Didomenica resiste

Riccardo Infantino 27 gennaio 2024 – Il mio 27 gennaio

Piero Belli 19 gennaio 2024 – Nessuna guerra

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27.1.2024

Riccardo Infantino

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Il mio 27 gennaio

Non ho più scritto su questo spazio web non solo per gli impegni di lavoro che si moltiplicano (la scuola – azienda), ma soprattutto perché questo tempo di sterminio negato ha il potere di annichilire la parola, soprattutto quella che vorrebbe rompere il muro di silenzio che è in costante edificazione intorno agli oltre 100 morti al giorno in Cisgiordania.

Il tacere può essere però una forma di connivenza, alla fine, e questo mi ha di nuovo spinto a elaborare questa riflessione sul giorno della Memoria, che mai come quest’anno è accompagnato da polemiche.

Vorrei partire dal documento elaborato dalla Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, un chiarimento sul significato del 27 gennaio scritto da chi ha provato sulla propria pelle quanto non è forse immaginabile da mente umana, l’essere considerati “annullabili” (Shoà vuol dire annientamento, oltre lo sterminio) perché nati ebrei.

Viene richiamata a ragione l’unicità del momento commemorativo di questo giorno, perché in effetti la vastità e le premesse verrebbe da dire demoniache del pensiero all’origine del tentativo di annichilimento della popolazione ebraica non hanno, almeno fino ad ora, eguali nella Storia.

Non è affatto il primo sterminio su larga scala (non mancano esempi nel mondo antico e moderno), ma quello che lo contraddistingue è proprio la radice teorica (e poi purtroppo) pratica che lo ha generato.

Quella che noi chiamiamo con termine attuale “pulizia etnica” si configura certamente come una azione di eliminazione fisica di una popolazione, ma è sempre legata a motivazioni a posteriori quali la rapina di territori e risorse (e nel caso di Gaza significa una grande sacca di gas al largo della Striscia, oltre naturalmente all’acqua del fiume Giordano); l’esito tragico è lo stesso, i morti arrivano a numeri da genocidio (il termine è stato utilizzato per Srebrenica, nel 1995, a fronte di 7500 civili massacrati durante il conflitto serbo bosniaco, una cifra dunque inferiore agli attuali 30000 morti, in continuo aumento, a Gaza e dintorni), ma le eventuali giustificazioni che sempre accompagnano una politica di sterminio di massa sono elaborate, per così dire, in corso d’opera, e quasi sempre non precedono l’atto criminale, come invece è stato per la Shoà.

Fin qui nulla da eccepire, ma nel punto 4 dei 6 dai quali il documento è composto recita, testualmente: “4) La condanna generica, appelli al boicottaggio, di isolamento e la demonizzazione di Israele e di tutte le sue istituzioni è parte delle espressioni di antisemitismo, così come il ribaltamento e l’attribuzione a Israele di appellativi connessi alla Shoah: sterminio/nazisti/genocidio/occupazione/lager etc. Così anche l’uso-abuso di simboli in contesti totalmente diversi per esprimere forme di contestazioni politiche, sportive, condanne sociali e pretese che nulla hanno a che vedere con la Shoah (stella gialla, Anna Frank etc.). Sono tutte forme di offesa alla memoria della Shoah”.

Non voglio nascondere di essere rimasto sbigottito di fronte ad una affermazione così perentoria, che definirebbe antisemita ogni forma di protesta e boicottaggio nei confronti di Israele, a fronte di quanto sta accadendo dal 7 ottobre scorso.

Ho aderito alla rete BDS Italia per contribuire al non acquisto dei prodotti provenienti da Israele non certo perché ostile all’ebraismo ed agli ebrei in quanto tali, ma per fare la mia parte opponendomi, insieme a tante altre persone, ad una occupazione illegale ed accompagnata da violenze e soprusi di ogni tipo, fino dal 1948, data della Nakbà (la Catastrofe), quando 800000 palestinesi vennero allontanati dalle proprie case senza alcuna prospettiva di farvi ritorno.

Ho profondo rispetto per la cultura ebraica, che ho avuto modo di conoscere da un punto di vista pratico quando ho presieduta una commissione di maturità al liceo Renzo Levi, al Portico d’Ottavia a Roma: conoscere ebrei osservanti, parlarci e lavorare insieme a loro mi ha fornita l’occasione di capire meglio ed apprezzare una forma di pensiero che fino ad ora avevo conosciuta solo attraverso i libri e le interviste a famosi personaggi quali Moni Ovadia e Liliana Segre, tra gli altri.

Questo tuttavia non mi frena dal tentare di far sentire anche la mia voce contro lo sterminio parcellizzato, una quantità di morti civili al giorno, ogni giorno, perpetrato da una forza di occupazione che ha compiuto un salto di qualità passando dal mantenere con la violenza sistematica una occupazione illegale ad un vero e proprio atto di sgombero forzato di una intera popolazione, e questo non credo sia antisemitismo, che per definizione è l’essere contrari alla cultura ed al pensiero ebraici in quanto tali.

Lo ricorda giustamente il nostro presidente Gianfranco Pagliarulo nel comunicato emesso in occasione di questo tormentato Giorno della Memoria, chiarendo come non si possa tacere di fronte a quelli che ormai sono a tutti gli effetti crimini contro i civili.

La verità viene sempre alla luce, come dimostra la Corte di Giustizia dell’Aja, che ha rifiutata la richiesta di archiviazione per l’accusa di crimini di guerra avanzata dalla legale che difende l’attuale governo israeliano, rifiuto motivato dalla presenza d prove e testimonianze difficilmente contestabili; la Storia ha comunque già formulato un suo verdetto, senza possibilità alcuna di appello; a meno di non pensare che Medici senza Frontiere, Unicef, l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati e lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite siano antisemiti e magari filo terroristi.

Ecco, il terrorismo: l’azione del 7 ottobre tale è stata, a quanto si sa fino ad ora, ma se non si ricollegasse ai 75 anni di occupazione che l’hanno preceduta si falserebbe in modo completo il senso di questi tragici avvenimenti; una ultima considerazione: prima di formulare un giudizio su Hamas ed ancor più sul movimento di resistenza palestinese che si sta opponendo alla forza militare israeliana dovrà passare molto tempo, dovranno venire alla luce tutti gli elementi possibili per chiarire in modo non parziale, e soprattutto dovrà subentrare il necessario distacco da fatti nei quali siamo tutti coinvolti.


Saluti antifascisti a tutt*

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Interessante riflessione Riccardo. La memoria dura il tempo che le persone restano in vita per raccontarla, dopo di loro arriva la storia e la storia la raccontano come gli pare chi governa. Dicono che la storia l’hanno sempre fatta i vincitori. Quando la storia viene lasciata sola senza memoria, i posteri la manipolano. Fra 300 anni cosa resterà della memoria dell’Olocausto? Quali civiltà democratiche sane o avvelenate racconteranno i fatti accaduti.

Commento di Piero Belli

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19.1.2024

Piero2

Piero Belli

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Nessuna guerra

In rete su facebook circola da giorni questa frase:”Oggi più che mai il mondo NON ha bisogno di soldati, bensì di DISERTORI. “

Sabato 13 gennaio a Viterbo nella sala dei Priori si è svolto l’incontro organizzato dal neo Servizio diocesano di Formazione socio-politica Pacem in Terris, nel contesto attuale di “guerra mondiale combattuta a pezzi”.

Nei vari interventi si è parlato dei movimenti di diserzione alla guerra tra Russia e Ucraina, è nato un coordinamento fra obiettori di coscienza russi, ucraini e bielorussi che si rifiutano di partecipare come soldati al conflitto. Giovani che rischiano molto, in Bielorussia se vengono presi sono condannati a morte.

Nei vari Convegni, incontri che mi è capitato di assistere c’è sempre la convinzione che nessuna guerra sia giusta. Che il primo dovere di ogni essere umano e’ salvare tutte le vite. La vita umana è sacra e inviolabile. Ogni persona ha diritto alla vita, indipendentemente dalla sua razza, religione, nazionalità o appartenenza politica. La guerra, invece, comporta l’uccisione di persone innocenti, sia civili che militari.

La guerra è sempre un fallimento della diplomazia e della risoluzione dei conflitti pacifici. La guerra è una soluzione violenta e distruttiva che non porta mai a una soluzione duratura. Al contrario, spesso genera nuovi conflitti e violenze. Le sue conseguenze si fanno sentire anche a lungo termine, nelle generazioni successive. Le guerre attuali in corso nel mondo possono portare a conseguenze imprevedibili e scatenare una reazione a catena che si tira dietro una, due , tre nazioni e altre, magari per vecchi rancori e territori contesi. La terza guerra mondiale è molto prossima ci sono più di cento guerre sparse per il mondo. La terza guerra mondiale non sappiamo con quali armi di distruzione di massa sarà combattuta ma come diceva Einstein la quarta sarà combattuta con pietre e bastoni. 

Ha senso allora portare obiezioni alla convinzione che nessuna guerra sia giusta?

Alcuni sostengono che, in certi casi, la guerra può essere necessaria per difendersi da un’aggressione. Altri sostengono che la guerra può essere giustificata per proteggere i diritti umani o per promuovere la democrazia.

La Terza guerra mondiale potrebbe partire dal prossimo conflitto fra Cina e Taiwan, la tensione è via via aumentata in questo ultimo anno.

Nel corso degli ultimi anni, la Cina ha intensificato le sue attività militari nello Stretto di Taiwan, con incursioni di aerei e navi da guerra. Nel 2023, le incursioni cinesi hanno raggiunto il record di 967, il più alto numero registrato dal 1996.

Gli Stati Uniti, che sono il principale sostenitore di Taiwan, hanno risposto rafforzando la loro presenza militare nella regione. Nel 2023, gli Stati Uniti hanno inviato una portaerei nello Stretto di Taiwan per la prima volta dal 2017.

La situazione è quindi molto tesa e il rischio di un conflitto è concreto. Un’invasione cinese di Taiwan avrebbe un impatto significativo sulla regione e sul mondo intero.

Se il mondo fosse governato da sole donne, risolverebbero i conflitti dichiarandosi guerra? O sceglierebbero di risolverli in modo pacifico?

E se l’umanità avesse un ciclo di vita di 10 anni, ci sarebbero le guerre? Cioè si restasse bambini e il crescere invece di essere regolato dai genitori fosse seguito in tutti i bisogni dalle macchine? L’intelligenza artificiale non farebbe mai la guerra.

Dobbiamo sperare in un futuro regolato da sofisticatissime “macchine pensanti” per dichiarare la fine della guerra, di tutte le guerre? alla scomparsa del concetto di guerra? Faremo in tempo?  Le cose si stanno mettendo male.