Nepi

8 Giugno 2018

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 Anpi – Nepi “Si metta subito fine al governo Lega-Movimento 5 Stelle e al suo programma anticostituzionale, discriminatorio  e razzista”

Sezione Anpi ( Associazione nazionale partigiani d’Italia) “ Emilio Sugoni” di Nepi

 “Si metta subito fine al governo Lega-Movimento 5 Stelle e al suo programma anticostituzionale, discriminatorio  e razzista”

 

In questi giorni dopo l’insediamento del governo sostenuto dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle abbiamo avuto modo di ripensare e rileggere alla luce della nostra Costituzione anche le parole di don Lorenzo Milani, una delle personalità più limpide e coerenti della nonviolenza e figura di  primo riferimento per l’intero mondo della scuola italiana e della nostra democrazia.

Egli affermava: “ Se voi avete però diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati ed oppressi da un lato, privilegiati ed oppressori dall’altro. Gli uni son la mia patria, gli altri i miei stranieri.”

 E cosi noi in risposta a chi dice prima gli italiani degli stranieri che poi diventerà, come già accade, prima gli italiani ricchi e poi gli italiani poveri e così continuando fino ad un crescendo di discriminazioni e sofferenza  per le classi più povere e aumento dei  privilegi per quelle più ricche.

Il governo, frutto del cosiddetto contratto tra  la Lega e  il Movimento 5 Stelle presenta  evidenti tratti di incostituzionalità  in quanto sovverte i  valori fondamentali e antifascisti  che hanno dato vita alla nostra  Carta Costituzionale.

Si ripropongono di fatto, e a 80 anni dalla promulgazioni in Italia delle odiose leggi razziali  fasciste, che videro gli ebrei come  prime vittime designate,  norme di discriminazione  tra le persone  straniere che vivono in Italia, spesso da decenni,  in spregio anche a quanto affermato nell’Articolo 10  che disciplina la condizione giuridica degli stranieri che giungono in Italia.

La sezione Anpi di Nepi chiede che si costituisca al più  presto un fronte comune,  a partire dalle Istituzioni, dalla società civile, dagli organi di informazione,  che porti quanto prima alla fine di questo governo che si propone di agire contrariamente ai valori di uguaglianza, dignità, solidarietà, democrazia e pace  su cui  si fonda la Repubblica Italiana nata dalla lotta di Resistenza.

Il Direttivo della sezione Anpi “Emilio Sugoni” di Nepi

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26 aprile 2018

Celebrazioni del 25 aprile 2018 a Nepi :  rinnovare l’impegno antifascista per la pace, la difesa e la piena attuazione della Costituzione e l’ opposizione ad ogni  forma di discriminazione e razzismo 

 

La  sezione Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) “Emilio Sugoni” di Nepi, con il patrocinio  del Comune di Nepi, ha  celebrato il 25 Aprile 1945  all’insegna di un rinnovato e sempre più forte impegno antifascista a garanzia dei valori della Pace, della democrazia e della giustizia, contro il razzismo e ogni forma di discriminazione.

Nelle giornate di lunedì 23 aprile e martedì 24 aprile, nella Sala nobile  del municipio, è stata allestita una mostra fotografica che ha ripercorso le varie vicende storiche che portarono il fascismo al potere in Italia con l’istaurarsi della dittatura, la  vergognosa promulgazione delle leggi razziali nel 1938, l’entrata in guerra a fianco della Germania nazista nel 1939 e la lotta partigiana che contribuì in maniera  decisiva alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo e al suo riscatto morale, premessa  fondamentale per il nuovo e futuro assetto democratico del nostro paese.

Sempre nelle  giornate del 23 e 24  aprile sono stati proiettati documentari storici sul ruolo delle donne nella Resistenza e su  specifici episodi della lotta partigiana nel Nord Italia.

Le due giornate hanno ricevuto anche  l’emozionante contributo della cantante  Elena D’Elia che ha eseguito brani musicali della tradizione popolare di lotta e opposizione al fascismo e lo stesso contributo  emozionante è venuto dalla lettura di poesie e delle lettere dei condannati a morte della Resistenza.  

Mercoledì 25 aprile, al mattino un corteo, aperto dal gonfalone comunale e dalla banda musicale, ha attraversato le strade della città e deposto una corona d’alloro al monumento ai Caduti, in ricordo delle vite di milioni di esseri umani spezzate dalla violenza di tutte le guerre, dalla brutale disumanità del nazifascismo, e in memoria di chi non rimase indifferente ma scelse di opporsi al nazifascismo con dignità e coraggio anche a prezzo della propria vita.

All’omaggio istituzionale, hanno fatto seguito i discorsi di Pietro Soldatelli sindaco di Nepi e di  Giocondo Gregori, presidente  della sezione Anpi di Nepi.

Nei due interventi sottolineata più volte la necessità di una piena attuazione dei valori della Carta Costituzionale e come oggi l’Antifascismo debba essere declinato come impegno prima di tutto per la pace in ogni parte del mondo e come opposizione nonviolenta ad ogni forma di autoritarismo, discriminazione, povertà, sfruttamento e  intimidazione.

L’antifascismo oggi deve essere anche lotta contro il razzismo e la xenofobia, l’omofobia, il femminicidio, per l’affermazione di una cultura umana del rispetto di ogni essere umano e per una accoglienza ed assistenza dignitosa, in ossequio all’articolo 10 della Costituzione italiana, dei migranti che fuggono da guerre, violenze, povertà e fame.

Sottolineata anche la necessità di una sempre più intensa collaborazione con le scuole di ogni ordine e grado per iniziative di approfondimento dello studio della  storia e degli articoli della Costituzione  così da far crescere sempre di più tra i giovani  una coscienza consapevole e  autenticamente democratica e antifascista.

Il corteo si è poi spostato in via Emilio Sugoni, dove è stato ricordato  ed omaggiato l’impegno del partigiano nepesino che prese parte alla Resistenza e a cui è intitolata la strada e la nostra sezione.

Formalizzato anche l’impegno dell’Amministrazione di apporre a breve una lapide commemorativa in ricordo della vita esemplare del partigiano e cittadino Emilio Sugoni.

Il Direttivo della sezione Anpi esprime il proprio ringraziamento all’Amministrazione comunale, agli iscritti, alle associazioni, alla banda musicale nepesina, alle istituzioni e ai tanti cittadini che si sono impegnati per l’ottima riuscita delle celebrazioni del 25 aprile 2018.

 

Il Direttivo della sezione Anpi “Emilio Sugoni” di Nepi

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22 Aprile 2018

 25 aprile 2018
Festa di Libertà e di Pace
La sezione A.N.P.I. (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia)
Emilio Sugoni”
in collaborazione e con il Patrocinio del Comune di Nepi, invita a partecipare alla Giornata della Liberazione dal nazi-fascismo 25 aprile 1945
Per difendere e diffondere i principi di libertà, giustizia e pace che sono fondamento della nostra Costituzione.
Per ricordare e celebrare la Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazi-fascista e la fine della seconda guerra mondiale.
Per ricordare gli uomini, le donne e i ragazzi che presero parte alla lotta partigiana di Liberazione e sacrificarono la loro vita perché l’Italia fosse un Paese libero e
autenticamente democratico.
Per rinnovare e rendere sempre più forte ed attuale l’impegno Antifascista, contro ogni discriminazione e razzismo e per la difesa e la piena attuazione della Costituzione.
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Programma delle iniziative a Nepi
Lunedì 23 aprile 2018- Sala Nobile
ore 18.30 “Donne e Resistenza”- proiezione del film “ Libere” di Rossella
Schillaci, a seguire letture e poesie sul tema con l’intervento di Elena D’Elia,
cantante musico-terapeuta.
Martedì 24 aprile 2018- Sala Nobile
Ore 18.30 “La storia quella vera” proiezione del docu-film “Bisagno” La
resistenza di Aldo Castaldi” di Marco Gandolfo ( 2015), a seguire letture, poesie
e musica.
 
Mercoledì 25 aprile 2018
ore 10.30: partenza da piazza del Comune del corteo, aperto dal gonfalone
comunale, che deporrà una corona d’alloro al monumento ai Caduti.
ore 11:in piazza del Comune, esecuzione di brani musicali della Banda musicale
di Nepi.
ore 11.30 : nella Sala Nobile del Comune, mostra dedicata alla lotta partigiana,
proiezione di un documentario sul tema della Resistenza, interventi musicali e
reading delle lettere dei condannati a morte della Resistenza.
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24 aprile 2018 a Ronciglione
Ore 21 “Drug Gojko” presso il teatro “Ettore Petrolini”,
spettacolo teatrale con Pietro Benedetti, tratto dai racconti di Nello Marignoni,
partigiano viterbese combattente in Jugoslavia
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6 Aprile 2018

PER GIUSEPPE TACCONI, NEL SECONDO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA

Sono due anni che ci ha lasciato il nostro compagno Giuseppe Tacconi.
Antifascista fino all’ultimo respiro, mite costruttore di pace, generoso nel recare aiuto a chiunque di aiuto avesse bisogno.
Sempre si oppose ad ogni violenza.
Sempre si oppose ad ogni menzogna.
Non disse mai la parola disonesta.
Sempre lotto’ contro tutte le ingiustizie.
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Fu architetto, costrui’ e insegno’ la bellezza, il bene, la verita’.
Amo’ il mondo, la vita, gli esseri viventi, le persone tutte di cui sapeva vedere luminosa l’intima scintilla.
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Tutta la vita lotto’ perche’ umana divenisse l’umanita’.
Tutta la vita lotto’ perche’ nessun venisse piu’ oppresso, sfruttato, umiliato, ferito, abbandonato, ucciso.
Tutta la vita lotto’ perche’ ogni bene fosse fra tutti condiviso.
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Si rallegri chi legge queste parole che un uomo cosi’ sia vissuto; e decida di voler essere – come Giuseppe essere volle – l’umanita’ come dovrebbe essere.
Ne prosegua la lotta nonviolenta per la liberazione comune dell’umanita’ intera.
Ne prosegua la lotta nonviolenta in difesa di quest’unico mondo vivente casa comune dell’umanita’.
Finche’ siano abolite tutte le guerre e tutte le uccisioni.
Finche’ siano abolite tutte le oppressioni e le violenze.
Fnche’ da ogni persona sia donato a tutte le altre secondo le proprie capacita’; finche’ ad ogni persona da tutte le altre sia donato secondo i suoi bisogni.
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A due anni dalla scomparsa e’ ancora vivo e ancora lotta insieme a noi il nostro compagno Giuseppe Tacconi.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi.

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

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Viterbo, 5 aprile 2018

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: centropacevt@gmail.com (segnaliamo che il Centro cura dal 2000 la pubblicazione del notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino” cui e’ possibile abbonarsi gratuitamente attraverso il sito www.peacelink.it)

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ALLEGATO. ALCUNE PAROLE PER GIUSEPPE TACCONI (2016)
[Ricostruite a memoria alcuni giorni dopo, quelle che seguono sono alcune delle cose dette parlando a braccio nel corso della commemorazione funebre di Giuseppe Tacconi il 6 aprile 2016 a Nepi. Nel secondo anniversario della scomparsa di Giuseppe le mettiamo nuovamente a disposizione delle persone amiche che quel giorno non poterono prender parte all’ultimo saluto, cosi’ ricordando una volta ancora la figura e il magistero di quel valoroso, di quel generoso.
Giuseppe Tacconi (15 agosto 1937 – 5 aprile 2016), antifascista, architetto, docente universitario, fondatore del Comitato “Nepi per la pace”, presidente della sezione di Nepi dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia, e’ stato un autentico costruttore di pace, una persona sapiente e saggia, un uomo buono e giusto, uno straordinario compagno di lotte in difesa della Costituzione, della pace, dei diritti umani e dei popoli, dell’ambiente e della civilta’]

Nel rendere questo estremo saluto al nostro indimenticabile amico, maestro e compagno Giuseppe Tacconi, vorrei dire innanzitutto la gratitudine che sentiamo per lui: per la sua persona, per il suo impegno, per la luminosa testimonianza che ci ha donato e per il prezioso lascito morale e civile che ci resta.
La gratitudine che con parole nitide e ferme, commosse e lapidarie, ha gia’ espresso l’illustre magistrato Ferdinando Imposimato nel messaggio di condoglianze che ha inviato alla sezione di Nepi dell’Anpi di cui Giuseppe era presidente.
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La prima caratteristica di Giuseppe – che immediatamente colpiva chi lo incontrava – era la generosita’, e con la generosita’ la gentilezza. Vi sono persone che sanno essere generose ma non gentili, e vi sono persone gentili ma non generose. Giuseppe era generoso e gentile.
La sua dolcezza e la sua mitezza ti rasserenavano, cosi’ come il suo garbo squisito e la sua sorgiva empatia ti accoglievano in un mondo finalmente vivibile di umanita’ palpitante, di spontanea cortesia, di universale fraternita’ sentita e meditata ed agita col cuore e con la ragione, nella coincidenza dell’humanitas – come intima persuasione e cifra del proprio concreto e coerente modo di essere nel mondo – e dell’impegno politico di rispetto e promozione della dignita’ umana di tutti gli esseri umani, e quindi di liberazione dell’umanita’ intera.
E questa qualita’, questa virtu’, permeava tutta la sua persona, emergeva in tutto il suo sentire ed agire – nella sfera dei sentimenti, della morale, dell’impegno civile.
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Aveva la chiarezza e il rigore dell’illuminista: quel rigore intellettuale, quell’amore per il sapere che concorre a degnificare l’umanita’, il sapere che ha come fine il bene comune. Ed alla capacita’ di apprezzamento e al saldo possesso della cultura univa un riserbo, un understatement, una finezza, tali che mai si consentiva di fare vacua esibizione delle sue preziose conoscenze, ma sempre le metteva a disposizione delle altre persone col tratto di chi quasi si scusa di sapere tante cose e di esse fa dono agli altri con la leggerezza di una restituzione, di una condivisione sentita essenziale. E proprio per questo era cosi’ sdegnato con la ciarlataneria, con l’ipocrisia, con la menzogna che offende gli esseri umani in cio’ che hanno di piu’ proprio: l’intelligenza, la capacita’ di comprendere. Sentiva essere missione del dotto recare la chiarezza e l’armonia ove regna il caos, proporre la spiegazione razionale che scioglie i grovigli, seguire la regola buona che salva le vite. Ad ogni barbarie e sopruso opporsi sempre. La norma morale e il cielo stellato. Cosi’ sentiva, cosi’ faceva.
E questa chiarezza e dolcezza, questo elegante nitore, questo stile del sentimento e del pensiero, si estendeva alla sua persona tutta, alla sua voce, ai suoi gesti, al suo stesso vestire ed incedere di uomo gentile, di gentiluomo, di forte e fedele compagno di lotte nonviolente, di scrupoloso, acuto e fraterno militante del movimento delle oppresse e degli oppressi in lotta per la liberazione dell’umanita’.
La passione morale e civile dell’antifascista aveva in Giuseppe per suo abito la benevolenza e la serieta’. L’amore per la giustizia si univa in lui alla comprensione per chi soffre e per chi erra; sempre orientato alla solidarieta’ e alla misericordia era il suo parlare e il suo agire, la misericordia che sempre si oppone all’astratta imposizione e al potere violento, in difesa della concreta esistenza della persona oppressa il cui muto volto sofferente ti convoca alla responsabilita’, al riconoscimento, all’aiuto. L’antifascismo in quanto antibarbarie era da lui originariamente e profondamente sentito e pensato, e si faceva quindi viva nonviolenza: poiche’ in verita’ vi e’ coincidenza perfetta tra antifascismo e nonviolenza: rispetto per la vita, forza della verita’, la verita’ che riconosce l’altrui sofferenza e l’altrui dignita’ e quindi tutte le vite si propone di salvare, tutte le esistenze si propone di liberare dall’iniquo dolore, da ogni sopraffazione.
Ma di lui ricordiamo anche l’estro armonico e il rigore creativo dell’artista: sentiva la bellezza del bene, e la bonta’ della bellezza, lungo quella linea di pensiero che dalla kalokagathia dei filosofi greci giunge fino all’aforisma di Dostoevskij secondo cui la bellezza salvera’ il mondo.
Cosi’ nelle arti figurative, nell’architettura, nell’urbanistica, nel paesaggio naturale e in quello storico e sociale sapeva cogliere ed estrarre la forma dalla materia; sapeva riconoscere e introdurre la bellezza nel mondo. E questa sua techne, questa sua arte, era una cosa sola col suo impegno morale e civile, era maieutica ed educazione, creazione di un linguaggio comune, politica degna.
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La memoria e l’attualita’ della Resistenza illuminavano tutto il suo agire. Una viva, tenace memoria degli anni di guerra e del dopoguerra, uno studio assiduo e profondo della storia e della societa’, una costante militanza nel movimento operaio per realizzare la democrazia in un mondo ancora ingiusto e diviso in classi, un’ispirazione e un’aspirazione al bene comune coltivate – e poste all’ascolto e alla scuola e al vaglio – nel ricordo e nel lascito dei martiri antifascisti. E la convinzione che la Resistenza continua nella lotta che ogni giorno e’ da condurre contro ogni menzogna e contro ogni violenza.
La Resistenza per Giuseppe non era un oggetto raro da conservare in una teca, ma persuasione e dovere e passione vissuti nella lotta diuturna contro tutte le concrezioni di male, solidarieta’ con ogni persona di aiuto bisognosa. Pensiero e azione, passato e presente. Poiche’ la memoria senza impegno nel presente rischia di essere solo erudizione antiquaria, museale, e l’impegno senza memoria rischia di essere cieco ed astratto ed inane.
Chi lo ha conosciuto sa con quanta passione Giuseppe esortava all’impegno per difendere ed applicare la Costituzione della Repubblica Italiana, la Costituzione nata dalla Resistenza, la Costituzione scritta col sangue dei martiri della Resistenza. Leggere la Costituzione, e insieme ad essa leggere le ultime lettere dei martiri della Resistenza: amava ripetere Giuseppe quell’insegnamento di Calamandrei; e trarre da queste buone letture ispirazione all’agire, nell’agire queste buone letture inverare. Difendere la Costituzione significava per lui difendere e proseguire la Resistenza, ovvero la lotta dell’umanita’ contro il crimine e la barbarie. Ed a maggior ragione insisteva nella necessita’ di questo impegno negli ultimi anni, in questi anni di amnesie e di deliri in cui la nostra Costituzione, presidio delle nostre comuni liberta’, e’ da piu’ parti aggredita con scellerata e insensata furia.
Giuseppe e’ stato uno dei fondatori del benemerito comitato “Nepi per la pace”, e per la pace ha operato con strenuo impegno, cosciente del fatto che la guerra e’ nemica dell’umanita’ poiche’ essa sempre e solo consiste dell’uccisione degli esseri umani; e che quindi il primo dovere di ogni essere umano e’ salvare le vite, e’ difendere la vita, la dignita’ e i diritti di tutti gli esseri umani; e quindi che occorre opporsi alle guerre e a tutte le uccisioni, al razzismo e a tutte le persecuzioni, al maschilismo e a tutte le oppressioni, in difesa di ogni persona e del mondo vivente tutto che e’ casa comune dell’umanita’ intera.
E poiche’ non vi e’ pace senza giustizia sociale, senza rispetto per la vita, la dignita’ e i diritti di ogni singolo essere umano, Giuseppe era altresi’ pienamente impegnato per i diritti umani di tutti gli esseri umani, ed innanzitutto nella solidarieta’ con i migranti, contro il razzismo, contro ogni persecuzione e discriminazione, per salvare le vite di tutti gli esseri umani costretti – dalla fame e dalla guerra, dalle dittature e dai disastri ambientali, dalla violenza colonialista e mafiosa e schiavista – ad abbandonare le loro case, i loro paesi, i loro affetti, cercando altrove un luogo in cui vivere. Ogni essere umano bisognoso di aiuto ha diritto ad essere soccorso, accolto, assistito. Sono cose che oggi tra coloro che hanno voce pubblica, tra i cosiddetti “grandi” della Terra, quasi solo papa Bergoglio sa dire. Queste cose Giuseppe sapeva, pensava, diceva con franca parola, agiva nel suo incessante impegno di pace e di solidarieta’.
Ed ugualmente e per le stesse ragioni era appassionatamente impegnato nella difesa dell’ambiente, della biosfera casa comune dell’umanita’ e valore intrinseco, luogo della vita e della bellezza; e parte della natura essendo gli stessi esseri umani, in una relazione tra umanita’ e natura che deve essere insieme di rispetto, di valorizzazione e di cura. Sapeva perfettamente Giuseppe quali debbano essere le condizioni per l’adeguato insediamento umano nell’habitat, e sapeva quali debbano essere le regole che fanno la civitas, cosa debba essere la citta’, e con essa la civilta’. Giacche’ il civile convivere e condursi, il dovere della solidarieta’, l’impegno comune per la liberazione dell’umanita’, devono estrinsecarsi altresi’ nella pianificazione urbanistica e territoriale, nella difesa degli ecosistemi e della biosfera, nel “chiudere il cerchio” tra economia ed ecologia.
E nella difesa della civilta’ era ugualmente strenuamente impegnato. La democrazia progressiva che nella Costituzione repubblicana trova il suo punto di riferimento e di avvio, la cognizione dell’unita’ del genere umano e la coscienza del dovere di riconoscere a tutti gli esseri umani tutti i diritti umani, la liberazione dell’umanita’ che deve attuarsi nel riconoscimento delle diversita’ e nell’eguaglianza di diritti, nel salvare e tramandare tutte le grandi tradizioni culturali e storiche liberatrici, nell’unire senza omologare – ebbene, tutti questi valori, tutte queste esigenze, si congiungono nell’impegno in difesa della civilta’ umana.
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E vorrei ora ricordare, in guisa di mia personale testimonianza, una esperienza con Giuseppe condivisa: la lotta in difesa del Bulicame, in cui si univano le ragioni della natura e della cultura, del passato e del futuro, del civile convivere che si oppone al saccheggio e al disastro; quella lotta che ha salvato per Viterbo e per l’umanita’ il prezioso bene naturalistico, archeologico e termale del Bulicame di dantesca memoria; di quella lotta vittoriosa Giuseppe fu protagonista fin dall’inizio; e ricordo ancora come Giuseppe ricordava la riunione in cui letteralmente a lume di candela nel centro sociale occupato autogestito di Viterbo fondammo il comitato che il Bulicame salvo’; gli sembrava, a lui illuminista, che quel contesto rievocasse l’agire dei primi cristiani portatori di un messaggio di salvezza nel declino e nel crollo dell’impero romano schiavista. Ed erano con noi quella sera anche Alfio Pannega che ci ha lasciato nel 2010, Gianni Fiorentini che ci ha lasciato poco dopo, Mario Onofri che ci ha lasciato anche lui: i vecchi compagni che ci hanno lasciato ma che non dimentichiamo, che rechiamo vivi ed invitti nei nostri cuori…
E tra i miei ricordi piu’ grati ho anche quello di quando con Giuseppe e con Antonella condivisi la ventura di essere querelato per pretesa diffamazione dal capo di un movimento neofascista perche’ mentre un vile silenzio consentiva agli epigoni dell’ordine ariano dei Lager di marciare a Viterbo, noi fummo di quelli che quell’infamia denunciammo con ferme parole, alla scuola e nel ricordo delle vittime del nazifascismo. Di quella nostra iniziativa, e di come essa si sviluppo’ in una ancora piu’ documentata azione di denuncia dei crimini dei neofascisti, serbo un ricordo vivido e felice. Poiche’ la magistratura ci diede ragione, e gli inconfutabili materiali documentari che allora raccogliemmo e diffondemmo divennero strumento di conoscenza e coscientizzazione per tante altre persone, e quindi mal gliene incolse al protervo neofascista: almeno quella volta i neofascisti non passarono; almeno quella volta prevalse la verita’; almeno quella volta vinse la dignita’ umana e l’autentica legalita’ della repubblica democratica ed antifascista.
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Parlando di Giuseppe a un amico che non lo ha conosciuto dicevo ieri – usando un termine che ha la sua origine nel latino cristiano medievale – che era “un vecchio compagno”; compagno essendo nell’etimo la persona che condivide il suo pane con gli altri; si’, ci chiamiamo tra noi “vecchi compagni”, ed e’ una formula che indica certo un dato anagrafico, ma indica anche una lunga fedelta’ a un comune ideale, l’ideale della solidarieta’ fra tutti gli esseri umani, della liberazione di tutte le oppresse e tutti gli oppressi, della liberta’, dell’uguaglianza, della fraternita’; “i vecchi compagni”, quelli che condividono il pane. Il nostro compagno Giuseppe.
E questa bandiera rossa, che ora copre la bara di Giuseppe, simbolo secolare delle sofferenze e della lotta delle oppresse e degli oppressi per realizzare liberta’, uguaglianza e fraternita’, e’ la stessa a cui Pasolini si rivolgeva con quella indimenticabile invocazione: “Per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa / tu devi realmente esistere perche’ lui esista… tu che gia’ vanti tante glorie borghesi e operaie / ridiventa straccio e il piu’ povero ti sventoli”.
E che questa rossa bandiera sia qui in questo luogo non confligge affatto con l’originario, autentico messaggio di solidarieta’ e di nonviolenza di Gesu’ di Nazareth di cui qui si fa incessante memoria. Come e’ scritto nell’Apocalisse di Giovanni, “Idu’ e’ skene’ tu’ theu’ meta’ ton anthropon”, “la tenda di Dio – la tenda del bene – e’ qui in mezzo agli esseri umani”, il bene e’ tra noi e con noi, nel nostro accampamento, il bene e’ da realizzare qui: siamo una sola umanita’ in un unico mondo vivente casa comune dell’umanita’ intera ed e’ nostro primo dovere fare il bene, come Giuseppe ha saputo e voluto fare.
Tanto bene, tanto amore Giuseppe ha donato, tanto ne ha ricevuto, tanto ne ha suscitato: come non ricordare Silvana, la sposa amatissima che venne meno pochi anni fa lasciandolo in un lutto immedicabile? Ma tante persone a lui care sono oggi qui: tante persone con cui ha avuto una relazione affettiva significativa e significativi rapporti di collaborazione nell’impresa comune del bene dell’umanita’; e’ qui la figlia diletta, sono qui i parenti, e gli amici gia’ vecchi e i piu’ giovani ancora; e’ qui Antonella che piu’ che un medico e un’amica e una compagna di lotte e’ stata quasi un’altra figlia per lui; e tutte le compagne e tutti i compagni del Comitato Nepi per la Pace che lui aveva contribuito a fondare, e dell’Anpi di cui e’ stato autorevole ed infaticabile presidente. Ed e’ qui il sindaco, anche a rappresentare questa antica citta’ di Nepi in cui Giuseppe scelse di vivere, alla quale ha donato il suo impegno di cittadino e che ha reso vieppiu’ illustre con la sua presenza ed azione di intellettuale, di artista, di operatore di pace. Ed anche e’ qui la famiglia della signora Stratica, che e’ la famiglia con cui Giuseppe ha vissuto negli ultimi anni in un rapporto di cura reciproca, di affetto profondo, un dono grande di cui tutti noi amici e compagni di Giuseppe, cosi’ come i suoi parenti, siamo grati alla signora Stratica, a suo marito, alla loro famiglia che e’ divenuta in questi anni la famiglia di Giuseppe, e quindi in un certo senso anche la nostra.
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Giuseppe ha saputo nell’arco della sua vita essere esempio dell’umanita’ come dovrebbe essere – con il suo male di vivere, ma anche con la sua svettante dignita’; nel dolore e nei conflitti, ma anche nella meraviglia e nella gioia. Di lui ci resta una testimonianza luminosa.
Ed un legato ci resta: continuare la lotta contro ogni menzogna e contro ogni oppressione, continuare l’impegno per la liberazione dell’umanita’, continuare in cio’ che e’ vero, che e’ buono, che e’ giusto.
Tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle, eguali in diritti e doveri.
Vi e’ una sola umanita’, e tutti gli esseri umani ne fanno parte.
Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto e’ il primo dovere.
Un partigiano e’ morto.
Grazie al suo esempio cento altri ne nasceranno.

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