Nepi

ESSERE ANTIFASCISTI OGGI IN EUROPA

15 Dicembre 2018

 
 

INTRODUZIONE DI ALDO TORTORELLA, PARTIGIANO

Cari amici,
Il trascorrere del tempo e il mutare delle vicende storiche fatalmente sbiadiscono le memorie del passato, comprese quelle degli eventi che segnarono un’epoca. L’anno che sta per aprirsi sarà l’ottantesimo dall’inizio della seconda guerra mondiale. Le nuove generazioni, comprese quelle ormai più che mature, non sanno, non possono sapere che cosa sia stato quel tempo di fame e di terrore, di rovine e di morte. Molti non sanno neppure chi combatteva da una parte e dall’altra. Non sanno che cosa siano stati in realtà il fascismo e il nazismo che appartengono all’età dei padri, dei nonni o dei bisnonni (dei vegliardi come me). La parola antifascismo viene descritta come un termine antico, sepolto e, in più come una parola puramente negativa perché rappresenterebbe solo un puro essere “contro”, ed essere contro qualcosa che non c’è più. Certo, l’ho detto che nella perdita della memoria storica c’è qualcosa di fatale nel trascorrere del tempo, ma non c’è solo questo. Già pochi anni dopo la fine della guerra iniziava una sistematica campagna di svalutazione della parola stessa: l’antifascismo veniva dichiarato superato e concluso con la fine della guerra mondiale. Dapprima solo in qualche sede accademica, poi per opera di editori e di organi di stampa compiacenti,veniva descritto come fatto puramente occasionale, e poi sezionato e diviso tra quello buono e quello cattivo, tra quello democratico e quello antidemocratico e infine indicato come pura maschera dei non democratici. Ci si riferiva in tal modo ai diversi regimi nati dopo la seconda guerra mondiale nelle varie parti dell’Europa. 
Ma questo modo di giudicare l’antifascismo faceva violenza al buon senso, alla storia e alla ragione. Tutto quello che è successo in Europa nella seconda metà del secolo è figlio di una guerra non dichiarata e per fortuna combattuta senza bombe ma non senza vittime e non senza dure conseguenze da una parte e dall’altra. 
Noi non possiamo sapere quel che sarebbe stato il mondo, dagli Stati Uniti alla Russia, se dopo la guerra combattuta e vinta insieme non fosse stata aperta la guerra fredda, se il fronte antifascista mondiale si fosse mantenuto saldo dopo la vittoria, se fosse durata la collaborazione tra tutte le nazioni vincitrici, se la parte uscita dalla guerra più forte per il possesso atomico, con il proprio territorio intatto e un potenziale produttivo immenso e accresciuto, e cioè gli USA, avesse esercitato la sua funzione secondo l’orientamento di Roosevelt volto alla collaborazione e alla reciproca influenza culturale e politica tra mentalità e opinioni diverse. Ma Roosevelt era morto ed era iniziata negli Stati Uniti la sorda polemica contro la sua politica estera e interna, una polemica durata cinquant’anni, diventata sempre più esplicita e conclusa alla fine del ‘900 con il definitivo smantellamento di tutti i limiti da lui posti all’arbitrio della grande finanza. 
Ma se non possiamo sapere quel che non è avvenuto, sappiamo bene che cosa è stato l’antifascismo nel suo sorgere, nel suo svilupparsi, nelle sue vittorie. Non si è trattato, all’origine, di un moto spontaneo. Il fatto che il fascismo italiano nascesse in violenta opposizione al movimento operaio e sindacale e ai partiti della sinistra attirò il sostegno del grande padronato industriale e agrario e le simpatie di una parte molto rilevante delle forze politiche conservatrici non solo in Italia ma in tutta l’Europa e negli Stati Uniti. Non diversamente accadde al sorgere in Germania del movimento nazionalsocialista sostenuto all’inizio dalle forze economiche dominanti – compresa una parte rilevante della grande borghesia ebraica – e visto inizialmente con favore anche da molta parte dei conservatori europei e della finanza americana. La fine della liberal democrazia, minata dalle divisioni fratricide a sinistra, e l’instaurazione di un ordine coatto senza libertà parve accettabile da vasta parte del popolo in cambio di un’esaltazione nazionalistica e di qualche concessione economica. Regimi e partiti autoritari o apertamente fascisti si diffondevano in Europa. In Italia la rottura tra fascisti e liberal democratici avvenne nel 1926 dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, capo socialista e deputato, ma solo un decennio dopo con la aggressione alla repubblica spagnola dei franchisti, sostenuti in armi da fascisti e nazisti, e con l’aggressione italiana all’Etiopia, l’antifascismo si estese in Europa oltre le forze di sinistra e iniziò a nascere una intesa sempre più larga. 
Ma è falso dire che l’antifascismo così nato rappresentasse soltanto una negazione e significasse solo l’opposizione ai fascismi trionfanti. Certamente, esso contrastava una ideologia regressiva che faceva tornare indietro di secoli la concezione dell’umanità, della nazione, dei rapporti sociali, dello Stato. L’umanità divisa in razze superiori e inferiori, in cima i cosiddetti ariani, inferiori tutte le altre, gli ebrei tutti perversi, tutti da distruggere, insieme agli zingari, agli omosessuali, ai portatori di handicap, agli oppositori politici: un regresso non solo rispetto alla dichiarazione dei diritti dell’uomo della rivoluzione francese ma anche rispetto alla rivoluzione cristiana nata in nome dell’eguaglianza perché tutti figli di Dio. La nazione concepita come comunità chiusa e ostile a tutte le altre, sempre in armi e pronta alla guerra, chiamata a dominare, in Italia in nome dell’impero romano di duemila anni prima, in Germania secondo il mito nibelungico: una regressione in un simbolico grottesco se non fosse stato tragico. I rapporti sociali definiti gerarchicamente tra superiori e inferiori, tra superiorità maschile e dipendenza femminile e definiti nei rapporti di lavoro dal potere padronale esclusivo mascherato dal corporativismo che, soppressi i sindacati autonomi, fingeva eguaglianza di potere tra chi compra la forza lavoro e chi può solo vendere la propria, Lo Stato come ente supremo nelle mani del Capo, (il Duce, il Fuehrer) che governa, essendo eliminata la rappresentanza democraticamente eletta, in rapporto diretto con il popolo chiamato in piazza a rispondere “sì” e ad applaudire, ma in sostanza in rapporto diretto con il grande capitale che ritirerà l’appoggio solo quando il fascismo sarà perdente.
Ma la negazione di queste aberrazioni corrispondeva ad altrettante affermazioni positive. L’antifascismo, diventato eroica Resistenza europea in ogni nazione sottomessa dai nazifascisti, lottava per gli ideali della civiltà umana. Ci battevamo per la eguaglianza nei diritti umani senza distinzioni razziali inventate dall’ignoranza e inesistenti per la scienza, e per l’eguaglianza sostanziale che deve superare gli ostacoli posti dalle diseguaglianze economiche e da ogni altra forma di discriminazione comprese quelle imposte dal predominio maschile autore di una civiltà carica di guerre e di ingiustizie. Volevamo affermare un tempo di pace e di amicizia tra le nazioni e la creazione di più vasti agglomerati tra di esse. Lottavamo per la democrazia rappresentativa in rapporto con quella diretta, aperta allle possibilità di evoluzione della società e degli stati in forme superiori di civiltà. 
L’antifascismo non è stato, dunque, soltanto l’autore della lotta vittoriosa contro il fascismo, ma il creatore di un possibile ordine nuovo nel mondo. Dalla vittoria del fronte antifascista nacque la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui si celebra il settantesimo anniversario (e ci fu una donna, Eleanor Roosevelt, a battersi prima di tutti), la Organizzazione delle Nazioni Unite, le Costituzioni democratiche più avanzate, come quella italiana, combattute dalla finanza internazionale e dalla destra e, in Italia, da un centro sinistra immemore delle sue stesse origini e della sua possibile missione. Il sogno e la speranza di una Europa unita e federata fu propria di tante forze dell’antifascismo europeo e non fu un bene che di queste speranze si sia realizzata solo una piccola parte essenzialmente sul terreno monetario. Ma anche quel poco di unione europea che si realizzò è meglio delle disunioni che hanno portato a due guerre mondiali e che nuovamente vengono minacciate da sovranismi che sono il contrario di un vero amore della propria patria che chiede pace e fratellanza.
È proprio in nome della sua funzione positiva che oggi l’antifascismo è più attuale che mai. La lunga campagna tesa a delegittimarlo sta producendo mostri. Si dice che l’antifascismo è inutile perché quel fascismo del passato non può più tornare. È certo difficile che la storia si ripeta due volte in forma eguale sebbene ne fosse convinto Hegel, e pure Marx ma con la correzione, a proposito di Napoleone III, che la seconda volta la ripetizione è in forma di farsa. Adesso la ripetizione si manifesta in forma lugubre con movimenti apertamente fascisti o nazisti in quasi tutti i paesi europei, movimenti che in alcuni stati hanno conquistato voti e seggi parlamentari e influenzano direttamente i governi locali. Ci sono movimenti che negano lo sterminio degli ebrei, come se fosse una invenzione degli antifascisti. Qui in Italia la ricostituzione del partito fascista è proibita dalla Costituzione ma l’Associazione dei partigiani ha contato più di 2700 siti dichiaratamente fascisti su internet che servono ingrossare le fila dei gruppi e partiti che concretamente agiscono. E anche tra i benpensanti si diffonde il parere che, in fondo, forse il fascismo ha fatto del bene, dimenticando il vero: e cioè che l’Europa era diventata un ammasso di macerie, settanta milioni di morti, miseria endemica, mura di odio da abbattere. In diversi paesi dell’est si vengono rivalutando i capi e i gregari delle divisioni che si posero al servizio dei nazisti nella guerra di aggressione contro la Russia in nome dell’ostilità nazionale all’oppressione sovietica. Ma si dimentica che senza la vittoria a Stalingrado tutta l’Europa sarebbe caduta nelle mani della spaventosa tirannide nazista, compresi quei paesi del nord che esperimentarono il dominio violento dei gauleiter . Si dice che tutti i morti in guerra meritano la stessa considerazione perché tutti si battevano per il loro ideale. La pietà umana deve essere uguale per tutti, ma non il giudizio morale. C’è chi è caduto per affermare la tirannide mentre gli antifascisti nelle galere, nei campi di sterminio, nei fronti di battaglia sono caduti per affermare la libertà di tutti.
La esplicita rinascita fascista non è più solo un fatto estremo, di vecchi nostalgici ma si accompagna ad una cultura – a un’incultura – fascistoide in movimenti non dichiaratamente fascisti che conquistano vasti consensi. Torna il nazionalismo sciovinista, il razzismo, l’attacco alla libertà di stampa, l’insofferenza per l’opposizione, l’attacco ai diritti del lavoro e ai diritti civili, l’insofferenza per la liberazione femminile, l’omofobia. Tutto ciò deriva certo dalla voluta disinformazione sulle tragedie che questo retrivo ciarpame fascista ha creato, ma deriva anche e soprattutto dalle conseguenze di politiche sbagliate condotte da forze democratiche moderate, ora di centro destra ora di centro sinistra, incapaci di intendere i guasti creati in vasti strati popolari e di ceto medio prima dalla crisi economica determinata da un quarto di secolo di neoliberismo e poi dalle politiche di austerità a senso unico. Siamo in un mondo con un pauroso squilibrio nella distribuzione della ricchezza denunciato persino dal Fondo monetario internazionale. Nei paesi sviluppati l’industria che tira maggiormente è quella del lusso mentre l’indigenza o la miseria avanzano. Intere parti delle giovani generazioni hanno lavori precari, mal pagati, senza prospettiva. In più ci sono le conseguenze delle guerre scatenate dall’occidente nel medio e nel vicino oriente oltre alle conseguenze dei cambiamenti climatici determinati dai paesi ricchi. Milioni di profughi in fuga dalle guerre, dalla carestia, dalla fame. Più di tre milioni accolti nei paesi musulmani mentre centinaia di migliaia bussano alla porta dell’Europa.
Da tutto ciò viene la protesta che, nel vuoto di un orientamento democratico che denunciasse le vere cause dei guasti economici e sociali e provvedesse di conseguenza, è stata ed è intercettata dalla destra più retriva. La paura del diverso viene diffusa ad arte per dirottare l’attenzione dai veri responsabili che stanno ai piani alti della finanza ove si decide dei desini del mondo e di ciascun paese. Si lavora da molte parti per diffondere la paura. Gli immigrati vengono chiamati invasori e potenziali terroristi. Ma la lotta al terrorismo si fa certo con servizi di sicurezza efficienti non infiltrati, ma soprattutto con la capacità di chiudere le guerre neocoloniali, di promuovere la pace tra le nazioni e l’amicizia tra le diverse culture. Al contrario in Italia si perseguita Riace il comune meridionale spopolato che aveva integrato gli immigrati facendone una risorsa e il governo produce un cosiddetto decreto sicurezza che cancella la “protezione umanitaria”, chiude di fatto il sistema della Protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati (SPAR) gettando migliaia di profughi in strada aumentando il problema dell’illegalità con la creazione di nuova paura. La paura è il concime per la mala pianta delle inculture neofasciste. 
E la paura serve anche per la campagna contro la democrazia rappresentativa e contro i partiti. Per il male della corruzione politica l’accusa non va al singolo politico corrotto e al corruttore che lo corrompe, perché questo metterebbe sotto accusa le potenti accolite dei petrolieri, o dei fabbricanti d’armi o degli agrari o di tutte le altre lobbies che manovrano esplicitamente o implicitamente per i loro affari. L’accusa va a tutti i politici in quanto tali e i partiti in quanto tali e alla democrazia definita imbelle in modo da celare le colpe delle forze economiche dominanti di ciascun paese. Torna il rapporto diretto tra il capo e il popolo come dice Trump nel discorso d’insediamento: io e voi, io vi difenderò, io vi ridarò il lavoro, io e voi popolo faremo di nuovo grande l’America. Lui è se stesso, non il suo partito e tutti i politici sono alla gogna . “Washington fioriva, i politici prosperavano”, dice, mentre il popolo americano soffriva. È la dottrina che portò al duce e al fuhrer. Il capo decide, il popolo esegue, perché il capo è il popolo stesso. In realtà quel capo è un miliardario che serve ad abbassare le tasse ai suoi simili e a rafforzare il loro potere.
Di fronte al rinascere di idee fasciste o fascistoidi l’antifascismo è più necessario che mai, con la sua cultura costruttiva e con la sua denuncia dei veri responsabili dei mali economici e sociali. C’è una grande battaglia culturale da condurre. E c’è una lotta politica da sostenere. Sarà difficilissimo ma è indispensabile riportare all’intesa unitaria tutte le forze democratiche che sentono l’avanzare di un pericolo grave. Non dimentichiamo quello che porta con se l’esasperazione nazionalistica. La guerra è al di la del mare. Ma già tornò in Europa nei Balcani ed ora cova ai confini della Russia. La violenza, di cui si nutre una società fondata sulla reciproca sopraffazione, tracìma e diventa endemica. Tocca agli antifascisti riprendere e sostenere la cultura della pace come bene supremo e partecipare a costruire una Europa democratica, socialmente giusta, culturalmente illuminata. Si levi da questo nostro incontro l’appello perché nelle prossime elezioni il voto vada a chi s’impegna a difendere l’unità europea rinsaldandola e portandola avanti con le opportune riforme, un voto contro chi la vuole sfasciare. Abbiamo, avete molto da fare. Buon lavoro

Estratto del saluto di Manuela D’Avila, candidata per il Partito dei lavoratori a Vice Presidente del Brasile nelle ultime elezioni


Molti mi chiedono preoccupati come sarà il Brasile di Bolsonaro. Ha detto che metterà migliaia di persone in prigione. Ha messo in atto una strategia di abbattimento del nemico (non dell’avversario) con tutti mezzi. Sarà un governo autoritario e violento pieno di interessi economici. Sono contenta di essere qui oggi con l’ANPI e gli antifascisti europei. Dobbiamo essere uniti per poter resistere.

Estratto dell’appello finale

1) Invitiamo a sostenere nelle prossime elezioni europee le forze che si contrappongono senza ambiguità alle formazioni sovraniste, razziste e fasciste. 2) Ci impegniamo a dar vita a una rete permamente di associazioni e organizzazioni antifasciste 3) Daremo vita ad un prossimo appuntamento comune per i primi mesi del 2019

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12 dicembre 2018

Ieri  9 dicembre 2018 è venuta a mancare  la nostra iscritta Lucia Tacconi.

Lucia Tacconi, sorella di Giuseppe nostro amato e compianto presidente, e mamma della nostra iscritta Susanna Burdese è stata tra i fondatori della sezione Anpi di Nepi. 

Donna di grande sensibilità, discreta e gentile è sempre stata partecipe delle tante iniziative intraprese per far conoscere i valori della Costituzione, dell’antifascismo e della solidarietà.

La sezione Anpi (Associazione  Nazionale Partigiani d’Italia) “Emilio Sugoni” di Nepi  la ricorda  con grande  affetto e  stima e  si unisce al dolore del marito Roberto, dei figli e dei familiari tutti.

Il Direttivo della sezione Anpi  “Emilio Sugoni”

Nepi, 10 dicembre 2018

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24 agosto 2018

VIDEO : Luciana Romoli ricorda Giovanna Marturano e la Resistenza a Roma

Roma, 22 febbraio 2017, Archivio Centrale dell’UDI – Da una donna della Resistenza come insegnare l’antifascismo – Presentazione del libro “GIOVANNA MARTURANO, antifascista, partigiana, femminista”.

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20 agosto 2018

Il 22 agosto 2013 moriva a 101 anni Giovanna Marturano.

Nella sua lunga vita c’è tutta la storia d’Italia: le guerre, il fascismo, la marcia su Roma, le leggi razziali e le persecuzioni, il carcere per i fratelli e la madre al confino  di Ventotene, dove Giovanna ha sposato Pietro Grifone. Hanno avuto due figli, tre nipoti e due pronipoti.

Giovanna ha preso parte alla Resistenza romana dando vita ai “Gruppi di Iniziativa Femminile” che unirono le donne militanti dei partiti democratici e le antifasciste di ogni ceto. Ha ricevuto la medaglia di bronzo al valore militare per la guerra di Liberazione e dal Presidente della Repubblica è stata nominata “Cavaliere di Gran Croce”. Le onorificenze non hanno mutato il suo carattere, diceva: “Accetto le onorificenze come un riconoscimento a tutte le donne che hanno preso parte alla Resistenza, senza la loro partecipazione alla lotta partigiana il Movimento di Liberazione non avrebbe avuto l’ampio consenso che ha portato alla conquista della Costituzione Repubblicana”.

Non ha mai cessato di battersi per gli ideali della sinistra: Libertà, Giustizia, Uguaglianza e Solidarietà.

Negli ultimi venti anni ho vissuto con Lei l’esaltante esperienza di portare la nostra “Testimonianza” nelle Scuole di ogni ordine e grado, incontrando in tutta l’Italia, specialmente nella sua Sardegna, ragazze e giovani  che la chiamavano “Nonna Piccola” perché, nonostante la sua bassa statura, era energica e trascinatrice, così da far prendere coscienza alle nuove generazioni, combattendo l’indifferenza e superando l’avversione alla politica.

Ha ricevuto centinaia di lettere, alle quali ha sempre risposto, da studentesse, studenti, insegnanti, dirigenti scolastici e genitori; ogni anno veniva richiamata perché era molto convincente e commovente. L’esempio di “Nonna Piccola” è una preziosa eredità per chi l’ha conosciuta.

Ha lasciato detto: “Alla mia età non posso fare grandi cose, ma continuerò a lottare, perché la vita é lotta e io la voglio vivere fino alla fine, partecipando insieme agli altri e non come spettatrice in attesa della morte. Per me ogni giorno che passa è un prezioso regalo che non voglio sprecare perché la Vita è bella a qualunque età, finché si ha qualcosa da conquistare e si contribuisce a migliorare le condizioni dell’Umanità”.

L’ultimo pensiero, il giorno prima della sua scomparsa, è stato di tornare alla Scuola Media San Benedetto di Centocelle, dove era attesa.

Chi vuol conoscere meglio la vita di Giovanna Marturano guardi il film documentario “La Bimba dal pugno chiuso” e legga il suo libro “Memorie di una famiglia comune”.

Luciana Romoli, da staffetta Luce

ESTRATTO con intervista

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8 Giugno 2018

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 Anpi – Nepi “Si metta subito fine al governo Lega-Movimento 5 Stelle e al suo programma anticostituzionale, discriminatorio  e razzista”

Sezione Anpi ( Associazione nazionale partigiani d’Italia) “ Emilio Sugoni” di Nepi

 “Si metta subito fine al governo Lega-Movimento 5 Stelle e al suo programma anticostituzionale, discriminatorio  e razzista”

 

In questi giorni dopo l’insediamento del governo sostenuto dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle abbiamo avuto modo di ripensare e rileggere alla luce della nostra Costituzione anche le parole di don Lorenzo Milani, una delle personalità più limpide e coerenti della nonviolenza e figura di  primo riferimento per l’intero mondo della scuola italiana e della nostra democrazia.

Egli affermava: “ Se voi avete però diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati ed oppressori dall’altro. Gli uni son la mia patria, gli altri i miei stranieri.”

 E cosi noi in risposta a chi dice prima gli italiani degli stranieri che poi diventerà, come già accade, prima gli italiani ricchi e poi gli italiani poveri e così continuando fino ad un crescendo di discriminazioni e sofferenza  per le classi più povere e aumento dei  privilegi per quelle più ricche.

Il governo, frutto del cosiddetto contratto tra  la Lega e  il Movimento 5 Stelle presenta  evidenti tratti di incostituzionalità  in quanto sovverte i  valori fondamentali e antifascisti  che hanno dato vita alla nostra  Carta Costituzionale.

Si ripropongono di fatto, e a 80 anni dalla promulgazioni in Italia delle odiose leggi razziali  fasciste, che videro gli ebrei come  prime vittime designate,  norme di discriminazione  tra le persone  straniere che vivono in Italia, spesso da decenni,  in spregio anche a quanto affermato nell’Articolo 10  che disciplina la condizione giuridica degli stranieri che giungono in Italia.

La sezione Anpi di Nepi chiede che si costituisca al più  presto un fronte comune,  a partire dalle Istituzioni, dalla società civile, dagli organi di informazione,  che porti quanto prima alla fine di questo governo che si propone di agire contrariamente ai valori di uguaglianza, dignità, solidarietà, democrazia e pace  su cui  si fonda la Repubblica Italiana nata dalla lotta di Resistenza.

Il Direttivo della sezione Anpi “Emilio Sugoni” di Nepi

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26 aprile 2018

Celebrazioni del 25 aprile 2018 a Nepi :  rinnovare l’impegno antifascista per la pace, la difesa e la piena attuazione della Costituzione e l’ opposizione ad ogni  forma di discriminazione e razzismo 

 

La  sezione Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) “Emilio Sugoni” di Nepi, con il patrocinio  del Comune di Nepi, ha  celebrato il 25 Aprile 1945  all’insegna di un rinnovato e sempre più forte impegno antifascista a garanzia dei valori della Pace, della democrazia e della giustizia, contro il razzismo e ogni forma di discriminazione.

Nelle giornate di lunedì 23 aprile e martedì 24 aprile, nella Sala nobile  del municipio, è stata allestita una mostra fotografica che ha ripercorso le varie vicende storiche che portarono il fascismo al potere in Italia con l’istaurarsi della dittatura, la  vergognosa promulgazione delle leggi razziali nel 1938, l’entrata in guerra a fianco della Germania nazista nel 1939 e la lotta partigiana che contribuì in maniera  decisiva alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo e al suo riscatto morale, premessa  fondamentale per il nuovo e futuro assetto democratico del nostro paese.

Sempre nelle  giornate del 23 e 24  aprile sono stati proiettati documentari storici sul ruolo delle donne nella Resistenza e su  specifici episodi della lotta partigiana nel Nord Italia.

Le due giornate hanno ricevuto anche  l’emozionante contributo della cantante  Elena D’Elia che ha eseguito brani musicali della tradizione popolare di lotta e opposizione al fascismo e lo stesso contributo  emozionante è venuto dalla lettura di poesie e delle lettere dei condannati a morte della Resistenza.  

Mercoledì 25 aprile, al mattino un corteo, aperto dal gonfalone comunale e dalla banda musicale, ha attraversato le strade della città e deposto una corona d’alloro al monumento ai Caduti, in ricordo delle vite di milioni di esseri umani spezzate dalla violenza di tutte le guerre, dalla brutale disumanità del nazifascismo, e in memoria di chi non rimase indifferente ma scelse di opporsi al nazifascismo con dignità e coraggio anche a prezzo della propria vita.

All’omaggio istituzionale, hanno fatto seguito i discorsi di Pietro Soldatelli sindaco di Nepi e di  Giocondo Gregori, presidente  della sezione Anpi di Nepi.

Nei due interventi sottolineata più volte la necessità di una piena attuazione dei valori della Carta Costituzionale e come oggi l’Antifascismo debba essere declinato come impegno prima di tutto per la pace in ogni parte del mondo e come opposizione nonviolenta ad ogni forma di autoritarismo, discriminazione, povertà, sfruttamento e  intimidazione.

L’antifascismo oggi deve essere anche lotta contro il razzismo e la xenofobia, l’omofobia, il femminicidio, per l’affermazione di una cultura umana del rispetto di ogni essere umano e per una accoglienza ed assistenza dignitosa, in ossequio all’articolo 10 della Costituzione italiana, dei migranti che fuggono da guerre, violenze, povertà e fame.

Sottolineata anche la necessità di una sempre più intensa collaborazione con le scuole di ogni ordine e grado per iniziative di approfondimento dello studio della  storia e degli articoli della Costituzione  così da far crescere sempre di più tra i giovani  una coscienza consapevole e  autenticamente democratica e antifascista.

Il corteo si è poi spostato in via Emilio Sugoni, dove è stato ricordato  ed omaggiato l’impegno del partigiano nepesino che prese parte alla Resistenza e a cui è intitolata la strada e la nostra sezione.

Formalizzato anche l’impegno dell’Amministrazione di apporre a breve una lapide commemorativa in ricordo della vita esemplare del partigiano e cittadino Emilio Sugoni.

Il Direttivo della sezione Anpi esprime il proprio ringraziamento all’Amministrazione comunale, agli iscritti, alle associazioni, alla banda musicale nepesina, alle istituzioni e ai tanti cittadini che si sono impegnati per l’ottima riuscita delle celebrazioni del 25 aprile 2018.

 

Il Direttivo della sezione Anpi “Emilio Sugoni” di Nepi

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22 Aprile 2018

 25 aprile 2018
Festa di Libertà e di Pace
La sezione A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia)
Emilio Sugoni”
in collaborazione e con il Patrocinio del Comune di Nepi, invita a partecipare alla Giornata della Liberazione dal nazi-fascismo 25 aprile 1945
Per difendere e diffondere i principi di libertà, giustizia e pace che sono fondamento della nostra Costituzione.
Per ricordare e celebrare la Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista e la fine della seconda guerra mondiale.
Per ricordare gli uomini, le donne e i ragazzi che presero parte alla lotta partigiana di Liberazione e sacrificarono la loro vita perché l’Italia fosse un Paese libero e
autenticamente democratico.
Per rinnovare e rendere sempre più forte ed attuale l’impegno Antifascista, contro ogni discriminazione e razzismo e per la difesa e la piena attuazione della Costituzione.
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Programma delle iniziative a Nepi
Lunedì 23 aprile 2018- Sala Nobile
ore 18.30 “Donne e Resistenza”- proiezione del film “ Libere” di Rossella
Schillaci, a seguire letture e poesie sul tema con l’intervento di Elena D’Elia,
cantante musico-terapeuta.
Martedì 24 aprile 2018- Sala Nobile
Ore 18.30 “La storia quella vera” proiezione del docu-film “Bisagno” La
resistenza di Aldo Castaldi” di Marco Gandolfo ( 2015), a seguire letture, poesie
e musica.
 
Mercoledì 25 aprile 2018
ore 10.30: partenza da piazza del Comune del corteo, aperto dal gonfalone
comunale, che deporrà una corona d’alloro al monumento ai Caduti.
ore 11:in piazza del Comune, esecuzione di brani musicali della Banda musicale
di Nepi.
ore 11.30 : nella Sala Nobile del Comune, mostra dedicata alla lotta partigiana,
proiezione di un documentario sul tema della Resistenza, interventi musicali e
reading delle lettere dei condannati a morte della Resistenza.
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24 aprile 2018 a Ronciglione
Ore 21 “Drug Gojko” presso il teatro “Ettore Petrolini”,
spettacolo teatrale con Pietro Benedetti, tratto dai racconti di Nello Marignoni,
partigiano viterbese combattente in Jugoslavia
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6 Aprile 2018

PER GIUSEPPE TACCONI, NEL SECONDO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA

Sono due anni che ci ha lasciato il nostro compagno Giuseppe Tacconi.
Antifascista fino all’ultimo respiro, mite costruttore di pace, generoso nel recare aiuto a chiunque di aiuto avesse bisogno.
Sempre si oppose ad ogni violenza.
Sempre si oppose ad ogni menzogna.
Non disse mai la parola disonesta.
Sempre lotto’ contro tutte le ingiustizie.
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Fu architetto, costrui’ e insegno’ la bellezza, il bene, la verita’.
Amo’ il mondo, la vita, gli esseri viventi, le persone tutte di cui sapeva vedere luminosa l’intima scintilla.
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Tutta la vita lotto’ perche’ umana divenisse l’umanita’.
Tutta la vita lotto’ perche’ nessun venisse piu’ oppresso, sfruttato, umiliato, ferito, abbandonato, ucciso.
Tutta la vita lotto’ perche’ ogni bene fosse fra tutti condiviso.
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Si rallegri chi legge queste parole che un uomo cosi’ sia vissuto; e decida di voler essere – come Giuseppe essere volle – l’umanita’ come dovrebbe essere.
Ne prosegua la lotta nonviolenta per la liberazione comune dell’umanita’ intera.
Ne prosegua la lotta nonviolenta in difesa di quest’unico mondo vivente casa comune dell’umanita’.
Finche’ siano abolite tutte le guerre e tutte le uccisioni.
Finche’ siano abolite tutte le oppressioni e le violenze.
Fnche’ da ogni persona sia donato a tutte le altre secondo le proprie capacita’; finche’ ad ogni persona da tutte le altre sia donato secondo i suoi bisogni.
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A due anni dalla scomparsa e’ ancora vivo e ancora lotta insieme a noi il nostro compagno Giuseppe Tacconi.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi.

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

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Viterbo, 5 aprile 2018

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com (segnaliamo che il Centro cura dal 2000 la pubblicazione del notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino” cui e’ possibile abbonarsi gratuitamente attraverso il sito www.peacelink.it)

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ALLEGATO. ALCUNE PAROLE PER GIUSEPPE TACCONI (2016)
[Ricostruite a memoria alcuni giorni dopo, quelle che seguono sono alcune delle cose dette parlando a braccio nel corso della commemorazione funebre di Giuseppe Tacconi il 6 aprile 2016 a Nepi. Nel secondo anniversario della scomparsa di Giuseppe le mettiamo nuovamente a disposizione delle persone amiche che quel giorno non poterono prender parte all’ultimo saluto, cosi’ ricordando una volta ancora la figura e il magistero di quel valoroso, di quel generoso.
Giuseppe Tacconi (15 agosto 1937 – 5 aprile 2016), antifascista, architetto, docente universitario, fondatore del Comitato “Nepi per la pace”, presidente della sezione di Nepi dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, e’ stato un autentico costruttore di pace, una persona sapiente e saggia, un uomo buono e giusto, uno straordinario compagno di lotte in difesa della Costituzione, della pace, dei diritti umani e dei popoli, dell’ambiente e della civilta’]

Nel rendere questo estremo saluto al nostro indimenticabile amico, maestro e compagno Giuseppe Tacconi, vorrei dire innanzitutto la gratitudine che sentiamo per lui: per la sua persona, per il suo impegno, per la luminosa testimonianza che ci ha donato e per il prezioso lascito morale e civile che ci resta.
La gratitudine che con parole nitide e ferme, commosse e lapidarie, ha gia’ espresso l’illustre magistrato Ferdinando Imposimato nel messaggio di condoglianze che ha inviato alla sezione di Nepi dell’Anpi di cui Giuseppe era presidente.
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La prima caratteristica di Giuseppe – che immediatamente colpiva chi lo incontrava – era la generosita’, e con la generosita’ la gentilezza. Vi sono persone che sanno essere generose ma non gentili, e vi sono persone gentili ma non generose. Giuseppe era generoso e gentile.
La sua dolcezza e la sua mitezza ti rasserenavano, cosi’ come il suo garbo squisito e la sua sorgiva empatia ti accoglievano in un mondo finalmente vivibile di umanita’ palpitante, di spontanea cortesia, di universale fraternita’ sentita e meditata ed agita col cuore e con la ragione, nella coincidenza dell’humanitas – come intima persuasione e cifra del proprio concreto e coerente modo di essere nel mondo – e dell’impegno politico di rispetto e promozione della dignita’ umana di tutti gli esseri umani, e quindi di liberazione dell’umanita’ intera.
E questa qualita’, questa virtu’, permeava tutta la sua persona, emergeva in tutto il suo sentire ed agire – nella sfera dei sentimenti, della morale, dell’impegno civile.
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Aveva la chiarezza e il rigore dell’illuminista: quel rigore intellettuale, quell’amore per il sapere che concorre a degnificare l’umanita’, il sapere che ha come fine il bene comune. Ed alla capacita’ di apprezzamento e al saldo possesso della cultura univa un riserbo, un understatement, una finezza, tali che mai si consentiva di fare vacua esibizione delle sue preziose conoscenze, ma sempre le metteva a disposizione delle altre persone col tratto di chi quasi si scusa di sapere tante cose e di esse fa dono agli altri con la leggerezza di una restituzione, di una condivisione sentita essenziale. E proprio per questo era cosi’ sdegnato con la ciarlataneria, con l’ipocrisia, con la menzogna che offende gli esseri umani in cio’ che hanno di piu’ proprio: l’intelligenza, la capacita’ di comprendere. Sentiva essere missione del dotto recare la chiarezza e l’armonia ove regna il caos, proporre la spiegazione razionale che scioglie i grovigli, seguire la regola buona che salva le vite. Ad ogni barbarie e sopruso opporsi sempre. La norma morale e il cielo stellato. Cosi’ sentiva, cosi’ faceva.
E questa chiarezza e dolcezza, questo elegante nitore, questo stile del sentimento e del pensiero, si estendeva alla sua persona tutta, alla sua voce, ai suoi gesti, al suo stesso vestire ed incedere di uomo gentile, di gentiluomo, di forte e fedele compagno di lotte nonviolente, di scrupoloso, acuto e fraterno militante del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell’umanita’.
La passione morale e civile dell’antifascista aveva in Giuseppe per suo abito la benevolenza e la serieta’. L’amore per la giustizia si univa in lui alla comprensione per chi soffre e per chi erra; sempre orientato alla solidarieta’ e alla misericordia era il suo parlare e il suo agire, la misericordia che sempre si oppone all’astratta imposizione e al potere violento, in difesa della concreta esistenza della persona oppressa il cui muto volto sofferente ti convoca alla responsabilita’, al riconoscimento, all’aiuto. L’antifascismo in quanto antibarbarie era da lui originariamente e profondamente sentito e pensato, e si faceva quindi viva nonviolenza: poiche’ in verita’ vi e’ coincidenza perfetta tra antifascismo e nonviolenza: rispetto per la vita, forza della verita’, la verita’ che riconosce l’altrui sofferenza e l’altrui dignita’ e quindi tutte le vite si propone di salvare, tutte le esistenze si propone di liberare dall’iniquo dolore, da ogni sopraffazione.
Ma di lui ricordiamo anche l’estro armonico e il rigore creativo dell’artista: sentiva la bellezza del bene, e la bonta’ della bellezza, lungo quella linea di pensiero che dalla kalokagathia dei filosofi greci giunge fino all’aforisma di Dostoevskij secondo cui la bellezza salvera’ il mondo.
Cosi’ nelle arti figurative, nell’architettura, nell’urbanistica, nel paesaggio naturale e in quello storico e sociale sapeva cogliere ed estrarre la forma dalla materia; sapeva riconoscere e introdurre la bellezza nel mondo. E questa sua techne, questa sua arte, era una cosa sola col suo impegno morale e civile, era maieutica ed educazione, creazione di un linguaggio comune, politica degna.
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La memoria e l’attualita’ della Resistenza illuminavano tutto il suo agire. Una viva, tenace memoria degli anni di guerra e del dopoguerra, uno studio assiduo e profondo della storia e della societa’, una costante militanza nel movimento operaio per realizzare la democrazia in un mondo ancora ingiusto e diviso in classi, un’ispirazione e un’aspirazione al bene comune coltivate – e poste all’ascolto e alla scuola e al vaglio – nel ricordo e nel lascito dei martiri antifascisti. E la convinzione che la Resistenza continua nella lotta che ogni giorno e’ da condurre contro ogni menzogna e contro ogni violenza.
La Resistenza per Giuseppe non era un oggetto raro da conservare in una teca, ma persuasione e dovere e passione vissuti nella lotta diuturna contro tutte le concrezioni di male, solidarieta’ con ogni persona di aiuto bisognosa. Pensiero e azione, passato e presente. Poiche’ la memoria senza impegno nel presente rischia di essere solo erudizione antiquaria, museale, e l’impegno senza memoria rischia di essere cieco ed astratto ed inane.
Chi lo ha conosciuto sa con quanta passione Giuseppe esortava all’impegno per difendere ed applicare la Costituzione della Repubblica Italiana, la Costituzione nata dalla Resistenza, la Costituzione scritta col sangue dei martiri della Resistenza. Leggere la Costituzione, e insieme ad essa leggere le ultime lettere dei martiri della Resistenza: amava ripetere Giuseppe quell’insegnamento di Calamandrei; e trarre da queste buone letture ispirazione all’agire, nell’agire queste buone letture inverare. Difendere la Costituzione significava per lui difendere e proseguire la Resistenza, ovvero la lotta dell’umanita’ contro il crimine e la barbarie. Ed a maggior ragione insisteva nella necessita’ di questo impegno negli ultimi anni, in questi anni di amnesie e di deliri in cui la nostra Costituzione, presidio delle nostre comuni liberta’, e’ da piu’ parti aggredita con scellerata e insensata furia.
Giuseppe e’ stato uno dei fondatori del benemerito comitato “Nepi per la pace”, e per la pace ha operato con strenuo impegno, cosciente del fatto che la guerra e’ nemica dell’umanita’ poiche’ essa sempre e solo consiste dell’uccisione degli esseri umani; e che quindi il primo dovere di ogni essere umano e’ salvare le vite, e’ difendere la vita, la dignita’ e i diritti di tutti gli esseri umani; e quindi che occorre opporsi alle guerre e a tutte le uccisioni, al razzismo e a tutte le persecuzioni, al maschilismo e a tutte le oppressioni, in difesa di ogni persona e del mondo vivente tutto che e’ casa comune dell’umanita’ intera.
E poiche’ non vi e’ pace senza giustizia sociale, senza rispetto per la vita, la dignita’ e i diritti di ogni singolo essere umano, Giuseppe era altresi’ pienamente impegnato per i diritti umani di tutti gli esseri umani, ed innanzitutto nella solidarieta’ con i migranti, contro il razzismo, contro ogni persecuzione e discriminazione, per salvare le vite di tutti gli esseri umani costretti – dalla fame e dalla guerra, dalle dittature e dai disastri ambientali, dalla violenza colonialista e mafiosa e schiavista – ad abbandonare le loro case, i loro paesi, i loro affetti, cercando altrove un luogo in cui vivere. Ogni essere umano bisognoso di aiuto ha diritto ad essere soccorso, accolto, assistito. Sono cose che oggi tra coloro che hanno voce pubblica, tra i cosiddetti “grandi” della Terra, quasi solo papa Bergoglio sa dire. Queste cose Giuseppe sapeva, pensava, diceva con franca parola, agiva nel suo incessante impegno di pace e di solidarieta’.
Ed ugualmente e per le stesse ragioni era appassionatamente impegnato nella difesa dell’ambiente, della biosfera casa comune dell’umanita’ e valore intrinseco, luogo della vita e della bellezza; e parte della natura essendo gli stessi esseri umani, in una relazione tra umanita’ e natura che deve essere insieme di rispetto, di valorizzazione e di cura. Sapeva perfettamente Giuseppe quali debbano essere le condizioni per l’adeguato insediamento umano nell’habitat, e sapeva quali debbano essere le regole che fanno la civitas, cosa debba essere la citta’, e con essa la civilta’. Giacche’ il civile convivere e condursi, il dovere della solidarieta’, l’impegno comune per la liberazione dell’umanita’, devono estrinsecarsi altresi’ nella pianificazione urbanistica e territoriale, nella difesa degli ecosistemi e della biosfera, nel “chiudere il cerchio” tra economia ed ecologia.
E nella difesa della civilta’ era ugualmente strenuamente impegnato. La democrazia progressiva che nella Costituzione repubblicana trova il suo punto di riferimento e di avvio, la cognizione dell’unita’ del genere umano e la coscienza del dovere di riconoscere a tutti gli esseri umani tutti i diritti umani, la liberazione dell’umanita’ che deve attuarsi nel riconoscimento delle diversita’ e nell’eguaglianza di diritti, nel salvare e tramandare tutte le grandi tradizioni culturali e storiche liberatrici, nell’unire senza omologare – ebbene, tutti questi valori, tutte queste esigenze, si congiungono nell’impegno in difesa della civilta’ umana.
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E vorrei ora ricordare, in guisa di mia personale testimonianza, una esperienza con Giuseppe condivisa: la lotta in difesa del Bulicame, in cui si univano le ragioni della natura e della cultura, del passato e del futuro, del civile convivere che si oppone al saccheggio e al disastro; quella lotta che ha salvato per Viterbo e per l’umanita’ il prezioso bene naturalistico, archeologico e termale del Bulicame di dantesca memoria; di quella lotta vittoriosa Giuseppe fu protagonista fin dall’inizio; e ricordo ancora come Giuseppe ricordava la riunione in cui letteralmente a lume di candela nel centro sociale occupato autogestito di Viterbo fondammo il comitato che il Bulicame salvo’; gli sembrava, a lui illuminista, che quel contesto rievocasse l’agire dei primi cristiani portatori di un messaggio di salvezza nel declino e nel crollo dell’impero romano schiavista. Ed erano con noi quella sera anche Alfio Pannega che ci ha lasciato nel 2010, Gianni Fiorentini che ci ha lasciato poco dopo, Mario Onofri che ci ha lasciato anche lui: i vecchi compagni che ci hanno lasciato ma che non dimentichiamo, che rechiamo vivi ed invitti nei nostri cuori…
E tra i miei ricordi piu’ grati ho anche quello di quando con Giuseppe e con Antonella condivisi la ventura di essere querelato per pretesa diffamazione dal capo di un movimento neofascista perche’ mentre un vile silenzio consentiva agli epigoni dell’ordine ariano dei Lager di marciare a Viterbo, noi fummo di quelli che quell’infamia denunciammo con ferme parole, alla scuola e nel ricordo delle vittime del nazifascismo. Di quella nostra iniziativa, e di come essa si sviluppo’ in una ancora piu’ documentata azione di denuncia dei crimini dei neofascisti, serbo un ricordo vivido e felice. Poiche’ la magistratura ci diede ragione, e gli inconfutabili materiali documentari che allora raccogliemmo e diffondemmo divennero strumento di conoscenza e coscientizzazione per tante altre persone, e quindi mal gliene incolse al protervo neofascista: almeno quella volta i neofascisti non passarono; almeno quella volta prevalse la verita’; almeno quella volta vinse la dignita’ umana e l’autentica legalita’ della repubblica democratica ed antifascista.
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Parlando di Giuseppe a un amico che non lo ha conosciuto dicevo ieri – usando un termine che ha la sua origine nel latino cristiano medievale – che era “un vecchio compagno”; compagno essendo nell’etimo la persona che condivide il suo pane con gli altri; si’, ci chiamiamo tra noi “vecchi compagni”, ed e’ una formula che indica certo un dato anagrafico, ma indica anche una lunga fedelta’ a un comune ideale, l’ideale della solidarieta’ fra tutti gli esseri umani, della liberazione di tutte le oppresse e tutti gli oppressi, della liberta’, dell’uguaglianza, della fraternita’; “i vecchi compagni”, quelli che condividono il pane. Il nostro compagno Giuseppe.
E questa bandiera rossa, che ora copre la bara di Giuseppe, simbolo secolare delle sofferenze e della lotta delle oppresse e degli oppressi per realizzare liberta’, uguaglianza e fraternita’, e’ la stessa a cui Pasolini si rivolgeva con quella indimenticabile invocazione: “Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa / tu devi realmente esistere perche’ lui esista… tu che gia’ vanti tante glorie borghesi e operaie / ridiventa straccio e il piu’ povero ti sventoli”.
E che questa rossa bandiera sia qui in questo luogo non confligge affatto con l’originario, autentico messaggio di solidarieta’ e di nonviolenza di Gesu’ di Nazareth di cui qui si fa incessante memoria. Come e’ scritto nell’Apocalisse di Giovanni, “Idu’ e’ skene’ tu’ theu’ meta’ ton anthropon”, “la tenda di Dio – la tenda del bene – e’ qui in mezzo agli esseri umani”, il bene e’ tra noi e con noi, nel nostro accampamento, il bene e’ da realizzare qui: siamo una sola umanita’ in un unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera ed e’ nostro primo dovere fare il bene, come Giuseppe ha saputo e voluto fare.
Tanto bene, tanto amore Giuseppe ha donato, tanto ne ha ricevuto, tanto ne ha suscitato: come non ricordare Silvana, la sposa amatissima che venne meno pochi anni fa lasciandolo in un lutto immedicabile? Ma tante persone a lui care sono oggi qui: tante persone con cui ha avuto una relazione affettiva significativa e significativi rapporti di collaborazione nell’impresa comune del bene dell’umanita’; e’ qui la figlia diletta, sono qui i parenti, e gli amici gia’ vecchi e i piu’ giovani ancora; e’ qui Antonella che piu’ che un medico e un’amica e una compagna di lotte e’ stata quasi un’altra figlia per lui; e tutte le compagne e tutti i compagni del Comitato Nepi per la Pace che lui aveva contribuito a fondare, e dell’Anpi di cui e’ stato autorevole ed infaticabile presidente. Ed e’ qui il sindaco, anche a rappresentare questa antica citta’ di Nepi in cui Giuseppe scelse di vivere, alla quale ha donato il suo impegno di cittadino e che ha reso vieppiu’ illustre con la sua presenza ed azione di intellettuale, di artista, di operatore di pace. Ed anche e’ qui la famiglia della signora Stratica, che e’ la famiglia con cui Giuseppe ha vissuto negli ultimi anni in un rapporto di cura reciproca, di affetto profondo, un dono grande di cui tutti noi amici e compagni di Giuseppe, cosi’ come i suoi parenti, siamo grati alla signora Stratica, a suo marito, alla loro famiglia che e’ divenuta in questi anni la famiglia di Giuseppe, e quindi in un certo senso anche la nostra.
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Giuseppe ha saputo nell’arco della sua vita essere esempio dell’umanita’ come dovrebbe essere – con il suo male di vivere, ma anche con la sua svettante dignita’; nel dolore e nei conflitti, ma anche nella meraviglia e nella gioia. Di lui ci resta una testimonianza luminosa.
Ed un legato ci resta: continuare la lotta contro ogni menzogna e contro ogni oppressione, continuare l’impegno per la liberazione dell’umanita’, continuare in cio’ che e’ vero, che e’ buono, che e’ giusto.
Tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle, eguali in diritti e doveri.
Vi e’ una sola umanita’, e tutti gli esseri umani ne fanno parte.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto e’ il primo dovere.
Un partigiano e’ morto.
Grazie al suo esempio cento altri ne nasceranno.

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