DIDOMENICA18

In questa pagina inseriremo ricordi, racconti, riflessioni storiche di quanti vogliono narrare e riportare fatti accaduti negli anni o di recente attualità, riguardanti la storia e l’evoluzione sociale dei partigiani italiani. 

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Segni positivi all’orizzonte

In una competizione elettorale che vede tra le liste Casapound e Forza Nuova (i cui atteggiamenti e presupposti non sono proprio rispettosi della Costituzione figlia della Resistenza) ci sono stati due segnali positivi giunti dalle istituzioni, la cancellazione della cittadinanza onoraria di Mantova a Mussolini ed il respingimento da parte del TAR di Brescia del ricorso di Casapound contro il Comune della città per la mancata concessione di spazi pubblici in assenza di una dichiarazione di adesione ai valori della Costituzione e di non professione di ideali riconducibili a forme di pensiero nazifascista e razzista.

Nel primo caso si è verificata una inquietante spaccatura tra le forze politiche chiamate a deliberare: 17 a favore della cancellazione della cittadinanza e 10 contrari (e tra questi leggo con meraviglia anche la presenza – oltre quella ovvia di Casapound e Forza Italia – del Movimento 5 Stelle), segno preoccupante che la forma mentale fascista non è stata allontanata dalla cultura del nostro paese.

La notizia che mi ha non poco risollevato è stato invece il rigetto della istanza di Casapound contro il Comune di Brescia, che in una delibera del dicembre 2017 subordinava la concessione di spazi pubblici ad una dichiarazione che indichi:

“- di riconoscersi nei principi e nelle norme della Costituzione italiana e di ripudiare il fascismo e il nazismo;

– di non professare e non fare propaganda di ideologie neofasciste e neonaziste, in contrasto con la Costituzione e la normativa nazionale di attuazione della stessa;

– di non perseguire finalità antidemocratiche, esaltando, propagandando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la Costituzione e i suoi valori democratici fondanti;

– di non compiere manifestazioni esteriori inneggianti le ideologie fascista e/o nazista” (pagina 3 della delibera).

Torna la vecchia questione della libertà di espressione, sancita dall’articolo 21 della Costituzione, che ha come unico limite il rispetto delle istituzioni repubblicane democratiche nate dall’antifascismo.

Da alcuni anni ormai ho più di un alunno che mi chiede come mai ci sia libertà di espressione per tutte le forme di pensiero eccettuata quella fascista (mi ricorda quello di cui il ben noto Giorgio Almirante accusava la Costituzione, altra cosa della quale non mi meraviglio affatto), e dopo avergli fatta leggere la Disposizione transitoria XII e chiarito cosa sia la legge Scelba sul reato di apologia del fascismo faccio vedere un filmato della Fondazione Sandro Pertini nel quale il grande partigiano ci ricorda che l’essenza stessa del fascismo è quella di opprimere tutti i non fascisti.

Continuiamo la nostra quotidiana e capillare Resistenza, come abbiamo visto più di una volta troviamo buoni alleati.

Riccardo INFANTINO

 

LA MANIFESTAZIONE DI MACERATA: QUANDO IL FATTO DI RESTARE UMANI VIENE TACCIATO DI “ESTREMISMO”

“Chi è sceso in piazza ci ha salvato la faccia e la Costituzione”

Queste parole di Marco Revelli sintetizzano efficacemente  i sentimenti di milioni di italiani  autenticamente democratici che,hanno vissuto con angoscia, sdegno ed orrore il raid di stampo terroristico di Macerata,  .portato a compimento da un razzista fascista che ha inteso con il suo criminale comportamento insozzare la bandiera italiana. 

E’ inutile, anzi ipocrita e pericolosa, la astratta e mistificante disquisizione  sul tema se il fascismo sia vivo o morto: il fascismo del ventennio sarà pure morto, sarà certo auspicabile che non torni mai più, ma i fascisti ed i razzisti in carne ed ossa sono ben vivi ed operanti in questo Paese; ne abbiamo miserabili riscontri tutti i giorni ed è grazie a quella velenosa ideologia che uno di loro ha portato a compimento quella che giustamente è stata definita la prima strage di stampo terroristico in Italia di quest’ultimo decennio

RESTIAMO UMANI: la pacifica e tranquilla manifestazione di Macerata (così definita a posteriori dallo stesso Ministro dell’Interno che alla vigilia aveva cercato in tutti i modi di impedirla), con i suoi trentamila partecipanti, con le sue centinaia di associazioni,  ha voluto portare questa testimonianza e lanciare questo messaggio al Paese ed al mondo intero: in tal modo ha salvato l’onore di tutti noi.

A cose fatte, dopo il grande successo della pacifica manifestazione, Emma Bonino ha (almeno) avuto il coraggio della autocritica : “Penso che bisogna cominciare a dire che a Macerata ci dovevamo essere tutti, tutte le istituzioni. Perché fosse stato l’inverso, un nero che sparava ad un italiano, saremmo corsi tutti”. 

Contro il razzismo, contro il fascismo operante non si può rispondere con la timidezza, con l’invito ad “abbassare i toni”,  o addirittura  incoraggiando la paura alimentata e cavalcata  dai demagoghi che fanno credere agli italiani che i loro problemi sono determinati dai migranti, e non già da una crisi economica che ha ben altre radici e ben altre responsabilità.                                                                                                                                                                   

La politica non può consistere nell’assecondare i sondaggi; la politica implica il coraggio di dire la verità anche se, in certi momenti, tale verità può apparire scomoda,  contrastare con un senso comune perversamente orientato.e alimentato- La ricerca dei voti non può tradursi in cedimenti, peraltro autolesionistici,  su valori..                       . 

La democrazia, la Costituzione (antirazzista ed antifascista) non si difendono con la timidezza, con le vili concessioni alle pulsioni razziste e fasciste   

Contro il degrado civile consumatosi nel giorno del terrore di Macerata, dobbiamo restare umani e difendere l’umanità  di questo Paese.

Come Presidente dell’Anpi della provincia di Viterbo, in questi giorni ho raccolto  il disagio, il  vero e proprio malessere e disappunto di molti iscritti per le incertezze della vigilia; dimostrate dalla nostra Associazione; la presenza a Macerata di tante sezioni dell’Anpi ci riempie di orgoglio.

Il successo della manifestazione (ripeto: pacifica e tranquilla) ci incoraggia perché ci conferma la presenza viva e operante di un popolo che non abbassa i toni e che, anzi, alza la testa.     

Enrico Mezzetti

Presidente provinciale Anpi Viterbo   

Approvata all’unanimità dal comitato provinciale 

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Il dopo Macerata

Molte riflessioni mi ronzano per la testa dopo i fatti di Macerata, frutto maturo di una martellante propaganda a base di odio razziale gestita e favorita da una destra estrema che si rivela sempre di più in modo manifesto nel suo essere fascista (e che purtroppo ha i mezzi e le capacità per fare presa su una cospicua fetta di opinione pubblica).

Il 10 febbraio era previsto un corteo antifascista a larga partecipazione (noi dell’ANPI, ARCI e Libera, tra gli altri), ma su invito del sindaco della città picena il ministro Minniti ha negato il permesso all’iniziativa, vietando anzi manifestazioni di ogni tipo (Casapound e Forza Nuova inclusi).

L’ANPI si è allineata alle decisioni del Viminale, sospendendo la sua partecipazione , e la nostra presidente Carla Nespolo spiega il perché in una intervista al quotidiano Repubblica.

Lascio ad ognuno le proprie considerazioni e valutazioni – essendo un semplice iscritto che non ha di certo una visione complessiva della delicata questione, ma voglio manifestare apertamente il mio sconcerto, soprattutto pensando al fatto che il 10 febbraio è stato proclamato Giorno del Ricordo, tra mille strumentalizzazioni e demonizzazioni della Resistenza italiana e jugoslava (povero Nello Marignoli, ti starai rivoltando nella tomba, povero Drug Gojko…).

Che fare (avrebbe detto qualcuno assai rivoluzionariamente preparato…)?

Dare fiducia all’ANPI in attesa di chiarimenti sul perché di questa sconcertante decisione (magari imposta da ragioni di prudenza e rispetto delle istituzioni, non so), e continuare la nostra capillare e quotidiana opera antifascista, soprattutto sulle giovani menti.

Riccardo INFANTINO


 

Psicologia giovanile fascista

Un elaborato ed interessante articolo di Christian Raimo del 29 gennaio 2018 traccia il profilo psicologico del giovane fascista, e cerca di capire come e perché associazioni quali Casapound abbiamo così forte presa su un nuero elevato di adolescenti e ragazzi.

Si tratta di una indagine effettuata sul campo a Roma – i giardini di Piazza Cavour e la sede di Casapound in Via Napoleone III, vicino Piazza Vittorio, luogo multietnico per vocazione, che chiarisce un punto fondamentale: i più giovani, gli adolescenti, sono sedotti dall’offrire loro un modello, un gruppo identitario nel quale riconoscersi.

Un sostanziale “aiuto” viene fornito dal fatto che nella società odierna l’antifascismo non venga più ben percepito (prosegue Raimo) come un valore fondante della nostra repubblica (e qui, a mio modestissimo parere, entriamo in gioco noi dell’ANPI a fornire un esempio eguale e contrario al cittadino, soprattutto a quello che soffra di memoria corta…), e a questo punto l’autore si pone delle domande ben precise: “…con chi si dichiara fascista si discute o no? Si rischia di sdoganarli o li si costringe a misurarsi con la democrazia? C’è il rischio di essere usati da chi dissimula legami con la criminalità e la violenza?”.

Sono domande che credo tutti abbiano l’obbligo di porsi, dato che i fascisti del nuovo millennio (come loro stessi amano definirsi) propongono piani di aiuto e sussistenza sociale e redistribuzione di redditi equa…ma solo per gli italiani “doc”, trascurando di precisare che ogni loro iniziativa viene inserita in un orizzonte totalizzante ed assolutamente omnicomprensivo (del resto proprio Benito Mussolini definì il totalitarismo “tutto nello Stato, nulla al di fuori o al di sopra”).

La retorica forte e non di rado parodistica, prosegue l’articolo, riesce a fare una ottima presa su menti che contro questo tipo di retorica non hanno anticorpi: tra le opere che vengono consigliate c’è Sorpasso neuronico di Gabriele Adinolfi, che è un illuminante esempio di tale stile.

La parte più significativa dell’articolo presenta l’atmosfera della sede nazionale di Casapound a Roma, in Via Napoleone III, luogo occupato abusivamente ma mai – chissà perché – sgomberato con la forza, al pari di tanti altri.

Ne esce fuori un clima da setta che venera i propri morti (e si fa ampio riferimento al corteo commemorativo dei ragazzi uccisi quarant’anni fa nella sede di Acca Larentia), una pratica della violenza che ricolleghi fascismo storico e fascismi contemporanei.

Verso la fine dell’articolo si parla anche delle donne neofasciste, che in nome di un antifemminismo profondo accettano – in una struttura gerarchica e piramidale di per sé – di restare ai margini e di essere considerate – ma del resto anche la propaganda del ventennio così recitava – solo in un orizzonte familiare privato.

Consiglio vivamente la lettura di questo articolato lavoro, a me ha chiarite molte cose e soprattutto ha fornite nuove informazioni ed argomentazioni per fronteggiare un tipo di prassi politica che oggi prende piede insinuandosi e camuffandosi di legalità e solidarietà.

Occhi aperti ragazzi.

Riccardo INFANTINO

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STORIE DI ORDINARIO POTERE

Scuola Superiore di secondo grado. Collegio dei Docenti. Discussione annuale sulle date in cui effettuare gli esami di recupero dei debiti per gli alunni che a Giugno presentano delle insufficienze che ne impediscono l’immediata promozione. Come ogni anno le opinioni e le proposte sono varie come gli interventi a sostegno o contro le stesse. Al momento della votazione, il Preside presidente dell’Assemblea decide che la proposta di effettuarli a partire dal 1 Settembre non può essere votata dal Collegio che però è l’unico organo chiamato a decidere. Vengono messe ai voti solo le altre proposte. Non entro nel merito perché annoierei e perché qualcuno sarà chiamato, da me, a decidere se era lecito o meno. La mia opinione è che l’atto è illegale ed illegittimo. Non ho voluto partecipare più a quella Assemblea a cui era stato impedito di decidere liberamente e con questa dichiarazione ho abbandonato la seduta, cosa che dovrebbe costarmi almeno una lettera di richiamo di cui aspetto le motivazioni. Aggiungo solo che il Collegio ha sempre fin qui deliberato proprio per il 1 Settembre e che non ci sono state per mia conoscenza e per espressa dichiarazione del Preside variazioni alcune in leggi e norme che regolano la questione, inoltre anche il parere espresso dal Preside all’assemblea ad inizio di discussione era a favore di questa scelta. A questo colpo di mano reagirò legalmente a meno di ravvedimenti che credo poco probabili. L’episodio mi ha indotto a scrivere quanto segue.

Situazione.

Le riforme degli ultimi quindici-venti anni, sfociate nell’ “ordigno fine di mondo” Buona Scuola, hanno incentivato dichiaratamente l’accentramento di potere nelle mani dei Presidi ed una classificazione degli insegnanti e delle stesse scuole, che solo i ciechi non riescono a cogliere, in fascia di serie A e di serie B. Qualcuno ovviamente dirà: era ora! Non posso entrare nel merito della sbandierata oggettiva (sic!meritocrazia finalmente applicata a forza in un campo dove il prodotto finale (sic!) sono persone perché avrei bisogno di altri spazi, quindi potete continuare a pensare che adesso finalmente giustizia è fatta e fondi ed onori vanno alle scuole ed alle persone che lo meritano… o, se parliamo delle scuole, che ne hanno più bisogno? Già questo da solo è un bel dubbio che dovrebbe far riflettere.

I primi interventi di qualche decina di anni fa portarono all’inizio di una “sana” competizione tra gli istituti per accaparrarsi quanti più studenti possibile per non rischiare di essere chiusi. In una società reale condotta a vele spiegate dalla politica e dall’economia verso la delegittimazione della cultura e della capacità critica si può ben comprendere come questa “sana” competizione venisse combattuta. Ma non era sufficiente. Un modello aziendale doveva essere introdotto, vedremo perché. All’inizio i delinquenti, poco astuti oltretutto, fecero l’errore di usare la parola corretta: azienda! Apriti cielo, anche i più ottusi degli addetti ai lavori si rendevano conto che formare delle persone non poteva essere uguale a produrre cuscinetti a sfera. Errore di approccio subito corretto, per la verità non così velocemente dato che già l’onda lunga degli ottusi tronfi aveva raggiunto i posti di comando. E’ bastato cancellare dai documenti la sola parola azienda perché un fatiscente cavallo di troia che non ingannerebbe un bambino, fosse portato all’interno delle pubbliche mura scolastiche.

La scuola italiana che aveva dei risultati apprezzati e riconosciuti è crollata agli ultimi posti delle classifiche europee. In economia le misure adottate globalmente, dati alla mano, hanno prodotto peggioramenti continui e qualche lieve e sporadica ripresa solo aumentando spaventosamente la precarietà lavorativa e favorendo la caduta in povertà di milioni di persone, ma è sufficiente affermare che altrimenti sarebbe peggio e non ci sono proteste se si schiaccia ancor più l’acceleratore. Nella scuola è lo stesso. Gli stessi disastrosi risultati creati dalle riforme sono stati presi a motivo dell’accelerazione delle stesse.

Ma come può una nazione accettare passivamente di essere ghigliottinata? L’informazione controllata e lobotomizzante, certo. Le leggi ad hoc per far in modo che il potere resti nelle stesse mani, certo. Il creare panico, certo. Il veicolare e l’incentivare la rabbia verso soggetti esterni, certo. Ma c’era comunque il rischio che un popolo di cittadini critici e coscienti potesse andare a vedere il bluff o semplicemente porsi dei dubbi logici. Ma dove si formano conoscenza, logica e critica in una società oltretutto dove è sempre più difficile reperirle? Avete indovinato. Ormai da un pezzo la scuola è chiamata, non è più nemmeno nascosto, a sfornare non cittadini, ma lavoratori. Ciò che non è chiaramente detto, ma palese, è che questi lavoratori devono accettare la precarietà, spesso l’indigenza, l’impossibilità reale di poter mai giungere ad una pensione. E di tutto ciò devono anche essere riconoscenti… perché potrebbe essere peggio.

Quando, ormai più di 30 anni fa, ho iniziato ad insegnare mi era già chiaro che l’obiettivo non poteva essere la semplice e per certi versi banale trasmissione della conoscenza, ma dovevo provare a formare una coscienza critica che senza la linfa della conoscenza non può esistere. La migliore conferma di aver fatto del mio meglio l’ho sempre avuta nei momenti in cui la critica ed il dubbio venivano rivolti verso di me, verso i contenuti o meglio ancora verso i concetti che provavo a trasmettere. Con il passare degli anni questi momenti sono drasticamente diminuiti, quasi sempre a favore di una per me totalmente insoddisfacente accettazione e condivisione incondizionata. Sempre di più l’accettazione o il rifiuto dipendono da fattori che nulla hanno a che vedere con la questione, persona od oggetto analizzati. Non si cerca di capire, si resta in superficie e questa è quasi sempre manipolata e fuorviante.

Scala sociale.

La scuola è stata e dovrebbe essere una scala sociale, l’opportunità di elevare il proprio livello di consapevolezza del reale per avere accesso a posizioni più alte rispetto alle proprie precedenti generazioni, ma non è più così. Pian piano è subentrato un cieco assistenzialismo nel raggiungimento degli obiettivi didattici che atrofizza la crescita intellettuale e lascia inesplorate le potenzialità degli studenti. Le varie riforme hanno sempre più favorito gli aspetti pratici e nozionistici di per sé non negativi, ma ciò è stato fatto a discapito di quelli teorico-logico- critici ormai, dove esistenti, assolutamente minoritari. Tutto ciò influisce direttamente nel lasciare pressoché invariato il livello di chi entra a 13 anni nel meccanismo della scuola superiore di secondo grado. Direte voi, ma ci sono tanti ragazzi che all’uscita dalla scuola superiore hanno voglia di continuare a studiare e vanno all’Università. Certo, ma tutti questi bravi studenti, per loro fortuna sono arrivati già predisposti allo studio. Le eccezioni sono insignificanti numericamente. Cito Domenico Starnone: “La scuola com’è adesso funziona alla grande solo con chi non ne ha bisogno, cioè con i felici pochi che per una serie di fortunate circostanze studierebbero e imparerebbero anche se ci mettessero piede saltuariamente. Gli altri – tutti quelli che invece ne hanno una grandissima necessità – o ne ricavano mediocre giovamento o mollano.” Questo adesso non solo è ancora vero, ma è stato elevato a sistema. La situazione in questo momento è a volte anche peggiore della semplice ininfluenza.

Il potere.

Le situazioni conflittuali sono sempre presenti in qualunque ambiente di lavoro. Le riforme attuate hanno dichiaratamente voluto creare una differenziazione tra scuole e tra docenti sbandierando una meritocrazia attuabile ed attuata solo e male quantitativamente su eventi qualitativi, cosa di per sé assurda. I Presidi sono stati incentivati economicamente mentre ai docenti venivano bloccati salari, annullate le anzianità, e non sono più stati fatti contratti di categoria, i fondi alla scuole sono stati azzerati a favore di una progettazione fortemente incentivata al coinvolgimento di soggetti esterni con conseguente reindirizzamento di risorse verso il settore privato. Alcuni consistenti incentivi economici, per i Presidi, sono stati subordinati alla penetrazione delle nuove riforme nelle loro scuole. Un reclutamento in piena regola con lo scopo di azzerare di forza quelle pur deboli voci che si alzavano dalla categoria dei docenti, voci ormai praticamente scomparse negli atti anche se non nei pensieri. I Presidi ormai da tempo possono circondarsi di collaboratori a vario titolo ed è ovvio che questi vengono scelti in base alla non conflittualità più importante delle capacità, se ci sono entrambe meglio. Fa ormai parte del mito il fatto che il Vicepreside un tempo fosse espressione del Collegio Docenti e che il Preside avesse solo la possibilità di rifiutarlo. Serviva a cercare una minima compensazione tra forze impari. Dopo qualche anno di assestamento la situazione adesso si è stabilizzata ed ho potuto osservare come professionalità a vario titolo di spicco pian piano, volontariamente o forzatamente, si siano eclissate in ruoli e posizioni marginali. Il potere ha un volto buono, ama credersi democratico, ascolta pazientemente ed asseconda anche modi che si pongono in contrasto, un buon padre di famiglia e sono certo che molti amano pensarsi in tale ruolo non conoscendo forse “The end” dei Doors, un minimo di pedagogia della crescita e non pensando come questo possa risultare profondamente offensivo. Tutto va bene finché e purché la strada maestra da percorrere tracciata dall’alto resti sgombra. I pochi sassolini che annaspano per cercare di restare fuori dalla stesa di asfalto sono innocui, anzi contribuiscono all’idea della democraticità del procedere. Il potere, faceva capire con una battuta uno dei preparatori dell’odierno deserto italico, non logora chi lo ha. Vero. Sacrosanto. Semplicemente lo droga, non riesce più a farne a meno e farà di tutto per mantenerlo, fino a credere di poterlo esercitare impunemente in qualunque situazione. In politica ad esempio abbiamo visto leggi elettorali miranti a depotenziare il voto e gli avversari, dichiarate incostituzionali, ma che hanno raggiunto comunque lo scopo per cui erano state pensate e votate. Quale è stato il messaggio nemmeno tanto subliminale? Un potere a volte, almeno in Italia, può compiere atti illegali, non subirne le conseguenze e continuare anche a godere dei vantaggi acquisiti. C’è poi da stupirsi dell’utilizzo del potere ai vari livelli della società?

Orientamento.

Per anni ed in varie scuole le attività che ho svolto sono state molte. Solo negli ultimi due mi sono apertamente dichiarato disponibile a svolgere solo quanto previsto dal vecchio contratto ancora valido e rifiuto ogni incarico che comporti una mia scelta volontaria retribuito o meno che sia. Ovviamente accettando le conseguenze nei rapporti con colleghi e Preside che possono non comprendere e non approvare. Non ho toccato nemmeno un euro dei 500 euro annui gentilmente elemosinati dal governo al posto dei circa 8000 o più che mi sono stati sottratti nei molti anni senza rinnovo del contratto e con provvedimenti vari. Fortunatamente non avendo mai speso i primi, hanno smesso di farmi l’elemosina annuale. Ringrazio sentitamente. Oltre a ciò esprimo parere contrario a qualunque cosa che riguardi i due capisaldi principali delle ultime riforme: Scuola-Lavoro ed Invalsi.

Tutto ciò non crea che solletico nell’ormai rodato procedere incontrastato del nuovo sistema scolastico. Lo sciopero bianco prima descritto penso che sia l’unica strada ormai percorribile e con numeri nemmeno plebiscitari potrebbe ottenere aumenti significativi della temperatura nelle menti di chi ha il potere di annullare la devastazione.

E’ chiaro che non è una scelta semplice e nel momento in cui cominciasse ad essere numericamente significativa scatenerebbe con molta probabilità reazioni durissime a cui essere preparati a resistere, quindi non posso biasimare chi pur approvando non se la sente di fare questa scelta.

Il fatto.

Il volutamente breve racconto iniziale di quanto accaduto durante un collegio docenti è facilmente valutabile da vari punti di vista. Intanto, per la cronaca, dopo la mia uscita dall’assemblea è stato approvato l’inizio degli esami per il 28 Agosto. Bene. Penso che sia una cosa inaccettabile il 28 Agosto? No! Sono arrabbiato per questo? No! Cambia qualcosa nei miei progetti personali? No, è insignificante l’eventuale variazione! Eppure sono convinto che qualcuno dei miei colleghi pensi questo delle mie reazioni, se non il Preside stesso. Sono preoccupato per l’eventuale lettera di richiamo dovuta all’abbandono della seduta? No, anzi sono curioso di leggerne la motivazione dato che potrebbe essere oggetto di altre azioni. C’è solo un piccolo problema. Il Collegio non ha potuto deliberare liberamente, diciamo che è stata provvisoriamente sospesa la democrazia, i diritti di un organo collettivo sovrano sulla questione. Un po’ come un governo che giustifica le torture dicendo che ha dovuto temporaneamente sospendere i diritti umani, un po’ come un marito che giustifica l’adulterio dicendo alla moglie che ha dovuto sospendere provvisoriamente il matrimonio, e potrei continuare. Siamo tutti democratici, finché… . Ciò che è emerso molto chiaramente dal breve scambio seguito alla decisione è che per tutti gli anni passati il buon padre di famiglia aveva lasciato bonariamente in mano ai suoi immaturi piccolini il bel giocattolino 1 Settembre anche se questo gli comportava qualche fastidio, ma quest’anno non se la sente. Ma questi cattivoni di insegnanti erano palesemente intenzionati a rivotare a stragrande maggioranza per tenersi stretto il giocattolo. E allora? Il giocattolo deve scomparire dalla cesta. Oplà, obiettivo finalmente centrato e magari qualcuno è stato anche contento della “vittoria”. Gli piace vincere facile. Preso atto della bonarietà di cui sono stato oggetto inconsapevole negli anni scorsi, cercherò con i fatti di rivendicare i diritti a mio parere lesi. Mi muoverò perché penso di aver ragione? Sì, certo. Mi muoverò perché penso che otterrò ragione? No, affatto. In Italia norme e leggi spesso hanno volutamente la forma dell’acqua, si adattano a seconda dei casi ed interpretazioni e possono portare in momenti diversi a conclusioni anche opposte. Ma allora perché agire? Tanto in fondo praticamente è cambiato poco e la questione è quanto meno marginale, in più al momento nessun altro membro del Collegio ha espresso intenzione di muoversi. Chi non sa dare una risposta al motivo per cui agire non è in grado di comprendere realmente qualunque motivazione io dichiari e quindi non risponderò.

Una breve considerazione, questa sì. Ma i nostri studenti da chi e dove devono venire in contatto con un concetto che sembra ormai sparito all’orizzonte, il difendere i propri diritti anche quando ciò comporta esporsi e subire delle conseguenze? Da chi e dove devono apprendere che tale difesa non ha come scopo primario solo quello di ottenere giustizia, ma anche quello di nutrire i diritti stessi che altrimenti morirebbero dimenticati, diventando inutili? Nel panorama italico idilliaco e zuccheroso del “Siete in un paese meraviglioso” variamente coniugato e parafrasato, l’insegnamento che ormai la fa da padrone è quello dell’orticello privato in cui nascondersi al riparo, si pensa, da occhi e venti che possano intaccare il nostro “quieto vivere”. Il quieto vivere… ormai lo definisco semplicemente un’arma di distruzione di massa.

Un alunno molto intelligentemente qualche anno fa mi fece osservare che il dubitare, il verificare, il sapere e l’agire “portano ad una vita complicata”. Gli risposi che aveva perfettamente ragione, che adesso che lo aveva capito sarebbe stato sempre in grado di valutare anche questa strada ed infine che io avrei detto solo “portano ad una vita”. Quella fu una bella giornata.

Prof. Tomarchio Vasta Gianluca

docente presso l’ITIS di Civita Castellana (VT)

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Conoscere per sapere e custodire la Memoria

Sappiamo tutti che il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, la data in cui l’Armata Rossa (non l’esercito americano, come ha proposto, con una falsificazione storica sconcertante Roberto Benigni nell’epilogo de La vita è bella) è entrata nel campo di Auschwitz-Birkenau, mostrando a tutti (tutti quelli che non ne erano al corrente, Churcill, Roosvelt e Stalin esclusi, ad esempio) il luogo dove, disse Elia Wiesel– sopravvissuto da poco scomparso – vide Dio appeso ad una corda.

Cercando un modo per rendere partecipi i ragazzi delle mie classi di prima e seconda superiore della necessità di conoscere per ricordare ho presentata loro una intervista ad Edith Bruck, scrittrice ungherese scampata proprio da Auschwitz (come Liliana Segre).

Ho scelta proprio quella intervista perché non è la consueta rievocazione di cosa accadeva nel campo di sterminio per definizione, quanto una profonda e immediata riflessione sulle conseguenze di Auschwitz in chi ne è uscito fuori e sulla pericolosità della vicinanza di tendenze razziste e fasciste nell’animo dei più giovani, troppo spesso non consapevoli e non al corrente di cosa siano stati davvero il nazifascismo ed il senso di superiorità nei confronti di chi non è eguale a te, magari percepito come soggetto pericoloso da neutralizzare.

Tutti i ragazzi delle mie sei classi hanno visto il clip (breve, 13 minuti) e le reazioni sono state alquanto variegate:

– una piccola parte di loro ha seguìto con la massima attenzione ed ha poste diverse domande sulla scrittrice e sulle sue parole

– una parte si è limitata ad assistere (quasi) educatamente alla proiezione del clip

– una parte non esigua ha mostrata indifferenza, fastidio e mi è parso anche una punta di derisione, come se pensasse che il racconto di Edith Bruck, ormai molto anziana, fosse il frutto di una fantasia invecchiata che in qualche modo alterasse i fatti del passato.

Terminato questo esperimento di ingegneria sociale sono giunto alla “fisolofica” conclusione che non ci vorrebbe solo il Giorno della Memoria, ma la Memoria di tutti i giorni; non ho potuto trattenermi dal dire a quelli del terzo gruppo che da “morte all’ebreo” a morte all’immigrato” ormai basta una frazione di secondo, e vorrei che tornassero indietro prima di essere completamente anestetizzati dalla banalità del male.

Riccardo INFANTINO

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LE STRAGI TENTATE E QUELLE REALIZZATE (USTICA) NEI CIELI DEL MEDITERRANEO

IL N.Y.T. RIFERISCE CHE NELL’OTTOBRE 1982 ISRAELE (SERVIZI SEGRETI-MOSSAD) ERA PRONTO AD ABBATTERE UN AEREO PER UCCIDERE YASSER ARAFAT. I CACCIA F15, GIA’ DECOLLATI PER L’OPERAZIONE, RICEVETTERO POI L’ORDINE DI RIENTRARE ALLA BASE PERCHE’ RISULTO’ CHE IN QUELL’AEREO ARAFAT NON C’ERA.
IL FATTO CHE L’ATTENTATO RIENTRO’ E CHE QUINDI, IN QUELLA OCCASIONE, NON SE NE FECE NULLA, HA RESO POSSIBILE, SIA PURE A TRENTASEI ANNI DI DISTANZA (E NON E’ CERTO UN PICCOLO LASSO DI TEMPO) FAR EMERGERE LA NOTIZIA.

QUELLA DI USTICA INVECE, DI DUE ANNI PRIMA (27 GIUGNO 1980), APPRONTATA E PORTATA A COMPIMENTO CON MODALITA’ ANALOGHE, FU UNA STRAGE PERFETTAMENTE PORTATA A TERMINE.(81 MORTI DI CUI 13 BAMBINI).

UNA STRAGE DI STATO O DI STATI (COME TANTE ALTRE).
E’ PER QUESTO CHE LA VERITA’, IN QUESTO CASO, CI VERRA’ SEMPRE OCCULTATA.
E PROBABILMENTE I CRIMINALI RESPONSABILI COMPARIRANNO (SE NON VI APPAIONO GIA’) NEI LIBRI STORIA COME ESEMPLARI MODELLI DI VITA PER LE GIOVANI GENERAZIONI……
MA FORSE A MOLTI QUESTE COSE (CHE PASSANO SOPRA LE NOSTRE TESTE E TUTTAVIA DECIDONO SULLA NOSTRA VITA) NON INTERESSANO…

LA GRANDE DISEGUAGLIANZA DELLA SOCIETA’ SERVILE

…MA LA GENTE, AIZZATA DAI POLITICI VILI E SENZA SCRUPOLI, FUORVIATA DA UNA (DIS)INFORMAZIONE OMISSIVA E PER LO PIU’ CONNIVENTE TRANNE POCHISSIME ECCEZIONI, INVECE DI GUARDARE IN ALTO, A CHI SI ACCAPARRA TUTTE LE RICCHEZZEI DELLA TERRA E NE PRIVA L’INTERA UMANITA’, GUARDA IN BASSO E SCARICA I SUOI RANCORI E LE SUE FRUSTRAZIONI SU QUELLI ANCORA PIU’ POVERI, SUI DISEREDATI, O, AL PIU, SI CONCENTRA SU QUISQUIGLIE.

Alcuni dati sulla disuguaglianza
Il 50% più povero degli italiani possiede solo l’8,5% della ricchezza nazionale netta

L’82% dell’incremento di ricchezza globale registrato l’anno scorso è finito nelle casseforti dell’1% più ricca della popolazione, mentre la metà più povera del mondo (3,7 miliardi di persone) ha avuto lo 0%.

In Italia a metà 2017, il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta.

Nel periodo 2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%.

A PROPOSITO DI IMMIGRAZIONE

C’E’ UN DATO DI FATTO, DA CUI (SECONDO ME) BISOGNA NECESSARIAMENTE PARTIRE.
IN QUESTO XXI SECOLO LA MIGRAZIONE ( DAL “SUD” AL “NORD” DEL MONDO) E’ GLOBALE: LE STATISTICHE CI DICONO CHE ATTUALMENTE NEL MONDO CI SONO 244.000,000 (DUECENTOQUARANTAQUATTROMILIONI) DI MIGRANTI. (EMIGRANO O FUGGONO) IN BANGLADESH, EMIGRANO O FUGGONO IN KENIA, IN TURCHIA, EMIGRANO O FUGGONO ALL’INTERNO DEL LORO STESSO PAESE. CI SONO PROFUGHI SIRIANI IN SIRIA, PROFUGHI IRACHENI IN IRAQ. E COSI’ VIA). QUESTO E’ UN DATO DI FATTO DA CUI NON SI PUO’ PRESCINDERE E CHE RIGUARDA L’ITALIA IN MISURA NETTAMENTE MINIMA RISPETTO AL FENOMENO GLOBALE. . VA AFFRONTATO, OVVIAMENTE; MA QUALCUNO PENSA CHE VERAMENTE SI POSSA RISOLVERE CON IL FILO SPINATO,CON I MURI, CON I BLOCCHI NAVALI, CON LE MITRAGLIATRICI, CON LE ASTRUSE IDEOLOGIE, CON LA DEMAGOGICA FORMULA RENZIAN-SALVINIANA DELL’ “AIUTIAMOLI A CASA LORO”?
ILPROBLEMA C’E’: LO SI VOGLIA OPPURE NO, E NESSUN GOVERNO POTRA’ RISOLVERLO CON FORMULE MAGICHE.

Enrico MEZZETTI

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La necessità della memoria

Il solito articolo di commemorazione per il Giorno della Memoria…le testate giornalistiche non faranno altro, i media ufficiali e non si riempiranno di servizi commemorativi perché quanto accaduto non succeda mai più…fermi tutti, non è proprio così, le cose stanno andando purtroppo in una direzione ben diversa.

Vorrei partire dalla nomina a Senatore a vita di Liliana Segre, una degli ultimi sopravvissuti alla Shoa (che significa annientamento, non solo sterminio), che solo dopo 45 anni – dal 1990 – ha trovato la forza di offrire la sua umana e profonda testimonianza dell’orrore del quale è stata vittima.

Ci si chiede spesso come sia stato possibile arrivare a tale degradazione e negazione della umana natura, il cittadino del XXI secolo fatica non poco a capire come si possa concepire il campo di sterminio, e non si rende conto che si stanno ricreando i presupposti perché accada un qualcosa di simile, magari in versione high-tech.

Il primo stadio è l’immigrato come nemico, il pericolo che viene da fuori, che va contenuto e, qualora necessario, eliminato prima che porti danni…

Nel linguaggio comune, veicolato ampiamente dalla stampa, non si parla ad esempio di reati compiuti da persone, ma da ivoriani, slavi, romeni, identificando il gesto criminale con la etnia, potremmo dire una versione modernizzata dei perfidi giudei o – se preferite – della congiura ebraico sionista internazionale (il Mein Kampf insegna), definizione che mette insieme due termini che non sono di certo sinonimi (beata ignoranza…).

Il secondo stadio è la creazione di strutture “ricettive” ben isolate dal consorzio “civile” dei cittadini e molto sorvegliate, magari chiamate Centri di Identificazione e di Espulsione o varianti simili, assai somiglianti a campi di lavoro e di detenzione.

Per ora ci siamo fermati a questo, non so ancora per quanto.

Ieri ho assistito ad un episodio che mi ha gelato il sangue nelle vene: ero a scuola ed un ragazzo, in una discussione con un suo coetaneo, lo ha chiamato “ebreo” in senso dispregiativo; non sono riuscito a trattenermi, gli ho detto che gli avrebbe fatto molto bene una settimana a Buchenwald, così si sarebbe reso conto di quello che aveva appena detto.

Non è la prima volta che mi capita di assistere ad episodi del genere, e allora penso che il nostro sia un paese che ha urgente bisogno di recuperare la memoria dei fatti e custodirla, perché ormai i testimoni diretti sono sempre di meno, ed aumenta la distanza cronologica e morale tra loro e le ultime generazioni.

Il 27 gennaio dello scorso anno mi è venuto spontaneo inginocchiarmi davanti alle pietre di inciampo, le piccole placche di ottone all’inizio di Via della Verità che riportano i nomi di tre sterminati viterbesi, e pulirle…qualcuno è passato ed è rimasto sorpreso del mio piccolo gesto, magari mi ha preso per uno fuori di testa, ma ho avvertito il bisogno di ripulire quei tre nomi, con l’illusione (?) di farli parlare di nuovo nel nostro tempo.

Avrà avuto effetto? Spero proprio di si.

A proposito: nel 1938 vennero emanate nel nostro paese le leggi razziali, e il periodico La difesa della razza, organo di stampa della teoria della superiorità del bianco sugli altri esseri umani ebbe come direttore un certo Giorgio Almirante…

Saluti resistenti e antifascisti.

Riccardo INFANTINO

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Cessate di uccidere i morti

Ho chiesto aiuto al verso ungarettiano di “Non gridate più” per parlare della recente commemorazione (ma dovrei piuttosto dire adunata fascista) dei due uccisi di fronte alla sede di Via Acca Larentia (a Roma, nel quartiere Tuscolano) del Movimento Sociale Italiano da (ancora) ignoti e di un terzo militante missino, assassinato anche lui negli scontri che seguirono.

Era il 7 gennaio 1978, e mentre scrivo questo pezzo immagino quelle persone della mia generazione ricordare le violenze, i pestaggi ed i morti di un periodo che potrebbe tornare di nuovo.

Pochi mesi prima, il 30 settembre 1977, all’interno di una serie di episodi di violenze e pestaggi (vorrei precisare che dissento con quella parte dell’articolo qui linkato nel punto in cui si parla della neutralità di PCI e PSI, ma l’ho scelto per la completezza della ricostruzione, sia pure completamente orientata) di matrice neofascista, viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca (praticamente giustiziato) Walter Rossi, militante di Lotta Continua, nella piazza di Roma che oggi porta anche il suo nome (Piazza Igea – Walter Rossi, nella zona di Trionfale Monte Mario).

Per commemorare il quarantesimo anno della morte di Walter Rossi (delitto ancora impunito, come è per le stragi) è stata chiesta l’autorizzazione allo svolgimento di un corteo, che la Questura ha rifiutato, per questioni di ordine pubblico.

Il corteo, di circa un migliaio di persone, è partito lo stesso, e l’ordine pubblico non ne è uscito affatto danneggiato…

Autorizzato invece quello di Casapound per la commemorazione dei morti di Acca Larentia…guardate bene il video, è una perfetta adunata neofascista con tanto di triplice saluto romano (in un luogo pubblico…) e un “Camerati, in libertà” alla fine, di sapore paramilitare…

Anche questi tre omicidi sono rimasto impuniti, e non si può non provare pietà umana per ognuno dei morti di quel periodo, nel quale molti credettero di cambiare il nostro paese con la violenza e la morte.

Il restare impuniti è quello che li ha uccisi di nuovo, dato che non c’è democrazia in assenza di giustizia.

Mi chiedo il perché del divieto al corteo per Walter Rossi e l’autorizzazione a quello per Acca Larentia, nel quale, se vogliamo essere precisi, è stato commesso il reato di apologia del fascismo, assai perturbante per l’ordine pubblico e la tenuta della democrazia (che ha le sue radici nell’antifascismo, non dimentichiamolo).

Ho avuta la fortuna di incontrare, anni fa, il comandante Massimo Rendina, a una celebrazione del 25 aprile in Piazza Navona a Roma, e ci raccontava che ogni brigata partigiana, appena liberata una città, riceveva l’ordine di consegna immediata delle armi.

L’Italia è uscita dal fascismo e si è costituita repubblica democratica con la Costituzione, che della violenza fa ripudio (oltre che della guerra), non utilizzando la forza repressiva e l’omicidio, costituenti essenziali della prassi politica fascista.

RICCARDO INFANTINO

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