Archivio per febbraio 2017

L’indifferenza opera potentemente nella storia

11 febbraio 2017

100 anni fa Antonio Gramsci scriveva: “Odio gli indifferenti …” “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
11 febbraio 1917
Antonio Gramsci

Sorgente: Facebook

Dalle tragedie del passato alla riflessione attuale – Patria Indipendente

10 febbraio 2017

Le vicende del confine italo-sloveno: un tema complesso, con alle spalle una lunga e sofferta storia. Su queste vicende l’ANPI ha recentemente pubblicato, in forma di libretto, un lungo documento, frutto di un lavoro di squadra a sua volta preceduto da un seminario tematico che si è svolto tempo fa a Milano. L’introduzione di Carlo Smuraglia

Sorgente: Dalle tragedie del passato alla riflessione attuale – Patria Indipendente

VITERBO: ANPI su Foibe

10 febbraio 2017

: TUSCIA, INTERVIENE L’ANPI DI VITERBO: CELESTINI SACRIFICATO NELLE FOIBE ?

Sorgente: VITERBO: nella Tuscia a Viterbo ANPI su Foibe – notizie – ultime notizie

Davvero Carlo Celestini è stato “sacrificato nelle foibe”?

di Silvio Antonini (2009)

Sono passati quasi dieci anni esatti da quando l’amministrazione comunale di Viterbo ha dedicato la piazza (o largo) fuori porta Faul ai “martiri delle foibe istriane”, nella logica di contrassegnare le principali vie d’accesso al centro cittadino con intestazioni che non lascino alcun dubbio al forestiero circa l’orientamento politico e i propositi del Comune. Ai margini di questa piazza, una pleonastica targa di peperino aggiunge: “A perenne ricordo di migliaia di italiani sacrificati con la sola colpa di essere italiani”. Nel 2001, l’intestazione si arricchisce di un cippo su cui è scolpito “In ricordo del nostro concittadino Carlo Celestini, sacrificato nelle foibe. Viterbo marzo 1922 – Djakovo maggio 1945”.

Non è il caso di tornare nuovamente a controbattere l’infondatezza di cifre improbabili …

Che cosa è l’A.N.P.I.

7 febbraio 2017

 

Tesseramento 2017

7 febbraio 2017

 

ARGOMENTI NOTAZIONI DEL PRESIDENTE NAZIONALE ANPI CARLO SMURAGLIA:

► La giornata del tesseramento (12 febbraio): perché stare con l’ANPI Si concluderà domenica prossima, il periodo della campagna annuale del tesseramento, con una “giornata” in cui, in tantissime città, si svolgeranno manifestazioni conclusive di vario tipo e fantasia e in tre città, con carattere nazionale, su tematiche di rilievo (a Reggio Emilia, sulla partecipazione; a Macerata, sul terremoto e sulle attività di prevenzione e riparazione degli effetti; a Napoli sulla corruzione e la rigenerazione della politica, rispettivamente con l’intervento di Smuraglia, Maderloni e Guerzoni). Verrà distribuito, nel corso delle moltissime iniziative, diverso materiale sull’ANPI, su ciò che è e fa l’Associazione, sulle sue “battaglie” e sui suoi impegni. Ma vale la pena di dire qualcosa di più, in questa sede, tenendo conto anche delle indicazioni e dei programmi che sono emersi dalla riunione del Comitato nazionale del 1° febbraio (una lunga, approfondita discussione nella quale sono intervenuti praticamente tutti i Presidenti provinciali, dopo un’ampia relazione del Presidente nazionale e si è approvato un intenso programma di iniziative, per l’anno 2017). E’ dal quadro delle iniziative già in corso, e di quelle programmate, che emergono con chiarezza l’identità dell’ANPI, i suoi obiettivi, i suoi valori. Non voglio esagerare, parlando di noi, ma proprio in questi giorni, su un importante quotidiano, è stato scritto che l’ANPI è rimasta praticamente l’unica a portare avanti tutti i valori della Costituzione, in un contesto non brillante della politica e della società. Sarà forse troppo, ma ho colto, in quello scritto, un riferimento importante al fatto che, se ci sono anche associazioni che portano avanti con fervore alcuni valori, l’ANPI li esalta e li applica contemporaneamente tutti, rappresentando quindi la maggior fonte di rinnovamento e di speranza per il nostro Paese. Vediamo, sinteticamente, il programma di iniziative, cominciando da quelle che stanno concludendo attività svolte in questi ultimi anni: a Terni, si è svolto un importante convegno sul “Volontariato partigiano nell’Esercito italiano rinnovato (1943-45)”; nella prestigiosa sala Zuccari del Senato, il 28 febbraio, sarò 4 presentato il volume sulla “Partecipazione del Mezzogiorno alla Resistenza” e, in sostanza, sul carattere “nazionale” della Resistenza (un volume che raccoglie tre anni di ricerche storiche e un Convegno (2015), molto partecipato); il 10 febbraio, in occasione della “Giornata del ricordo”, verrà distribuito, in tutta Italia, il documento sul “Confine orientale” approvato, di recente, dal Comitato nazionale, che raccoglie il lavoro di due anni, di ricerche e di studi e concluso con un “Seminario” a Milano il 16 gennaio 2016; infine si diffonderà, nei prossimi giorni, il documento politico conclusivo del Congresso nazionale di Rimini, nel quale sono contenuti gli indirizzi e la posizione dell’ANPI, per il presente e per il futuro (documento sul quale è prevista un’ampia discussione in tutti gli organismi dell’Associazione, non tanto sul merito delle questioni già definite dal Congresso, quanto sulla loro attuazione). Passando alle iniziative, da realizzare nel corso del 2017, eccone un primo sommario elenco: ・ Un’iniziativa “A 10 anni dalla svolta del 2006”, per riflettere e compiere valutazioni sul cammino percorso dall’ANPI, alla ricerca della “continuità” dopo la decisione di ammettere, nella Associazione, anche gli “antifascisti” che si riconoscono nelle finalità dell’ANPI. Un’iniziativa importante per conoscersi e farsi conoscere e per rendere evidente in che modo si è riusciti ad assicurare il coinvolgimento di varie generazioni, appunto nel contesto della “continuità”; ・ Iniziative sul tema dell’antifascismo, per migliorare e rendere più efficace la nostra azione in un campo complesso e nel quale è diventata fondamentale la “conquista” della maggior parte delle Istituzioni e dei cittadini ad una tematica che non riguarda tanto il passato (la dittatura fascista) quanto il presente e i pericoli per il futuro. L’iniziativa si dispiegherà sia nei confronti delle Istituzioni dello Stato, che in quelle delle autonomie locali, per ottenere una complessiva “entrata in campo” in materia, ma si risolverà anche in una rimeditazione degli strumenti fin qui utilizzati (come i presìdi) per renderli più efficaci e più idonei al coinvolgimento della cittadinanza. Si procederà, tra l’altro, ad una riflessione approfondita sugli strumenti giuridici, sul coordinamento e completamento della legislatura vigente, su ciò che avviene sul web e come contrastarne gli effetti perversi; ・ Un complesso di iniziative per la miglior conoscenza della Costituzione da parte di tutti (e soprattutto dei giovani) e per la sua attuazione, non limitandosi peraltro, ad una formulazione astratta di impegno, ma approfondendo i punti ed i temi di maggior disapplicazione e le modalità e gli strumenti per superare il gap che oggi esiste tra princìpi e direttive della Costituzione e la concreta realtà; in questo contesto, e data la ricorrenza del 70° della Costituente e della approvazione della Costituzione, la “festa” del 25 aprile sarà dedicata alla Costituzione e ai suoi valori; 5 ・ Progetti ed iniziative per incrementare la partecipazione dei cittadini, dopo la gradita sorpresa del 4 dicembre 2016, che ha fatto registrare una notevolissima inversione di tendenza, rispetto ad altre consultazioni elettorali e referendarie, spesso ben poco partecipate. Nella convinzione che proprio la partecipazione è l’elemento essenziale per la rinascita di un Paese “ smarrito”, si adotteranno tutte le iniziative idonee a favorirla, partendo dall’assunto che se non si rigenera la politica, sarà difficile colmare l’attuale distacco tra cittadini, Istituzioni e partiti. Saranno inoltre riconsiderate alcune iniziative, che erano contenute nella legge di riforma del Senato, ma in modo inadeguato, per vedere come portarle avanti nelle sedi competenti (iniziativa legislativa popolare, Statuto delle minoranze, etc.). ・ Attuazione delle iniziative già programmate con il MIUR (“10 citta”, con altrettante scuole, ognuna coinvolta su uno dei princìpi o valori della Costituzione, oltre al concorso nazionale, bandito già da tempo, come negli anni scorsi); ・ Iniziative nei confronti dei giovani (come quelle sperimentate a Caprera, e Ventotene), facendo però, dei giovani che vi partecipano, gli “ambasciatori” nei confronti dei loro coetanei, di ciò che si è discusso ed acquisito; ・ Si sta predisponendo un programma per la “formazione” e la “cultura”, dei dirigenti e degli iscritti, sulla base di corsi già sperimentati anni addietro e che sono da intensificare; ・ Insediamento del “Coordinamento donne”, ricostituito nell’ultimo Comitato nazionale e che presto dovrà eleggere i propri organismi dirigenti e formulare un programma; ・ Promozione di una Assemblea nazionale (o dello stesso Consiglio nazionale) sul tema delle regole, scritte e non scritte, essenziali per la vita democratica dell’Associazione; ・ Infine un piano di ulteriore e più ampia diffusione di “Patria on line”, con maggior partecipazione di tutta l’ANPI, sia per la collaborazione che per la diffusione. Come si vede, un programma intensissimo ed estremamente vario, da cui emerge l’ampia sfera di interessi dell’ANPI, nel contesto irrinunciabile dei suoi obiettivi statutari. Chi conferma la sua iscrizione all’ANPI o si iscrive ex novo, sa che questa è l’ANPI e che queste sono le attività che intendiamo svolgere, oltre a quella – fondamentale e per noi tipica – della memoria attiva, che è il fondamento del nostro stesso modo di essere e dunque della nostra identità. Inutile ribadire che l’altro connotato che ci contraddistingue è quello del pluralismo, ampiamente sperimentato in questo settantennio e messo alla prova specificamente nel 2016, nell’occasione del referendum. 6 A prescindere da qualche modesto contrasto e da qualche diversità di posizioni, i risultati sono quelli che contano: l’ANPI ha resistito alle aggressioni ed alle insinuazioni esterne, così come alle proteste di alcuni dissenzienti, rispettando tutti e chiedendo a tutti anche il rispetto delle regole. Alla fine, il fatto che nel 2016 nessuno, dico nessuno, sia stato sottoposto al giudizio di una Commissione di garanzia, locale o nazionale per ragioni attinenti a manifestazioni di dissenso, parla chiaro. Il dissenso è stato – in genere – vissuto senza particolari problemi e senza nessuna conseguenza disciplinare. Si è dimostrato così, che possono convivere anche idee diverse, nel rispetto – peraltro – delle regole statutarie e delle decisioni adottate dagli organismi competenti. Il fatto che in molte assemblee di questo periodo siano intervenuti alcuni iscritti all’ANPI, dichiaratamente pronunciatisi per il SI, è positivo perché essi hanno parlato serenamente, del presente e del futuro e nessuno ha voluto rivangare questioni ormai superate. Se, dunque, predominano il senso di appartenenza, lo “spirito di corpo” e la volontà unitaria, questo è ciò che occorre perché possiamo, tutti insieme realizzare quel programma che ho sommariamente descritto, nell’interesse dell’ANPI, ma anche del Paese, che certamente ha bisogno di qualche punto fermo anche sul tema dei valori. Naturalmente, c’è anche dell’altro, anche se quanto elencato sembrerebbe – di per sé – più che esaustivo; ma ho parlato solo di ciò che, allo stato, è certo, lasciando da parte – per il momento – ciò che è ancora in discussione e in valutazione di fattibilità. Ciò vale, in particolare, per la proposta di organizzare un grande incontro nazionale, a “Portella della ginestra”, il Primo maggio, così come fu fatto diversi anni fa ( quest’anno è il 70°!). Si è lasciato, poi, da parte il referendum promosso dalla CGIL, solo perché non si sa ancora quando si farà e neppure se si farà (o perché ci saranno le elezioni, oppure perché si troverà una soluzione legislativa compatibile con la volontà dei promotori). Pertanto, il Comitato nazionale si è limitato ad un documento sul lavoro nella Costituzione e nella realtà, riservandosi d tornare sul tema quando vi saranno le certezze che oggi mancano.

► Porzûs e la distensione A Porzûs, luogo di tragici ricordi e di drammatici contrasti, si è creata, quest’anno, una situazione ben diversa e sicuramente positiva. L’associazione partigiani “Osoppo”, in vista della celebrazione del 72° anniversario dell’eccidio, ha rivolto un invito formale all’ANPI per una partecipazione ufficiale alla cerimonia del 5 febbraio, “riaffermando con forza il desiderio che tutte le associazioni partigiane possano unirsi nel ricordo delle vittime dell’eccidio, superando quelle divisioni che non hanno ragione di essere 7 e che rappresentano motivo di profondo dolore per tutti coloro che hanno a cuore la storia della Resistenza”. Il Presidente dell’ANPI di Udine ha dichiarato la piena disponibilità dell’Associazione, precisando che “il giudizio di condanna del tragico eccidio è stato ed è unanime e ribadendo tuttavia, che l’episodio non può assurgere a simbolo dell’intera Resistenza friulana”. Un deprecabile episodio, dunque, che deve essere “contestualizzato” e non utilizzato, come è stato fatto, spesso, da chi specula su vicende come questa, per attaccare e colpire l’intera Resistenza. Un “disgelo” positivo, perché non si risolve in una sorta di “abbraccio” formale, senza motivazioni e spiegazioni, come per “chiudere” o coprire con un velo pietoso una vicenda, ripeto, dolorosa, ma prende atto della sua drammaticità e cerca di collocarla nel tempo, consentendo così che il ricordo e le celebrazioni siano patrimonio di tutti. Tanto più che nell’invito dell’Associazione partigiani Osoppo, per il 5 febbraio era contenuto anche l’impegno a partecipare – con l’ANPI – alla manifestazione del 12 febbraio per ricordare i patrioti uccisi dai fascisti sul muro del cimitero di Udine. Così, la memoria si mantiene, attiva e unitaria, contro ogni speculazione nei confronti della Resistenza, che in tal modo si ricompone nella sua vera veste di fenomeno unitario, pur nelle diversità, che alla fine hanno costituito anche la sua ricchezza fornendo un grande esempio anche per i duri tempi che stiamo attraversando. Insomma, si è cercato di riaffermare il principio che la Resistenza, con luci ed ombre, è stata un fatto di straordinaria importanza, realizzando una unità di sostanza, negli obiettivi dell’antifascismo e della democrazia, anche al di là di vicende drammatiche, produttrici di un dolore che non può, non deve trasformarsi nella coltivazione dell’odio. C’è chi sostiene che l’odio serve per vincere l’oblio e conservare la memoria. Io non concordo su questa tesi, che trovo pericolosa: non bisogna calare “veli pietosi” sulle vicende, anche le più complesse, ma non bisogna neppure consentire che le divisioni e le divergenze si protraggano nel tempo, senza alcun vantaggio né per la verità, né per la giustizia storica.

Enrico Mezzetti- Presidente Prov. ANPI Viterbo

5 febbraio 2017

Milano – Carlo Smuraglia Presidente Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

5 febbraio 2017

Domani 5 febbraio, musei gratuiti aperti al pubblico della nostra provincia

4 febbraio 2017

Viterbo

Per la Giornata della memoria 2017, una mostra storico- fotografica nella sala Nobile del Comune di Nepi

3 febbraio 2017

La legge 211/2000 ha istituito il 27 gennaio – data della liberazione dei sopravvissuti  dal campo di sterminio di  Auschwitz – Giorno della Memoria, perché non si dimentichi  lo sterminio del popolo ebraico, la deportazione politica e militare, le leggi razziali fasciste , i peggiori crimini commessi da nazisti e fascisti nella seconda guerra mondiale, e perché si ricordino  anche quanti ebbero il coraggio di opporsi alle persecuzioni, alla barbarie, allo sterminio degli innocenti.
Richiamare il testo e lo spirito della legge non è una formalità, ma una necessità e un dovere.  Occorre andare ben oltre i rituali della commemorazione ufficiale, occorre riannodare i fili della storia e della memoria per trasmettere soprattutto ai  più giovani un patrimonio di conoscenze e di consapevolezza critica che serva alla loro formazione di cittadini democratici .

Non c’è memoria senza rispetto della storia e la storia ribadisce in primo luogo la tragica unicità della Shoah, dello sterminio razziale, della macchina di morte che ha potuto essere messa in atto non solo per volontà di Hitler e dei suoi criminali collaboratori, ma anche perché schiere innumerevoli di obbedienti esecutori di ordini hanno schedato gli ebrei, li hanno catturati, hanno manovrato i convogli verso i lager mentre altri preferivano girare la testa e  far finta di non vedere.

Le responsabilità non riguardano solo la Germania nazista, ma anche l’Italia fascista.

Il Giorno della Memoria ci deve far riflettere sulla storia dell’Italia di quegli anni e sulle troppe rimozioni che tentano di cancellare dalla memoria collettiva la responsabilità di governi e istituzioni. La  monarchia  e il  regime fascista, con  leggi razziali del 1938 ,volute dal dittatore Mussolini,  di fatto privarono di ogni diritto gli ebrei e favorirono la  loro discriminazione e la successiva deportazione nei campi di sterminio in piena ed efficace collaborazione con i nazisti. Il  Giorno della Memoria ci impone di ricordare tutte le vittime della persecuzione politica e razziale, gli oppositori antifascisti, i partigiani deportati e assassinati, i civili razziati e ridotti in schiavitù, gli zingari e gli omosessuali portati alla morte, i bambini, gli handicappati.  Ricordiamo anche i militari italiani assassinati,come nel massacro di Cefalonia, o  fatti prigionieri e costretti nei lager ai lavori forzati per aver rifiutato l’adesione alla Repubblica di Salò e la collaborazione con i nazisti.

Senza la consapevolezza della vicenda storica che ha portato a questi orrori e senza la responsabilità della memoria che ci impone di ricordare e trasmettere ai giovani l’esperienza del ricordo, gli appelli al senso civico, i grandi discorsi sui “valori” rimangono parole astratte e vuote.

Razzismo, ingiustizia, diritti umani negati, popoli interi annientati dalle guerre, dalla fame e dalla povertà, le centinaia di migliaia di migranti e profughi che vengono respinti e muoiono in mare come al freddo dei campi di sosta nei quali vengono rinchiusi forzatamente ed illegalmente,  rappresentano oggi le molteplici facce di tanti e nuovi genocidi che si consumano per lo più nell’indifferenza generale.

La difesa e la piena applicazione del dettato Costituzionale, insieme alla memoria di ciò che è avvenuto, sono gli unici modi per vigilare sul nostro presente, e le politiche di pace, giustizia,salvaguardia della salute e dell’ambiente sono il vero antidoto allo sterminio del genere umano che si va consumando nel mondo.

La sezione Anpi di Nepi per le celebrazioni della Giornata della Memoria 2017 invita a visitare la mostra storico-fotografica allestita nella Sala Nobile del Comune. La mostra sarà aperta nei giorni di venerdì 27 gennaio e sabato 28 gennaio, al  mattino dalle ore 10 alle ore 12 e nel pomeriggio dalle 16 alle 18.

 

Direttivo della sezione Anpi “Emilio Sugoni”

Nepi, 26 gennaio 2017

Il messaggio del Presidente Mezzetti per la prossima giornata della Memoria

2 febbraio 2017
Venerdì 27 gennaio ricorre Il giorno della memoria per celebrare le vittime dell’olocausto e di ogni forma di soppressione o compressione dei diritti umani.
Il 27 gennaio fu scelto (con una risoluzione dell’Onu, recepita dalla Repubblica italiana con legge del 2000 ) perché fu in quel giorno che le truppe dell’Armata Rossa liberarono il campo di annientamento di Auschwitz.
Il giorno della memoria è stato istituito per ricordare la shoah e anche “le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia,la morte” e tutti coloro che “si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Il riferimento alle leggi razziali e alla “persecuzione italiana dei cittadini ebrei” rimanda a una pagina vergognosa della nostra storia, che per troppo tempo si è cercato di rimuovere, di minimizzare, sotto una coltre di ipocrisia e di occultamento. Sintetizzata nel luogo comune degli “italiani brava gente”.
Diciamo la verità: per quanto riguarda i conti con il proprio passato, e mi riferisco al ventennio tra le due guerre mondiali, l’Italia e gli italiani non hanno nulla da insegnare alla Germania ed ai tedeschi.
Molto più approfondito, doloroso e coinvolgente è stato in Germania il dibattito sul “passato che non passa”.
A Viterbo c’è voluto più di mezzo secolo perché si prendesse pubblicamente atto che la macchina dello sterminio etnico e razzista coinvolse anche la nostra provincia: vittime e carnefici viterbesi. Ripeto: vittime e carnefici viterbesi.
Sono emersi dall’oblio, dalla “damnatio memoriae”, i nomi ed i cognomi, le storie, di 33 cittadini italiani-ebrei-viterbesi che nel dicembre 1943 furono arrestati e deportati nei campi di sterminio dai quali non ritornarono mai più.
E ancora oggi queste storie tragiche sembrano bruciare nei meandri della nostra (cattiva) coscienza e ben volentieri ce ne liberiamo, perché rimandano inevitabilmente al contesto storico-culturale-umano (nostro, della nostra città, del nostro territorio, della nostra popolazione) nel quale quelle liste furono stilate.
La memoria di quel “tragico e oscuro periodo della storia del nostro paese” deve servire (dice la legge) “affinché simili eventi non possano mai più accadere”
Bel proponimento!
 Ma purtroppo ogni giorno vediamo intorno a noi (in Italia e nel mondo) riaffiorare la mala pianta del razzismo, del pregiudizio etnico, religioso, sessuale. Si alzano muri, culturali e materiali, si “costruisce” e si demonizza “l’altro da sé”; e sulla paura dell’altro, del diverso, si fondano partiti e carriere politiche. 
Quante inquietanti analogie con quel tragico passato!
Nessuno ci garantisce che “simili eventi non possano più accadere”.
Nel nostro agire individuale e collettivo dobbiamo contrastare con fermezza queste tendenze,  ispirandoci ai principi consacrati nella nostra carta costituzionale.
 
Certo non siamo soli. Milioni di persone in Italia e nel mondo, di diverso orientamento culturale e politico, condividono questi valori.
L’Anpi vuole essere dentro questa grande corrente a difesa della civiltà.
Enrico Mezzetti
Presidente provinciale Anpi di Viterbo