese, che il 10-12 luglio ’21 aveva scacciato i fascisti. Ebbene, oltre alle diverse info sul suo conto, apprendiamo che era un medico, non un veterinario. Caduto politicamente in disgrazia per un suo resoconto sulla Battaglia di Guadalajara, dove i volontari antifascisti italiani avevano sconfitto i fascisti, che non era piaciuto a Ciano. Poi è stato recuperato durante Salò, fino a divenire il Capo della Provincia di Siena. Fascista zelante, ci dicono gli autori, ma al contempo prudente nell’alterare gli equilibri locali, a fini, si suppone, di vantaggio personale.

Giulietto Betti, Claudio Biscarini, Storie nascoste, 1944-1960, Aspetti misconosciuti o poco noti della Resistenza in provincia di Siena, Arcidosso, Effigi, 2013.

02 .08.2018

Acqua pubblica: confronto importante ed efficace con il Presidente della Camera

Questa mattina si è svolto a Montecitorio l’incontro tra il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e il Presidente della Camera, Roberto Fico, in cui si è avviato un confronto per dare finalmente una concreta e reale attuazione all’esito referendario del 2011 e quindi giungere ad una gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico integrato in Italia.

Diversi sono stati gli interventi degli attivisti del movimento per l’acqua che con competenza hanno toccato molteplici aspetti della battaglia per l’acqua bene comune, dal locale al nazionale passando per le questioni di carattere internazionale, e ne hanno efficacemente rappresentato la ricchezza e persistenza.
In generale abbiamo denunciato i tentativi di elusione e cancellazione dell’esito referendario messi in campo in questi anni e il fatto che i processi di privatizzazione proseguano mediante meccanismi quali fusioni e aggregazioni tra aziende, soprattutto intorno alle grandi multiutility quotate in borsa (HERA, A2A, IREN, ACEA), e attraverso la predisposizione di un sistema tariffario da parte di ARERA volto alla massimizzazione del profitto.
Nello specifico abbiamo sottoposto al Presidente Fico le seguenti richieste:
  • un pronunciamento politico esplicito sul fatto che l’applicazione dell’esito referendario significa costruire un provvedimento legislativo che, da una parte, sancisca che la forma di gestione dei servizi pubblici locali è unicamente quella effettuata tramite Enti di diritto pubblico (aziende speciali e aziende speciali consortili) e, dall’altra, intervenga seriamente sul sistema di finanziamento del servizio idrico a partire dalla reale eliminazione di qualsiasi voce riconducibile al profitto;
  • l’impegno alla calendarizzazione immediata della legge per l’acqua pubblica nella versione aggiornata e depositata nella scorsa legislatura dall’intergruppo parlamentare per “l’acqua bene comune”;
  • l’impegno a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per giungere allo scioglimento di ARERA e definire il ritorno delle sue competenze ai Ministeri competenti e nello specifico del servizio idrico integrato al Ministero dell’Ambiente, oltre a mettere uno stop alla vessatoria pratica dei distacchi e garantire realmente il quantitativo minimo vitale a tutti gli utenti;
  • l’impegno ad apportare modifiche al Decreto Ambientale (D.Lgs 152/2006) a partire dall’eliminazione di tutte le novità introdotte dallo Sblocca Italia che puntano alla concentrazione della gestione che esautorano gli Enti Locali da ogni possibilità di decidere, anche e soprattutto mediante l’approvazione di leggi regionali.

Approfondisci

30.07.2018

Recensione libro

Silvio

Il Pane e le rose

 10.07.2018

MAREMMANZA di Pietro Benedetti

Spettacolo sualla tradizione dell’improvisazione poetica, musicale e sulla enogastronomia TOSCO LAZIALE

TREDICI GRADI piazza del Gesù Viterbo dalle ore 20 Venerdì 13 luglio

non perdete l’occasione in anteprima…

con BETTI…BENEDETTI E GIOVANI

guest Star Paola Bertoncini Narratrice di Comunità

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09.07.2018

L’Associazione medici per l’ambiente- ISDE ha partecipato ai lavori della III Conferenza internazionale  “ Laudato si’: salvare la nostra casa comune e il futuro della vita sulla terra”, svoltasi dal 5 al 6 luglio 2018  nella Città del Vaticano

L’Associazione medici per l’ambiente -ISDE ( International society of doctors for the environment)- Italia, ha partecipato ai lavori della III Conferenza internazionale “ Laudato si’: salvare la nostra casa comune e il futuro della vita sulla terra”, svoltasi dal 5 al 6 luglio 2018 nell’aula del Sinodo della Città del Vaticano.

La conferenza, organizzata da Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano integrale, per celebrare il terzo anniversario della promulgazione dell’enciclica “ Laudato si’” di Papa Francesco, ha inteso segnalare ancora una volta l’urgenza e la profonda preoccupazione per lo stato di grave precarietà e fragilità ambientale, climatica, sociale, economica, culturale, etica  e spirituale in  cui versa il nostro pianeta e richiamare tutti alle proprie urgenti responsabilità.

In particolare i cambiamenti climatici generati dall’utilizzo di fonti energetiche fossili (carbone, petrolio e derivati), da attività industriali e agricolo-intensive, dal sistema di trasporto su gomma, aereo e marittimo, rappresentano ormai indubbiamente una seria minaccia alla vita stessa del genere umano e di tutto il pianeta.

La conferenza ha voluto dare voce anche alle richieste dei popoli indigeni, quelli che più vivono in rapporto con la natura e ne sono custodi,  che  vivono sempre più  minacciati da scelte economico-politiche di aggressione e sfruttamento dei territori di cui la deforestazione dell’Amazzonia, polmone verde del mondo, rappresenta un tragico esempio.

All’incontro hanno preso parte oltre quattrocento persone tra esperti del clima, teologici, biologi, medici, economisti, accademici, religiosi appartenenti a diverse Chiese e fedi e attivisti di trecentotrentatre organizzazioni provenienti da tutto il mondo, in particolare dall’Amazzonia, Africa, India, Isole del Pacifico e Groenlandia, aree già ora pesantemente minacciate nella loro  stessa sopravvivenza a causa degli effetti del surriscaldamento climatico (deforestazione, riduzione delle risorse idriche, desertificazione, perdita della biodiversità, scioglimento dei ghiacciai etc).

La conferenza nei due giorni di studio si è sviluppata secondo il percorso “ Vedere-giudicare- agire” seguito nell’enciclica, in linea con l’approccio che mira all’ecologia integrale adottato da Papa Francesco, analizzando l’attuale situazione di crisi da una prospettiva globale così da sentire “ tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.

 Sono i poveri infatti coloro che subiscono  maggiormente gli effetti  dei cambiamenti climatici e anche per queste ragioni sono costretti a migrare.

Nell’ultimo giorno dei lavori sono state discusse e proposte linee di azione concrete e partecipative per la custodia e la cura della nostra casa comune attraverso il coinvolgimento e l’impegno individuale, delle comunità ed istituzioni a livello locale, regionale, nazionale e internazionale.

Il  dottor Roberto Romizi, presidente dell’Associazione medici per l’Ambiente- ISDE e la dottoressa Antonella Litta, referente ISDE ,sono stati invitati a partecipare alla conferenza.

La dottoressa Antonella Litta, in particolare, ha preso parte ai lavori del gruppo sul tema : “Cambiamenti climatici: stiamo ascoltando il grido della terra?”

La  referente ISDE ha focalizzato il suo intervento su quanto generato dal trasporto  aereo, una forma di mobilità in vertiginosa crescita, in termini di inquinamento dell’aria, dell’ambiente, danni alla salute e rilevante contributo ai cambiamenti climatici.

Razionalizzare e ridurre il trasporto aereo per contrastare il cambiamento climatico, l’inquinamento ambientale e per tutelare la salute di tutte le specie a cominciare da quella umana: le ragioni etiche e le ragioni scientifiche a supporto.

 

Abstract dell’intervento:

Antonella Litta

Medico di medicina generale, specialista in Reumatologia.

Referente nazionale e coordinatrice del gruppo di studio sul tema : “ Il traffico aereo come fattore d’inquinamento ambientale e danno alla salute” per l’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment).

 

Abstract

During the last decades, air traffic has shown an almost continuous growth mostly in regard to sector of goods transportation and the low cost flights one, usually related to the so-called “hit-and-run” tourism, thus leading to an increasingly negative impact on the environment, particularly in terms of atmospheric and acoustic pollution, and to a major contribution to climate change.

According to the European Aviation Environmental report 2016 (EAE) the number of flights has increased by 80% between 1990 and 2014, and is forecast to grow by a further 45% between 2014 and 2035.

Eurocontrol (www.eurocontrol.int), un’organizzazione cui partecipano attualmente 41 Stati europei, stima che nel 2025 il settore aereo arriverà a produrre  a livello mondiale tra gli 1,2 e gli 1,4 miliardi di tonnellate di CO2 (per ogni tonnellata di carburante combusto si producono circa 3,16 tonnellate di CO2).

Only a small portion of the worldwide population travels by plane, while the dramatic consequences of the global warming, which partly arise from air traffic, fall upon the whole humankind in terms of desertification, floods, cyclones, climate upheavals, in such a serious way to cause destructions and famines in ever larger parts of the planet, and increase the forced phenomenon of migration flows, in particular from Africa and Asia.

Scientific literature and studies on  environmental, health and climate impact of air transport are available since many decades and are more and more numerous.

Se si vuole contrastare in maniera efficace il cambiamento climatico occorre quindi intervenire con programmi nazionali e internazionali di riduzione e razionalizzazione  anche di questa forma di mobilità fortemente inquinante.

 

Key words:

Airports, air transport and climate, environment and health, atmospheric pollution, aircraft noise, noise and children’s cognition and health.

 

Introduzione

 

Il trasporto aereo è la forma di mobilità che più incide sul cambiamento climatico ed ha un impatto negativo sull’ambiente, gli ecosistemi e la salute umana.

Negli ultimi decenni, il traffico aereo ha registrato infatti una fase di crescita pressoché costante soprattutto per quanto riguarda il settore del  trasporto merci e quello dei voli low cost, solitamente legato al turismo definito anche “ mordi e fuggi” determinando così un incremento importante del suo impatto negativo sull’ambiente, soprattutto in termini di inquinamento atmosferico ed acustico.

Ogni giorno più di centomila aerei si alzano in volo inquinando i cieli.

Purtroppo, il trasporto aereo, colpevolmente e raramente, viene incluso tra i settori nei quali intervenire per ridurre l’inquinamento atmosferico e contrastare il cambiamento climatico,come purtroppo si è finora registrato nelle varie conferenze internazionali sul clima.

Sarebbe giusto e necessario invece includere azioni e interventi di riduzione e razionalizzazione del trasporto aereo nei piani di miglioramento della qualità dell’aria soprattutto nelle grandi città dove invece è solo il traffico su gomma che viene di tanto in tanto bloccato a seconda dei livelli di particolato-PM(Particulate Matter) rilevati nell’aria.

Solo una minima parte della popolazione mondiale viaggia in aereo mentre le drammatiche conseguenze del surriscaldamento climatico, derivanti anche dal trasporto aereo, ricadono sull’intera umanità in termini di desertificazione, alluvioni, cicloni, sconvolgimenti climatici così gravi che determinano distruzioni e carestie in aree sempre più estese del pianeta e incrementano il fenomeno forzato delle migrazioni soprattutto dal continente africano ed asiatico.

Secondo la tesi dei maggiori studiosi e delle più prestigiose istituzioni internazionali entro il 2050 si raggiungeranno tra i 200 e i 250 milioni di profughi per cause ambientali.

 

Chi fosse interessato al completo intervento puo richiederne una copia 

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25.06.2018

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► SUI VACCINI. Comunicato Stampa dell’Istituto Superiore di Sanità n°17/2018

Nel caso in cui si fermassero i programmi vaccinali, le malattie prevenibili con i vaccini tornerebbero. Anche se un’igiene migliore, il lavaggio delle mani e l’acqua pulita contribuiscono a proteggere dalle malattie infettive, queste malattie si possono diffondere indipendentemente dal livello di igiene. Se le persone non si vaccinassero, in breve tempo comparirebbero di nuovo malattie diventate poco frequenti, come la la difterite, la pertosse, il morbillo, la parotite.
Lo sottolinea l’Organizzazione Mondiale della Sanità a proposito del valore dei programmi vaccinali in tutto il mondo che ha diffuso in un video il seguente testo:

CINQUE FATTI SULLE VACCINAZIONI
1) I vaccini sono sicuri ed efficaci.
Ogni vaccino approvato è:
✓ rigorosamente testato prima di essere autorizzato per l’uso
✓ regolarmente valutato
✓ i suoi effetti sono costantemente monitorati

2) I vaccini prevengono malattie mortali come:
✓ difterite,
✓ parotite,
✓ morbillo,
✓ pertosse

3) I vaccini immunizzano meglio delle infezioni naturali: la risposta immune ai vaccini è simile a quella prodotta dall’infezione naturale ma è meno rischiosa.

4) I vaccini combinati sono sicuri e producono effetti benefici.
La somministrazione contemporanea di più vaccini non produce danni sul sistema immunitario dei bambini:
✓ si diminuisce il disagio dei bambini
✓ si risparmia tempo e denaro

5) ​Se noi fermiamo le vaccinazioni le malattie riemergeranno.
Nonostante la migliore igiene sanitaria, e l’accesso all’acqua sicura le infezioni si diffonderanno.
Quando le persone non sono vaccinate, le malattie infettive diventate rare ricompaiono velocemente.

Elena De Rosa

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14.06.2018

► Signore e signori si torna in giro col Canto V: INFERNO A MARSCIANO!

All’Inferno, di nuovo, giù nel secondo cerchio, a incontrare Minosse il giudice spietato, a godere lo spettacolo di mille e più anime sbattute dalla tempesta, donne e uomini macchiati dal rosso della passione, condannati alla notte più nera… All’Inferno, a raccontare una storia d’amore proibito che valica i secoli, ad ascoltare il dolce e straziante canto di Francesca.
Mercoledì 20 giugno alle ore 21:30 a Marsciano PG, nella splendida PIAZZOLA di SEQUENZE E FREQUENZE.

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Gabriele Busti

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CASA DELLA CULTURA

Sala assemblee di Palazzo Brugiotti – Via Cavour 67, Viterbo

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OGGI 29 Maggio alle ore 17, 30 si e svolto l’incontro con Francesco Pecoraro, scrittore e architetto, una delle figure più notevoli della nostra scena letteraria. Il suo primo romanzo, “La vita in tempo di pace” (Ponte alle Grazie, 2013), ha suscitato al suo apparire un ampio dibattito critico, e si è subito imposto, per la sua capacità di penetrare in profondità nella sottile inquietudine che domina il “tempo di pace” in cui viviamo, come uno dei capolavori della letteratura italiana contemporanea. E’ quindi con speciale soddisfazione che la Casa della Cultura di Viterbo ha avuto come su ospite ospitel’architetto e scrittore Francesco Pecoraro. Ad accompagnare Pecoraro, in dialogo con lui, era inoltre presente il prof. Guido Mazzoni, poeta e critico letterario, già ospite della “Casa della Cultura” in precedenti appuntamenti e membro del nostro Comitato scientifico. Visti lo spessore e la personalità dei due ospiti, l’incontro  è stato anche  un’occasione per riflettere con lucidità e spregiudicatezza, attraverso il filtro smascherante della letteratura e dell’arte, sulla nostra non sempre amena attualità.

Problematiche ambientali e sanitarie derivanti dal degrado della qualità delle acque e dell’ecosistema del lago di Vico

Si è svolto lunedì 21 maggio 2108  presso la  Prefettura  di Viterbo  un incontro sulle problematiche ambientali e sanitarie derivanti dal degrado della qualità delle acque e dell’ecosistema del lago di Vico.

 Al termine dell’incontro la dottoressa Antonella Litta referente dell’Associazione medici per l’ambiente- Isde (International society of doctors for the environment) ha consegnato al dottor Giovanni Bruno prefetto di Viterbo un documento di sintesi relativo al degrado e inquinamento dell’ecosistema del lago di Vico, al rischio sanitario per le popolazioni di Caprarola e Ronciglione e agli interventi per la tutela della salute e la salvaguardia ambientale e ulteriore documentazione.

 

 Associazione italiana medici per l’ambiente  – Isde di Viterbo

isde.viterbo@gmail.com

 

Di seguito il testo del documento di sintesi.

La situazione del lago di Vico

Il lago di Vico per le particolari e pregiate caratteristiche del suo ecosistema è  stato classificato come Sito d’importanza comunitariaSic n. IT6010024  e Zona di protezione speciale-Zps n. IT6010057.

Proprio per proteggere questo delicato ecosistema, nel 1982, veniva istituita la Riserva naturale regionale del lago di Vico (legge regionale del 28 settembre 1982 n. 47 e successiva legge regionale del 24 dicembre 2008 n. 24 ) che tra  i vari compiti avrebbe dovuto anche “ preservare l’equilibrio biologico del lago e l’effettiva potabilità delle sue acque” a tutela del diritto alla salute delle popolazioni che da questo lago attingono acqua ad uso umano. 

La compromissione della qualità delle acque del lago di Vico è  invece purtroppo nota da anni ed oggetto di studi, ricerche e progetti da parte di Enti e Università (Istituto superiore di Sanità, Consiglio nazionale delle Ricerche – CNR, Università della Tuscia, Università di Roma La Sapienza e Università degli Studi Roma Tre).

Essa si caratterizza per la marcata riduzione del quantitativo di ossigeno,aumento della clorofilla e della biomassa algale ed è da attribuirsi alle massive fioriture del Cianobatterio Plankthotrix rubescens, detto comunemente alga rossa e delle altre specie cianobatteriche in particolare: Limnothrix redekei e Aphanizomenon ovalisporum, presenze ormai stabili e consistenti dell’ecosistema lacustre vicano.

Nelle acque del lago di Vico sono anche persistenti ed elevati i valori di arsenico (secondo il parametro previsto dal Decreto Legislativo 31/2001 per le acque ad uso potabile ovvero 10 microgrammi/litro), elemento questo tossico e cancerogeno certo secondo la classificazione dell’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – Iarc.

In  una riunione del tavolo tecnico istituito proprio sulle problematiche ambientali del lago di Vico, svoltasi presso la Provincia di Viterbo il 2 marzo 2010, riunione convocata dall’Assessorato all’Ambiente della Provincia di Viterbo sul tema specifico  “Attività di contrasto al degrado della qualità delle acque del lago di Vico”, venivano presentati dati che evidenziavano nelle acque del lago anche la presenza di altre sostanze tossiche e cancerogene, che di norma dovrebbero essere estranee alle acque del lago (mercurio, idrocarburi policiclici aromatici – IPA) e sulla cui presenza e provenienza l’Isde ha più volte chiesto l’avvio di specifiche indagini.

Sempre in quella stessa riunione venivano confermati i livelli di concentrazioni rilevate nei sedimenti del lago per gli elementi : Arsenico – 647 mg/kg SS (valore soglia 20 mg/kg SS) -, Cadmio – 12 mg/kg SS (valore soglia 2 mg/kg SS) – e Nichel – 566 mg/kg SS (valore soglia 120 mg/kg SS).

Questi elementi tossici sono tuttora presenti nei sedimenti del lago e per la loro concentrazione così elevata nei sedimenti lacustri si configurano come un ulteriore motivo di preoccupazione ambientale e sanitaria per il rischio derivante dalla loro possibile mobilizzazione e quindi rilascio nelle acque del lago e sono perciò una ulteriore e valida ragione perché si abbandoni al più presto la captazione di acque ad uso umano da questo lago.

Le cause

Le  cause che verosimilmente sono state e continuano ad essere all’origine del degrado di questo importante ecosistema e bacino idrico, sono state più volte indicate e  possono così essere riassunte:

–          uso ultradecennale di fertilizzanti e fitofarmaci chimici nelle vaste aree coltivate a noccioleti in prossimità del lago che ha favorito e favorisce le intense  fioriture del cianobatterio Plankthotrix rubescens e delle altre specie di cianobatteri;

–          possibile permanenza di scarichi fognari abusivi o non a norma sulle sponde e in prossimità del lago;

–          possibile azione residua di inquinamento dovuta agli agenti contaminanti individuati nel sottosuolo del dismesso Magazzino Materiali di Difesa Nbc di Ronciglione, ubicato anch’esso in prossimità

delle sponde del lago;

–          possibili attività illecite condotte all’interno e in prossimità della Riserva naturale.

 Il rischio sanitario

Gli acquedotti dei Comuni di Caprarola e Ronciglione sono riforniti in misura preponderante da acque captate dal lago di Vico e ormai da anni si susseguono ordinanze di non potabilità che attestano il potenziale  rischio per la salute dei cittadini che possono essere esposti, e ormai da lungo periodo, a microrganismi potenzialmente tossici e a diverse sostanze tossiche e cancerogene presenti nelle acque captate dal bacino lacustre attraverso principalmente il loro uso per bevande, preparazioni alimentari, per fini igienico-sanitari e attraverso il consumo di fauna ittica proveniente dal lago e prodotti vegetali irrigati sempre con acque lacustri.

I cianobatteri sono  infatti microrganismi capaci di produrre una serie di cianotossine patogene, al momento ne sono state descritte solo una parte, oltre 90 varianti tra cui la  microcistina LR classificata come cancerogena di classe 2 bsecondo l’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro – I.a.r.c. e tossica per gli esseri umani, per la flora e la fauna con cui viene in contatto.

Questa cianotossina non è termolabile e quindi non è eliminabile attraverso i processi di bollitura dell’acqua e cottura degli alimenti.

Inefficacie potabilizzazione delle acque captate dal lago e destinate a consumo umano

Per  tutto l’anno 2017 come, quasi costantemente  negli anni precedenti,è stata erogata acqua non potabile dagli acquedotti di  Caprarola e Ronciglione come  certificato dai  giudizi sulla qualità delle acque, emessi dal Dipartimento di Prevenzione-Servizio Igiene, Alimenti, Nutrizione, Acque Pubbliche della Asl di Viterbo.

Dall’esito di diversi esami  per l’anno 2017 si rileva infatti  presenza nelle acque erogate di milioni di cellule/litro di Fitoplancton e Cianoficee in particolare del cianobatterio Panktothrix rubescen, detto comunemente Alga Rossa. Si evidenziano inoltre frequenti superamenti dei valori di parametro per Arsenico, Fluoro, Nickel e Boro e, in diverse circostanze, si riscontra anche la presenza di batteri Coliformi e di colonie di Enterococchi,  né risultano rappresentare  una valida soluzione, sempre per alcune gravi criticità riscontrate nella loro gestione, le cosiddette “casette dell’acqua” posizionate a Ronciglione e Caprarola.

 Alcuni interventi necessari ed urgenti

Indichiamo alcuni interventi necessari ed urgenti per avviare il risanamento dell’ecosistema del lago di Vico e tutelare così la salute delle persone e in particolare dei bambini:

–          cessazione della captazione di acqua dal lago di Vico e contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico;

–          avvio in tempi rapidi  di una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell’uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole in essa presenti e netta riduzione dell’utilizzo di fertilizzanti;

–          costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;

–          bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;

–          intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all’interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico;

–          immediata installazione di impianti pilota per lo studio di una potabilizzazione extralacustre veramente efficace delle acque in relazione alle loro criticità e ricerca di nuove falde di captazione;

–          costante e approfondito monitoraggio di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;

–          biomonitoraggio per  contaminazione da sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e in particolare per le piante di nocciolo coltivate in prossimità del lago;

–          informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l’ospedale di Ronciglione;

–          inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;

–          screening  gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto “effetto cocktail” determinato dall’esposizione contemporanea a  più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, anche se entro i limiti di legge, in particolare: cianobatteri, microcistine algali, arsenico, metalli pesanti e pesticidi.

 Associazione medici per l’ambiente-Isde 

(International Society of Doctors for the Environment) di Viterbo

Viterbo, 21 maggio 2018

 Allegati:

  1. a)segnalazione-esposto del 30 marzo 2010
  2. b)segnalazione-esposto del  primo agosto 2012
  3. c)segnalazione-esposto  del 28 marzo 2014
  4. d)segnalazione-esposto del 25 novembre 2015
  5. e)comunicato stampa  del 21 marzo 2017
  6. f)comunicato stampa  dell’8 gennaio 2018
  7. g)copia dell’articolo Health Risk Associated with Microcystin Presence in the Environment: the Case of an Italian Lake (Lake Vico, Central Italy), IJEP Vol. 2 No. 4 2012 PP. 34-41 ij-ep.org ○C World Academic Publishing

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Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo :“Ridurre i tempi delle liste di attesa per non distruggere il Servizio sanitario nazionale. 

Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo :“Ridurre i tempi delle liste di attesa per non distruggere il Servizio sanitario nazionale. Prevenzione, diagnosi e cura in tempi rapidi per assicurare  pienamente il diritto alla salute di tutte le persone”.

L’articolo 32 della Costituzione italiana afferma: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”, questo diritto è sempre più calpestato, ostacolato e a volte anche del tutto negato.

Le lunghe liste di attesa per interventi chirurgici, visite ed esami diagnostici di fatto umiliano e  limitano fortemente il diritto alla salute e di conseguenza aumentano il rischio di malattie, complicanze e morte per la popolazione in generale ma, e ovviamente, soprattutto per quella parte della popolazione appartenente alle fasce più svantaggiate economicamente e i poveri in generale.

A questa situazione drammatica che di fatto impedisce sempre di più la prevenzione, la diagnosi e le cure delle malattie in tempi adeguati, non si può e non si dovrebbe rispondere con decisioni interne alle singole Asl, che lamentando la mancanza di risorse, hanno fissato e cercano di fissare per l’accesso alla visite e agli esami diagnostici, in tempi rapidi, particolari criteri e requisiti che nella pratica finiscono per tradursi in tortuosi e disagevoli percorsi che si possono definire, con cognizione di causa, veri e propri“ percorsi ad ostacolo”; una sorta di respingimento degli utenti fuori del Servizio sanitario nazionale verso strutture private e/o convenzionate.

Questa situazione, che se analizzata in tutti i suoi variegati aspetti appare tanto surreale quanto illogica,  di fatto favorisce lo smantellamento già in atto da molto tempo del Servizio sanitario nazionale a favore di enti, istituzioni, laboratori, ambulatori e cliniche del settore privato e/o convenzionato.

Il  disagio dei malati e delle loro famiglie è un fenomeno purtroppo sempre più crescente ed evidente come rilevato da continui report e studi sullo stato di salute e l’accesso alle cure in Italia dove la popolazione è sempre più anziana e l’aspettativa  di vita in anni di vita sana si va progressivamente riducendo.

(http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=59202

e  https://ec.europa.eu/health/indicators/expert_group_on_health_information_it) .

A questa condizione di disagio e  sofferenza è possibile, doveroso e morale mettere subito fine attraverso:

–         il  reperimento di risorse  economiche  che possono essere recuperate da una attenta revisione dei bilanci pubblici, con la lotta agli sprechi, ai privilegi, all’evasione fiscale e la riduzione delle spese militari italiane ( oltre 64  milioni di euro al giorno

http://sbilanciamoci.info/spese-militari-litalia-fila/);

–         il   potenziamento  della diagnostica di emergenza e prevenzione, i servizi ambulatoriali territoriali, le strutture dei Pronto Soccorso, il numero dei posti letto negli ospedali e nelle strutture dedicate alla riabilitazione ;

–         lo sblocco e l’incremento nel settore sanitario delle assunzioni a tempo indeterminato così da ridurre anche i tempi delle  liste di attesa e migliorare la qualità della vita dei pazienti e degli operatori sanitari.

                                                                                                                        Associazione  medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

Viterbo, 27 aprile 2018

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IL NEMICO È ALLE PORTE – Vassili G. Zaitsev

L’assedio di Stalingrado raccontato da un tiratore scelto dell’Armata Rossa

«Non c’è terra per noi oltre il Volga»

 

24 Aprile 1918
 
Vassili era solo un ragazzo quando, nei boschi degli Urali, impara a usare un fucile per difendersi dai lupi. Giovanissimo, non avrebbe mai immaginato che quella stessa arma gli sarebbe servita ad avere la meglio su belve molto più pericolose. Accade per le strade lastricate di sangue di Stalingrado, nel pieno della seconda guerra mondiale, mentre il mondo intero si trova davanti a un bivio: se le armate naziste riusciranno a sopraffare le difese sovietiche, oltre il Volga non ci sarà più terra per nessuno. Consapevole della posta in palio, il giovane Vassili stringe tra le braccia il suo fucile di precisione: l’amore per la madrepatria sovietica e la fedeltà agli ideali della rivoluzione comunista scorrono davanti ai suoi occhi insieme agli affetti più cari, profanati dalla protervia degli uomini di Hitler. Ora dopo ora, il fucile di Vassili – formidabile tiratore scelto – spara e colpisce, fino a diventare un vero e proprio incubo per l’esercito tedesco, fino a dimostrare come la più feroce delle dittature sia solo una tigre di carta di fronte alla determinazione degli uomini animati dai superiori ideali di fraternità e giustizia sociale. Storia autentica, scritta da un soldato pluridecorato, Il nemico è alle porte è un documento di rara intensità emotiva e, allo stesso tempo, un monumento al sacrificio dei tanti e delle tante che, a Stalingrado, offrirono la propria vita alla causa dell’annientamento del nazifascismo.
VASSILI G. ZAITSEV: Figlio di contadini, nasce a Yeleninskoye, un piccolo villaggio sugli Urali, il 23 marzo del 1915. Il nonno gli insegna a sparare quando ha dodici anni e, nel 1937, si arruola volontario nelle forze armate sovietiche. Assegnato nel 1942 al 1047° Reggimento Fucilieri, parte della 62° Armata, di stanza a Stalingrado, colpisce a morte 242 tra soldati e ufficiali tedeschi, compresi 11 cecchini nemici, conquistando una fame leggendaria, fonte di ispirazione per il film-culto di Jean-Jacques Annaud, con Jude Law (2001). Ferito agli occhi da un colpo di mortaio, riuscirà a recuperare la vista e, tornato in servizio, prende parte alla battaglia delle alture di Seelow, con la quale l’Armata Rossa si libererà definitivamente la strada verso la presa di Berlino. Pluridecorato, alla fine della seconda guerra mondiale Zaitsev si congeda con onore e, dopo gli studi di ingegneria, dirige una fabbrica tessile a Kiev, dove morirà il 15 dicembre del 1991. Le sue spoglie, traslate a Volvograd (Stalingrado) nel 2006, riposano nel memoriale di Mamae Kurgan.
 
 
IL NEMICO è ALLE PORTE * Isbn: 9788867181827 *  18 euro: nelle migliori librerie, negli infoshop di movimento o direttamente sul nostro sito

PER LA PACE IN SIRIA E NEL MEDIO ORIENTE – CONTRO TUTTE LE GUERRE !

VITERBO, p.za delle Erbe – Martedì 24 aprile 2018, ore 17/19
Anche a Viterbo e nella Tuscia manifestiamo in piazza contro l’intervento militare di USA, Regno Unito e Francia in Siria.
I molti interessi in gioco – di influenza geopolitica, di controllo e transito delle risorse energetiche – intrecciati agli antagonismi religiosi, con il pretesto dell’ utilizzo di armi chimiche, tutto da accertare, trovano il modo di portare a termine un disegno di smembramento della Siria, che in 7 anni di conflitti ha prodotto 400mila morti e più di 4 milioni di profughi.
La guerra non comincia oggi in quella regione, ma da oggi assume un carattere globale, per il coinvolgimento diretto – e non più “per procura” – delle grandi potenze, con conseguenze al momento inimmaginabili.
Tutto il Medio Oriente è una polveriera, anche a causa dell’ingerenza della Turchia (il secondo esercito NATO, ma appoggiato dalla Russia!), del ruolo giocato da Israele da un lato e dall’Iran dall’altro: una scintilla potrebbe essere l’inizio di una corsa senza fine verso un esito tragico per tutti Paesi del Mediterraneo, il cui prezzo maggiore sarebbe come sempre pagato dalla popolazione civile.
Chiediamo:
– che le Nazioni Unite si riapproprino del proprio ruolo e che impongano un immediato cessate il fuoco;
– che l’Unione Europea parli con una sola voce e condanni qualsiasi azione unilaterale da parte degli Stati membri;
– che il nostro Governo non assuma alcuna iniziativa militare e non conceda l’uso delle basi in territorio italiano.
Dobbiamo fare il possibile per promuovere il rispetto dell’Art. 11 della nostra Costituzione, nell’unità di tutte le forze democratiche, dell’associazionismo pacifista e nonviolento, della società civile del nostro Paese.

ARCI – ANPI – Casa Diritti Sociali della Tuscia – COBAS – Erinna – Fed. Lav. Conoscenza/CGIL – L’Altro Circolo – Lavoro e Beni Comuni – PARVA Casa delle Donne – Potere al Popolo Tuscia – Rete degli Studenti – Rete Kurdistan Centro culturale romano – Rifondazione Comunista – Sans Frontière – Solidarietà Cittadina – UNICEF – USB.

Sabato 14 aprile 2018, a Castel Sant’Elia si è svolto il convegno “ Ambiente e salute. Pesticidi e diserbanti in agricoltura”

Il sindaco architetto Vincenzo  Girolami,  che ha portato il saluto dell’amministrazione e l’apprezzamento per l’iniziativa di sensibilizzazione su un tema tanto importante per il territorio e la salute dei cittadini, ha introdotto e moderato il lavori del convegno.

Si sono succeduti quindi  gli interventi  del dottor Giordano Piacenti e del dottor Andrea Ferrante dell’Associazione italiana per l’agricoltura biologica-Aiab e  della dottoressa Antonella Litta referente dell’Associazione italiana Medici per l’Ambiente- Isde.

Tutti gli interventi hanno evidenziato l’importanza di sostenere e promuovere l’agricoltura biologica, quale strumento fondamentale per contrastare le monocolture, foriere di danni agli ecosistemi ed impoverimento e inaridimento del suolo, per preservare la biodiversità, la bellezza e quindi il patrimonio storico culturale e paesaggistico del territorio viterbese e così l’ambiente e in primis l’acqua per quantità e potabilità, la salute delle persone e degli agricoltori e la redditività del loro lavoro su medio e lungo periodo.

Dal convegno anche l’impegno e l’auspicio perché si arrivi presto ad una uniformità delle ordinanze comunali in tutti i Comuni che aderiscono al Biodistretto della via Amerina e delle Forre in materia di uso e forte riduzione dei pesticidi fino alla loro completa eliminazione.

 Di seguito un estratto dall’intervento della dottoressa Litta.

 “Le attività dell’agricoltura intensiva e convenzionale con l’utilizzo di pesticidi, diserbanti e fertilizzanti chimici rappresenta una costante minaccia per la vita, la salute delle popolazioni, degli agricoltori e in particolare per la salute dei bambini e delle future generazioni.

La prima e vera forma prevenzione sanitaria consiste non nella diagnosi precoce di una malattia ma nel non far ammalare le persone e questo può essere ottenuto riducendo tutte le fonti di inquinamento dell’acqua, dell’aria, del suolo e del cibo e quindi anche con una agricoltura che rinunci subito all’utilizzo di sostanze di sintesi chimica utilizzate in forte misura anche nelle monocolture come quella della nocciola, sempre più diffusa nel territorio viterbese, a scapito di altre coltivazioni e con conseguente impoverimento dei suoli ed elevato consumo e rischio di inquinamento dell’acqua.

Con il termine generico di pesticidi si indicano tutte quelle le sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono organismi viventi (microrganismi, animali e vegetali) utilizzate nell’agricoltura intensiva di tipo industriale e che comprendono: diserbanti, fungicidi, insetticidi, nematocidi, erbicidi etc.

Si tratta per la maggior parte di sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili che possono penetrare nella catena alimentare anche come multiresidui e che si possono riscontrare perfino nei cordoni ombelicali e nel latte materno. Tali agenti hanno un impatto negativo non solo sugli organismi che vogliono contrastare e distruggere ma anche su moltissimi altri organismi viventi, interi ecosistemi, nonché sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sulla salute umana.

Attualmente, la massiccia  e crescente diffusione di pesticidi nelle matrici ambientali – acqua, aria, suolo e alimenti- evidenzia un’esposizione biologica a tali sostanze e ai loro metaboliti le cui proporzioni devono essere seriamente ponderate in relazione ai loro documentati impatti negativi.

L’esposizione a “dosi piccole” ma prolungate nel tempo ovvero l’esposizione cronica è un problema che ormai non riguarda più solo le esposizioni professionali, ma l’intera popolazione attraverso il cibo, l’aria e l’acqua e rappresenta una preoccupazione di sempre maggior rilievo per la salute pubblica.

I danni provocati da questi composti possono variare in relazione alla tipologia delle molecole considerate, alla loro quantità, alla compresenza di più principi attivi in miscele, ai contesti ambientali in cui tali molecole si disperdono, e alla diversità degli organismi esposti.

Una mole davvero imponente di studi scientifici, condotti a cominciare dagli anni ’70, ha comprovato come l’esposizione cronica a pesticidi possa comportare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio. L’esposizione a tali sostanze è pertanto correlata ad un incremento statisticamente significativo del rischio per molteplici patologie quali: neoplasie, diabete mellito, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative (in particolare morbo di Parkinson, malattia di  Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali, specie a carico della tiroide. Particolarmente elevati sono i rischi per tumori del sangue. Anche nei bambini figli di agricoltori o comunque esposti a pesticidi aumenta il rischio di neoplasie, in particolare di linfomi, leucemie e tumori cerebrali. Particolarmente a rischio appare l’esposizione in utero: il rischio di leucemia infantile per esposizione residenziale è risultato il doppio dell’atteso per esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico.

Tali rischi inoltre sono ancor più elevati se l’esposizione avviene nelle fasi più precoci della vita, a cominciare dal periodo embrio-fetale e proprio il cervello in via di sviluppo appare come un organo estremamente sensibile anche a  tali agenti. Una recente revisione della letteratura scientifica ha confermato che per esposizione in particolare a pesticidi organofosforici si registrano danni della sfera cognitiva, comportamentale, sensoriale, motoria, riduzione del  Quoziente Intellettivo e si evidenziano alterazioni specifiche negli esami di RMN cerebrale.

Alla luce di tutto ciò si rendono quindi necessarie scelte politico-economiche,auspicate ed indicate anche dalle più autorevoli istituzioni sanitarie come l’Organizzazione mondiale della sanità, (ad esempio ordinanze sindacali di divieto dell’utilizzo di fitofarmaci e mense scolastiche ed ospedaliere  rifornite con prodotti biologici), e scelte individuali di sani stili di vita che possano generare importanti benefici per la salute pubblica. 

Anche le drammatiche quanto emblematiche storie di molti bacini lacustri tra cui anche quello del lago di Vico, evidenziano la necessità di un rapido abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, della biodiversità e non asservita alle logiche di sfruttamento e profitto delle monocolture, che non inquini l’aria, l’acqua e quindi il cibo; una agricoltura che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali cicli della terra e insieme la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie”.

Arriva Resist!

6 Aprile 2018

Si avvicina il 25 aprile, la festa della Liberazione e, come tutti gli anni, abbiamo preparato un programma di iniziative che coinvolge il territorio della provincia di Viterbo, le associazioni, i circoli.
Il programma di quest’anno, dal 19 aprile al 4 maggio, prevede spettacoli teatrali, presentazioni di libri, musica dal vivo e proiezione di film.
L’intero programma si può leggere sul sito di Resist.

Associazione medici per l’ambiente- Isde di Viterbo:“  Si intervenga  subito e con ogni mezzo per riportare almeno entro i limiti di legge i valori di Arsenico e Fluoro nelle acque destinate ad uso umano per tutelare la salute delle  popolazioni e in particolare dei bambini”

In questi giorni i mezzi di stampa hanno riportato la notizia che in diversi comuni viterbesi è stata rilevata  ancora la presenza di Arsenico, oltre  i limiti di 10 microgrammi/litro e  di Fluoro, oltre  1.5 milligrammi per litro, previsti dalla  legge a tutela della salute pubblica nelle acque ad uso umano, evidenziando così una inadeguata capacità di dearsenificazione e potabilizzazione degli impianti preposti all’erogazione di acque potabili.

L’Associazione medici per l’ambiente- Isde (International Society of doctors for the environment)  di Viterbo esprime  nuovamente grande preoccupazione per i rischi sanitari già ben documentati per le popolazioni dell’Alto Lazio, sottoposte  cronicamente e da decenni  all’esposizione all’Arsenico, sostanza tossica e cancerogena e al Fluoro, elemento con effetti tossici  a livello  sia  neurologico  che del sistema osseo.

Le problematiche sanitarie e ambientali determinate dall’Arsenico sono  infatti ben conosciute  e sono costante oggetto di studi e ricerche; sul sito on-line di una delle più importanti biblioteche mediche internazionali “PubMed” (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/ ), digitando “arsenic drinking water” sono presenti, al  febbraio 2018, ben 3123 pubblicazioni scientifiche a questo riguardo.

L’Organizzazione mondiale della sanità ricorda ed auspica come obiettivo di qualità un contenuto di arsenico pari a zero (o al più e in via transitoria di 5 microgrammi/litro) nelle acque destinate a consumo umano come vera e sicura tutela della salute pubblica.

L’Arsenico infatti è stato classificato dall’Agenzia internazionale di ricerca sul cancro (Iarc) come elemento cancerogeno certo di classe 1 e posto in diretta correlazione con molte patologie oncologiche, e in particolare con il tumore del polmone, della vescica, del rene e della cute. Sempre più segnalazioni inoltre lo correlano anche ai tumori del fegato e del colon.

L’assunzione cronica di arsenico, soprattutto attraverso acqua contaminata, e’ indicata inoltre da una cospicua e rilevante documentazione scientifica anche quale responsabile di patologie cardiovascolari, neurologiche, diabete di tipo 2, lesioni cutanee, disturbi respiratori, disturbi della sfera riproduttiva e malattie ematologiche.

L’Arsenico,  come molte altre sostanze tossiche, il Fluoro ad esempio, e cancerogene come vari metalli pesanti e pesticidi, possono, attraverso l’esposizione materna ad alimenti, aria e bevande contaminati, superare la barriera placentare e quella emato-encefalica e interferire in modo negativo con lo sviluppo del feto, soprattutto delle sue strutture neurocerebrali.

Diversi studi condotti anche nell’Alto Lazio (riportati di seguito a  questo comunicato), l’ultimo in ordinetempo“Urinary Arsenic in Human Samples from Areas Characterized by Natural or Anthropogenic Pollution in Italy ( https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29425136), pubblicato proprio in questo mese sulla prestigiosa rivista International journal of environmental research and public health, richiamano ad una costante attenzione per il rischio sanitario connesso all’esposizioni croniche  anche a dosi medio- basse di Arsenico e auspicano interventi definitivi per la soluzione del problema, quelli che a quanto sembrerebbe non sono stati adottati ed urgono in vari comuni del  territorio viterbese.

Nota per la stampa a cura  dell’Associazione medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

Viterbo, 16 febbraio 2018

Riferimenti agli studi richiamati nel comunicato:

  •  Lo studio “Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili nelle popolazioni residenti nei comuni del Lazio”, realizzato dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale della Regione Lazio, e presentato nell’aprile del 2012  ha documentato una situazione molto grave e preoccupante;  a pagina 42 si legge infatti:

“ In conclusione, l’indagine evidenzia eccessi di incidenza e mortalità nei Comuni con livelli stimati per il periodo 2005-2010 per patologie associabili ad esposizione ad arsenico (tumori del polmone e della vescica, ipertensione, patologie ischemiche, patologie respiratorie, diabete) ( http://www.deplazio.net/it/arsenico-nelle-acque );

  • Lo studio  dell’ Istituto Superiore di Sanità “ Arsenico urinario speciato quale biomarcatore dell’esposizione alimentare all’arsenico inorganico in popolazioni residenti in aree ricche di arsenico nel Lazio”,  effettuato anche su soggetti volontari residenti nei comuni di Acquapendente, Canepina, Capranica, Caprarola, Carbognano, Civita Castellana, Fabrica di Roma, Farnese, Lubriano, Marta, Montalto di Castro, Orte, Ronciglione, Tarquinia, Tessennano,Vetralla e Viterbo ha come considerazione : “…Valori eccedenti i 15 μg/L per iAs ( arsenico inorganico) e metaboliti sono stati trovati nel 41% dei campioni, evidenziando esposizioni alimentari all’arsenico inorganico superiori alla media della popolazione generale…”(http://www.iss.it/prvn/?lang=1&id=279&tipo=4) ;
  • I risultati dello  studio Sepias -Sorveglianza epidemiologica in aree interessate da inquinamento ambientale da arsenico di origine naturale o antropica realizzato dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio nazionale delle ricerche, finanziato dal programma CCM (Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) del Ministero della Salute, presentati il 9 maggio 2014. Questa ricerca ha coinvolto 282 persone residenti in aree del Monte Amiata, nei comuni viterbesi di Ronciglione e Civita Castellana e nelle città di Taranto e Gela. I partecipanti  a questo studio sono stati sottoposti ad  un biomonitoraggio con la ricerca nelle urine di diverse specie organiche e inorganiche di arsenico, con la  misura di parametri di rischio cardiovascolare mediante ecodoppler carotideo e cardiaco e, nel sangue, con  l’analisi di numerosi biomarcatori di suscettibilità genetica, di danno del DNA , segni di effetto precoce da esposizione ad arsenico. Lo studio  Sepias per l’area viterbese ha concluso:” I risultati dell’indagine indicano plausibili effetti sulla salute della popolazione residente nei comuni della provincia di Viterbo esposta a livelli di As>10 μg/L.” ed  ha fornito indicazioni importanti per la definizione di sistemi di sorveglianza nelle aree studiate che includono interventi di prevenzione sulle fonti inquinanti conosciute e la valutazione della suscettibilità individuale all’arsenico (http://www.epiprev.it/pubblicazione/epidemiol-prev-2014-38-3-4-suppl-SEPIAS).
  • Il lavoro “ Valutazione Epidemiologica degli effetti sulla salute in relazione alla contaminazione da Arsenico nelle acque potabili : studio di coorte nella popolazione residente nella provincia di Viterbo, 1990-2010”  sempre a cura del Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio che riporta i risultati della seconda fase della ricerca ed utilizza un disegno di coorte, relativo a 17 Comuni della provincia di Viterbo.  La coorte è rappresentata da 165.609 soggetti residenti in 8 Comuni esposti a livelli di arsenico nelle acque ad uso umano superiori  a 20 microgrammi per litro (As>20 μg/L, livello medio As=36.4) e in Comuni con esposizione a valori di arsenico meno elevati   (As<10 μg/L, valori medi As=8.7 μg/L). Lo studio ha valutato  l’associazione tra esposizione cronica ad arsenico ed effetti sulla mortalità in un periodo di 20 anni (1990-2010)  ed  ha definito  indicatori di esposizione individuale  a questa sostanza tossica e cancerogena per valutare nelle popolazioni esposte possibili effetti sulla mortalità per tumori (polmone, vescica, prostata, fegato, rene) e per malattie croniche (cause cardiovascolari, respiratorie e diabete).Anche risultati dello studio evidenziano effetti significativi su diverse patologie ed un gradiente di rischio al crescere del livello di esposizione( http://www.deplazio.net/it/arsenico-nelle-acque) .

► Faremo a  fassela

“Fino a quando i fascisti continueranno a bruciare le case del popolo, case sacre ai lavoratori, fino a quando i fascisti assassineranno i fratelli operai, fino a quando continueranno la guerra fratricida gli Arditi d’Italia non potranno con loro avere nulla in comune. Un solco profondo di sangue e materie fumanti divide fascisti ed arditi. Il campo è ormai ben delineato e diviso: lavoratori da un lato, parassiti, energumeni ed aggressori dall’altro”
Argo Secondari, La Grande adunata degli arditi. La Costituzione di tre compagnie d’assalto, “Il Paese”, 29 giugno 1921.

domenica 18, h 17,00 al Circolo Arci di Manciano (Gr), torneremo a discutere di arditismo popolare, in relazione ai fatti della Tuscia, con le conseguenze che ebbero sul piano nazionale e gli inevitabili, drammaticamente puntuali, rimandi all’attualità. Introduce Franco da S. Quirico, la relazione, coadiuvata dalla proiezione delle immagini, si alternerà con le letture e le musiche di s.lla Laura e Giuseppe Pinzi.

 AntoniniArditi

► Per la 1ª volta a Viterbo, il CABLE STREET CALLING TOUR

Libro più concerto sabato 10 febbraio 2018, ore 17.30 – Underground, via della Palazzina, 1

Presentazione de
LA BATTAGLIA DI CABLE STREET
La Disfatta delle camicie nere inglesi e la nascita dell’Antifascismo militante europeo 
(Roma, Red star press, 2017)
di Silvio ANTONINI

Introduce Pierluigi ORTU, Presidente della Sez. Anpi Nello Marignoli di Viterbo 

Continua su lacitta

 

► Antonio Montinaro, agente della scorta di Giovanni Falcone

Questa mattina 31 gennaio 2018, presso il Cinema etrusco è stata svolta l’assemblea dell Istituto Vincenzo Cardarelli.

Per cominciare, grazie alla disponibilità e alla collaborzione di Gérôme Bourdezeau è stato possibile proiettare in sala un filmato su Antonio Montinaro, agente della scorta di Giovanni Falcone, ucciso dall’esplosione di 500 chili di tritolo.
La visione del video è riuscita a cogliere l attenzione di tutti i presenti grazie alle forti parole della moglie Tina, che non ha mai smesso di portare in giro per l’Italia la memoria delle vittime.

In seguito gli studenti hanno visto il film intitolato “L’ora legale” di Ficarra e Picone, una commedia che, dietro a tante risate, lascia spazio ad una profonda riflessione.
Viene messa in luce la difficoltà di cambiare in un paese del meridione quando la società non è accompagnata da un reale cambiamento dei comportamenti quotidiani delle persone.

Il dibattito post film è iniziato con l’esposizione dei risultati ottenuti di un questionario online somministrato agli studenti nei giorni precedenti, studiato e realizzato da noi rappresentanti con l aiuto della professoressa Brandi.

Per proseguire poi con una discussione abbastanza coinvolgente tra alunni e professori al fine di riflettere sui nostri comportamente che sfiorano l’ “illegalità” nella nostra realtà quotidiana.

Infine volevamo ringraziare Gérôme Bourdezeau e la professoressa Cinzia Brandi per aver dato un aiuto indispensabile per la riuscita di questa Assemblea.

 

► A SORIANO NEL CIMINO LA PROIEZIONE DEL FILM “RISVEGLIO”

SORIANO NEL CIMINO (Viterbo) – Venerdì 2 febbraio slle ore 21,15 presso lo Spazio Corsaro a Chia – Soriano nel Cimino, nell’ambito della Rassegna ” Il Cinema e le Sbarre “. Proiezione del Film ” RISVEGLIO ” di Pietro Benedetti e prodotto dall’ass. Real Dreams, sarà … Continua su tusciatimes

Il campione antifascista

Felicitazioni per l’imminente sortita di questo lavoro, ad opera dell’autorevole giornalista sportivo Massimiliano Mascolo, sul podista antifascista viterbese EDOARDO FERRUZZI. Una figura ricordata da Luigi Tavani nelle sue memorie pubblicate da Zolla e poi, a puntate, da “Viterbo oggi”, ove veniva approfondita con degli interventi, ormai una quarantacinquina di anni fa.

(Silvio Antonini)

Le dichiarazioni del presidente Anpi Enrico Mezzetti alla commemorazione degli ebrei deportati e assassinati durante la guerra

Viterbo – “Se la memoria non incide sul presente, allora la memoria non serve a niente. Gli italiani, in quel periodo, non sono stati affatto ‘brava gente’, ma in molti casi fascisti che hanno dato attuazione alle leggi razziali deportando altri italiani nei campi di concentramento e di sterminio”.

daTusciaweb


 

 ►Giornata internazionale della Memoria sabato 27 a Orte

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In una sala gremita, si è svolta sabato pomeriggio a Orte la Celebrazione della Giornata internazionale della Memoria. Ad aprire l’evento il saluto del Sindaco avv. Angelo Giuliani, che ha posto l’accento sull’importanza della Memoria, unico antidoto alla ripetizione di eventi nefasti. Giuliani ha anche sottolineato come alcuni movimenti che si rifanno a tempi profondamente bui della storia del nostro Paese trovino purtroppo fertile humus nei momenti di crisi, e di come sia quindi importante rimuovere le cause, di ignoranza ma soprattutto di carattere economico, all’origine di questi fenomeni. Il Sindaco si è inoltre dichiarato completamente daccordo sullapertura di un tavolo permanente volto a coinvolgere le Associazioni e i Partiti di Orte nellorganizzazione delle prossime Celebrazioni, a partire dalla ormai imminente Festa della Liberazione.

Hanno partecipato, attraverso i loro interventi e saluti, il Partito Democratico, l’AUSER di Orte, l’Associazione «P’Orte aperte», l’Associazione Carabinieri, il giornalista Stefano Stefanini e il militare reduce dai campi di prigionia Salvatore Federici, commosso e commovente come sempre«Teniamoci stretti la democrazia e i suoi valori» – ha detto Federici – «oggi troppi giovani non hanno neanche idea di quanto sia costato conquistarla».

A chiudere gli interventi quello del Presidente della Sezione di Orte dell’A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), il quale, ricordando le recenti parole del Capo dello Stato e della neo Senatrice a vita Liliana Segre, ha ribadito l’impegno attivo, al di là della Memoria, di vigilanza e di condanna di un periodo storico funesto che non ebbe alcun lato positivo e non può essere minimamente giustificato o sdoganato. Dopo aver messo in guardia dal pericolo di sottovalutare, o di reputare tra gli episodi goliardici, recenti episodi di vandalismo e di razzismo, il Presidente dell’A.N.P.I. ha messo in luce le colpe di tutti, famiglie e scuola comprese, forse troppo timidamente dure non solo nella condanna ma anche nellapprofondimento di episodi storici negativi e delittuosi della storia del Paese.

Dopo un toccante canto ebraico dal vivo, un pubblico emozionato ha assistito alla proiezione del film di Brian Percival «Storia di una ladra di libri». L’attività della Sezione di Orte dell’A.N.P.I. «Tito Bernardini» (Martire ortano torturato dai nazifascisti e poi ucciso alle Fosse Ardeatine) proseguirà in settimana con la consegna della Costituzione agli studenti maggiorenni delle scuole superiori. A marzo, infine, gli studenti delle terze medie visiteranno il Sacrario delle Fosse Ardeatine.


I giovani del Liceo Scientifico di Ronciglione hanno ricordato ai cittadini di Ronciglione la Giornata della Memoria.

 Visualizzazione di Giornata della memoria-1.jpg  

Dalla Sezione di NEPI

Terminata la riunione presso la sala del Collegio molto partecipata sui temi della SHOAH, partendo da Corso Umberto I, in corteo, gli studenti del Liceo Scientifico di Ronciglione e l’Amministrazione comunale hanno deposto una corona di alloro all’ingresso del Vicolo del Ghetto, in memoria dello sterminio degli ebrei, che la furia nazista ha commesso e le leggi razziali del fascismo hanno permesso con la deportazione degli ebrei italiani.

Molti anni sono trascorsi da allora e aver ricordato con gli studenti tale evento va a titolo di merito della scuola di Ronciglione  e dei professori che li hanno accompagnati nell’apprendimento. E’ la prima volta che a Ronciglione ciò si verifica e siamo stati contenti nel vedere giovani che, con serietà e compostezza, hanno dedicato il loro pensiero a ciò che furono le deportazioni nei campi di concentramento e lo sterminio di uomini, donne e bambini.

Gli studenti del Liceo Scientifico, accompagnati dal Prof. Massimo Chiodi, assessore comunale alla Cultura, hanno offerto alla città di Ronciglione un momento esaltante e hanno anche a noi cittadini proposto il ricordo e l’insegnamento che ne deriva.

Prima fra tutti l’esigenza della convivenza pacifica tra tutti gli uomini.

Ancora oggi, nonostante le vicende storiche, c’è chi nega la SHOAH.

Ancora oggi, c’è chi alimenta odio verso altri esseri umani, colpevoli di cercare una vita dignitosa.

Ancora oggi, c’è chi fa differenza tra il colore della pelle e parla di razza bianca da preservare, dando seguito alle teorie della razza pura, come fecero i nazisti con la razza ariana.

Purtroppo, non vogliono comprendere che tutti gli uomini, siano bianchi, neri, gialli o rossi, fanno  parte dell’unica razza esistente sulla terra, quella umana e che i nazionalismi hanno solo procurato  guerre fratricide.

L’insegnamento oggi lo hanno dato a noi cittadini gli studenti del Liceo Scientifico, partecipando  attivamente all’assemblea e al corteo silenzioso, rotto solo dal lungo applauso al termine della manifestazione.

Una gioventù che, spesso a torto, riteniamo poco attenta alla storia e ai fatti che accadono nel mondo, ha dato invece prova di aver compreso a pieno la realtà del momento storico che si sta vivendo.

Coloro che parlano alla pancia della gente e che ancora pensano di alzare muri, di costruire barriere,  per vivere nelle loro torri d’avorio, non ci riusciranno.

I giovani del Liceo Scientifico di Ronciglione, oggi, hanno parlato alle nostre menti e dimostrato di voler conservare i valori sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza tanti anni fa e di volere un futuro migliore per tutta l’umanità. Oggi abbiamo appreso, con soddisfazione, che sapranno contrastare la edificazione di barriere artificiose, gli estremismi, le oppressioni.

I giovani sono per  un futuro fatto di ricerca della uguaglianza sociale, di solidarietà, di pace, di fraternità.

Raimondo Chiricozzi


 

OGGETTO: COMUNICATO STAMPA “LA CITTA’ CHE SUSSURRO’

Dalla Sezione di NEPI

I prossimi 21, 23 e 28 gennaio 2018 su Rai due, nell’ambito del “Sorgente di Vita” si ricorda la Shoah in pochi minuti di riflessione tratti dallo spettacolo “La Città che sussurrò”. Il lavoro teatro-musicale accompagnato dai disegni di sand art di Simona Gandola, è tratto dalla penna di Jennifer Elvrgren ed edito dalla casa editrice Giuntina. Lo spettacolo, itinerante ormai da circa due anni, riadattato dalla regia di Micaela Rovecchio, vanta le presenze di artisti quali Salvatore Di Russo al clarinetto con la collaborazione di Clelia Liguori cantante e voce narrante e Pietro Bentivenga alla fisarmonica. Il lavoro è stato voluto e realizzato dalla ODV art Consulting di Roma.

La proposta: abbiamo voluto realizzare un progetto didattico per parlare di Shoah attraverso un connubbio di espressioni artistiche- spiega Di Russo- qualcosa che unisse la musica alle arti visive. Parlare di shoah all’infanzia di valori universali, come l’uguaglianza e la solidarietà, ma in primis della pace e dell’anti-razzismo.


► In occasione della “ Giornata della Memoria 27 gennaio 2018”

Dalla sezione di NEPI:
Associazione culturale TangoEventi in collaborazione con ArtConsulting Onlus con il Patrocinio di A.N.E.D. ( Ass.Naz.Ex deportati nei campi nazisti),e
I.I.L.A. Istituto Italo Latino-americanoPresenta Incontro / Spettacolo“Raccontami una storia : .. E mi salvò la vita .“ Memorie e Tango Yiddish V° Edizione
da una idea di Fatima Scialdone e Salvatore Di RussoDomenica 28 Gennaio 2018 dalle 20.00 alle 24.00 Teatro delle Marionette di Accettella – Roma Via G. Genocchi 15 Tel 06.5139405                       

Incontro di storie di salvezza e tango Yiddish ,testimonianza di un “ Abbraccio Universale che unisce aldilà di ogni diversità, la musica del Tango eseguita nei campi di concentramento da orchestrine di detenuti per accompagnare alla morte i loro fratelli … come il Tango “Plegaria” dell’argentino E. Bianco nominato poi “ Il tango della morte” . Il tango l’espressione artistica più contaminata dell’Universo frutto di emigrazione di tanti popoli in Argentina.

Un incontro che vuole celebrare la Vita,quest’anno dedicato all’Infanzia Salvata dall’Olocausto e l’Infanzia da salvare

Un incontro di teatro , parole , musica e Tango Yiddish che vuole dar voce alla Pace ,e apre alla integrazione , dove ogni quadro , è introdotto e commentato dalla musica dal vivo del Duo musicale “MilongAires” Salvatore Di Russo – clarinetto,Pietro Bentivenga – fisarmonica, musicisti studiosi del Tango Yiddish , immagini proiettate di “ Sand Art” di Simona Gandola , voce di Clelia Liguori . 

Con la partecipazione dei bambini dell’Istituto Comprensivo Piaget Majorana del laboratorio teatrale di Fatima Scialdone . e “ Los Viajeros del’Abrazo “

Il Tango, patrimonio dell’Unesco , frutto di una contaminazione di migranti che produce un linguaggio senza confini e universalmente valido, unisce  temi, disagi e necessità in un “Abbraccio Universale”  aldilà del tempo, ma vivo e fondamentale nella Memoria.”

Partecipazione teatrale e regia di

Fatima Scialdone Direttore Artistico Ass. Cult. Tango Eventi

Si ringrazia per i contributi  al testo 
Fernando Pannullo 

Vittorio Pavoncello

Note :
L’evento ( dalle 20.00 alle 24.00 ) prevede un inizio a cura dei conferenzieri invitati che parleranno sul tema dell’Infanzia salvata , segue lo spettacolo , e si chiude con milonga in palco di Tango Yiddish aperta al pubblico tanguero                       

Serata a numero chiuso con prenotazione e prevendita info 339 8209385

Contributo 10 euroProgramma

Introduzione ore 20.00

Ospiti in palco

Ambasciatore Giulio Terzi di S. Agata ( già Ministro degli Esteri ) un contributo video

Virginia Piazza “testimonianza di bambina sopravvissuta all’Olocausto”

Lia Tagliacozzo scrittrice di libri dedicati all’infanzia sul tema della Shoah

Claudio Camarda “testimone salvato dalla strage dei desaparecidos”

Ore 20.30

Spettacolo in prosa musica e tango

“ Raccontami una storia … e mi salvò la vita “ Memorie e Tango Yiddish

Con Fatima Scialdone

Trio MilongAires :Salvatore Di Russo Clarinetto; Pietro Bentivenga Fisarmonica ; Clelia Liguori voce

Bambini dell’Istituto Comprensivco Piaget Majorana

Gruppo Viajeros dell’abrazo

Scenografia di “ Sand Art” di Simona Gandola

MILONGA IN PALCO A SEGUIRE sulle note del tango yiddish fino alla chiusura

Finalità

Quest’anno abbiamo scelto di parlare di Storie di Infanzia dell’Olocausto , avvalendomi della partecipazione dei bambini, perché il motivo che sottende a tutto il progetto da sempre è La Salvezza, e dunque oggi più che mai , la Memoria deve aiutarci al salvare chi sarà il futuro ossia : i bambini.

I bambini non sono politica, non sono territorio, i bambini non hanno razza … i bambini sono bambini e vanno salvati perché sono il futuro … i nostri bambini vanno educati alla comprensione e alla uguaglianza, e questo evento è solo l’inizio di un cammino che farò con i miei collaboratori verso una sensibilizzazione che per noi parte dall’ABBRACCIO UNIVERSALE DEL TANGO …

Un gesto, una musica , una parola …un abbraccio

Fatima Scialdone


► Sit-in davanti al Parlamento sabato 13 gennaio per la liberazione di Ahed Tamimi

Sabato scorso, 13 gennaio si è tenuto un sit-in davanti al Parlamento per chiedere la liberazione di Ahed Tamimi e di tutti i bambini palestinesi rinchiusi nelle carceri israeliane. Ahed Tamimi, la ragazza di 16 anni arrestata per aver schiaffeggiato due soldati israeliani, armati di tutto punto che si rifiutavano di lasciare il cortile della sua casa di famiglia nel villaggio di Nabi Saleh, vicino a Ramallah in Cisgiordania. E’ accusata di aggressione e istigazione alla rivolta, insieme alla cugina Nour. Rischia una condanna di molti anni Sua madre Nariman è detenuta per aver filmato l’incidente. 
L’episodio è avvenuto dopo che dei soldati, non lontano da casa sua hanno sparato in faccia a suo cugino quindicenne, ferendolo gravemente.
C’è una lettera del padre della ragazza, molto commovente, nella quale lo stesso dice di riporre molta fiducia nei giovani che stanno reagendo pacificamente a questo stato di assedio.
Tiziana Fabris
 
BASSEM TAMIMI: “PER MIA FIGLIA, SONO LACRIME DI LOTTA”
Il padre di Ahed Tamimi è fiero di sua figlia. Dice che lei è una combattente della
libertà, che nei prossimi anni, guideà la resistenza al regime israeliano
Bassem Tamimi – 29 dicembre 2017 – Haaretz
Anche questa notte, come tutte le notti da quando decine di soldati hanno invaso la
nostra casa nel mezzo della notte, mia moglie Nariman, mia figlia di 16 anni Ahed e
Nur, la cugina di Ahed, la passeranno dietro le sbarre. Anche se è il primo arresto di
Ahed, le vostre prigioni non le sono sconosciute. Mia figlia ha trascorso la sua vita
intera sotto l’ombra pesante della prigione israeliana – dopo le mie lunghe
incarcerazioni durante la sua infanzia, agli arresti ripetuti di sua madre, a quelli di
suo fratello e dei suoi amici, passando attraverso la minaccia implicita che
rappresenta la presenza permanente dei vostri soldati nelle nostre vite. Il suo
arresto, dunque era giusto una questione di tempo. Una tragedia inevitabile che era
in agguato.
Alcuni mesi fa, durante un viaggio in Sudafrica, abbiamo proiettato in pubblico un
video che documenta la lotta del nostro villaggio, Nabi Saleh, contro la dominazione
di Israele che ci è imposta. Quando la luce è ritornata, Ahed si è alzata per
ringraziare le persone del loro sostegno. Dopo aver notato che alcuni nell’assistenza
avevano le lacrime agli occhi, lei ha detto loro questo: “Noi siamo forse vittime del
regime israeliano, ma noi siamo anche fieri della nostra scelta di lottare per la nostra
causa, malgrado il costo che conosciamo. Noi sapevamo dove ci avrebbe condotto
questo cammino, ma la nostra identità, in quanto popolo e in quanto persone, è
ancorata nella lotta, e da essa trae la sua ispirazione. Al di là della sofferenza e
dell’oppressione quotidiana dei prigionieri, dei feriti e degli uccisi, noi conosciamo
anche il potere immenso che ci viene dalla nostra appartenenza ad un movimento di
resistenza: la devozione, l’amore, i piccoli momenti sublimi che vengono dalla nostra
scelta di rompere i muri invisibili della passività.
Non voglio essere percepita come una vittima e non concederei alle loro azioni il
potere di definire chi sono io e quello che sarò. Ho scelto di decidere da sola come voi
mi vedrete. Noi non vogliamo che voi ci sosteniate a causa di qualche lacrima
fotogenica, ma perché abbiamo fatto la scelta della lotta e perchè la nostra lotta è
giusta. E’ la sola maniera per poter smettere di piangere un giorno”.
Alcuni mesi prima di questi fatti in Sudafrica, quando lei ha sfidato questi soldati
armati dalla testa ai piedi, non si trattava di una collera improvvisa davanti alle gravi
ferite che Mohammed Tamimi, di 15 anni, aveva ricevuto proprio di fronte a lei,
soltanto a qualche metro, che l’abbia motivata. Non era più la provocazione di quei
soldati che penetravano nella nostra abitazione. No, quei soldati, o altri, identici
nella loro azione e nel loro ruolo, sono degli indesiderabili e degli intrusi nella
nostracasa da quando Ahed è nata. No. Lei, è rimasta là, davanti a loro, perché è la nostra
strada, perché la libertà non è data come un’elemosina, e perché a dispetto del suo
costo elevato, noi siamo pronti a pagarlo.
Mia figlia ha appena 16 anni. In un altro mondo, nel vostro mondo, la sua vita
sarebbe completamente differente. Nel nostro mondo, Ahed è una rappresentante
di una nuova generazione del nostro popolo, di giovani combattenti per la libertà.
Questa generazione deve condurre la sua lotta su due fronti. Da un lato, essi hanno
il dovere, sicuramente, di proseguire la sfida e la lotta contro il colonialismo
israeliano nel quale sono nati, fino al giorno del suo crollo. Dall’altro devono far
fronte, vento in poppa, al degrado di una politica stagnante e a questo degrado che
si è propagato tra di noi.
Devono diventare l’arteria vivente che farà rivivere la nostra rivoluzione, e che la
farà uscire dalla morte provocata da una cultura crescente di una passività inerente
a decenni di inattività politica.
Ahed è una di queste numerose donne che, negli anni che verranno, guideranno la
resistenza alla dominazione israeliana. Lei non è interessata ai riflettori attualmente
puntati su di lei a causa del suo arresto, ma ad un vero cambiamento. Lei non è il
prodotto di uno dei vecchi partiti o movimenti, e nelle sue azioni, lei invia un
messaggio: per sopravvivere, dobbiamo far fronte francamente alla nostra
debolezza e vincere le nostre paure.
In questa situazione, il nostro più grande dovere, mio e della mia generazione, è di
sostenerla e di lasciare il posto, di controllarci e di non cercare di alterare e
imprigionare questa nuova generazione nella vecchia cultura e nelle vecchie
ideologie nelle quali siamo cresciuti.
Ahed, nessun genitore al mondo desidera di vedere la propria figlia passare i suoi
giorni in cella di detenzione. Ciò nonostante, Ahed, nessuno può essere più fiero di
quanto io lo sia di te. Tu e la tua generazione, voi avete abbastanza coraggio,
finalmente per vincere. Le vostre azioni e il vostro coraggio mi riempiono di un
timore mescolato all’ammirazione e mi fanno salire le lacrime agli occhi. Ma
conformemente alla tua domanda, non sono lacrime di tristezza e di rimpianto, ma
piuttosto lacrime di lotta.

La Sezione A.N.P.I. di Orte «Tito Bernardini»

Con preoccupazione apprendiamo che il suolo pubblico di Orte è stato concesso sabato 20 gennaio ad attivisti di Casapound con l’intento di raccogliere firme in vista delle prossime elezioni politiche nonché di tesserare cittadini in vista dell’eventuale apertura di una sede in questo Comune.

Anche Orte, ha tristemente uno dei trucidati delle Fosse Ardeatine, sarà teatro di personaggi che parlano, alla pancia della gente, di italianità e del problema dell’immigrazione. Nessuno nega che esista questo problema, ma le soluzioni non sono né razziste né qualunquiste.

Pochi giorni fa qualcuno parlava di difesa della «razza bianca». Ebbene, gli organizzatori della raccolta di sabato, fascisti del terzo millennio, sono proprio gli eredi diretti di coloro promulgarono le vergognose leggi razziali, che per primi ebbero contatti con le popolazioni africane in nome dell’aberrante idea della costruzione dell’impero (trucidandone centinaia di migliaia, molti dei quali con i gas) e che condussero il Paese verso una guerra portatrice di 60 milioni di morti di cui 6 milioni nei campi di sterminio.

Evidentemente la politica, la cultura, la scuola, qualche colpa la hanno, se tutto ciò sembra dimenticato.

A una settimana dalla Giornata internazionale della Memoria, questo assembramento assume un significato ancor più grave e provocatorio. «Il fascismo non è un’opinione, è un crimine» diceva Giacomo Matteotti, ucciso nel 1924 dalle squadracce fasciste. Invece, paradossalmente, questa Democrazia, a dispetto della Sua Costituzione e delle Sue leggi successive, consente cittadinanza politica a coloro che della democrazia stessa sono la negazione, e che hanno rappresentato la pagina più buia della storia del nostro Paese.


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2017

► Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde : “ Persiste l’inadeguatezza dei sistemi di potabilizzazione. Abbandonare subito la captazione dell’acqua dal lago di Vico per tutelare la salute delle popolazioni di Caprarola e Ronciglione

16 novembre 2017

L’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde di Viterbo, nella persona della sua referente

nazionale dottoressa Antonella Litta, ha potuto acquisire solo nei giorni scorsi la documentazione relativa alle analisi e ai giudizi di potabilità sulla qualità delle acque erogate ad uso umano, nel periodo gennaio – maggio 2017 nei comuni di Caprarola e Ronciglione.

La documentazione, la cui richiesta era stata inviata il 12 maggio 2017, è stata resa disponibile dalla Asl di Viterbo solo nei giorni scorsi.

Da un attento esame dei documenti così acquisiti  e relativi al periodo sopra indicato si evince ancora il persistere dell’inadeguatezza e delle criticità  dei sistemi di potabilizzazione dei due acquedotti comunali e le ragioni che hanno imposto il mantenimento delle ordinanze di non potabilità delle acque per uso umano nei due Comuni circumlacuali.

L’Isde di Viterbo quindi, in relazione a quanto sopra riportato, ribadisce ancora una volta che, come sancito dal Principio di precauzione e in ossequio all’articolo 32 della Carta Costituzionale, il diritto alla salute e quindi il diritto all’approvvigionamento ad acque salubri e pulite, deve prevalere su ogni altro diritto privatistico e d’impresa e su ogni altro tipo di interesse.

L’Isde di Viterbo  ripropone di seguito  gli interventi necessari ed urgenti per avviare il risanamento dell’ecosistema del lago di Vico e tutelare così la salute delle persone e in particolare dei bambini:

–         cessazione della captazione di acqua dal lago di Vico e contestuale reperimento di fonti alternative di approvvigionamento idrico;

–         avvio in tempi rapidi  di una drastica riduzione, fino alla completa abolizione, dell’uso di fitofarmaci in tutta la conca del lago di Vico con riconversione al biologico di tutte le attuali forme di coltivazioni agricole in essa presenti;

–         costante controllo e periodica verifica di tutti gli scarichi fognari delle utenze private e pubbliche poste in prossimità del lago;

–         bonifica definitiva ed effettiva del deposito militare Nbc di Ronciglione;

–         intensificazione dei controlli di tutte le attività notturne e diurne all’interno e in prossimità della Riserva regionale del lago di Vico;

–         immediata installazione di impianti pilota per lo studio di una potabilizzazione extralacustre veramente efficace delle acque in relazione alle loro criticità e ricerca di nuove falde di captazione;

–         costante e approfondito monitoraggio di tutte le sostanze tossiche e cancerogene che possono contaminare le acque destinate a consumo umano, la fauna e la flora lacustre;

–         biomonitoraggio per sostanze inquinanti della fauna lacustre, della flora lacustre e  delle aree circostanti;

–         informazione ampia e diffusa ai cittadini, negli studi medici, nelle scuole, negli ambulatori della Asl e presso l’ospedale di Ronciglione;

–         inizio immediato di un monitoraggio di lungo periodo relativo allo stato di salute delle persone e in particolare dei bambini;

–         screening  gratuiti per le popolazioni esposte al cosiddetto “effetto cocktail” determinato dall’esposizione contemporanea a  più cancerogeni e sostanze tossiche presenti nelle acque del lago, anche se entro i limiti di legge, in particolare: cianobatteri, microcistine algali, arsenico, metalli pesanti e pesticidi.

Nota per la stampa a cura  dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

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► Si è svolto dal 2 al 4 novembre 2017 presso la Casina Pio IV nella Città del Vaticano, l‘incontro “Health of People, Health of Planet and our Responsability. Climate change, Air pollution and Health” ovvero “ La salute delle persone, la salute del pianeta e la nostra responsabilità. Cambiamento climatico, inquinamento dell’aria e salute.” 

L’incontro internazionale è stato promosso dalla Pontificia Accademia delle Scienze in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della Sanità e l’Istitute for Public Health dell’università di San Diego in California e ha registrato la presenza di esperti di vari settori dello studio e della ricerca provenienti da Europa, Asia ed Americhe.

Il convegno ha  messo in luce ancora una volta e attraverso la partecipazione, il confronto e l’apporto scientifico  di ricercatori, medici, economisti, sociologi, filosofi, rappresentanti religiosi e delle Istituzioni, le profonde e sempre più innegabili interconnessioni tra l’utilizzo dei combustibili fossili, l’inquinamento atmosferico e marino, il cambiamento climatico, la salute pubblica, la salute degli ecosistemi.

L’incontro ha preso in considerazione anche questioni di giustizia sociale e di etica, e la sempre più difficile sostenibilità ambientale e morale di un sistema di sviluppo economico-sociale, ormai  sempre più diffuso globalmente, che è fortemente incentrato sullo sfruttamento delle persone e delle risorse della terra, come evidenziato anche nella enciclica Laudato si’: “Non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.

Nell’ultimo giorno sono state formulate, sulla base dei più recenti dati ed evidenze in campo scientifico, raccomandazioni da sottoporre direttamente a Papa Francesco e quindi ai leader di tutte le nazioni del pianeta, in modo che possano su queste raccomandazioni e indicazioni programmare loro azioni perché abbiamo come fine il bene e il benessere dell’intera umanità e del pianeta.

L’incontro è stato aperto dal discorso di saluto e benvenuto di Sua Eccellenza Marcelo Sánchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze.

Il professor, Joachin Von Braun, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, ha poi ricordato anche i compiti e gli obiettivi di studio e confronto che l’Accademia promuove

(http://www.pas.va/content/accademia/en/about/goals.html) . 

Il professor Veerabhadran Ramanathan, docente di Scienze dell’atmosfera presso l’Institution of Oceanography di Scripps e dell’Università californiana di San Diego, è stato il coordinatore scientifico del simposio.

Presente ai lavori anche il professor Carlo Rubbia premio Nobel per la fisica nel 1984 e senatore a vita .

La dottoressa Antonella Litta dell’Associazione italiana medici per l’ambiente- Isde ( International Society of doctors for the environment) ha preso parte ai lavori del simposio ponendo all’attenzione dei partecipanti la stretta relazione tra trasporto aereo, cambiamento climatico, inquinamento ambientale e danno alla salute.

Di seguito l’intervento della referente dell’Isde.

Nota per la stampa a cura dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

Viterbo, 5 novembre 2017

Per comunicazioni:

Associazione italiana medici per l’ambiente  – Isde di Viterbo

isde.viterbo@gmail.com

*

Antonella Litta

Medico di medicina generale, specialista in Reumatologia.

Referente nazionale e coordinatrice del gruppo di studio sul tema : “ Il traffico aereo come fattore d’inquinamento ambientale e danno alla salute” per l’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde (International Society of Doctors for the Environment).

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Contributo a sostegno delle ragioni etiche e scientifiche per la razionalizzazione  e riduzione del trasporto aereo

Il traffico aereo è una fonte importante di inquinamento ambientale e danno alla salute e in modo sempre più rilevante contribuisce ai cambiamenti climatici.

Si deve considerare che negli ultimi decenni il traffico aereo ha mostrato una fase di costante incremento, soprattutto per quanto riguarda  il settore del trasporto di merci e quello dei voli low-cost, solitamente legato  al turismo definito anche come turismo “mordi e fuggi”.

Secondo l’European Aviation Environmental, report 2016 (EAE), entro il 2030 il contributo del trasporto aereo alle emissioni di anidride carbonica-CO2 sarà di circa il 17% sulle emissioni totali di CO2 nel mondo.

Ogni giorno più di centomila aerei si alzano in volo inquinando i cieli.

Ci corre quindi l’obbligo di ricordare, in questa speciale occasione, ciò che Papa Francesco ha dichiarato nel suo discorso indirizzato ai partecipanti all’incontro “Economia di Comunione”  il 4 febbraio 2017.

Egli ha affermato: “Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma, con una piccola parte del costo del biglietto, pianteranno alberi per compensare una parte dei danni creati“.

Purtroppo, il trasporto aereo, colpevolmente e raramente, viene incluso tra i settori nei quali intervenire  per ridurre l’inquinamento atmosferico e contrastare il cambiamento climatico, come purtroppo si registra nelle varie conferenze internazionali sul clima.

Sarebbe giusto e necessario invece includere azioni e interventi di riduzione e razionalizzazione del trasporto aereo nei piani di miglioramento della qualità dell’aria.

Infatti le emissioni prodotte dai motori degli aerei, alimentati con il cherosene (una miscela composta da diversi tipi di idrocarburi), sono generalmente simili per composizione a quelle generate dalla combustione di altri carburanti fossili ma contribuiscono fortemente all’effetto serra perché sono rilasciate direttamente nell’atmosfera, nella parte più alta della troposfera e in quella più bassa della stratosfera, e per questo risultano ancora più dannose per il clima.

La letteratura scientifica e gli studi sull’impatto ambientale e sui danni alla salute derivanti dal trasporto aereo sono disponibili ormai da diversi decenni e, in larga misura, evidenziano la sinergia tra gli effetti generati dall’inquinamento dell’aria e dall’inquinamento acustico sulla salute umana. 

Questi effetti, determinati dal trasporto aereo e da altre fonti di inquinamento, incrementano le malattie cardiovascolari, respiratorie, cronico-degenerative, immunologiche, metaboliche, neuroendocrine e neoplastiche e i disturbi neurocomportamentali.

Gli studi scientifici rilevano anche, nelle comunità che vivono vicino agli aeroporti, disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione nei bambini, e una netta riduzione della qualità della vita per compromissione del riposo notturno a causa delle operazioni aeroportuali svolte anche durante la notte.

Dobbiamo tener presente poi che l’inquinamento prodotto dal traffico aereo si va a sommare a quello prodotto da altre fonti di inquinamento, esponendo in particolare i bambini, gli adolescenti, le donne in gravidanza,  e così l’embrione e  il feto, al cosiddetto “effetto cocktail” che consiste nell’amplificazione e nella sinergia dell’azione patogena dei singoli inquinanti.

Questi elementi, anche a causa delle loro dimensioni microscopiche, superano con facilità tutte le barriere biologiche dell’organismo umano e interagiscono negativamente con l’epigenoma (il software del DNA), favorendo così tutte quelle malattie che stiamo osservando in grande aumento, nell’infanzia e nell’età adulta, in tutto il mondo e che potrebbero anche essere trasmesse alle future generazioni, attraverso alterazioni epigenomiche dei gameti.

È chiaro quindi che è assolutamente necessario ridurre l’esposizione a tutti gli inquinanti.

Ogni persona di buona volontà è chiamata a essere responsabile della protezione dell’ambiente, di tutte le specie viventi e dell’intera biosfera.

Per i medici e la comunità scientifica questa responsabilità è ancora più grande perché deriva dalla conoscenza.

Avere la consapevolezza che il traffico aereo rappresenta un fattore di rischio innegabile e danno per la salute e l’ambiente, ci deve far assumere la responsabilità di studiarne e monitorarne costantemente gli effetti.

Se vogliamo contrastare realmente i cambiamenti climatici dobbiamo confrontarci quindi con forza e chiarezza con le Istituzioni preposte perché siano adottati il prima possibile programmi e politiche di controllo e riduzione anche di questo tipo di mobilità altamente inquinante. 

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Bibliografia       

–          Adamkiewicz G.,  Hsu H.H., Vallarino J., Melly S. J., Spengler J.D., Levy J.I., Nitrogen dioxide concentrations in neighborhoods adjacent to a commercial airport: a land use regression modeling study.Environmental Health 2010, 9:73  

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–          Babisch W., Houthuijs D., Pershagen G., Cadum E., Katsouyanni K.,Velonakis M., Dudley M.L.,Marohn H.D., Swart W., Breugelmans O.,Bluhm G., Selander J., Vigna-Taglianti F., Pisani S., Haralabidis A., DimakopoulouK., Zachos I., Järup L.; HYENA Consortium. Annoyancedue to aircraft noise has increased over the years results of the HYENAstudy. Environ Int. 2009 Nov; 35 (8) : 1169-76

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► lunedì 23 ottobre ore 17, 30 sede di via dell’Orologio Vecchio 75d.

incontro “chiacchierata con D’Attorre”

art1

Lunedi 23 ottobre, alle ore 17 e 30, a Viterbo in Via Orologio Vecchio n. 75d, L’On. Alfredo D’Attorre e Art. Uno-MDP Coordinamento Provinciale di Viterbo hanno il piacere di incontrare i componenti delle associazioni sindacali, di categoria, di promozione sociale e la cittadinanza attiva ad un confronto   sul percorso che Art.1 MDP deve intraprendere sul nostro territorio, che possa individuare risposte possibili a una ripresa economica sofferente, in profonda crisi di rilancio.

Alfredo D’Attorre è stato eletto per la prima volta alla Camera nel 2013 nel gruppo PD. Attualmente è membro della Commissione Affari Costituzionali e della Giunta per il Regolamento. Nel novembre del 2015, per profondi dissensi è fuoriuscito dal Pd e, assieme ad altri ha contribuito a far nascere il gruppo Sinistra Italiana. Dal febbraio 2017, ha aderito al progetto di Art. Uno – Mdp.

ART. 1 MDP Coordinamento Provinciale

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► VITERBO, venerdì 20 ottobre 2017 presso il Circolo Arci IL COSMONAUTA Via dei Giardini n. 11 (Pianoscarano), dalle ore 18:00 alle ore 21:00,presentazione del libro “Gramsci & il Biennio Rosso. I Consigli di fabbrica a Torino”, con l’autore Remo Mazzacurati e l’editore Roberto Massari.

Copertina Libro (1)

Gramsci e il «Biennio rosso» .Vi è stato, anzi, un tempo, subito dopo la fine della guerra, in cui sembrava che i dominatori del mondo, cioè la classe dei proprietari, dei padroni, dei ricchi, stesse per venire travolta, come da una gigantesca ondata Ebbene, mentre le masse capivano assai bene che questa era la necessità del momento e con entusiasmo davano la loro adesione alle organizzazioni [sindacali] e al Partito [socialista], perché volevano essere guidate alla lotta, gli uomini che stavano a capo delle une e dell’altro non ne volevano sapere.» (A. Gramsci, «Il perché della scissione», in La Compagna, 13 maggio 1922)

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► Sabato 28 ottobre 2017, 0re 18,00 – circolo Arci Khorakhanè- Grosseto

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sabato 28 ottobre 2017, ore 18.00 Circolo Arci khorakhanè via Ugo Bassi, 62, Grosseto

Alle radici della Resistenza, canti e memorie – Alla scoperta degli Arditi del popolo, le prime formazioni antifasciste

 

Presentazione de

IL FASCIO SPEZZATO

Gli Arditi del popolo nella “ribelle irriducibile Civitavecchia”

di ENRICO CIANCARINI  (Roma, Red star press, 2016)

Ne discutono con l’autore

Flavio Agresti, Presidente del Cp Anpi, Norma Parenti

Silvio Antonini, documentalista e storico dei movimenti antifascisti e resistenziali 

Igor Camilli, Patria socialista 

Alessandra Di Tommaso, Presidentessa Sezione Anpi Delio Ricci, Montefiascone (Vt)

Franco Dominici, Storico, Consigliere del  Direttivo Sezione Anpi Pietro Casciani, Pitigliano

Enrico Luciani, presidente della Compagnia portuale di Civitavecchia

 

“La Resistenza non ha inizio l’8 Settembre 1943, bensì nel 1921”

Sandro Pertini

(recensione de Il Fascio spezzato: https://goo.gl/ihqEtx)

Per l’occasione, gli antifascisti grossetani consegneranno agli antifascisti civitavecchiesi la riproduzione della bandiera che i fascisti di Grosseto sottrassero agli Arditi del popolo di Civitavecchia, esatti 95 anni fa.

A seguire Concerto della Brigata Anarkanti – Canti popolari e di rivolta, da prima della Grande guerra agli anni Settanta del Novecento

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► Venerdi 10 novembre 2017 – Sciopero Generale – USB CONFEDERAZIONE COBAS E CIB UNICOBAS

I fascisti sono sempre stati uno strumento del capitale e anche in questa occasione stanno cercando di orientare la rabbia delle masse popolari non contro chi li affama, li licenzia, li lascia senza una casa o un lavoro ma contro chi, come loro, cerca di sottrarsi alla fame e alla miseria.

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► Venerdi 13 ottobre 2017 – ore 19,30 – Vasanello (VT)

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► Venerdi 13 ottobre 2017 – ore 17,00 – Sala conferenze della Provincia – via A. Saffi, Viterbo

libro

 

Troppe ingiustizie, troppa arroganza e troppa disuguaglianza hanno contrassegnato questi anni, in aperta violazione di una Carta costituzionale concepita per garantire diritti a tutte e tutti, per affermare la priorità dei beni comuni, per una democrazia progressiva e per il pieno sviluppo della persona. Il referendum del 4 dicembre 2016 ha riportato a votare tante italiane e tanti italiani, che si erano allontanati dal voto e dalla politica, anche per l’esigenza della difesa e della piena attuazione della nostra Costituzione: farla vivere è il mandato del referendum.

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► Giovedì 18 maggio 2017 a Faleria, presso il polo culturale dell’Ospedaletto nella Sala della  biblioteca comunale, si è svolta  un’assemblea pubblica di aggiornamento sulle attività  e le iniziative del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre

 

Giovedì 18 maggio 2017 a Faleria, presso il polo culturale dell’Ospedaletto nella Sala della  biblioteca comunale, si è svolta  un’assemblea pubblica di aggiornamento sulle attività  e le iniziative del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre.

I lavori sono stati introdotti da Nicola Rinaldi assessore alla cultura, si sono poi succeduti gli interventi di Famiano Crucianelli  presidente del Biodistretto, di Andrea Ferrante  per  l’Associazione italiana agricoltura biologica -Lazio, di Antonella Litta referente dell’Associazione Medici per l’Ambiente e di  Ovidio Profili agricoltore biologico  della fattoria Lucciano di Civita Castellana.

Tutti gli interventi hanno evidenziato l’importanza  di sostenere e promuovere l’agricoltura biologica, anche con leggi nazionali e regionali, ovunque e a maggior ragione nei  tredici Comuni aderenti al Biodistretto, quale strumento fondamentale per  contrastare le monocolture, foriere di danni agli ecosistemi ed impoverimento e inaridimento del suolo, per preservare la biodiversità, la bellezza e quindi il patrimonio storico culturale e paesaggistico del territorio viterbese e così l’ambiente e in primis l’acqua per quantità e potabilità, la salute  delle persone e degli agricoltori e la redditività  del loro lavoro su medio e lungo periodo.

Di seguito un estratto dall’intervento della dottoressa Antonella Litta.

“ La parola greca Bìos significa vita e allora un biodistretto deve essere un territorio dove, e a maggior ragione, si mettono in atto interventi ed azioni a tutela della vita, della salute delle persone e della salute dell’ambiente nel suo complesso, nel rispetto dell’articolo 32 della Carta costituzionale e in applicazione del Principio di  precauzione che fa obbligo alle autorità competenti di adottare provvedimenti appropriati al fine di prevenire taluni rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e per l’ambiente, facendo prevalere le esigenze connesse alla protezione di tali interessi sugli interessi economici.

Le attività dell’agricoltura intensiva e convenzionale con l’utilizzo di pesticidi, diserbanti e fertilizzanti chimici rappresenta una costante minaccia per la vita, la salute delle popolazioni, degli agricoltori e in particolare per la salute dei bambini e delle future generazioni.

La prima e vera prevenzione consiste non nella diagnosi precoce di una malattia ma nel non far ammalare le persone e questo può essere ottenuto riducendo  tutte le fonti di inquinamento dell’acqua, dell’aria, del suolo e del cibo e quindi anche con una agricoltura che rinunci subito all’utilizzo di sostanze di sintesi chimica utilizzate in forte misura anche nelle monocolture come quella della nocciola, sempre più diffusa nel territorio viterbese, a scapito di altre coltivazioni e con conseguente impoverimento dei suoli ed elevato consumo e rischio di inquinamento dell’acqua.

Con il termine generico di  pesticidi  si indicano tutte quelle le sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono organismi viventi (microrganismi, animali e vegetali) utilizzate nell’agricoltura intensiva di tipo industriale e che comprendono: diserbanti, fungicidi, insetticidi, nematocidi, erbicidi etc.

Si tratta per la maggior parte di sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili che possono penetrare nella catena alimentare anche come multiresidui e che si possono riscontrare  perfino nei cordoni ombelicali e nel latte materno. Tali agenti hanno un impatto negativo non solo sugli organismi che vogliono contrastare e distruggere ma anche su moltissimi altri organismi viventi, interi ecosistemi, nonché sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sulla salute umana.

Attualmente, la massiccia diffusione di pesticidi nelle matrici ambientali – acqua, aria, suolo e alimenti- evidenzia un’esposizione biologica a tali sostanze e ai loro metaboliti le cui proporzioni devono essere seriamente ponderate in relazione ai loro documentati impatti negativi.

L’esposizione a “dosi piccole” ma prolungate nel tempo ovvero l’esposizione cronica è un problema che ormai non riguarda più solo le esposizioni professionali, ma l’intera popolazione attraverso il cibo, l’aria e l’acqua e rappresenta una preoccupazione di sempre maggior rilievo per la salute pubblica.

I danni provocati da questi composti possono variare in relazione alla tipologia delle molecole considerate, alla loro quantità, alla compresenza di più principi attivi in miscele, ai contesti ambientali in cui tali molecole si disperdono, e alla diversità degli organismi esposti.

Una mole davvero imponente di studi scientifici, condotti a cominciare dagli anni ’70, ha comprovato come l’esposizione cronica a pesticidi possa comportare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio. L’esposizione a  tali sostanze è pertanto correlata ad un incremento statisticamente significativo del rischio per molteplici patologie quali: neoplasie, diabete mellito, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative (in particolare morbo di Parkinson, malattia di  Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali, specie a carico della tiroide. Particolarmente elevati sono i rischi per tumori del sangue. Anche nei bambini figli di agricoltori o comunque esposti a pesticidi aumenta il rischio di neoplasie, in particolare di linfomi, leucemie e tumori cerebrali. Particolarmente a rischio appare l’esposizione in utero: il rischio di leucemia infantile per esposizione residenziale è risultato il doppio dell’atteso per esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico.

Tali rischi inoltre sono ancor più elevati se l’esposizione avviene nelle fasi più precoci della vita, a cominciare dal periodo embrio-fetale e proprio il cervello in via di sviluppo appare come un organo estremamente sensibile a tali agenti. Una recente revisione  della letteratura scientifica ha confermato che per esposizione in particolare a pesticidi organofosforici si registrano danni della sfera cognitiva, comportamentale, sensoriale, motoria, riduzione del  Quoziente Intellettivo e si evidenziano alterazioni specifiche negli esami di RMN cerebrale.

Alla luce di tutto ciò si rendono quindi necessarie scelte politico-economiche,auspicate ed indicate anche dalle più autorevoli istituzioni sanitarie come l’Organizzazione mondiale della sanità,  (ad esempio ordinanze sindacali di divieto dell’utilizzo di fitofarmaci e mense scolastiche ed ospedaliere  rifornite con prodotti biologici), e  scelte individuali di sani stili di vita che  possano generare importanti benefici per la salute pubblica.

Anche le drammatiche quanto emblematiche storie di molti bacini lacustri tra cui anche quello del lago di Vico, evidenziano la necessità di un rapido abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, della biodiversità e non asservita alle monocolture, che non inquini l’aria, l’acqua e quindi il cibo; una agricoltura  che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi  acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali cicli della terra e insieme  la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie”.

Viterbo, 19 maggio  2017

Per comunicazioni:

Associazione italiana medici per l’ambiente  – Isde di Viterbo

isde.viterbo@gmail.com

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Si è svolto sabato 8 aprile 2017,  nell’aula Magna  della Clinica Pediatrica del Policlinico Umberto I dell’Università di Roma  “La Sapienza”, il convegno “Costruire  o ricostruire  una città: ad esempio Roma ”

Si è svolto sabato 8 aprile 2017,  nell’aula Magna  della Clinica Pediatrica del Policlinico Umberto I dell’Università di Roma  “La Sapienza”, il convegno “Costruire  o ricostruire  una città: ad esempio Roma ”.

Il convegno è stato dedicato alle analisi e alle proposte in tema di qualità dell’ambiente urbano per la città di Roma: inquinamento dell’aria, mobilità, energia, gestione dei rifiuti, conservazione e recupero delle aree verdi urbane, prevenzione  e controllo del dissesto idro-geologico, metodi alternativi all’uso di pesticidi e antinfestanti nella città, modelli di economia circolare, tutela della salute dei cittadini.

Al convegno, organizzato dalla sezione romana dell’Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde, con il patrocinio del Comune di Roma, hanno preso parte il presidente della sezione dottor Roberto Ronchetti, professore emerito di pediatria della facoltà di medicina dell’Università di Roma “La Sapienza” e sempre per questa Associazione il dottor Ugo Corrieri,il dottor Carlo Romagnoli, il dottor Valerio Gennaro e la dottoressa Antonella Litta, per l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale – Ispra  ha preso parte al convegno il professore  Massimiliano Pietro Bianco.

Al convegno sono intervenuti anche  l’assessora all’ambiente del Comune di Roma Pinuccia Montanari e l’europarlamentare Dario Tamburrano.

Invitato al convegno per illustrare la sua straordinaria esperienza quale commissario unico per la ricostruzione della città di New Orleans, dopo la devastazione causata dal passaggio dell’uragano Katrina, il professor  Edward Blakely, esperto di gestione dell’emergenza e docente di Urban Policy presso l’Università di Sydney.

La  dottoressa Antonella Litta è intervenuta sul tema: “ La qualità dell’aria, regolamentare …

ovvero  per migliorare la qualità dell’aria nelle grandi città come Roma occorre  ridurre drasticamente la mobilità su gomma insieme al trasporto aereo e abbandonare la produzione di energia da combustibili fossili” .

Di seguito un estratto dall’intervento della dottoressa Litta.

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Per  migliorare la qualità dell’aria nelle grandi città come Roma, a poco o a nulla servono le cosiddette giornate ecologiche, servono  invece interventi concreti: ridurre drasticamente la mobilità su gomma insieme al trasporto aereo e abbandonare la produzione di energia da combustibili fossili, questi  sono i provvedimenti urgenti  e concreti per migliorare la qualità dell’aria e per tutelare salute e ambiente.

Secondo  l’ultimo report dell’Organizzazione mondiale della sanità

( http://who.int/phe/publications/air-pollution-global-assessment/en/)  il 92% della popolazione mondiale respira aria inquinata e pericolosa per la salute e sono necessarie quindi azioni urgenti per affrontare l’inquinamento atmosferico.

Secondo Agenzia Europea per l’ambiente- EEA  nel report Air quality in Europe-2016  (http://www.eea.europa.eu/publications/air-quality-in-europe-2016), in Europa nel 2013 si sono registrate  520mila morti premature per inquinamento dell’aria, in Italia le morti premature legate all’inquinamento dell’aria sono state 91mila.

Preoccupanti e allarmanti i dati, per morti e ricoveri ospedalieri per cause cardio-respiratorie, nella popolazione di Roma esposta ad inquinamento da PM 10 come rilevato nello studio “Inquinamento atmosferico ed effetti sulla salute a Roma nel mese di dicembre 2015” (http://www.epiprev.it/articolo_scientifico/inquinamento-atmosferico-ed-effetti-sulla-salute-roma-nel-mese-di-dicembre-2015)  che evidenzia come l’impatto sanitario degli episodi di inquinamento si sommi agli effetti a lungo termine degli inquinanti.

E’ noto da decenni che la qualità dell’aria è di fondamentale importanza per la salute, infatti a maggiori livelli d’inquinamento atmosferico sono correlati incrementi evidenti non solo di malattie respiratorie e cardiovascolari, ma anche malattie cronico-degenerative, e tumori, specie del polmone.

Sono necessari interventi urgenti e non più rimandabili in grado di ridurre drasticamente la produzione e immissione in ambiente di anidride carbonica e altri gas serra e di sostanze nocive e tossiche, con particolare riferimento al particolato  fine ed ultrafine (classificato nel 2013  dalla Agenzia internazionale di ricerca sul cancro-Iarc come cancerogeno certo), agli idrocarburi policiclici aromatici, ai metalli pesanti, al benzene, alle molecole diossino-simili: tutti agenti potenzialmente mutageni e/o epimutageni  e quindi cancerogeni e teratogeni.

E’ indispensabile che in tutto il territorio nazionale siano ampliate le reti di monitoraggio della qualità dell’aria, con utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, in particolare nelle aree e nei distretti con presenza di  rilevanti fonti d’inquinamento: aree industriali, grandi poli di produzione energetica, città con elevato traffico veicolare, aree portuali e aeroportuali.

Devono essere realizzate politiche attive che riducano complessivamente la necessità di ricorrere ai processi di combustione, principali responsabili dell’inquinamento atmosferico urbano. Si tratta in primo luogo di attuare politiche urbanistiche volte sia alla riduzione del fabbisogno energetico degli edifici grazie al miglioramento della loro coibentazione ed all’aumento dell’efficienza energetica degli impianti di riscaldamento-raffrescamento, sia alla riduzione della necessità di ricorrere all’uso degli autoveicoli per la mobiltà urbana e quindi incentivare anche  il telelavoro e le videoconferenze.
Una migliore qualità dell’aria potrà essere garantita soltanto da una rapida trasformazione dell’intero sistema dei trasporti che permetta una drastica riduzione dell’immissione in atmosfera dei prodotti  derivanti dalla combustione di petrolio, gasolio, benzine e gas.

E’ necessario quindi disincentivare il trasporto commerciale su gomma ed incentivare il trasporto su rotaia e le cosiddette autostrade del mare per il trasporto di merci e persone nel rispetto delle normative vigenti e con l’utilizzo di carburanti meno inquinanti ;  ridurre il traffico automobilistico ed in particolare quello privato  nelle grandi e piccole città, che potrebbero così recuperare fascino, bellezza e condizioni di vita più salubri attraverso anche l’utilizzo di mezzi ad alimentazione elettrica e l’uso delle biciclette. Ciò può essere realizzato attraverso scelte urbanistiche che avvicinino i servizi – a cominciare da quelli amministrativi – alle residenze, riqualifichino e ripopolino i centri storici e ricostruiscano il tessuto di piccole attività artigianali e commerciali delle città, soffocato e distrutto da politiche orientate a privilegiare i grandi centri commerciali, responsabili, a loro volta, di una quota certo non trascurabile di traffico veicolare. Occorre migliorare le reti ferroviarie locali e nazionali, ma sempre nel rispetto delle peculiarità dei territori e dei diritti delle popolazioni interessate e sottoporre il traffico aereo a politiche di monitoraggio e riduzione.

Poiché il traffico aereo è attualmente responsabile  di una quota considerevole delle emissioni di anidride carbonica, è assolutamente indispensabile, anche per ridurre l’effetto serra, una netta riduzione e razionalizzazione del trasporto aereo insieme ad una moratoria per la costruzione di nuovi aeroporti e l’ampliamento di quelli già esistenti anche in considerazione della presenza degli oltre 100 aeroporti già  dislocati su tutto il nostro  territorio nazionale e degli evidenti  e gravi danni alla salute riscontrati nelle comunità che vivono in prossimità di sedimi aeroportuali.

Per quanto attiene alla salute umana i principali inquinanti generati dalle emissioni degli aerei sono: polveri – Particolato PM-, Monossido di carbonio, Ossidi di Azoto, Biossidi di Zolfo, Ozono, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), in particolare Benzene.

Le popolazioni che vivono in prossimità di aeroporti pagano pertanto in termini di malattie e cause di morte correlate anche a questa particolare forma d’inquinamento il prezzo più alto di scelte che hanno spesso messo al primo posto solo il profitto di pochi invece che la salute dei cittadini.

In particolare anche negli studi internazionali e nazionali più recenti sono stati rilevati molti degli effetti sanitari già noti e generati dal trasporto aereo ovvero: malattie cardiovascolari, respiratorie, neoplastiche, disturbi della sfera neuro-comportamentale, disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione nei bambini, e una riduzione della qualità della vita per compromissione della qualità del sonno a causa delle operazioni aeroportuali svolte nelle ore notturne.

Migliorare quindi la qualità dell’aria  a Roma e nel Lazio significa quindi anche attuare una drastica riduzione dei voli sull’aeroporto di Ciampino e impedire ogni progetto di ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino.

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Viterbo, 9 aprile 2017

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SocialeBentivoglioScuolaItis

 

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Si è svolto sabato 25 marzo 2017, presso il Policlinico universitario Agostino Gemelli  dell’Università Sacro Cuore di Roma, il convegno: “Alimentazione è salute : l’importanza di un’alimentazione sostenibile e del benessere psicofisico per la prevenzione dei tumori”.

Il convegno è stato l’evento conclusivo del progetto “Alimenta il tuo benessere” che ha offerto un percorso di educazione alimentare attraverso incontri formativi, laboratori e attività pratiche; un progetto rivolto alle donneaffette da tumore del seno, alle donne sottoposte a trattamento chemio-radioterapico e più in generale alle pazienti che afferiscono al Centro Interdipartimentale di Senologia del Policlinico Gemelli, ai loro familiari e agli operatori sanitari.

Il Convegno ha  voluto focalizzare  l’attenzione sull’importanza dell’alimentazione biologica, che  insieme a corretti stili di vita e ad un ambiente sano, possono concorrere a ristabilire il benessere psicofisico anche nelle persone che si trovano ad affrontare patologie gravi come quelle del tumore mammario.

Relatori del convegno: il dottor Stefano Magno responsabile del Centro integrato di senologia, la dottoressa Daniela Terribile responsabile dell’unità delle donne ad alto rischio, la psiconcologa Stefania Carnevale, la dottoressa  Patrizia Pasanisi dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e per l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica- Aiab le dottoresse Cristina Grandi e Annalisa Gallucci.

La dottoressa Antonella Litta referente dell’Associazione italiana medici per l’ambiente- Isde (International Society of Doctors for the Environment – Italia)  ha presentato la relazione sul tema: “Qualità dell’ambiente e qualità dell’agricoltura: un  legame indissolubile a tutela della salute”.

Di seguito un breve estratto dall’intervento della dottoressa Litta.

 

“ La prima e vera prevenzione consiste non nella diagnosi precoce di una malattia ma nel non far ammalare le persone e questo può essere ottenuto riducendo le fonti di inquinamento dell’acqua, dell’aria, del suolo e del cibo e quindi anche con una agricoltura che rinunci subito all’utilizzo dei pesticidi e diserbanti.

L’agricoltura intensiva, quella che utilizza sostanze di sintesi chimica, ha avuto un grande sviluppo e diffusione soprattutto dal dopoguerra in poi e già alla fine degli anni 50 del secolo scorso ha mostrato una serie di effetti negativi sulla salute e l’ambiente oggi bene e ampiamente riconosciuti e documentati. Con il termine generico di  pesticidi  si indicano tutte quelle le sostanze che interferiscono, ostacolano o distruggono organismi viventi (microrganismi, animali e vegetali) utilizzate nell’agricoltura intensiva di tipo industriale e che comprendono: diserbanti, fungicidi, insetticidi, nematocidi, erbicidi etc.

Si tratta per la maggior parte di sostanze tossiche, persistenti, bioaccumulabili che possono penetrare nella catena alimentare anche come multiresidui e che si possono riscontrare  perfino nei cordoni ombelicali e nel latte materno. Tali agenti hanno un impatto negativo non solo sugli organismi che vogliono contrastare e distruggere ma anche su moltissimi altri organismi viventi, interi ecosistemi, nonché sulle proprietà fisiche e chimiche dei suoli e sulla salute umana.

In Italia il consumo di tali sostanze è tra i più alti d’Europa; nel nostro paese si utilizzano ogni anno circa 135.000 tonnellate di pesticidi, con una media di oltre 5 kg di principi per ettaro.

Attualmente, la massiccia diffusione di pesticidi nelle matrici ambientali – acqua, aria, suolo e alimenti- evidenzia un’esposizione biologica a tali sostanze e ai loro metaboliti le cui proporzioni devono essere seriamente ponderate in relazione ai loro documentati impatti negativi.

L’esposizione a “dosi piccole” ma prolungate nel tempo ovvero l’esposizione cronica è un problema che ormai non riguarda più solo le esposizioni professionali, ma l’intera popolazione attraverso il cibo, l’aria e l’acqua e rappresenta una preoccupazione di sempre maggior rilievo per la salute pubblica.

I danni provocati da questi composti possono variare in relazione alla tipologia delle molecole considerate, alla loro quantità, alla compresenza di più principi attivi in miscele, ai contesti ambientali in cui tali molecole si disperdono, e alla diversità degli organismi esposti.

Una mole davvero imponente di studi scientifici, condotti a cominciare dagli anni ’70, ha comprovato come l’esposizione cronica a pesticidi possa comportare alterazioni di svariati organi e sistemi dell’organismo umano quali quello nervoso, endocrino, immunitario, riproduttivo, renale, cardiovascolare e respiratorio. L’esposizione a  tali sostanze è pertanto correlata ad un incremento statisticamente significativo del rischio per molteplici patologie quali: neoplasie, diabete mellito, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative (in particolare morbo di Parkinson, malattia di  Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie cardiovascolari, disturbi della sfera riproduttiva, disfunzioni metaboliche ed ormonali, specie a carico della tiroide. Particolarmente elevati sono i rischi per tumori del sangue. Anche nei bambini figli di agricoltori o comunque esposti a pesticidi aumenta il rischio di neoplasie, in particolare di linfomi, leucemie e tumori cerebrali. Particolarmente a rischio appare l’esposizione in utero: il rischio di leucemia infantile per esposizione residenziale è risultato il doppio dell’atteso per esposizione durante la gravidanza anche a pesticidi per uso domestico.

Tali rischi inoltre sono ancor più elevati se l’esposizione avviene nelle fasi più precoci della vita, a cominciare dal periodo embrio-fetale e proprio il cervello in via di sviluppo appare come un organo estremamente sensibile a tali agenti. Una recente revisione  della letteratura scientifica ha confermato che per esposizione in particolare a pesticidi organofosforici si registrano danni della sfera cognitiva, comportamentale, sensoriale, motoria, riduzione del  Quoziente Intellettivo e si evidenziano alterazioni specifiche negli esami di RMN cerebrale.

In Svezia, dove dal 1970 sono stati banditi alcuni tipi di pesticidi (clorofenoli ed erbicidi fenossiacetici), si è  registrato, a cominciare dagli anni ’90,  la riduzione dell’incidenza di linfomi non Hodking.  

Tutto ciò conferma che sia scelte politico-economiche (ad esempio ordinanze sindacali di divieto dell’utilizzo di fitofarmaci e mense scolastiche ed ospedaliere  rifornite con prodotti biologici), che scelte individuali di sani stili di vita possono generare importanti benefici per la salute pubblica. 

Anche le drammatiche quanto emblematiche storie del lago di Aral, in passato, e di altri bacini lacustri più di recente, evidenziano la necessità di un rapido abbandono dell’agricoltura intensiva e chimica in favore di una agricoltura più sana, naturale, ecologica, rispettosa cioè della composizione e della vitalità dei suoli, della biodiversità e non asservita alle monocolture, che non inquini l’aria, l’acqua e quindi il cibo; una agricoltura  che sappia riappropriarsi delle conoscenze e dei saperi  acquisiti nel corso dei millenni di storia umana, ricominciando a produrre rispettando i naturali i cicli della terra  e insieme  la dignità del lavoro, tutelando così l’ambiente e la salute di tutti a cominciare proprio da quella degli agricoltori e delle loro famiglie”.

Associazione italiana medici per l’ambiente – Isde di Viterbo

Viterbo, 26 marzo 2017

Per comunicazioni:

Associazione italiana medici per l’ambiente  – Isde di Viterbo tel. 3383810091

isde.viterbo@gmail.com

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Smuraglia: “Il salvataggio di un condannato (in via definitiva), in Parlamento, è una sfida alla magistratura e scontenta i cittadini”

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Lotto marzo si è tenuta anche a Viterbo la manifestazione contro la violenza maschile, Non una di meno.

Un movimento che, partendo dall’Argentina, ha coinvolto più di quaranta Paesi in tutto il mondo. A Viterbo hanno partecipato: Ass.Erinna, Ass.Italia-Nicaragua Vt, Ass. Kyanos, Ass. Sans Frontiere, Ass. Battiti, Aucs, Casa dei Diritti Sociali della Tuscia, Centro Ricerca Pace e Diritti Umani, Fa(b)rica delle Donne, la Gattaruga e Sindacato Usb e molte singole.

 

Risorsa: Per una diversa narrazione della violenza sulle donne nei mass Media

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 ► La periodica reviviscenza (temporalmente breve) dell’attenzione sulla sicurezza del lavoro

Si è parlato, in questi giorni, sulla stampa nazionale, di sicurezza del lavoro, partendo da alcune notizie circa le morti sul lavoro, che non farebbero neppure notizia e non sarebbero considerate nelle statistiche. E’ ripartito, allora, il solito allarme periodico, sempre destinato a concludersi rapidamente, passando ad altro. Ricordo che quando si verificò la tragedia degli operai “bruciati”, in Piemonte, nella fabbrica della Von Thyssen, molti – anche sulla stampa e in TV – se ne occuparono con particolare attenzione, dicendo spesso che “dopo una vicenda di tal gravità, nulla sarebbe stato più come prima”. Invece, e come sempre, non cambia nulla, in concreto: qualche giorno di allarme e poi ricomincia la solita catena di infortuni, anche mortali, ma senza riuscire neppure a fare notizia. Ho visto che in questi giorni si è tornati a parlare anche degli interventi di tipo penale, magari con la previsione di un reato di “omicidio sul lavoro”, con pene assai elevate. Apprezzo le buone intenzioni; ma se il progetto andasse in porto ( cosa non facile ) avremmo l’omicidio “normale”, l’omicidio “delle donne che si rifiutano”, l’omicidio “stradale” e così via. Dubito molto che risultati concreti ci sarebbero, perché alla fine non è la moltiplicazione delle pene che spaventa e neppure la previsione, ogni volta, di un nuovo reato, dal momento che il problema vero è che la cultura della sicurezza e della prevenzione, in questo Paese, procede a scatti periodici, con qualche balzo improvviso e per il resto brillando per la sua totale assenza. Dopo molti anni di lavoro, anche in Parlamento, nel 2007, fu emanata la legge 3 agosto, n. 123 3 che conteneva un “Testo Unico” sulla sicurezza che pur non essendo perfetto, avrebbe dovuto rappresentare un vero sistema di interventi, non solo e non tanto punitivi, quanto e soprattutto prevenzionali. Quello che ci sarebbe stato da fare, vista l’entità del cambiamento, era – per tutti – di rimboccarsi le maniche e mettersi a lavorare per prevenire gli infortuni e le stragi sul lavoro, con un cambio deciso di mentalità e di cultura. Peraltro, meno di un anno dopo, entrò in vigore un provvedimento (9 aprile 2018) che invece di avere un carattere di specificazione applicativa, finiva per rappresentare, per alcuni aspetti, una restrizione proprio delle maggiori novità introdotte dal Testo Unico. Dopo di che non c’è stata né una grande applicazione, né una grande discussione, perché è sopraggiunta la crisi e il problema, nonostante la sua rilevanza, è finito in secondo piano. Il risultato è che gli infortuni, dopo una temporanea diminuzione, dovuta soprattutto alla mancanza di lavoro, hanno ricominciato a salire; e adesso si sono aggiunte, come ha scoperto la stessa stampa, le morti più o meno “invisibili” collegate alla crescente riduzione dei livelli di occupazione stabile ed alla crescita del lavoro nero. Giusto, dunque, l’allarme ma purché si punti prima di tutto sulla prevenzione e sui controlli e non ci si affidi solo ad una presunta efficacia della minaccia punitiva che – non solo da noi – appare spesso scarsamente efficace e frequentemente elusa in ogni forma, tra la distrazione e l’indifferenza generale, dalle quali ci si risveglia ogni tanto, salvo riprendere, dopo poco, il solito tranquillo, rassegnato, indifferente tran tran. Personalmente, ho sempre avuto fiducia, più che nella repressione penale (pur necessaria in un Paese come questo, dove c’è scarsa propensione per la legalità), nella prevenzione e nel rispetto delle misure previste dalla legge, dalla contrattazione, dalle stesse aziende e talora dagli organi di vigilanza. Se cade l’attenzione, se la prevenzione si riduce ad un simulacro, se gli organismi di controllo si riducono, anziché aumentare (non solo in termini di numeri, ma in termini di efficienza e preparazione), nuove previsioni rischiano di servire solo a produrre una fallace rassicurazione, tacitando le coscienze, che invece dovrebbero sentire il peso insopportabile di una collettiva responsabilità. Bisognerebbe essere tutti lì, idealmente, nei cantieri, nei luoghi di lavoro più o meno “ufficiali”, nella società, a ricordare e a ricordarsi che il valore del lavoro è consacrato nell’articolo 1 della Costituzione, la dignità del lavoro negli articoli 2 e 36, la sicurezza nell’articolo 41. Sono questi princìpi che hanno bisogno di attuazione e di oggettivo e fermo rispetto da parte di tutti. Altrimenti, le coscienze avranno la loro tranquillità e si occuperanno di altro, ma intanto di lavoro si continuerà a morire, al di là di quanto voluto e imposto dalla Carta Costituzionale.

Sorgente: Anpinews n. 234 – 14/21 febbraio 2017