Didomenica resiste

Riccardo Infantino 19 giugno 2024 – Con gli occhiali del prof

Piero Belli 16 giugno 2024 – Quale resistenza

Paolo Coppari 21 maggio 2024 – VICENZA, IL GIORNALE DEGLI INDUSTRIALI CONTRO “INSEGNANTI PACIFISTI” E ANPI

Enrico Mezzetti 27 aprile 2024 – Discorso del presidente del Comitato Provinciale Anpi Enrico Mezzetti, tenuto in occasione della Celebrazione del 25 aprile 2024 a Viterbo

Piero Belli 24 aprile 2024 – La censura di Scurati: un boomerang mediatico?

Piero Belli 21 aprile 2024 – Acqua come arma da guerra

Piero Belli 29 marzo 2024 – Giornata mondiale dell’acqua: bene comune, fonte di conflitti e motore di pace.

Piero Belli 18 marzo 2024 – Fate il vostro gioco

Riccardo Infantino 27 gennaio 2024 – Il mio 27 gennaio

Piero Belli 19 gennaio 2024 – Nessuna guerra

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19.6.2024

Con gli occhiali del prof

Riccardo Infantino

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Nei miei ormai 38 anni di lavoro nella scuola ben raramente ho parlato nello stesso tempo come semplice cittadino e come insegnante, ma una voce che ormai mi urla dentro, quella della mia coscienza, mi impone di considerare entrambe le prospettive.

In questo momento sto ascoltando la relatrice ONU Francesca Albanese, che sta illustrando, al lume del diritto internazionale, la politica di occupazione coloniale e le scelte, ormai in direzione dello sterminio genocida, nei confronti della popolazione palestinese tutta, ben oltre i militanti armati di Hamas.

Voglio precisare che indosso quotidianamente la kefya ormai da quasi venti anni (in tempi non sospetti, dunque), e la mia posizione non è e né vuole essere distaccata: quando si parla di rispetto del fondamentale diritto alla esistenza ed alle componenti fondamentali del vivere quali il cibo e le cure mediche non si può essere moderati, non in questo momento.

Come insegnante sono chiamato ad educare i cittadini che nel futuro a breve e medio termine magari guideranno il mio paese, e non potrei guardarli in faccia tranquillamente se tacessi di fronte ad un massacro fisico e morale reso forse meno appariscente dal fatto che viene perpetrato un poco (se una media di oltre cento morti al giorno poco sembrano) al giorno.

I tempi che stiamo attraversando hanno avuto su di me l’effetto di farmi perdere la voce (intendo la parola scritta, soprattutto qui), o forse me la stanno facendo tornare…dicevo poco sopra che non voglio essere distaccato, e per questo ricordo spesso anche le (almeno) dodicimila famiglie dei soldati israeliani tornati alle proprie case invalidi permanenti, con gravi danni psichici (in almeno un caso si è giunti al suicidio) o direttamente in un sacco di plastica.

Mi piacerebbe molto che i nostri cari governanti europei e non, andassero di persona da genitori, fratelli, coniugi e parenti di questi militari convincendoli della necessità della morte o del degrado fisico di chi torna in quel modo a casa.

La barbarie a cui tutti stiamo assistendo, e che viene costantemente negata o edulcorata, deve scuotere le nostre coscienze e farci, se possibile, tutti insieme, dire no, e potrebbe questo essere un importante punto di partenza per avvicinarsi alla pace.

Da buon testardo non voglio smettere di agire in questa direzione.

Di nuovo e sempre saluti antifascisti a tutt*…e restiamo umani.

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16.6.2024

Piero2

Piero Belli

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Quale resistenza?

Potrei parlare di resistenza se vivessi in un posto in cui ci fosse qualcosa a cui resistere.

Questo è un verso di una poesia  intitolata Periodo ipotetico, di Gloria Riggio.

Ho letto questa poesia trovata su un post di Enrico su facebook, troppo lunga ma è lunga perché le cose che per fortuna nel nostro Paese non sono mai accadute, le ricorda tutte. 

Perché allora resistere, continuare a resistere. Non ce ne bisogno. Resistere al passato è giusto la memoria è una forma di resistenza. La mia resistenza, di cui facevo cenno nel gruppo Anpi, invece fa riferimento al futuro prossimo venturo. Qui la resistenza  deve essere consapevole. Opporre resistenze a qualcosa che a breve cambierà l’umanità per sempre, almeno l’umanità che ho conosciuto io e quella delle generazioni prossime alla mia dai miei nonni ai miei figli, è del tutto inutile.

Siamo ad un bivio, da una parte guerre atomiche e virus pandemici, dall’altra il nuovo uomo, una volta si diceva l’uomo bionico, oggi umanoide, domani essere unico al di sopra di conflitti etnici e di conflitti sociali, culturali, morali e energetici. Voglio resistere e insegnare a resistere perché ci sia questo nuovo essere sulla faccia della terra. Resistere affinché non prevalga la parte cattiva, perfida, violenta, assassina.

Siamo ad un bivio che se ne usciamo vivi da guerre, virus e carestie il nostro futuro è nelle mani di chi saprà resistere e portare l’umanità ad un futuro finalmente libero, creare l’uomo libero dal dolore, dalle sofferenze, dalla fame, dal lavoro. Se faremo buon uso di questa nuova intelligenza che chiamiamo “artificiale” non ci sarà nessun Adamo e nessuna Eva. Finalmente rientreremo da dove siamo usciti.

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21.5.2024

Antefatto:

VICENZA, IL GIORNALE DEGLI INDUSTRIALI CONTRO “INSEGNANTI PACIFISTI” E ANPI

Paolo Coppari

A proposito delle posizioni contro la guerra e contro il riarmo espresse dall’ANPI in occasione del recente raduno nazionale degli alpini, si legge che – nell’opinione di questo giornalista – “Secondo il ragionamento dei partigiani del terzo millennio sarebbe stato meglio negoziare con Hitler senza sparare un colpo”.

Affermazione che merita di entrare a pieno titolo nel già ben nutrito ed affollato stupidario della nostrana stampa filo-meloniana e filo-salviniana. Lo zelante giornalista, nella evidente preoccupazione di dover esprimere la sua “vicinanza” alle lobbies militari, dimentica che i partigiani avrebbero fatto volentieri a meno di imbracciare le armi, combattere, e spesso – purtroppo – farsi ammazzare dai nazifascisti (per – aggiungiamo noi – restituire agli italiani quella libertà che ora gli consente di pubblicare le sue sciocchezze), se solo le democrazie occidentali (Stati Uniti, Inghilterra e Francia, nella fattispecie) avessero a tempo debito individuato quali erano i veri pericoli da combattere, e contrastato sul nascere la resistibile ascesa del nazifascismo in Europa.

Invece no.

Siccome secondo loro il pericolo vero veniva dall’Unione Sovietica, Germania nazista e Italia fascista potevano tornare utili per ostacolare l’espansione del comunismo in Europa.

E fu così che si consentì senza battere ciglio ad Hitler di annettere Austria e Cecoslovacchia, a Mussolini di aggredire Etiopia e Albania, a Germania e Italia di inviare truppe ed armamenti ai falangisti per far vincere Franco e i generali golpisti nella guerra civile spagnola del 1936-39.

E fu così che si chiusero gli occhi di fronte all’emanazione delle leggi razziali e alla deportazione e lo sterminio degli ebrei nei lager nazisti.

E fu così che si preferì aspettare che fosse inevitabile scatenare una guerra che avrebbe provocato più di 60 milioni di morti (e creato miliardi di dollari di profitti per le lobbies militari).

Al pari della prima, anche la seconda guerra mondiale avrebbe potuto essere evitata, se solo i leaders della politica mondiale fossero stati meno miopi e meno asserviti alle logiche bellicistiche dei fabbricanti di armi.

Nessuna situazione di belligeranza al momento in atto nel mondo può essere paragonata a quella che 80 anni fa costrinse tanti giovani italiani ad opporsi alla dittatura e ad imbracciare il fucile per liberare l’Italia dall’occupazione nazifascista.

E, sempre a proposito di guerre non inevitabili, quanti si sforzano oggi di fare passare la tesi che “gli ucraini che combattono contro la Russia sono come i partigiani italiani che combatterono i nazifascisti” fingono di ignorare che i partigiani antifascisti italiani non ricevettero milioni di dollari in aiuti militari ed economici come li sta ricevendo l’Ucraina (ed anzi, talvolta la loro azione fu ostacolata dalle tattiche di guerra degli Alleati – come quando, ad esempio, questi scelsero di sospendere le operazioni militari nell’inverno 1944-45).

Questo gli zelanti giornalisti filo-meloniani e filo-salviniani lo sanno bene, così come è sotto gli occhi di tutti il fatto che il loro vero scopo è, da sempre, quello di falsificare la Storia tentando di riscriverla a loro uso e consumo – nonché di gettare discredito su chi oggi individua nel bellicismo guerrafondaio il vero ed unico pericolo per l’umanità.

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27.4.2024

Discorso del presidente del Comitato Provinciale Anpi Enrico Mezzetti, tenuto in occasione della Celebrazione del 25 aprile 2024 a Viterbo

AUDIO LETTURA

“ LO SCORSO ANNO LE PAROLE SCELTE DALL’ANPI PER RACCONTARE 

L’ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE FURONO LE SEGUENTI “LIBERIAMOCI DALLA GUERRA, DAI FASCISMI, DALLA DISUMANITA’ CON LA COSTITUZIONE”.

PAROLE, PURTROPPO, INASCOLTATE MA PIU’ CHE MAI ATTUALI OGGI

C’E’ CHI HA DETTO CHE IL 25 APRILE E’ IL NATALE LAICO DEL PAESE.

E’ IL GIORNO PIU’ IMPORTANTE DELLA STORIA D’ITALIA, PERCHE’ E’ IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE DALLA DITTATURA FASCISTA, DALLA GUERRA FASCISTA, DALL’OCCUPAZIONE STRANIERA.

E’ IL GIORNO DI NASCITA DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA, CHE PRIMA NON C’ERA MAI STATA IN QUESTO PAESE (LA MONARCHIA PREFASCISTA NON ERA UNA DEMOCRAZIA).

E’ IL GIORNO IN CUI IL MONDO DEL LAVORO E IL POPOLO, I GIOVANI, LE DONNE, DIVENTANO PROTAGONISTI O ALMENO CREANO LE CONDIZIONI PER ESSERLO.

DOPO VENT’ANNI DI “CREDERE, OBBEDIRE, COMBATTERE” CI SONO STATE DONNE E UOMINI CHE HANNO SMESSO DI OBBEDIRE E HANNO SCELTO LORO IN CHE COSA CREDERE E PER CHE COSA COMBATTERE.

NESSUNO HA FATTO LA RESISTENZA SE NON PER PROPRIA SCELTA; NESSUN PARTIGIANO LO HA FATTO PER OBBEDIRE AD UN ORDINE.

E (COME EBBE A OSSERVARE IL GRANDE LUIGI PINTOR IN UN SUO EDITORIALE DEL 1994) E’ ANCHE IL GIORNO DI DIGNITA’ NAZIONALE, PERCHE’ SENZA QUELLA LOTTA, SENZA LA RESISTENZA, L’ITALIA SAREBBE DIVENUTA UNA ESPRESSIONE GEOGRAFICA, UN POVERO PAESE UMILIATO.

SE NON AVESSIMO AVUTO LA RESISTENZA NON AVREMMO POTUTO SCRIVERE DA SOLI LA NOSTRA COSTITUZIONE, MA LA AVREMMO RICEVUTA, COME IL GIAPPONE, DALLE POTENZE OCCUPANTI.

“DUBITO, SCRIVE ALESSANDRO PORTELLI, CHE UNA COSTITUZIONE REGALATA DAI VINCITORI AVREBBE AVUTO QUELL’INCIPIT FULMINANTE:’L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA’.

E’ IL GIORNO IN CUI CI RICORDIAMO CHE LA COSTITUZIONE E L’ANTIFASCISMO SONO E DEVONO ESSERE PRATICA QUOTIDIANA, NON CELEBRAZIONE OCCASIONALE.  

C’È CHI HA DETTO CHE TUTTI I GIORNI DOVREBBE ESSERE IL 25 APRILE.

NON HO CITATO A CASO LUIGI PINTOR ED IL 1994: ANCHE OGGI, COME ALLORA (QUANDO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI CITTADINI SI MOBILITARONO E CONVENNERO DA TUTTA ITALIA A MILANO PER UNA MANIFESTAZIONE ENORME  CHE RIEMPI’ LA CITTA’ SOTTO LA PIOGGIA BATTENTE), ANCHE OGGI COME ALLORA, DICO, AVVERTIAMO L’URGENZA DI MANIFESTARE, DI TORNARE IN PIAZZA PER BATTERE AUTORITARISMO E OPPRESSIONE, RAZZISMO E MANGANELLI, PRECARIETA’, SFRUTTAMENTO E DEVASTAZIONE AMBIENTALE; PER INVOCARE LA PACE IN UCRAINA E IN PALESTINA, PER FERMARE L’ORRORE DI GAZA.

“SENTINELLA, QUANTO RESTA DELLA NOTTE?”

SENTINELLA, QUANTO RESTA DELLA NOTTE?

LA SENTINELLA RISPONDE:

VIENE IL MATTINO, E POI ANCHE LA NOTTE;

SE VOLETE DOMANDARE, DOMANDATE:

VENITE!

E’ IL FAMOSO DISCORSO PRONUNCIATO DA DON GIUSEPPE DOSSETTI NEL 1994.

ERANO, QUELLI, ANNI DI GRANDI CAMBIAMENTI PER LA POLITICA ITALIANA: TANGENTOPOLI E QUELLO CHE SEGUI’.

IN QUEL CONTESTO DI SCONVOLGIMENTO DEL QUADRO POLITICO UN VECCHIO MONACO, DON GIUSEPPE DOSSETTI APPUNTO (INTERROMPENDO IL LUNGO SILENZIO PUBBLICO CHE SI ERA IMPOSTO) INTERVENNE CON FORZA NEL DIBATTITO POLITICO.

PARLO’ DELLA NOTTE DELLE COMUNITA’, LO SBRICIOLAMENTO IN COMPONENTI SEMPRE PIU’ PICCOLE, CON FATALE PROGRESSIONE LOCALISTICA, SINO ALLA RIDUZIONE AL SINGOLO INDIVIDUO.

PARLO’ DELLA ILLUSIONE DEI RIMEDI FACILI E DELLE SCORCIATOIE PER USCIRE DALLA NOTTE.

PARLO’ (DA PADRE COSTITUENTE QUALE ERA STATO) DELLA NOSTRA COSTITUZIONE E DELLA SOGLIA INVALICABILE “CHE DEVE ESSERE RISPETTATA IN MODO ASSOLUTO”

“OLTREPASSEREBBE QUESTA SOGLIA [affermò] QUALUNQUE MODIFICAZIONE CHE SI VOLESSE APPORTARE AI DIRITTI INVIOLABILI, CIVILI, POLITICI, SOCIALI PREVISTI DALLA ATTUALE COSTITUZIONE.E COSI’ PURE VA RIPETUTO PER UNA QUALUNQUE SOLUZIONE CHE INTACCASSE IL PRINCIPIO DELLA DIVISIONE E DELL’EQUILIBRIO DEI POTERI FONDAMENTALI, LEGISLATIVO, ESECUTIVO E GIIUDIZIARIO, CIOE’ PER OGNI AVVIO, CHE POTREBBE ESSERE  IRREVERSIBILE, DI UN POTENZIAMENTO DELL’ESECUTIVO AI DANNI DEL LEGISLATIVO, ANCORCHE’ FOSSE REALIZZATO CON FORME DI REFERENDUM CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN FORME DI PLEBISCITO”

RIFLESSIONI COSTITUZIONALI ATTUALISSIME, PURTROPPO

L’ANPI NON SI STANCA DI INVOCARE LA PACE, IN UCRAINA, IN PALESTINA, IN TUTTE LE DECINE DI GUERRE CHE IMPERVERSANO NEL MONDO.

DA QUESTO PUNTO DI VISTA DOVREMMO PRESTARE PARTICOLARE ATTENZIONE AL LINGUAGGIO, PERCHE’ DIETRO ALLE PAROLE CHE CAMBIANO SI NASCONDE UN CAMBIAMENTO DI SENTIMENTI.

CI SI ABITUA ALLE PAROLE NUOVE, ED ANCHE A QUELLE RIESUMATE.

AD ESEMPIO, ORA E’ TORNATO DI MODA IL CONCETTO DI NAZIONE. MA L’IDEA DI NAZIONALISMO E’ QUANTO DI PIU’ RISCHIOSO LA STORIA DEL SECOLO SCORSO CI ABBIA PRESENTATO.

I GRANDI STATISTI EUROPEI DEL SECONDO DOPOGUERRA DICEVANO CHE IL NAZIONALISMO PORTA ALLA GUERRA.

NOI AL TERMINE NAZIONE PREFERIAMO IL TERMINE PATRIA (E CHI SI RICONOSCE NEI VALORI INCARNATI DAL 25 APRILE E’ UN PATRIOTA….E QUEI PARLAMENTARI DELLA NOSTRA CIRCOSCRIZIONE CHE SISTEMATICAMENTED DISERTANO LE CELEBRAZIONI DEL 25 APRILE -FESTA DELLA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO- COSI’ COME QUELLE DEL 2 GIUGNO- FESTA DELLA REPUBBLICA, NON SONO PATRIOTI E NOI NON POSSIAMO NON DUBITARE DELLA LORO LEALTA’ VERSO LA NOSTRA PATRIA E VERSO LA NOSTRA COSTITUZIONE DEMOCRATICA E ANTIFASCISTA, NATA DALLA RESISTENZA).

LA NAZIONE PREPARA IL NAZIONALISMO, E IL NAZIONALISMO PORTA ALLA CHIUSURA, ALLA EREZIONE DI MURI, ALLA IDENTIFICAZIONE DELL’ALTRO COME NEMICO; QUINDI E’ IL PRELUDIO DELLA IDEOLOGIA DELL’ODIO E L’IDEOLOGIA DELL’ODIO E’ IL PRELUDIO ALLA IDEOLOGIA DELLA VIOLENZA. 

IL RUOLO DEI CATTOLICI NELLA RESISTENZA

GIORGIO BOCCA, UN PARTIGIANO DI SINISTRA, NON CERTO CATTOLICO, LUI CHE HA SCRITTO LA STORIA DELLA LOTTA DI LIBERAZIONE IN ITALIA, DICE CHE SENZA LE CANONICHE DI MONTAGNA NON CI SAREBBE STATA LA RESISTENZA. PERCHE’ LE CANONICHE SULL’APPENNINO ERANO UN RIFUGIO SICURO PER I PARTIGIANI. INOLTRE I PRETI DI MONTAGNA HANNO CREATO IN QUALCHE MODO ANCHE LE CONDIZIONI AFFINCHE’ LA POPOLAZIONE COLLABORASSE.

SE LA RESISTENZA FOSSE STATA UN MOVIMENTO SOLO DEL PARTITO COMUNISTA E DEL PARTITO D’AZIONE GLI ALLEATI, A PARTIRE DAGLI INGLESI, NON AVREBBERO PARACADUTATO LE ARMI SUL NOSTRO APPENNINO.

QUANDO E’ ARRIVATA LA COMPONENTE CATTOLICA DEL MOVIMENTO RESISTENZIALE E’ CAMBIATA L’IMMAGINE DELLA RESISTENZA. ERA UN POPOLO CHE REAGIVA.

MOLTI GRANDI INTELLETTUALI, GIÀ NEL PASSATO HANNO RIFLETTUTO SUI CARATTERI DEL NOSTRO POPOLO E PIU’ SPECIFICAMENTE SUL PASSATO CHE NON PASSA.

UN ALTRO GRANDE INTELLETTUALE HA IN QUESTI GIORNI  RIFLETTUTO E RIBADITO INCISIVAMENTE QUESTO CONCETTO DEL PASSATO CHE NON PASSA: SI CHIAMA ANTONIO SCURATI E HA SCRITTO “MI SEMBRA CHE GLI ITALIANI NON ABBIANO MAI FATTO I CONTI FINO IN FONDO CON IL PASSATO FASCISTA, NON ABBIANO CIOE’ MAI ASSUNTO COLLETTIVAMENTE LA TREMENDA RESPONSABILITA’ DI ESSERE STATI FASCISTI, DI AVER INVENTATO IL FASCISMO E, DUNQUE, IN CONSEGUENZA DI QUESTA MANCATA ELABORAZIONE, MI SEMBRA CHE QUEL PASSATO NON SIA MAI STATO DAVVERO SUPERATO; MI CONVINCO, ANZI, CHE IL FASCISMO RESTI IL GRANDE RIMOSSO DELLA COSCIENZA NAZIONALE; MI RIPETO CHE IL FANTASMA DI QUEL CADAVERE INSEPOLTO HA CONTINUATO E CONTINUERA’, COME IN UN RACCONTO DI SPETTRI, A INFESTARE LA CASA COMUNE DELLA DEMOCRAZIA ITALIANA”

GRAZIE A TE, ANTONIO SCURATI.

LA NOSTRA BUSSOLA, LO SCUDO CHE CI PROTEGGE E CI INDICA IL PERCORSO DA SEGUIRE E’ LA NOSTRA CARTA COSTITUZIONALE CHE , (NON CI STANCHEREMO MAI DI RIBADIRLO), E’ DEMOCRATICA, ANTIFASCISTA, NATA DALLA RESISTENZA. LA NOSTRA COSTITUZIONE HA INTRODOTTO UNA CESURA NELLA STORIA D’ITALIA PERCHE’ E’ NATA DALLA SCONFITTA DEL FASCISMO ED E’ STATA FATTA CONTRO I FASCISMO.

“E’ VIETATA LA RIORGANIZZAZIONE SOTTO QUALSIASI FORMA DEL DISCIOLTO PARTITO FASCISTA”.

TALE DIVIETO RAPPRESENTA NON SOLO UNA SPECIFICA NORMA; AL CONTRARIO E’ ESPRESSIONE CHE QUALIFICA IL NOSTRO TIPO DI DEMOCRAZIA; UNA DEMOCRAZIA PLURALISTA E CONFLITTUALE, UNA DEMOCRAZIA CIOE’ CHE RIFIUTA IL PRINCIPIO AUTORITATIVO CHE INVECE SI PONE A FONDAMENTO DI QUEI REGIMI POLITICI CHE HANNO ASSUNTO LE FORME STORICHE DEL FASCISMO E DEL NAZISMO IN EUROPA NEL CORSO DEL NOVECENTO.

LA NOSTRA COSTITUZIONE RAPPRESENTA UNA RADICALE DISCONTINUITA’ CON QUEL PASSATO.

VORREI CONCLUDERE CON ALCUNI SALUTI AUGURALI

,

UN SALUTO, UNA ESPRESSIONE DI SOLIDARIETA’ C0N ANTONIO SCURATI, NON SOLO PER LA CENSURA DI CUI E’ STATO VITTIMA MA, ANCOR PIU’, PER LE VISCIDE E SUBDOLE INSINUAZIONI CHE NE SONO SEGUITE E CHE DENOTANO LA INFIMA STATURA MORALE DI CHI LE HA FATTE.

SIAMO CERTI CHE ANTONIO SCURATI   NON SI FARA’ MAI CANCELLARE NE’ ZITTIRE E CHE ANZI CONTINUERA’ AD INFONDERCI FORZA E CORAGGIO CON I SUOI STUDI E LE SUE RIFLESSIONI.

UN SALUTO, UNA MANIFESTAZIONE DI STIMA ED UNA ESPRESSIONE DI SOLIDARIETA’ CON IL PROFESSOR LUCIANO CANFORA, PER LA SUA LEVATURA DI STUDIOSO, PER LA SUA INDISCUTIBILE ONESTA’ INTELLETTUALE E PER LA SUA PASSIONE CIVILE.

UN SALUTO PARTICOLARE AD UNA FIGURA DI SPICCO DEL MONDO DELLA CULTURA

, DEL GIORNALISMO E DELLA POLITICA, CHE HA DEDICATO LA SUA VITA ALLA DIFESA DEI DIRITTI CIVILI E ALLA LOTTA CONTRO LE DISUGUAGLIANZE: LUCIANA CASTELLINA A CUI E’ STATO ASSEGNATO IL PREMIO “CHE BEL FIOR”, A CROTONE, ORGANIZZATO DA ARCI CROTONE IN COLLABORAZIONE CON CGIL CATANZARO CROTONE VIBO VALENTIA E ANPI.

UN SALUTO A TUTTI GIOVANI, AI RAGAZZI, AGLI STUDENTI DEL 2024 CHE INNERVANO CON LA LORO PASSIONE, CON LA LORO INTELLIGENZA LA NOSTRA SOCIETA’, LA NOSTRA ASSOCIAZIONE E COSTITUISCONO IL PIU’ POTENTE ANTICORPO DEMOCRATICO IN QUESTA DERIVA CULTURALE E POLITICA.

NON POSSO CONCLUDERE SENZA RIVOLGERE UN PENSIERO SOFFERTO E PURTROPPO IMPOTENTE AGLI UOMINI, ALLE DONNE, AI BAMBINI UCCISI E A QUELLI CHE SOPRAVVIVONO IN CONDIZIONI DISUMANE NELL’ORRORE DI GAZA.

VIVA L’ITALIA ANTIFASCISTA, VIVA L’ITALIA ANTIRAZZISTA, VIVA LA PACE”

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24.4.2024

Piero2

Piero Belli

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La censura di Scurati: un boomerang mediatico?

La decisione della Rai di cancellare il monologo di Antonio Scurati in occasione del 25 aprile ha innescato un vero e proprio terremoto mediatico, con strascichi che si protraggono ancora oggi.

Se da un lato la censura ha sollevato accesi dibattiti sulla libertà d’espressione e il pluralismo nell’informazione, dall’altro ha avuto un effetto paradossale: ha amplificato enormemente la portata del messaggio di Scurati. Il monologo, reso pubblico dopo la cancellazione, ha fatto il giro del web, venendo letto e commentato da un numero spropositato di persone rispetto a quanto sarebbe probabilmente accaduto se fosse andato in onda regolarmente.

L’operazione Rai, quindi, si è rivelata un’arma a doppio taglio. L’intento di silenziare una voce scomoda (secondo le accuse di molti) ha sortito l’effetto opposto, trasformando Scurati in un martire della libertà di parola e il suo monologo in un manifesto contro le presunte ingerenze politiche nel servizio pubblico.

si può anche considerare come un’occasione mancata da parte del governo?

Nel monologo che lo scrittore avrebbe letto nella trasmissione “Che sarà” si chiedeva: “riconosceranno una buona volta che il fascismo è stato un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista?”, si riuscirà finalmente a riconoscere il valore dell’antifascismo e “il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana?”. Nessuna risposta a questi quesiti da parte di Giorgia Meloni.

Ma le domande aperte restano ancora diverse:

  • Quali sono state le vere ragioni dietro la cancellazione del monologo?
  • La Rai ha agito in modo autonomo o ha subito pressioni politiche?
  • Come si può garantire il pluralismo nell’informazione pubblica evitando la censura?

Il caso Scurati è un monito per tutti: la libertà d’espressione è un bene prezioso che va difeso, soprattutto in un momento storico come l’attuale, segnato da una crescente polarizzazione politica e da un diffuso disagio sociale.

Oltre i confini italiani. La vicenda ha avuto eco anche all’estero, con testate giornalistiche internazionali che hanno riportato la notizia e acceso i riflettori sulla situazione italiana. Alcune hanno sottolineato il rischio di un deragliamento della democrazia in Italia, mentre altre hanno espresso preoccupazione per la libertà di stampa.

L’episodio Scurati rischia di rappresentare un precedente pericoloso per il futuro della libertà d’espressione in Italia. Se la censura diventa uno strumento per zittire le voci scomode, il dibattito pubblico ne risentirà gravemente, con conseguenze negative per la democrazia e la coesione sociale.

In conclusione Ia vicenda della censura del monologo di Antonio Scurati è ancora tutta da decifrare. Le sue implicazioni vanno ben oltre il singolo episodio e toccano temi cruciali come la libertà d’espressione, il pluralismo nell’informazione e il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo. È necessario un dibattito aperto e costruttivo per fare luce su quanto accaduto e per individuare le misure necessarie a scongiurare il ripetersi di simili episodi in futuro.

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Piero2
Piero Belli

21.4.2024

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ACQUA COME ARMA DI GUERRA

L’acqua, risorsa vitale per la sopravvivenza di ogni essere vivente, assume una connotazione di estrema gravità quando si configura come strumento di guerra e di oppressione. La sua negazione o contaminazione si traduce in un’arma silenziosa ma di inaudita potenza, capace di causare sofferenze immense e piegare intere popolazioni al volere di aggressori senza scrupoli.

La storia ci ricorda tante operazioni di guerra e di crudeltà dove si è ricorso alla privazione dell’acqua.

Assedio di Gerusalemme (70 d.C.): durante la rivolta ebraica contro l’occupazione romana, le truppe di Tito attuarono la recisione dell’acquedotto che alimentava la città, determinando una grave carestia e la successiva capitolazione degli assediati. La sofferenza patita dai cittadini di Gerusalemme durante l’assedio fu immensa. La mancanza di acqua potabile portò a scene di estrema desolazione, con persone che si contendevano ogni goccia d’acqua e bambini che morivano di sete. La capitolazione della città fu inevitabile, e la distruzione del Tempio di Gerusalemme segnò la fine della resistenza ebraica.

Guerra dei Trent’anni (1618-1648): le tattiche di “terra bruciata” impiegate da entrambi gli schieramenti includevano la distruzione di pozzi e raccolti, con il conseguente innesco di carestie e morte di civili. La Guerra dei Trent’anni fu un periodo di devastazione per l’Europa centrale. La distruzione sistematica delle risorse idriche e agricole causò carestie diffuse che decimarono la popolazione. Si stima che il conflitto abbia causato la morte di circa un terzo della popolazione dell’Europa centrale, rendendola una delle guerre più sanguinose della storia.

Prima Guerra Mondiale: l’utilizzo di gas tossici come il cloro e il fosgene causò migliaia di morti e feriti, contaminando anche le fonti d’acqua. L’introduzione dei gas tossici nella Prima Guerra Mondiale rappresentò un salto di qualità nella brutalità dei conflitti. Il cloro e il fosgene, in particolare, causarono ustioni chimiche gravi e danni ai polmoni, con effetti devastanti sui soldati e sulle popolazioni civili. La contaminazione delle fonti d’acqua aggravò ulteriormente la situazione, rendendo l’acqua non potabile e causando malattie e decessi.

Guerra del Vietnam (1955-1975): l’esercito americano utilizzò l’agente chimico defoliante “Agent Orange” per distruggere le foreste che servivano da rifugio ai Vietcong, contaminando vaste aree agricole e provocando danni ambientali e di salute a lungo termine.  L’utilizzo dell’Agent Orange durante la Guerra del Vietnam è considerato uno dei crimini ambientali più gravi del XX secolo. L’agente chimico ha contaminato vaste aree di terreno e di acqua, causando danni alla salute di milioni di persone, tra cui vietnamiti ed ex soldati americani. I danni causati dall’Agent Orange si protraggono ancora oggi, con generazioni di bambini che nascono con malformazioni congenite e problemi di salute.

Conflitto israelo-palestinese: la gestione delle risorse idriche rappresenta uno dei punti più controversi del conflitto, con Israele accusato di limitare l’accesso all’acqua potabile alle comunità palestinesi. La disparità nell’accesso all’acqua tra israeliani e palestinesi è una delle cause principali della tensione nel conflitto. Israele controlla la maggior parte delle risorse idriche della regione, e le comunità palestinesi spesso si trovano ad affrontare carenze di acqua potabile e difficoltà nell’accesso a servizi igienico-sanitari adeguati. Questa situazione alimenta la frustrazione e il senso di ingiustizia tra i palestinesi, contribuendo a creare un terreno fertile per la radicalizzazione e la violenza.

La situazione nella striscia di Gaza è sempre stata critica, drammatica, forse prioritaria, è una zona dove non c’è acqua, Israele è anche nota per aver inventato delle tecnologie all’avanguardia nell’irrigazione di territori aridi.

Da quando è iniziato quest’ultimo attacco, (ottobre 2023) l’escalation di violenza ha ridotto le fonti e la produzione di acqua potabile. Praticamente quelle rimaste, sono irrisorie, ne è rimasta una oggi nell’area di Rafah. Dei tre impianti che servivano la popolazione della striscia di Gaza ne è rimasto in funzione uno soltanto per una popolazione rifugiata a Rafah di quasi un milione e mezzo di sfollati.

Dalla testimonianza di un operatore di Medici senza frontiere (I giornalisti non sono ammessi) il racconto è drammatico.

“Non si è mai vista una cosa del genere in termini di disagio ad una popolazione. Gli ospedali sono luoghi di disperazione dove i pochi medici che ci sono cercano di fare il possibile, ma i mezzi non sono sufficienti in termini di farmaci e materiali medici, per cui si riescono a salvare tante persone, ma purtroppo sono una piccola parte tanti pazienti arrivano in ospedale che sono già deceduti o che sono in gravissime condizioni, non recuperabili.

Ecco cosa significa essere ferito, magari anche medicato, però poi tornare a casa con un arto amputato con delle ustioni e in questo contesto senza acqua.

Poi per tutti gli altri casi e quindi di gente che ha delle malattie diverse che non ha accesso comunque alle strutture sanitarie, oggi, sono delle vittime indirette del conflitto.  Tutte quelle che sono malattie croniche oppure necessita l’esame post intervento chirurgico non si può fare. Qualsiasi tipo di trattamento in questo momento non esiste”. 

Come abbiamo visto l’utilizzo dell’acqua come arma da guerra nel passato ma ancora oggi purtroppo, rappresenta una grave violazione del diritto internazionale e dei diritti umani, con conseguenze devastanti per la vita di milioni di persone.

Cosa possiamo fare? Come Associazione Anpi possiamo protestare, come singoli cittadini possiamo partecipare alle proteste e scendere in piazza per sensibilizzare e informare l’opinione pubblica sulle drammatiche conseguenze dell’utilizzo dell’acqua come arma da guerra.

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29.3.2024

Piero2

Piero Belli

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Giornata mondiale dell’acqua: bene comune, fonte di conflitti e motore di pace.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2024, celebrata il 22 marzo, l’attenzione si concentra sul tema “Acqua per la pace”, sottolineando l’importanza di questa risorsa come strumento per la cooperazione e la risoluzione dei conflitti.

L’acqua, elemento vitale per la sopravvivenza umana e di tutte le specie che vivono sulla Terra, è al centro di una battaglia globale che si dipana tra la tutela del bene comune, la gestione economica e le tensioni geopolitiche.

In Italia, la vittoria del referendum del 2011 sull’acqua pubblica ha rappresentato un momento storico di partecipazione democratica a difesa di un bene primario. Tuttavia, la successiva decisione del Consiglio di Stato di considerarlo un servizio a rilevanza economica ha aperto la strada alla gestione privata. Se da un lato questo può risultare necessario per la manutenzione delle reti idriche fatiscenti, dall’altro sorge l’esigenza di tutelare un diritto fondamentale che non può essere assoggettato alle sole logiche di mercato.

A livello mondiale, la situazione è ancora più drammatica: 3,5 miliardi di persone non hanno accesso ai servizi igienici in casa, una condizione che determina gravi conseguenze sulla salute e sull’igiene, con ricadute negative sullo sviluppo sociale ed economico. Inoltre, l’acqua diventa spesso una fonte di conflitti, molte tensioni nel mondo sono legate al controllo di questa risorsa vitale. L’ONU, con la Giornata Mondiale dell’Acqua 2024 intitolata “Water for peace”, sottolinea l’importanza di questa risorsa come strumento di pace.

Le sfide da affrontare sono molteplici:

  • Mancanza di accesso all’acqua potabile: oltre 2 miliardi di persone ne sono prive, con conseguenze drammatiche soprattutto per le fasce più deboli della popolazione. L’UNICEF stima che ogni giorno 800 bambini muoiono per malattie legate all’acqua contaminata.
  • Spreco: una parte considerevole dell’acqua distribuita viene persa a causa di reti idriche obsolete e inefficienti. In Italia, la dispersione idrica si aggira intorno al 43%, un dato allarmante che evidenzia la necessità di interventi urgenti per migliorare le infrastrutture.
  • Agricoltura: il settore agricolo è il maggiore utilizzatore di acqua, con circa il 70% del consumo globale. Promuovere sistemi di irrigazione più efficienti e sostenibili è fondamentale per ridurre l’impatto ambientale e aumentare la produttività.
  • Cambiamento climatico: il riscaldamento globale e la siccità aggravano la crisi idrica in molte aree del pianeta, desertificando terreni e rendendoli inutilizzabili per l’agricoltura. La salvaguardia delle risorse idriche diventa quindi ancora più urgente in un contesto di cambiamenti climatici.

L’Istituto Nazionale di Statistica, in occasione della Giornata Mondiale, ha diffuso un’infografica con dati significativi per l’Italia:

  • Dispersione idrica: nel 2022, l’acqua persa nelle reti comunali sarebbe bastata a soddisfare le esigenze di 43,4 milioni di persone per un intero anno.
  • Consumo pro capite: l’Italia è terza in Europa per prelievo di acqua potabile (214 litri/giorno per abitante), un dato che evidenzia la necessità di sensibilizzare i cittadini su un uso più responsabile di questa risorsa.
  • Investimenti: il 21,8% della spesa per la protezione dell’ambiente nel 2021 è destinato alla gestione delle acque reflue.
  • Irrigazione: il 19,0% della superficie agricola italiana è irrigata. Il settore agricolo ovviamente è quello che utilizza più acqua. Il secondo è quello industriale e poi il terzo è l’utilizzo domestico.

La gestione sostenibile dell’acqua richiede un impegno globale che coinvolga governi, cittadini e aziende.

E’ fondamentale:

Promuovere la cittadinanza attiva. Come sottolineava Stefano Rodotà, i beni comuni implicano una cittadinanza attiva, una mobilitazione dei cittadini per difenderli e conoscerli. Quindi è prioritario  educare e sensibilizzare i cittadini sull’importanza dell’acqua e coinvolgerli nella sua tutela attraverso campagne di sensibilizzazione, iniziative di educazione ambientale e partecipazione ai processi decisionali. Poi è senz’altro necessario investire in infrastrutture: migliorare le reti idriche per ridurre le perdite. Sostenere l’innovazione: sviluppare tecnologie per un uso efficiente dell’acqua e trovare attraverso la cooperazione internazionale soluzioni condivise per le controversie legate all’acqua.

L’acqua è un bene prezioso che non può essere dato per scontato. Solo con un impegno comune possiamo garantire l’accesso a tutti e costruire un futuro di pace.

In questa battaglia, la comunicazione gioca un ruolo chiave.

Il giornalismo d’inchiesta ambientale rappresenta un’occasione per riflettere su come raccontare le sfide legate all’acqua in modo coinvolgente e non tecnico, evidenziando le profonde implicazioni sociali, politiche e geopolitiche.

L’obiettivo è far comprendere che la crisi idrica non è un problema distante, ma una sfida che ci riguarda tutti e richiede un’azione immediata.

Ascoltiamo il messaggio dell’acqua: “parla senza sosta ma non si ripete mai”.

E’ tempo di agire per proteggere questo bene comune e costruire un futuro più sostenibile per tutti.

ASCOLTA

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18.3.2024

Piero2

Piero Belli

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Fate il vostro gioco…

Siamo nel 2022: La centrale Alessandro Volta a Montalto di Castro avrà una seconda vita! Lo smantellamento è stato scongiurato grazie al progetto Teccc (transizione energetica centro di cultura e conoscenza ) presentato da Enel. L’ex area nucleare si trasformerà in un centro culturale con il “sarcofago” che ospiterà un museo, uno spazio espositivo, uno spazio eventi e una terrazza panoramica. L’area di 15.000 metri quadrati sarà collegata con le altre zone della centrale sottoposte a restyling.

Il progetto Teccc è un esempio di come si possa trasformare un sito industriale in un luogo di cultura e di innovazione. È un progetto ambizioso che ha il potenziale di cambiare il futuro di Montalto di Castro e del territorio circostante.  primo progetto al mondo di riconversione culturale di una centrale nucleare.

I lavori per la realizzazione del centro Teccc avrebbero dovuto iniziare nello stesso anno e concludersi entro il 2025.

Siamo nel 2024: Il progetto ha ricevuto uno stop quasi definitivo dal Tar del Lazio che ha deliberato che l’ex centrale termonucleare poi trasformata in centrale termo elettrica, (Negli anni novanta il sito fu destinato alla costruzione di un impianto termoelettrico con l’aggiunta di otto corpi a turbogas ma tra il 2004 e il 2011 la produzione fu costantemente ridimensionata fino ad arrivare all’azzeramento. Nel frattempo l’area nucleare è rimasta intatta e inutilizzata) dovrà essere abbattuta, respingendo il ricorso presentato dalla stessa società energetica nel 2018.

Visto che la cultura non cambia restiamo nel nucleare: da centrale nucleare a deposito nazionale di rifiuti nucleari. 

Del resto I Comuni di Montalto di Castro, Tuscania, Ischia di Castro e Tessennano sono enti ricompresi all’interno delle aree potenzialmente idonee riportate dalla Sogin ad ospitare il deposito. 

Trino vercellese unico Comune autocandidato ad ospitare il sito di rifiuti nucleari (Il Decreto Energia ha calpestato tutti i criteri scientifici per la selezione del sito deputato ad ospitare il Deposito: con le autocandidature, il governo ha buttato all’aria 13 anni di studi di Sogin mirati a trovare i luoghi meno inidonei.). Bene,  in questi giorni , Marzo 2024, il comune ha ritirato la sua candidatura. La giunta comunale di Trino Vercellese, in provincia di Vercelli, ha approvato una delibera per ritirare la candidatura.

Lo scorso 13 dicembre il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica aveva pubblicato la carta delle aree idonee (CNAPI), 51 aree che rispettano i criteri di sicurezza indispensabili per costruire un deposito a prova di calamità naturali. Prima c’era stata la carta delle aree “potenzialmente idonee” e prima ancora costosi studi durati anni e portati avanti dalla Sogin, la società di Stato che ha il compito di smantellare gli impianti nucleari e gestire i rifiuti radioattivi.

Nella carta delle aree idonee non c’era Trino Vercellese, dove tuttavia dalla fine degli anni Sessanta vengono stoccate scorie nucleari nei depositi della vecchia centrale nucleare “Enrico Fermi” ancora in fase di dismissione. 

se Trino no, Montalto si! Potremmo pensare. Un enorme contenitore in cemento armato pronto a contenere i fusti radioattivi sparsi per l’Italia e portati anche in parte all’estero.

Invece no! Ecco i motivi per cui il sarcofago di Montalto di Castro non è adatto a ospitare il deposito nazionale:

  • Non è stato progettato per lo stoccaggio a lungo termine di scorie radioattive. Il sarcofago è stato costruito per proteggere il reattore nucleare durante la sua fase di esercizio e durante lo smantellamento. Non è sufficientemente sicuro per contenere le scorie radioattive per migliaia di anni.
  • Le dimensioni del sarcofago sono limitate. Il sarcofago di Montalto di Castro ha una capacità di circa 1.000 metri cubi. Il deposito nazionale dovrebbe avere una capacità di almeno 80.000 metri cubi.
  • L’area di Montalto di Castro è densamente popolata. Il deposito nazionale dovrebbe essere situato in un’area remota e scarsamente popolata per minimizzare i rischi per la popolazione in caso di incidente.

Cosa più importante: Il sito deve essere accettato dalla comunità locale.

Al momento non vi è un comune d’Italia tra quelli con il territorio risultante “idoneo” e quelli con l’auto candidatura anche se con territorio al di fuori dai criteri di sicurezza definiti dalla Sogin.

Che si fa? Nessuno lo vuole, ma bisogna farlo.

Si potrebbe chiedere ai napoletani come hanno fatto ad accettare di costruire un pezzo di città alle pendici di un vulcano dormiente ma attivo, Vivere quotidianamente sui campi Flegrei cioè sopra una pentola in ebollizione. Sinceramente mi sentirei più al sicuro ad ospitare un deposito di materiale radioattivo costruito con tutte le conoscenze scientifiche, Tecniche e Tecnologiche attuali.

Eppure l’effetto Nimby (Not In My Back Yard, “Non nel mio cortile”) da noi è,  potrei dire, Totale.

In un recente convegno tenutosi al teatro San Leonardo qui a Viterbo, un relatore ha detto che in Francia ci sono gare  fra i vari territori per aggiudicarsi la localizzazione definitiva del deposito radioattivo, l’ultimo lo stanno facendo nella zona più prestigiosa dal punto di vista agricolo – vinicolo, situato a Bure, nella regione della Champagne-Ardenne. 

Bisogna però tener conto che i Francesi convivono dai primi anni 70 del secolo scorso con le centrali nucleari: attualmente ce ne sono 56 attive che producono circa il 70% dell’elettricità del paese. La maggior parte di queste centrali si trova lungo la costa del Mediterraneo e lungo il fiume Loira. Per la  Francia e i francesi i depositi di scorie radioattive sono forse quelli che preoccupano meno. 

A noi della Francia preoccupa molto di più il loro Presidente che in questi giorni ha dichiarato di inviare truppe di soldati della Nato per aiutare l’Ucraina a contrastare più efficacemente l’avanzata della Russia. Macron ha dichiarato che la Russia non può e non deve vincere la guerra.

La Francia vuole fare la voce grossa perchè è una potenza nucleare, ha 260 testate nucleari la Russia 6.000

L’Italia non è una potenza nucleare però ospita diverse basi nato con testate nucleari, insomma non vogliamo un deposito a bassa e media radioattività ma abbiamo le testate nucleari nelle basi militari della nato sembra un paradosso.

Allora paradosso per paradosso mettiamo il nostro deposito di 80.000 metri cubi di rifiuti radioattivi in una base militare così non ci si pensa più, del resto lo stesso iter  è previsto con il decreto Energia del 2023, per le strutture militari che, per il tramite del Ministero della Difesa, potranno presentare la loro autocandidatura.

Les jeux sont faits. Rien ne va plus

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27.1.2024

Riccardo Infantino

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Il mio 27 gennaio

Non ho più scritto su questo spazio web non solo per gli impegni di lavoro che si moltiplicano (la scuola – azienda), ma soprattutto perché questo tempo di sterminio negato ha il potere di annichilire la parola, soprattutto quella che vorrebbe rompere il muro di silenzio che è in costante edificazione intorno agli oltre 100 morti al giorno in Cisgiordania.

Il tacere può essere però una forma di connivenza, alla fine, e questo mi ha di nuovo spinto a elaborare questa riflessione sul giorno della Memoria, che mai come quest’anno è accompagnato da polemiche.

Vorrei partire dal documento elaborato dalla Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, un chiarimento sul significato del 27 gennaio scritto da chi ha provato sulla propria pelle quanto non è forse immaginabile da mente umana, l’essere considerati “annullabili” (Shoà vuol dire annientamento, oltre lo sterminio) perché nati ebrei.

Viene richiamata a ragione l’unicità del momento commemorativo di questo giorno, perché in effetti la vastità e le premesse verrebbe da dire demoniache del pensiero all’origine del tentativo di annichilimento della popolazione ebraica non hanno, almeno fino ad ora, eguali nella Storia.

Non è affatto il primo sterminio su larga scala (non mancano esempi nel mondo antico e moderno), ma quello che lo contraddistingue è proprio la radice teorica (e poi purtroppo) pratica che lo ha generato.

Quella che noi chiamiamo con termine attuale “pulizia etnica” si configura certamente come una azione di eliminazione fisica di una popolazione, ma è sempre legata a motivazioni a posteriori quali la rapina di territori e risorse (e nel caso di Gaza significa una grande sacca di gas al largo della Striscia, oltre naturalmente all’acqua del fiume Giordano); l’esito tragico è lo stesso, i morti arrivano a numeri da genocidio (il termine è stato utilizzato per Srebrenica, nel 1995, a fronte di 7500 civili massacrati durante il conflitto serbo bosniaco, una cifra dunque inferiore agli attuali 30000 morti, in continuo aumento, a Gaza e dintorni), ma le eventuali giustificazioni che sempre accompagnano una politica di sterminio di massa sono elaborate, per così dire, in corso d’opera, e quasi sempre non precedono l’atto criminale, come invece è stato per la Shoà.

Fin qui nulla da eccepire, ma nel punto 4 dei 6 dai quali il documento è composto recita, testualmente: “4) La condanna generica, appelli al boicottaggio, di isolamento e la demonizzazione di Israele e di tutte le sue istituzioni è parte delle espressioni di antisemitismo, così come il ribaltamento e l’attribuzione a Israele di appellativi connessi alla Shoah: sterminio/nazisti/genocidio/occupazione/lager etc. Così anche l’uso-abuso di simboli in contesti totalmente diversi per esprimere forme di contestazioni politiche, sportive, condanne sociali e pretese che nulla hanno a che vedere con la Shoah (stella gialla, Anna Frank etc.). Sono tutte forme di offesa alla memoria della Shoah”.

Non voglio nascondere di essere rimasto sbigottito di fronte ad una affermazione così perentoria, che definirebbe antisemita ogni forma di protesta e boicottaggio nei confronti di Israele, a fronte di quanto sta accadendo dal 7 ottobre scorso.

Ho aderito alla rete BDS Italia per contribuire al non acquisto dei prodotti provenienti da Israele non certo perché ostile all’ebraismo ed agli ebrei in quanto tali, ma per fare la mia parte opponendomi, insieme a tante altre persone, ad una occupazione illegale ed accompagnata da violenze e soprusi di ogni tipo, fino dal 1948, data della Nakbà (la Catastrofe), quando 800000 palestinesi vennero allontanati dalle proprie case senza alcuna prospettiva di farvi ritorno.

Ho profondo rispetto per la cultura ebraica, che ho avuto modo di conoscere da un punto di vista pratico quando ho presieduta una commissione di maturità al liceo Renzo Levi, al Portico d’Ottavia a Roma: conoscere ebrei osservanti, parlarci e lavorare insieme a loro mi ha fornita l’occasione di capire meglio ed apprezzare una forma di pensiero che fino ad ora avevo conosciuta solo attraverso i libri e le interviste a famosi personaggi quali Moni Ovadia e Liliana Segre, tra gli altri.

Questo tuttavia non mi frena dal tentare di far sentire anche la mia voce contro lo sterminio parcellizzato, una quantità di morti civili al giorno, ogni giorno, perpetrato da una forza di occupazione che ha compiuto un salto di qualità passando dal mantenere con la violenza sistematica una occupazione illegale ad un vero e proprio atto di sgombero forzato di una intera popolazione, e questo non credo sia antisemitismo, che per definizione è l’essere contrari alla cultura ed al pensiero ebraici in quanto tali.

Lo ricorda giustamente il nostro presidente Gianfranco Pagliarulo nel comunicato emesso in occasione di questo tormentato Giorno della Memoria, chiarendo come non si possa tacere di fronte a quelli che ormai sono a tutti gli effetti crimini contro i civili.

La verità viene sempre alla luce, come dimostra la Corte di Giustizia dell’Aja, che ha rifiutata la richiesta di archiviazione per l’accusa di crimini di guerra avanzata dalla legale che difende l’attuale governo israeliano, rifiuto motivato dalla presenza d prove e testimonianze difficilmente contestabili; la Storia ha comunque già formulato un suo verdetto, senza possibilità alcuna di appello; a meno di non pensare che Medici senza Frontiere, Unicef, l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati e lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite siano antisemiti e magari filo terroristi.

Ecco, il terrorismo: l’azione del 7 ottobre tale è stata, a quanto si sa fino ad ora, ma se non si ricollegasse ai 75 anni di occupazione che l’hanno preceduta si falserebbe in modo completo il senso di questi tragici avvenimenti; una ultima considerazione: prima di formulare un giudizio su Hamas ed ancor più sul movimento di resistenza palestinese che si sta opponendo alla forza militare israeliana dovrà passare molto tempo, dovranno venire alla luce tutti gli elementi possibili per chiarire in modo non parziale, e soprattutto dovrà subentrare il necessario distacco da fatti nei quali siamo tutti coinvolti.


Saluti antifascisti a tutt*

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Interessante riflessione Riccardo. La memoria dura il tempo che le persone restano in vita per raccontarla, dopo di loro arriva la storia e la storia la raccontano come gli pare chi governa. Dicono che la storia l’hanno sempre fatta i vincitori. Quando la storia viene lasciata sola senza memoria, i posteri la manipolano. Fra 300 anni cosa resterà della memoria dell’Olocausto? Quali civiltà democratiche sane o avvelenate racconteranno i fatti accaduti.

Commento di Piero Belli

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19.1.2024

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Piero Belli

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Nessuna guerra

In rete su facebook circola da giorni questa frase:”Oggi più che mai il mondo NON ha bisogno di soldati, bensì di DISERTORI. “

Sabato 13 gennaio a Viterbo nella sala dei Priori si è svolto l’incontro organizzato dal neo Servizio diocesano di Formazione socio-politica Pacem in Terris, nel contesto attuale di “guerra mondiale combattuta a pezzi”.

Nei vari interventi si è parlato dei movimenti di diserzione alla guerra tra Russia e Ucraina, è nato un coordinamento fra obiettori di coscienza russi, ucraini e bielorussi che si rifiutano di partecipare come soldati al conflitto. Giovani che rischiano molto, in Bielorussia se vengono presi sono condannati a morte.

Nei vari Convegni, incontri che mi è capitato di assistere c’è sempre la convinzione che nessuna guerra sia giusta. Che il primo dovere di ogni essere umano e’ salvare tutte le vite. La vita umana è sacra e inviolabile. Ogni persona ha diritto alla vita, indipendentemente dalla sua razza, religione, nazionalità o appartenenza politica. La guerra, invece, comporta l’uccisione di persone innocenti, sia civili che militari.

La guerra è sempre un fallimento della diplomazia e della risoluzione dei conflitti pacifici. La guerra è una soluzione violenta e distruttiva che non porta mai a una soluzione duratura. Al contrario, spesso genera nuovi conflitti e violenze. Le sue conseguenze si fanno sentire anche a lungo termine, nelle generazioni successive. Le guerre attuali in corso nel mondo possono portare a conseguenze imprevedibili e scatenare una reazione a catena che si tira dietro una, due , tre nazioni e altre, magari per vecchi rancori e territori contesi. La terza guerra mondiale è molto prossima ci sono più di cento guerre sparse per il mondo. La terza guerra mondiale non sappiamo con quali armi di distruzione di massa sarà combattuta ma come diceva Einstein la quarta sarà combattuta con pietre e bastoni. 

Ha senso allora portare obiezioni alla convinzione che nessuna guerra sia giusta?

Alcuni sostengono che, in certi casi, la guerra può essere necessaria per difendersi da un’aggressione. Altri sostengono che la guerra può essere giustificata per proteggere i diritti umani o per promuovere la democrazia.

La Terza guerra mondiale potrebbe partire dal prossimo conflitto fra Cina e Taiwan, la tensione è via via aumentata in questo ultimo anno.

Nel corso degli ultimi anni, la Cina ha intensificato le sue attività militari nello Stretto di Taiwan, con incursioni di aerei e navi da guerra. Nel 2023, le incursioni cinesi hanno raggiunto il record di 967, il più alto numero registrato dal 1996.

Gli Stati Uniti, che sono il principale sostenitore di Taiwan, hanno risposto rafforzando la loro presenza militare nella regione. Nel 2023, gli Stati Uniti hanno inviato una portaerei nello Stretto di Taiwan per la prima volta dal 2017.

La situazione è quindi molto tesa e il rischio di un conflitto è concreto. Un’invasione cinese di Taiwan avrebbe un impatto significativo sulla regione e sul mondo intero.

Se il mondo fosse governato da sole donne, risolverebbero i conflitti dichiarandosi guerra? O sceglierebbero di risolverli in modo pacifico?

E se l’umanità avesse un ciclo di vita di 10 anni, ci sarebbero le guerre? Cioè si restasse bambini e il crescere invece di essere regolato dai genitori fosse seguito in tutti i bisogni dalle macchine? L’intelligenza artificiale non farebbe mai la guerra.

Dobbiamo sperare in un futuro regolato da sofisticatissime “macchine pensanti” per dichiarare la fine della guerra, di tutte le guerre? alla scomparsa del concetto di guerra? Faremo in tempo?  Le cose si stanno mettendo male.