8.5.2026
01.05.2026
Α.Ν.Ρ.Ι.
Associazione nazionale partigiani d’ Italia Comitato Provinciale di Viterbo
L’ ANPI partecipa al dolore per la scomparsa di Vito Ferrante: ” Una persona, un nostro compagno che ha speso tutto la sua vita per l’ affermazione di una umanità nuova e in difesa dei diritti costituzionali “
L’ ANPI partecipa al dolore per la scomparsa di Vito Ferrante: ” Una persona, un nostro compagno che ha speso tutto la sua vita per l’ affermazione di una umanità nuova e in difesa dei diritti costituzionali “.
Il Comitato Provinciale ANPI di Viterbo, nella persona del suo presidente Enrico Mezzetti, unitamente a tutte le sezioni e strutture territoriali dell’ Associazione, esprime il più profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia e all’ Associazione familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia Afesopsit per la gravissima perdita di Vito Ferrante.
Vito non è stato solo un uomo straordinario, è stato, nella sua preziosa quotidianità, incarnazione di umanità piena, saggezza e amore incondizionato verso i più deboli. Per tutta la sua vita ha saputo testimoniare con coerenza i valori della Resistenza e della nostra Costituzione, traducendoli in un impegno civile instancabile.
Protagonista e compagno di tante lotte, Vito ha speso ogni energia per la tutela del diritto alla salute come bene comune; il contrasto a ogni forma di discriminazione e violenza; il pieno riconoscimento dei diritti di inclusione per i più fragili.
“La città di Viterbo perde oggi un punto di riferimento fondamentale. Un uomo che ha vissuto con generosità straordinaria, dedicando la propria esistenza all’amore per gli altri e alla giustizia sociale”, così Enrico Mezzetti.
La scomparsa di Vito giunge a una sola settimana dalla tragica perdita della figlia Vittoria, un dolore immenso che ha senza dubbio segnato questi suoi ultimi giorni, rendendo questo momento ancora più drammatico per tutta la comunità.
L’ ANPI indica a tutti la figura di Vito Ferrante quale esempio luminoso da seguire e da custodire nella memoria collettiva. Il suo lascito morale e civile è, e dovrà diventare, patrimonio per tutta la Città di Viterbo e continuerà a guidare il nostro agire.
Comitato Provinciale ANPI Viterbo Viterbo, 30 aprile 2026
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15.04.2026
Sabato 11 aprile 2026
A LAVERINO
piccolo borgo di montagna
100 abitanti tutti e tanti altri ad inaugurare la Lapide dei due
PICCOLI GRANDI EROI
JUGOSLAVI
trucidati l’undici aprile 44.
Ho voluto che fosse
NELLO MARIGNOLI
Partigiano viterbese combattente nelle file dell’EPLJ
A RICORDARE
PIZZETTO E CAPITANO
Laverino (MC), 11 aprile 2026: dopo la scopertura della targa in memoria dei partigiani jugoslavi Tomaš Jovanović “Capitano” e Arsenije Mijović “Pizzetto” nell’82.esimo anniversario della loro uccisione, l’attore Pietro Benedetti interpreta Nello Marignoli, classe 1923, gommista viterbese, radiotelegrafista della Marina militare italiana e poi combattente partigiano nell’Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo. Per l’occasione Nello/Pietro con fervore ricorda anche i partigiani jugoslavi ex internati e poi combattenti in Appennino, tra i quali oltre a “Capitano” e “Pizzetto” anche Drago Ivanović e i tanti rifugiati e caduti tra Acquasantano e Castellano.
Fonti:
(1) spettacolo “Drug Gojko” (Compagno Gojko) e libro omonimo:
https://www.cnj.it/CUL…
(2) spettacolo “Giovanni Cola il montagnolo” e libro “Storie di guerra e solidarietà tra Marche e Abruzzo” contenente il poemetto in ottava rima di G. De Iulis: https://www.cnj.it/hom…
(entrambi editi da GHALEB EDITORE)
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04.01.2026
La Deportazione del 4 gennaio 1944: una pagina drammatica della storia di Roma contesto storico
Nella lunga e dolorosa vicenda dell’occupazione nazista di Roma (10 settembre 1943 – 4 giugno 1944), uno degli episodi meno noti ma profondamente significativi è stato quello della deportazione di massa dal carcere di Regina Coeli verso i campi di concentramento nazisti, avvenuta nella notte tra 4 e 5 gennaio 1944.
Il contesto storico
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’occupazione della città da parte dei tedeschi, Roma divenne rapidamente teatro di repressione sistematica contro ogni forma di opposizione politica e civile. Il regime nazista, coadiuvato da elementi fascisti italiani, mirava a stroncare la Resistenza e ad eliminare ogni elemento ritenuto “indesiderabile”, siano essi antifascisti, renitenti alla leva o ebrei sfuggiti ai rastrellamenti precedenti.
Intero articolo su: https://gianophaps.it/la-deportazione-del-4-gennaio-1944/
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27.10.2025
Docufilm ‘MEMORIA RESISTENTE – Clemente Scifoni e i Gap dell’VIII Zona’ di Massimo Pellegrinotti.
Oltre 3000 ritratti delle donne e degli uomini dell’antifascismo, della Resistenza e della Guerra di Liberazione: è un risultato sul quale forse nessuno di noi avrebbe scommesso, tanti anni fa, quando abbiamo intrapreso questo cammino. La nostra si conferma così come la più importante rassegna di biografie di antifascisti esistente in rete.
Dobbiamo questa intensa galleria al lavoro, alla passione e alle ricerche di Fernando Strambaci, giornalista, che a suo tempo fu giovanissimo sappista. A lui il nostro sentito ringraziamento, che estendiamo a quanti, in questi anni, ci hanno aiutato a ricostruire le biografie di antifascisti spesso troppo frettolosamente dimenticati.
Dal menu sulla destra potete sfogliare questo archivio in più di un modo.
Nonostante le sue dimensioni – lo dobbiamo ribadire ancora una volta – la nostra rassegna è ancora necessariamente solo una piccola parte, una autentica goccia nel mare rispetto a quel totale che comunque sempre abbiamo in mente.
Nel corso dell’ultima guerra mondiale, infatti, furono decine di migliaia i partigiani che parteciparono attivamente, spesso a prezzo della vita, alla guerra di liberazione dell’Italia dal fascismo e dall’occupante nazista.
In questa guerra, migliaia e migliaia furono i Caduti in combattimento, le vittime delle rappresaglie e delle stragi, i feriti, i mutilati, i torturati, gli arrestati, i deportati nei Lager nazisti, la cui biografia a buon titolo potrebbe essere aggiunta a questa nostra rassegna.
Senza alcuna pretesa di essere esaustivi, ci pare tuttavia di poter dire che questa galleria (nella quale sono comprese tutte le Medaglie d’oro al valor militare della guerra di Liberazione, diciannove delle quali sono state conferite a donne), sia rappresentativa delle mille sfaccettature del movimento partigiano, nel quale confluirono, trovando coesione e unità, uomini e donne di diverso orientamento politico e ideale e di differente ceto sociale, uniti nella determinazione di riscattare la dignità del Paese, offesa da un ventennio di regime fascista e da una sanguinosa occupazione militare straniera.
È stato calcolato che i Caduti nella Resistenza italiana (in combattimento o eliminati dopo essere finiti nelle mani dei nazifascisti), siano stati complessivamente circa 44700; altri 21200 rimasero mutilati o invalidi. Tra partigiani e soldati italiani caddero combattendo almeno 40 mila uomini (10260 furono i militari della sola Divisione Acqui, Caduti a Cefalonia e Corfù). Altri 40 mila IMI (Internati Militari Italiani), morirono nei Lager nazisti.
Le donne partigiane combattenti furono 35 mila, e 70 mila fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna. 4653 di loro furono arrestate e torturate, oltre 2750 vennero deportate in Germania, 2812 fucilate o impiccate. 1070 caddero in combattimento, 19 vennero, nel dopoguerra, decorate di Medaglia d’oro al valor militare.
Durante la Resistenza le vittime civili di rappresaglie nazifasciste furono oltre 10000. Altrettanti gli ebrei italiani deportati; dei 2000 di loro rastrellati nel ghetto di Roma e deportati in Germania se ne salvarono soltanto 11. Tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 nella valle tra il Reno e il Setta (tra Marzabotto, Grinzana e Monzuno), i soldati tedeschi massacrarono 7 partigiani e 771 civili e uccisero in quell’area 1830 persone. Per quella strage soltanto nel gennaio del 2007 il Tribunale militare di La Spezia ha condannato all’ergastolo dieci ex SS naziste.
Queste poche migliaia di biografie vogliono quindi essere solo un omaggio a tutti coloro che, in ogni tempo e in ogni condizione, seppero mettere i valori della libertà e della democrazia al di sopra di ogni cosa, persino della incolumità propria e dei propri cari.











